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La scienza e i miracoli. Conversazioni sui rapporti fra scienza e fede

Russel Stannard
Longanesi, Milano 1998
pp. 267
ISBN:
8830414581

L'argomento del rapporto fra mentalità scientifica e religione è approfondito da Russel Stannard, fisico nucleare inglese, nel suo lavoro La scienza e i miracoli (Longanesi, Milano, 1998), in cui tenta di conciliare visione scientifica e dimensione religiosa della realtà, riportando le opinioni di 37 esperti tra scienziati, teologi, filosofi e psicologi, atei o, come lui, credenti.

Il titolo comunque non deve trarre in inganno, perché non si tratta qui dei "miracoli" comunemente intesi, di eventi cioè al di fuori delle leggi naturali e incontrollabili, a cui si contrappone la concretezza dell'indagine empirica; bensì dell'incalzare di questioni fondamentali sul rapporto scienza-fede, evoluzione-creazione, Dio-materia, tempo -eternità. Si chiede l'autore: « Il conflitto tra scienza e religione è davvero inevitabile? Ecco l'argomento di questo libro» . Il "viaggio" che Stannard si accinge a percorrere quindi segue un tracciato ben definito che lo porta a problematiche di estrema attualità sull'origine dell'universo, sulla vita nel cosmo, sull'uomo e su Dio.

Se tutto ha avuto origine dal Big-Bang e ciò che accade ancora oggi nell'universo ne è la conseguenza, ha senso parlare ancora di un Creatore? Esiste un "fine" ultimo, o tutto si evolve unicamente da quella spinta iniziale? E la vita, che posto occupa in questa dinamica?

Il fisico australiano Paul Davi e s è convinto che, come spiega il principio di indeterminazione di Heisenber g, possiamo trovarci davanti a « circostanze in cui gli eventi possono verificarsi senza essere preceduti da cause ben definite. È come dire (. ..) che accadono "così e basta"» . Se ci chiediamo "perché", non c'è risposta, che del resto non serve, perché sappiamo che « se un evento naturale può accadere una volta, può accade re molte, forse infinite, volte». Tutto qui, senza bisogno di cercare chi sa quali teleologismi: "è così" e questo è sufficiente per la constatazione del fatto accaduto.

Secondo una nota frase del cosmologo americano Steve n Weinberg: « Quanto più l'Universo ci appare comprensibile, tanto più ci appare senza scopo»; non solo, ma anche la vita in questo contesto assumerebbe un'ottica del tutto diversa da quella comunemente intesa, mantenendo importanza solo su "scala locale", mentre, come sostiene, anche se credente, l'a stronoma Jocelyn Bell-Burnell, « su scala cosmica, onestamente, non sono affatto sicur a del significato che può avere». Cosa che, comunque, di per sé non significa ancora negare l'esistenza di Dio . Infatti, si chiede l'autore, « quando noi ci concen triamo sull'istante stesso del Big Bang, siamo proprio sicuri di guardare nel posto giusto per vedere Dio all'opera?» ; o piuttosto non ci lasciamo condizionare troppo dalla fisica quantistica, mentre sarebbero possibili a ltri punti di vista? E ancora: « Come mai l'Universo è quel particolare tipo di Universo che è? Ci vuole un "Dio" per decidere?» .

È ancora Paul Davies a precisare il proprio pensiero: se è vero che in ciò che accade c'è imprevedibilità e spontaneità, nondimeno questo non significa assoluta mancanza di leggi. Infatti, in tutto questo "accadere" si scorge “non solo che è stata fatta una scelta, ma una scelta molto intelligente. Gli aspetti insoliti, nelle leggi di questo universo, sono talmente tanti che sembrano davvero indicare la presenza di una sorta di progetto, un significato, uno scopo”.

Dunque, Dio? Sì, rispondono i vari te ologi interpellati da Russel Sta nnard, ma in un'accezione diversa da quella che di solito viene presentata: molti scienziati infatti confondono tra "creazione" e "origine" dell'universo. Dio è il creatore assoluto, anche se l'origine del nostro cosmo può essere avvenuta per altre cause concomitanti. « La creaz ione non coincide con l'inizio – precisa il teol ogo Keith Ward –. È ora e sempre» e quindi non avrebbe alcuna rilevanza se, ad esempio, l'universo fosse sempre esistito: la verità è che anch'esso, come tutti gli altri mondi possibili, dipendono nel loro essere da un piano provvidenziale che li guida.

Affermazioni in contrasto con la Bibbia ? Solo apparentemente, in quanto dipende da ciò che si chiede ai testi sacri. « Se uno fa domande stupide, afferma il genetista Sal Barry, ottiene risposte stupide» . La Bibbia non si interessa dei meccanismi che regolano il m ondo, ma della fede dell'uomo. Lo scienziato ripropone così la semplicistica, quanto insufficiente, divisione fra come e perché: «È solo la scienza che ha a che fare con i meccanismi; la fede è interessata ai "perché". Ecco il punto: il "come" e il "perché"; la scienza e la fede. Questi sono aspetti diversi della vita. Se restiamo attaccati a uno dei due, non possiamo essere completamente coerenti riguardo a noi stessi in quanto esseri umani reali. Ecco perché molti cristiani hanno una fede incompleta; per loro o è fede o è scienza. Ma non deve essere così: è fede scienza» . Prendiamo, ad esempio, l'evoluzione, un'idea, come afferma Keith Ward, ben lungi dall'essere antirel igiosa; anzi è un concetto che « ci offre una nuova interpretazione del modo in cui Dio sviluppa nuove cose creative da co se preesistenti e meno creative» .

È il concetto che ritorna più volte nel libro, cioè quello che, come ha detto Einstein, "Dio non gioca a dadi": se l'evoluzione dell'universo non è catalogabile in schemi fissi e in leggi rigide, nondimeno si può vedervi uno sviluppo logico e coerente, un piano che segue un suo cammino, dove anche l'idea di Dio a cquista una diversa posizione: «È un Dio che dà potere più di quanto lo eserciti, sottolinea Jan Barbour, fisico e teologo. Uno dei temi della teologia femminista è che noi ci raffiguriamo il potere secondo il modello maschile: un potere in termini di controllo. Ma può anche darsi che esista un altro tipo di potere: il potere di nutrire, il potere di don are forza, il potere dell'amore» .

Una presenza dunque che non precondiziona, ma che accompagna e segue con cura l'espandersi del cosmo fin dal suo inizio, quando assieme allo spazio è cominciato anche il tempo; un potere che si preoccupa di accudire con la stessa disponibilità anche tutti gli altri mondi possibili, magari collocati in dimensioni spazio-temporali completamente diverse dalla nostra.

È, come si comprende, un rapporto di collaborazione e non di contrapposizione tra scienza e fede, quello auspicato dall'autore. Certo restano ancora tanti preconcetti, come dimostrano, ad esempio, le affermazioni del fisico Peter Atkins, del resto un po' obsolete: « Credo che la religione uccida. E quando non uccide soffoca. La religione disprezza l'intelletto umano affermando che il nostro cervello è semplicemente troppo debole per comprendere. Invece la scienza consente all'uomo di liberare se stesso; libera le aspirazioni dell'umanità. La scienza è l'apoteosi del Rinascim ento; è il fiorire dell'umanità» .

In realtà sono proprio queste prese di posizione che precludono il dialogo per fare della scienza la nuova "religione" dell'umanità; posizioni per altro, sottolinea Sta nnard, sempre più marginali tra gli scienziati, come asserisce il biologo Steven Rose: certo la scienza ha contrib uito a migliorare il mondo, ma « non ho nemmeno dubbi sul fatto che, nonostante l'arroganza di un certo numero di miei colleghi scienziati che pretendono di avere una vera comprensione del mondo, ci siano altri modi di considerarlo e di interpretarlo» . Ad esempio, sostiene il filosofo Roger Trigg, « C'è un'intera area della teologia, chiamata "teologia naturale", che cerca di ragionare procedendo dalla natura del mondo fisico a Dio. Perciò non vedo la scienza e la religione come ambiti totalmente diversi. La scienza stessa può essere u na via che porta alla religione» .

Il lavoro di Russel Stannard si conclude in questa prospettiva di ottimismo culturale, senza per altro sminuire le tante posizioni contrarie emerse durante tutto il "viaggio". L'autore comunque è convinto c he la via della collaborazione e del dialogo, imboccata dalla maggior parte degli scienziati e dei teologi , sia l'unica possibile per un autentico progresso da parte dell'uomo nella scoperta del mondo e di se stesso. Il volume non ci offre a riguardo alcuna sintesi filosofica, ma dà voce a numerosi scienziati e aiuta a capirne impostazione intellettuale e modo di ragionare.

Paolo Leandri