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Il futuro dell'universo. Caso, caos, Dio?

Arnold Benz
Trad. di Carlo Danna
Queriniana, Brescia 1999
pp. 230
ISBN:
883990767X

Non ci si può servire di Dio per rispondere alle domande a cui la scienza non sa ancora dare una spiegazione; come non si può ridurre la religione a semplice metafisica di supporto teoretico alla scienza: la distinzione tra religione e scienze naturali si muove invece su un altro piano: esse sono due vie diverse per conoscere la stessa realtà. È la convinzione che sta alla base di questo libro di Arnold Benz, professore di astrofisica al Politecnico di Zurigo in Svizzera, esposta fin dalle prime pagine e ripresa in modo più marcato nell'ultima sezione del volume, quando l'autore affronta il destino dell'universo, ma soprattutto quello dell'uomo.

Il lavoro è suddiviso in quattro parti: universo, tempo e creazione – fisica e realtà – vivere e morire – il futuro. Nella prima, dopo l'esposizione scientifica di alcuni fenomeni celesti come la nascita e la morte delle stelle, l'A. entra nel merito del rapporto fede-scienza distinguendone i due differenti linguaggi. «Le moderne scienze naturali studiano l'oggetto manipolandolo o osservandolo con l'intento di scoprirne i nessi causali. (…) Invece in un racconto della creazione colui o colei che ricerca non influisce sull'oggetto, bensì porge l'orecchio alle motivazioni del Creatore. Il soggetto non deve prendere conoscenza di tali motivazioni in maniera distaccata, ma deve trarne le conseguenze nella propria vita» (p. 49).

Lo stesso vale anche per l'idea di verità, impossibile da affrontare nelle scienze naturali in base al concetto di falsificabilità di Popper, mentre per il credente si tratta essenzialmente di una "percezione", di un'esperienza interiore. Non si può nemmeno ricorrere alla metafora della medesima realtà conosciuta da due punti di vista diversi perché, precisa ancora l'autore, «i metodi delle scienze naturali oggettive e quelli della fede fondante una relazione non potrebbero essere più diversi. La loro percezione, la loro esperienza e il loro linguaggio si collocano su piani completamente diversi» (p. 53). Diventa evidente quindi la difficoltà di stabilire un criterio veritativo che riguardi sia la scienza che la religione, per cui la prima non può confrontarsi con la seconda e viceversa. Un aspetto, questo, dalle conseguenze rilevanti per quanto riguarda alcune domande fondamentali, come ad esempio: «Se Dio non è reperibile nella natura, come può allora esistere? (…) E ci si può attendere che la ragione scientifico-naturale abbia un'etica, se non è possibile far comprendere ad essa l'azione di Dio? Basta dire che Dio ha creato il mondo senza affrontare la domanda del come?» (pp. 56-57).

La seconda parte "fisica e realtà" è un excursus sulla struttura fisica della materia a partire dall'indeterminazione della meccanica quantistica, con le conseguenze scientifiche che ne derivano: se la «natura è nascosta nei suoi elementi più piccoli dietro una cortina fatta di indeterminazione» (p. 81), che cos'è la materia? Come ha avuto origine il nostro universo e perché proprio "questo" universo? Se si seguono le teorie di Niels Bohr e Werner Heisenberg, e l'interpretazione di Copenaghen, la realtà fisica non esisterebbe fino a quando essa non viene osservata e misurata, e così è anche per l'energia al punto zero che fluttua nello spazio e nel tempo. Dunque, senza l'azione esploratrice umana, il mondo non avrebbe alcuna consistenza, per cui si può dire che l'indeterminazione quantistica coinvolge non solo il microcosmo, ma riguarda l'uomo stesso. E questo coinvolgimento, si chiede l'A., è frutto della casualità, o rimanda a un finalismo? In questa seconda ipotesi le proprietà fisiche, chimiche e biologiche che troviamo in natura sarebbero "obbligate" in vista del principio antropico. Ma "obbligate" da chi? Riemerge così la tematica iniziale riguardante il problema del rapporto scienza-fede, in particolare sul ruolo svolto da Dio con la creazione. E, ancora una volta, scrive Benz, per quanto riguarda il «rapporto tra questo Dio e le coincidenze delle scienze naturali, non si tratta di sapere se è stato "lui" a stabilirle, bensì di sapere "perché" egli ha creato tutto» (p. 115).

La terza sezione "vivere e morire" affronta il tema della vita dell'universo nel suo incessante pulsare di nascite e di morti: un processo essenziale per l'evoluzione che consente il rinnovarsi e il perpetuarsi degli esseri. Esaminando le tappe biologiche che hanno portato alla formazione degli organismi, l'autore affronta di conseguenza la teoria evoluzionistica darwiniana e le sue interpretazioni più recenti: «Oggi la nostra civiltà e cultura tecnica cambiano l'inclinazione evolutiva della specie uomo così rapidamente che la direzione dell'evoluzione di questa non è chiara. I mezzi della tecnica e della medicina rendono quasi ogni uomo capace di sopravvivere e di procreare. Potremmo avanzare la tesi che la stessa tecnica o, più in generale, la cultura sono la prosecuzione dell'evoluzione umana e che per l'evoluzione biologica dell'uomo non esiste più alcuna inclinazione» (p. 140).

L'ultima parte del libro si intitola "futuro" ed è la prosecuzione della sezione precedente, come indicano alcuni dei titoli interni in cui è suddivisa: il futuro è aperto; il caos limita la nostra conoscenza; tempo e speranza. L'autore riprende il concetto più volte espresso durante la trattazione dei vari argomenti, che nulla può essere determinato con assoluta certezza a lungo termine, proprio perché bastano minimi cambiamenti per provocare modificazioni enormi.

È interessante al riguardo il volume di Gian Italo Bischi, Rosa Carini, Laura Gardini, Paolo Tenti, Sulle orme del caos. Comportamenti complessi in modelli matematici semplici(Bruno Mondadori, Milano 2004), in cui viene ribadita la convinzione che minime differenze nelle condizioni iniziali di un fenomeno possano provocare grandissime variazioni nei suoi esiti finali. È un richiamo al cosiddetto "effetto farfalla", la metafora secondo cui un piccolo movimento delle ali di farfalla in un punto della Terra può produrre un uragano nell'emisfero opposto.

Dunque, niente è destinato a rimanere così com'è in base alla meccanica quantistica e alla dinamica non lineare: a differenza di un orologio, che viene preimpostato e messo in moto da un orologiaio, l'ordine della realtà fisica si organizza solo nel corso del suo sviluppo. Vale la pena al riguardo di riprendere l'intervento del prof. Edoardo Boncinelli apparso sul numero della rivista Micromega del luglio 2000, in cui affronta la stessa tematica, affermando che ogni patrimonio genetico si trova come in uno stato di continua "ebollizione": è come se avesse al proprio interno un "generatore inesauribile" di mutazioni biologiche che sono alla base di sempre nuovi cambiamenti. Si tratta, precisa Boncinelli, di un fenomeno assolutamente casuale, cioè di un processo che non ha né una finalità, né una causa specifica conosciuta.

Ora, per quanto riguarda l'uomo, valgono anche per lui le stesse considerazioni? Scrive Benz: «Lo studio della realtà futura è la cosa che meno ci lascia indifferenti, perché come esseri umani siamo inevitabilmente coinvolti nella totalità dello sviluppo, nella sua apertura e nella sua incertezza» (p. 187), nonché nella consapevolezza che questo nostro mondo è destinato a estinguersi, come si legge nelle pagine dedicate a "Il Sole e la Terra passeranno".

Tuttavia in questo contesto, in più degli altri esseri, precisa l'A., l'uomo possiede "coraggio e speranza", aprendo così nella parte finale del libro una serie di osservazioni di carattere religioso che riportano alle considerazioni iniziali sul rapporto scienza-fede e sulla distinzione tra i due campi di conoscenza. Il punto di riferimento a questo punto non è più l'uomo, ma si sposta sulla figura del Cristo, vera speranza per tutto l'universo: solo il Salvatore incarnato può offrire all'umanità e all'universo intero una diversa prospettiva sul loro destino, in quanto «lo sviluppo futuro della nostra vita (…), così come lo sviluppo dei corpi celesti e dell'universo non sono l'unica e ultima realtà» (p. 196). Rifacendosi a Pierre Teilhard de Chardin, Benz conclude il suo lavoro con il concetto che il nuovo che nascerà sarà di natura divina. Ma proprio in queste pagine finali non è sempre agevole seguirne le argomentazioni perché alcune sue affermazioni risultano un po' specialistiche, soprattutto quando parla della nascita del "nuovo" tramite possibili "modelli" all'interno dei quali configurare anche la presenza dell'uomo, che deve attendere con pazienza, «pronto ad impegnarsi in una reciproca relazione con la realtà» (p. 211).

Siamo in definitiva di fronte al testo di uno scienziato che non può fare a meno di constatare come le scienze naturali suscitino domande di natura filosofica e religiosa, anche se, analogamente a quanto accade in molti altri testi del genere, il quadro epistemologico offerto per far dialogare la scienza con la teologia o con la fede resta alquanto approssimativo. Della conoscenza scientifica si sottolinea la dimensione indeterminista e fallibilista ritenendo erroneamente che questa sia ad essa più congeniale per un dialogo con gli altri saperi. Il lettore potrà trovare nel testo dei precisi itinerari che portano alle domande religiose nella scienza, ma non vi troverà gli strumenti filosofici o concettuali adeguati a cercarne delle risposte.

Paolo Leandri