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La fisica del cristianesimo. Dio, i misteri della fede e le leggi scientifiche

Frank J. Tipler
Mondadori, Milano 2008
pp. 361
ISBN:
9788804575993

Eravamo già abituati all’eclettismo di Frank Tipler, docente di fisica matematica alla Tulane University di New Orleans, dalle stravaganti riflessioni proposte nel suo libro La Fisica dell’immortalità, tradotto in italiano nel 1995. Un modo sconclusionato e naive di mettere insieme la teologia e la scienza, negativamente recensito, senza troppe indulgenze, soprattutto dai suoi colleghi ricercatori scientifici. Proprio questi severi giudizi ci avevano fatto sperare che il fisico americano, il quale pure aveva fornito interessanti suggestioni lavorando con l’inglese John Barrow nel suo Principio Antropico Cosmologico (pubblicato nel 1986 e tradotto solo qualche anno fa in italiano) tornasse agli studi scientifici più seri, apparentemente abbandonati a partire dalla metà degli anni 1990, quando comincia a dedicarsi alla teoria dei “viaggi nel tempo”. Invece ci sbagliavamo. Con una operazione commerciale subito intravista dall’Editore a motivo della simultanea presenza degli elementi oggi maggiormente richiesti dal pubblico (mistero, religione, pseudo-scienza, storia e thriller) senza preoccuparsi se la loro miscela risultasse significativa o perlomeno digeribile, Tipler esce ancora in lingua italiana con La fisica del cristianesimo. Dio, i misteri della fede e le leggi scientifiche (Mondadori, Milano 2008). Siamo di fronte ad una cosmicomica il cui merito principale è forse quello di obbligare chi, dotato di sufficiente buon senso, si avventuri a leggerla a doverne chiarire ambiguità e confusioni. Ma anche a dover registrare, come qui facciamo, la spiacevole situazione di quegli operatori scientifici i quali, volendo offrire riflessioni interdisciplinari che tocchino tematiche teologiche, non hanno probabilmente accanto teologi con cui discutere e confrontarsi in modo rigoroso. Tranne rare eccezioni, il dialogo fra religione e scienza sta assumendo negli ambienti anglosassoni una veste sincretista e sovente troppo approssimativa, ove la logica e la filosofia sembrano messe da parte, lasciando alle scienze la libertà di impiegare la prospettiva empirica in campi dove la metodologia sarebbe altra. E ciò anche quando, come avviene paradossalmente in questo caso, il metodo scientifico e alcuni risultati delle scienze intenderebbero essere usati per illustrare, anzi perdimostrare, i contenuti della fede cristiana, verso la quale Tipler si sente esplicitamente attratto.

«Dal punto di vista della fisica teorica più recente — esordisce l’Autore nell’introduzione — il cristianesimo non è soltanto una religione, ma una scienza sperimentalmente verificabile» (p. 6). Non sorprende, pertanto, che si giunga al termine del volume concludendo che, se le sue argomentazioni sono corrette, ciò «farebbe del cristianesimo un ramo della fisica» (p. 318). L’idea che guida Tipler è quella di presumere di dimostrare la fede cristiana — dal mistero Trinitario all’Incarnazione, dal concepimento verginale di Maria alla resurrezione, dai miracoli al problema del male — facendo ricorso ad estrapolazioni della meccanica quantistica, della cosmologia contemporanea e della genetica (di fatto Tipler conosce la prima, ma non si occupa professionalmente delle altre). I teoremi sulla singolarità cosmica, l’evaporazione dei black holes, l’effetto tunnel quantistico elettrodebole o l’efficienza del trasporto di energia attraverso i neutrini, vengono messi audacemente al servizio della spiegazione dell’unità delle Tre Persone divine, della indipendenza spazio-temporale del corpo di Gesù risorto, della interpretazione fisica dei miracoli evangelici, del concepimento verginale e della trasmissione del peccato originale. Una miscela davvero originale ma non scevra di conseguenze. Infatti, gli elementi di carattere scientifico ed il linguaggio impiegato per esporli, in gran parte oscuri per il lettore medio del libro (lo scienziato esperto lo ignorerà, come avvenuto con il precedente), correranno il rischio di essere da questi facilmente accettati avendo come sigillo di veridicità proprio il contesto scientifico entro cui le argomentazioni di Tipler si muovono; gli elementi teologici presenti nella miscela, più familiari al lettore, ne vengono assimilati osmoticamente, facendogli erroneamente ritenere di averci capito qualcosa e che, in definitiva, perché no?, le cose potrebbero anche stare così…

Anche ammesso, ma certamente non concesso (almeno dal sottoscritto), che la meccanica quantistica e la cosmologia possano impiegarsi nel modo fatto dall’Autore, sono le regole elementari della logica a dover essere qui ricordate: plausibilità non vuol dire dimostrazione di qualcosa né riduzione di qualcosa a qualcos’altro. La difesa della ragione da parte del cristianesimo (che l’autore cita ed apprezza), è un altra cosa. Tipler potrebbe anche, forse, in alcuni casi limitati, offrire argomenti di plausibilità, ma egli non può, non deve impiegarli come argomenti dimostrativi. La sua avvenuta (sic!) scoperta di un «meccanismo fisico che spieghi la resurrezione di Gesù» (p. 232), può, al massimo, essere il suggerimento di fenomeni che possano descriverla. Una volta descritta, ciò forse può aiutare a capire che la resurrezione non è qualcosa di contraddittorio o di irrazionale, ma non la dimostra, né dice nulla sulla sua verità più profonda. Lo stesso dicasi per i miracoli o per il concepimento verginale di Maria, madre di Gesù. Per fare un esempio, lo studio dei processi fisico-biologici che descrivono le comunicazioni che avvenivano nelle sinapsi del cervello di mia madre, e gli enzimi o gli ormoni prodotti di conseguenza, quando ella esprimeva il suo amore per me, possono aiutare il mio interlocutore a capire che quando dico “mia madre mi voleva bene” non sto dicendo qualcosa di irrazionale o contraddittorio (perché egli, se volesse, potrebbe misurarne e descriverne gli effetti sperimentabili), ma certamente non dimostrano al mio interlocutore l’amore di madre, né tanto meno le sue motivazioni intenzionali. Lo sbaglio logico di Tipler, nonostante la sua buona volontà, sta tutto qui.

Il sincretismo raggiunge in molte pagine livelli davvero sorprendenti, come nel programma dell’Introduzione: «La singolarità cosmica è il Dio giudaico-cristiano» (p. 3). «Io credo che si debbano accettare le implicazioni della legge fisica, quali che esse siano. Se comportano l’esistenza di Dio, allora Dio esiste.» (p. 4). O, ancora: «Io dimostrerò che la resurrezione di Gesù è possibile secondo la fisica» (p. 232). «Il Figlio è associato con i neutrini, la singolarità finale – Dio Padre – è associata con l’energia gravitazionale, la singolarità iniziale con Dio Spirito santo» (cfr. p. 183). Rassicurati anche i lettori più scettici: «Ci sarà davvero la resurrezione di ciascuno di coloro che sono vissuti in ogni tempo, e davvero avremo “corpi spirituali”: i nostri corpi risorti saranno sotto forma di programmi di calcolatori, che sono entità spirituali, come ho mostrato in questo capitolo» (p. 99). E Tipler conforta anche il (credulone) credente, nel caso fosse tuttora agitato dalle tesi di Dan Brown: «Il Dna sulla sindone di Torino e sul sudario di Oviedo fornisce una confutazione sperimentale della tesi, resa popolare dal romanzo Il codice da Vinci, secondo la quale Gesù avrebbe sposato Maria Maddalena e ne avrebbe avuto dei figli. Il Dna di Gesù era troppo diverso perché ciò fosse possibile» (p. 231).

All’Autore, come ai migliori astrologi della società industriale e secolarizzata, non mancano capacità divinatorie, e sottoscrive senza indugi: «Riassumendo, entro l’anno 2050 al più tardi, vedremo: macchine intelligenti più intelligenti degli esseri umani; download umani praticamente invulnerabili e di gran lunga più capaci dei normali esseri umani; la maggior parte dell’umanità cristiana; energia realmente illimitata; un razzo capace di viaggi interstellari; bombe che stanno alle bombe atomiche come queste stanno alle palline di carta…» (p. 298). Auguriamo al coraggioso Editore di non essere incappato nello scherzo architettato da Sokal nel 1996 ed efficacemente descritto nelle sue Imposture intellettuali: alla redazione di una rivista fu sottoposto un saggio dai contenuti deliberatamente privi di alcun fondamento ma verosimilmente in linea con la posizione del comitato di redazione, attestato sul fronte postmoderno e relativista.

Giuseppe Tanzella-Nitti