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Caso o disegno? Evoluzione e creazione secondo una fede ragionevole

Christoph Schönborn
Esd, Bologna 2007
pp. 164
ISBN:
9788870946673

Nessuna contrapposizione tra fede e scienza. Fede nella Creazione ben distinta dal creazionismo. Teoria dell’evoluzione come qualcosa di completamente altro dall’evoluzionismo inteso come ideologia ateistico-materialista. Possibile mediazione tra fede in Dio creatore e teoria dell’evoluzione sulla base della ragione. Sono questi i punti fondamentali che emergono dal lavoro del card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna e già professore di teologia dogmatica a Friburgo, nonché membro della Commissione Teologica Internazionale.

Il libro muove dal tentativo di dare una risposta ragionevole e soddisfacente alle domande che da sempre l’uomo si pone: quella sull’origine e sul fine del mondo. Questioni che per il credente si intrecciano con il dato biblico di Dio Creatore. E proprio l’importanza di questa nozione, e con essa quella delle linee fondamentali della teologia della Creazione (inizio assoluto e creatio ex nihilo, diversità delle creature,creatio continua e governo della creazione affidato alla Provvidenza, p. 32 e seguenti) è subito messa in rilievo dall’autore, che mostra come la creazione intera sia frutto di un atto sovrano e libero di Dio. Le creature sono così chiamate all’esistenza e ricevono in dono, oltre all’essere, anche l’agire: diventano “concreatrici”, ferma restando la differenza ontologica tra esse ed il Creatore, differenza che si manifesta nel fatto che le creature possono solo trasformare la materia, mentre Dio crea tramite il Logos.

Ma qual è il posto dell’uomo in questo progetto? Come si legge nel sesto capitolo, egli è corona della creazione. Affermare ciò dopo la scoperta darwiniana dell’uomo come parte della natura può sembrare impossibile: non è forse vero che è solo un animale fra tanti, dominato più dalle pulsioni che dalla ragione (come insegna Freud)? Non è forse vero che condivide la maggior parte del genoma con lo scimpanzé? Eppure, suggerisce il card. Schönborn, egli “è il punto minuscolo in cui l’universo perviene all’autocoscienza e può riflettere su di sé” (p. 100). Appoggiandosi ai numerosi passi biblici da cui emerge chiaramente la preminenza ontologica dell’uomo su qualsiasi altra creatura, l’autore mostra come il mondo sia stato creato in vista dell’uomo, e che la vera differenza non sta nei geni, ma nel fatto che l’uomo è un essere spirituale dotato di una libertà così ampia da potersi permettere di negare la sua differenza con lo scimpanzé. “L’evoluzionismo (ideologico) si fonda su questa libertà. Solo grazie alla sua spiritualità, un uomo può sviluppare teorie che riconducono lo spirito alla materia” (p. 111).

E se l’uomo è corona, Cristo è traguardo della creazione: è proprio per mezzo del Logos di Dio, cioè Cristo, che il Padre ha creato tutto ciò che esiste: “tutto è stato fatto per mezzo di lui”, come troviamo scritto nel prologo del Vangelo di Giovanni. E’ Cristo, allora, ad essere il fine della creazione: in Cristo, il Padre mantiene nell’essere tutto l’Universo (ecco la creatio continua, ben spiegata anche a p. 67). Tutte le cose sussistono in lui, il “riconciliatore universale” (p. 122) che riunisce sotto il suo nome “la croce e il cosmo”, offrendo a chi accolga questa visione “un potenziale imparagonabile di apertura di senso” (p. 123).

Grande attenzione viene data, in più passi del testo, alle distinzioni tra teoria dell’evoluzione ed evoluzionismo da una parte e tra fede nella Creazione e creazionismo dall’altra. Mentre infatti i primi due termini di ogni coppia sono i veri poli entro cui il discorso scientifico, filosofico e teologico può svilupparsi, evoluzionismo e creazionismo sono fanatismi contrari tanto alla causa della scienza quanto alla vera posizione cristiana. L’evoluzionismo, infatti, si configura non come una teoria scientifica, ma come un’ideologia che conduce chi la sostiene ad una professione di fede materialista (quando invece risulta chiaro che negare o affermare Dio non è il compito della scienza). Dall’altra parte, il creazionismo non è affatto la posizione cristiana (e meno che mai cristiano-cattolica) sulla questione, ma solo un’interpretazione letterale e fanatica del primo capitolo della Genesi, interpretazione priva di qualsiasi appiglio esegetico e di buon senso.

Non poteva mancare una trattazione, breve ma puntuale, del problema del male (p. 81 e sgg.), vero ostacolo sulla via della fede in un Creatore buono. L’autore, dopo aver ricordato che è proprio l’intima comunione con Cristo che ci fa percepire maggiormente il problema, dimostra che è il fraintendimento delle nozioni di onnipotenza e perfezione di Dio la causa di tanti equivoci circa il “ Creatore ragionevole e il suo progetto intelligente” (p. 88). Ma Dio non è un ingegnere o un orologiaio, bensì il Creatore di nature. Il card. Schönborn richiama la differenza tra il demiurgo di platonica memoria, che mette ordine in qualcosa che già esiste, e Dio Creatore, che chiama all’esistenza tutto ciò che fa parte della creazione. Rifacendosi ad una concezione di natura precedente alla tecnicizzazione ed alla meccanizzazione del mondo, l’autore mostra che nella creazione di Dio c’è soprattutto il crescere il divenire, pur con tutte le prove, i tentativi, gli sprechi. Ciò che è contrario alla funzionalità non è per forza di cose contrario anche alla creatività ed alla vita: è riflesso dell’inesauribile vitalità del Creatore. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, il progetto genetico funziona in modo preciso. E il male naturale (terremoti, inondazioni,…) è parte integrante di quell’attività che permette il mantenimento della vita sulla Terra, senza la quale nulla di ciò che è presente nel mondo fisico esisterebbe.

Le risposte alla domanda che dà il titolo al libro possono, in conclusione, essere due. Una che, erigendo il caso a nuova divinità, esclude l’opzione “Dio creatore”, spacciando questa posizione per scientificamente vera e fondata (anzi, l’unica scientificamente possibile, vera e fondata). Un’altra, invece (ed è quella dell’autore), che raccorda la fede nella creazione e la teoria dell’evoluzione per mezzo della ragione, dissolvendo in questo modo la menzogna del contrasto tra scienza e fede e mantenendo la ragion d’essere di entrambe, in quanto modi di conoscere la realtà. Senza invasioni di campo, con chiarezza ed onestà intellettuale. Esattamente ciò di cui il confronto odierno ha bisogno: un pacato ragionamento che muova da solide basi (filosofico-teologiche o scientifiche, a seconda della sensibilità e del curriculum di studi dei diversi soggetti impegnati), e che sappia cercare l’incontro tra visioni complementari perché ragionevoli, anziché lo scontro tra fanatismi esagerati. Per una comprensione sempre maggiore, ma che mai sarà definitiva, di quel mistero che va sotto il nome di Creazione.

Matteo Coatti