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Archivio segnalazioni e notizie

30 novembre 2018

Borse di studio Royal Society destinate a studiosi italiani che intendono recarsi in Gran Bretagna per periodi di ricerca nelle discipline comprese nella Classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali.

L’Accademia Nazionale dei Lincei bandisce una pubblica selezione a quattro borse di studio a favore di studiosi italiani che si rechino in Gran Bretagna per periodi di ricerca nelle discipline comprese nella Classe di Scienze Fisiche, Matematiche e Naturali.

Le borse di studio, dell’importo di € 6.500 ciascuna, al lordo delle eventuali ritenute fiscali previste dalla legge, hanno la durata di 5 mesi, non sono rinnovabili e sono destinate, per il 2019:

  • -  una per ricerche nel campo dell’Astronomia;

  • -  una per ricerche nel campo della Meccanica;

  • -  una per ricerche nel campo della Geologia e Paleontologia;

  • -  una per ricerche nel campo della Scienze biologiche e applicazioni.

    Art. 2 (Requisiti di ammissione)

Per l’ammissione alla selezione è richiesto il possesso dei seguenti requisiti:

  1. a)  cittadinanza italiana;

  2. b)  non aver riportato condanne penali;

  3. c)  essere laureati da non più di dieci anni;

  4. d)  In alternativa:

    1) aver conseguito il Dottorato di Ricerca nel campo o della Astronomia, o della Meccanica, o della Geologia e Paleontologia, o delle Scienze biologiche e applicazioni;

    2) in assenza di Dottorato di Ricerca, aver svolto attività di ricerca debitamente comprovata da pubblicazioni scientifiche su riviste a diffusione internazionale apparse negli ultimi cinque anni. 

Scarica il bando

29 Ottobre 2018
Per riconoscere i contributi scientifici dell'astronomo belga Georges Lemaître alla teoria scientifica dell'espansione dell'universo, l'Unione Astronomica Internazionale (IAU), con il voto dei suoi membri, ha deciso di raccomandare che la legge di Hubble venga rinominata legge di Hubble-Lemaître.  
  
Questa risoluzione è stata proposta per rendere omaggio sia a Lemaître che a Hubble per il loro contributo fondamentale allo sviluppo della cosmologia moderna. La scoperta dell'apparente recessione delle galassie è un pilastro fondamentale della cosmologia moderna e una pietra miliare della ricerca astronomica. La legge di Hubble-Lemaître descrive il fatto che  gli oggetti in un universo in espansione si allontanano l'uno dall'altro con una velocità proporzionale alla loro distanza.
   
  
Dopo un periodo di consultazione con la comunità astronomica, la risoluzione per suggerire la ridenominazione della legge Hubble è stata presentata e discussa alla XXX Assemblea Generale dell'IAU tenutasi a Vienna lo scorso agosto 2018. Tutti i membri dell'IAU (11.072 individui) sono stati invitati a partecipare a una votazione elettronica. La risoluzione proposta è stata accettata con il 78% dei voti a favore e il 20% dei voti contrari (e il 2% di astensione). 
5 settembre 2018

Open to all students, graduates, researchers and/or faculty members from all Academic Institutes and research Centers.

The purpose of the contest is twofold:
to recognize excellence and innovation within academic projects;
to bridge the gap between the academic and the industrial world.
The The Prize-Giving Ceremony will take place at the International CAE Conference and Exhibition, to be held in Vicenza, Italy, on October 8th and 9th 2018.

Prizes
All selected posters (the finalists) will be displayed at the Conference and their authors (max. 2 representatives for each poster) will be given the opportunity to participate in the International CAE Conference & Exhibition initiatives (logistics will be at their own expense).
A shortlist of particularly commendable posters will be identified from among the finalists. Their authors (max. 1 of the two Poster representatives) will be recognized for their contribution and will have their expenses partially covered (travel/board and accommodation).
Furthermore, each of the 5 winning Posters awarded at the International CAE Conference Awards Ceremony will receive a prize, courtesy of the sponsors.

How to enter
To enter the contest, you need to complete the on-line application form below by 5th September 2018 and upload the pdf file of the poster. Note that the Poster needs to be uploaded at the same time that you complete the application form.

Info:
http://www.caeconference.com

15 giugno 2018

La Società Italiana di Fisica (SIF), insieme alla Société Française de Physique (SFP), bandisce un premio per un fisico attivo nella collaborazione italo-francese, in riconoscimento di risultati rilevanti del suo lavoro di ricerca in Fisica negli ultimi 10 anni.

Il premio viene congiuntamente istituito nel 2016 dalle due Società allo scopo di commemorare le figure dei due insigni scienziati e di consolidare le relazioni tra le due Società. Il premio sarà conferito annualmente e sarà alternativamente bandito dall'una o dall'altra Società.
Per l'anno 2018 il premio è bandito dalla Società Italiana di Fisica. Le proposte di candidature devono pervenire alla SIF entro il 15 giugno 2018.

Il bando e il modulo per le motivate proposte di candidature sono scaricabili qui:
bando 2018
modulo 2018

15 giugno 2018

Per onorare la memoria di Giuseppe Occhialini, la Società Italiana di Fisica (SIF), insieme all’Institute of Physics (IOP), bandisce un premio per un fisico operante principalmente in Italia in riconoscimento di risultati rilevanti del suo lavoro di ricerca in Fisica negli ultimi 10 anni. 

Il premio è stato congiuntamente istituito nel 2007 dalle due Società in occasione del centenario della nascita di Giuseppe (Beppo) Occhialini allo scopo di commemorare la figura dell’insigne scienziato e di consolidare le relazioni tra le due Società. Il premio sarà conferito annualmente e sarà alternativamente bandito dall’una o dall’altra Società.

Per il 2018 le norme di partecipazione al concorso al Premio sono le seguenti:

1) E’ bandito il concorso per l’assegnazione del Premio “Giuseppe Occhialini” per il 2018, dell’importo di Euro 3.000,00 (tremila).

2) Proposte di candidature motivate per il Premio “Giuseppe Occhialini” possono essere effettuate da ciascun Socio SIF utilizzando l’apposito modulo scaricabile da http://www.sif.it/attivita/premio_occhialini. Ogni proposta completa della relativa documentazione dovrà pervenire per posta elettronica all’indirizzo: premio.occhialini@sif.it entro il 15 giugno 2018.

3) Il ritardo nell’arrivo della proposta con la relativa documentazione, qualunque ne sia la causa, comporterà l’inammissibilità della proposta stessa al concorso.

4) Il vincitore sarà scelto dal Consiglio dell’IOP, su proposta di un’apposita Commissione Premi, a partire da una rosa di non più di tre candidati indicati dal Consiglio di Presidenza della SIF. Il giudizio di ciascun Consiglio è insindacabile.

5) Il vincitore del Premio sarà proclamato in occasione del prossimo 104° Congresso Nazionale della Società Italiana di Fisica che si terrà a Arcavacata di Rende (CS), nel periodo 17-21 settembre 2018. Al vincitore il Premio di Euro 3.000,00 sarà conferito, insieme a un diploma e una medaglia d’argento, in occasione di un’apposita cerimonia di premiazione organizzata dall’IOP entro la fine del 2018. 

11 maggio 2018

Il CUC (Centro Universitario Cattolico) eroga ogni anno borse di studio a giovani laureati, che aspirino a proseguire gli studi e le attività di ricerca per inserirsi nella carriera accademica. Le borse di studio sono annuali e rinnovabili fino a raggiungere una durata massima complessiva di tre anni.
Per l’anno 2018-19 il C.U.C. bandisce 16 borse di studio. L’importo di ogni borsa è di 6.00 Euro annui, al lordo delle imposizioni fiscali previste dalla legge.
Possono presentare domanda quanti siano in possesso di un diploma di laurea di secondo livello, conseguito presso una Università Italiana entro il 31 dicembre 2017 e con valutazione non inferiore a 105/110; residenti in Italia; nati dopo il 31 dicembre 1985

Visualizza il bando completo con le indicazioni per partecipare al concorso.

Scadenza: 11 maggio 2018

8 settembre 2018

La Fondazione A.R.M.R. bandisce 6 borse di studio per ricercatori di età non superiore ai 38 anni che vogliano partecipare a progetti di ricerca sperimentali o clinici nel campo delle malattie rare.
Le borse di studio sono annuali e sono eventualmente rinnovabili mediante bando di pubblico concorso. Sono ammessi al concorso candidati italiani o stranieri laureati in biotecnologie, scienze biologiche, medicina, chimica, farmacia, chimica e tecnologia farmaceutica, informatica, ingegneria biomedica e discipline affini.
Per la partecipazione al concorso sono richiesti, come indispensabili, i seguenti requisiti:
- almeno una pubblicazione scientifica su una rivista internazionale con Impact Factor;
- disponibilità a svolgere la propria attività di formazione e ricerca presso il Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare “Aldo e Cele Daccò” dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Ranica (BG) e/o presso il Centro Anna Maria Astori, Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso, Bergamo.
Le domande di partecipazione al concorso per borse di studio e grant, dovranno essere inviate mediante raccomandata r.r. alla Fondazione A.R.M.R., via Camozzi 3, 24020 Ranica (BG), e dovranno essere consegnate entro l’8 settembre 2018.


Tutte le informazioni

21 marzo 2018

Il Programma di Fellowship è rivolto a scienziati provenienti da tutto il mondo (non UK) che  si trovano ad uno stadio iniziale della loro carriera di ricerca e che desiderano condurre la propria attività di ricerca in Gran Bretagna. Il progetto copre una vasta area di ricerca che va dalle scienze naturali e sociali, alle scienze umane e alle ricerche in ambito clinico.

Il programma è gestito congiuntamente dalla British Academy, dall'Academy of Medical Sciences e dalla Royal Society e promosso grazie al Newton Fund.

Sarà possibile presentare domanda da mercoledì 24 Gennaio 2018 fino alle 15.00 di mercoledì 21 Marzo 2018.

Per avere più informazioni visitare il sito web http://www.newtonfellowships.org/

Requisiti necessari per inviare la propria candidatura:

Essere in possesso di un Dottorato di Ricerca o ottenerlo prima che inizi il finanziamento

Aver maturato non più di 7 anni di esperienza di post dottorato full time al momento dell’invio della domanda di adesione

Lavorare al di fuori del Regno Unito

Non avere cittadinanza UK

Possedere una buona conoscenza dell’inglese scritto e orale

Avere una proposta di ricerca chiaramente definita e reciprocamente vantaggiosa concordata con uno scienziato del Regno Unito

Le borse di studio durano per due anni. Il finanziamento consiste in £ 24.000 all'anno per i costi di sussistenza e fino a £ 8.000 all'anno di spese di ricerca, oltre a un pagamento una tantum fino a £ 2.000 per le spese di trasferimento.

I candidati possono anche avere diritto a ricevere fino a £ 6.000 all'anno per sostenere attività di networking con ricercatori con sede nel Regno Unito.

Da questa pagina (https://royalsociety.org/grants-schemes-awards/grants/newton-international/) è possibile scaricare i moduli necessari per presentare la propria candidatura. 

15 marzo 2018

CEI - Comitato Elettrotecnico Italiano - intende stimolare la ricerca in ambito accademico sui temi legati all'attività normativa nei settori elettrotecnico, elettronico e delle telecomunicazioni, industriale, commerciale e terziario.
A tale scopo il CEI intende premiare una Tesi di Laurea dedicata in modo esplicito e diretto a sviluppare ed approfondire tematiche connesse alla normazione tecnica nazionale, comunitaria ed internazionale, ai suoi effetti economici ed ai riflessi giuridici relativi anche alle ricerche preparatorie per garantire il raggiungimento della regola dell’arte nella concezione e progettazione di prodotti, servizi, impianti, processi e nella organizzazione e gestione di impresa e della Pubblica Amministrazione.
Oggetto delle Tesi potranno essere quindi tematiche relative a ricerche volte alla definizione dei limiti di qualità e sicurezza da fissare nella normativa tecnica, al l’attività di ricerca prenormativa o di indagine e ricerca in genere, ai sistemi di gestione per la qualità, l’ambiente e la sicurezza.

Per la Ventunesima edizione del Premio il CEI ha stabilito che premierà tre Tesi di Laurea con un riconoscimento pubblico ed ufficiale e l’assegnazione di un contributo in denaro di 2.000,00 euro per ciascun premiato.
La scadenza per partecipare è fissata al 15 marzo 2018.

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14 marzo 2018


Stephen Hawking ci ha lasciato. È deceduto nelle prime ore di oggi nella sua casa di Cambridge. Fisico-matematico di fama internazionale e apprezzato divulgatore scientifico, ha lottato la maggior parte dei suoi anni con una malattia, la SLA, che gli aveva impedito autonomia e movimenti, ma non aveva diminuito la sua grande passione per lo studio e la ricerca. Non aveva mai rinunciato a porsi domande, quelle che emergono quando, come accadeva nei suoi studi, si lascia che le formule matematiche giungano fino all’origine di tutte le cose. Domande importanti, sulle quali era tornato anche negli ultimi anni, con interessanti evoluzioni del suo pensiero. Ma andiamo con ordine.

Nato a Oxford l'8 gennaio del 1942, proprio nel giorno in cui, esattamente 300 anni prima, si spegneva ad Arcetri Galileo Galilei, Stephen Hawking aveva studiato fisica all’University College di Oxford. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze naturali si era trasferito a Cambridge, dove ottenne il Ph.D. in cosmologia. Spostati progressivamente i suoi interessi dall’astrofisica alla fisica matematica, divenne a partire dal 1979 Lucasian Professor of Mathematics, ricoprendo la cattedra istituita nel 1663 dal Rev. Henry Lucas, e occupata in passato da Isaac Newton.

Noto già all’inizio della sua carriera per le sue idee pionieristiche, i suoi maggiori contributi scientifici riguardano la cosmologia teorica e lo studio dei collegamenti tra relatività generale e fisica quantistica, al quale egli si applicò nel tentativo di formulare una Grand Unified Theory, ovvero una teoria capace di unificare le quattro forze fisiche fondamentali. Insignito di numerose lauree honoris causa e di vari premi di prestigio, fra cui l’Albert Einstein Award, Stephen Hawking è senza dubbio da annoverare fra i maggiori scienziati del XX secolo. Nonostante la sua malattia, è stato in grado di occupare un ruolo di primo piano nella comunità scientifica e di raggiungere il grande pubblico sia attraverso numerosissime conferenze date in tutto il mondo, sia, soprattutto, attraverso i suoi libri divulgativi, divenuti best-sellers, come Dal Big Bang ai Buchi Neri (1988), Buchi Neri e universi neonati (1993), L’universo in un guscio di noce (2001), La teoria del tutto: origine e destino dell’universo (2003), Il grande disegno (2010). Con sua figlia Lucy, aveva scritto e presentato in Italia il suo libro La chiave segreta dell’universo (2007), preparato al fine di spiegare la cosmologia anche ai giovanissimi.


Ai tanti motivi di interesse per la vita e l’opera scientifica di Hawking ne va subito aggiunto uno. Non sono stati molti (in verità non ne ricordiamo altri) i personaggi che hanno visto inginocchiarsi di fronte a loro un Romano Pontefice. Ad Hawking era successo il 19 aprile 1975, quando il giovane ricercatore di Cambridge, all’età di 33 anni, si era visto consegnare da Paolo VI la medaglia Pio XI per i suoi studi sulla fisica dei black holes. Per consegnare il premio ad Hawking e poter parlare con lui — all’epoca già immobilizzato su una sedia a rotelle dal morbo di Lou Gehrig, una sclerosi laterale amiotrofica diagnosticatagli all’età di 21 anni — il Pontefice restò accanto a lui, per terra su ambo le ginocchia, per un paio di minuti. Membro della Pontificia Accademia delle Scienze dal 1986, Hawking aveva ascoltato ed incontrato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, potendo scambiare con loro qualche parola, come era accaduto ad esempio il 31 ottobre 2008, in occasione di una udienza concessa da Benedetto XVI agli Accademici riuniti per una settimana di studio su “La comprensione scientifica dell’evoluzione del cosmo e della vita”. Più recentemente aveva incontrato papa Francesco in occasione di un’altra riunione della Pontificia Accademia delle Scienze, lo scorso 29 novembre 2016, ma i due avevano potuto scambiarsi solo qualche sguardo.

Ricercatore appassionato che non evitava di scrutare anche gli interrogativi filosofici che sorgevano all’interno della sua riflessione scientifica, Hawking conduceva con un’ammirabile forza di volontà la sua attività scientifica, servendosi di un sofisticato computer che traduceva in parole e in frasi, esponendole poi oralmente mediante un sintetizzatore vocale, i segnali da lui inviati prima con i movimenti della mano e poi, a partire dall’aggravarsi del male, mediante piccoli movimenti del volto. In un’epoca in cui la sensibilità verso la qualità della vita corre spesso il rischio di far cadere in oblio la ricchezza di umanità, ma anche di vita intellettuale e spirituale, che anche un disabile in condizioni analoghe alle sue può sperimentare e comunicare a chi gli sta intorno, il prof. Hawking ci ha lasciato un esempio di rara intensità. Egli ha affrontato la sua malattia con coraggio e speranza, non rinunciando né alla ricerca né all’insegnamento, infondendo in tutti passione per la ricerca, fino ad ottenere risultati scientifici di altissimo livello. Posso testimoniare il clima di interesse e di rispetto con cui nel 2008, durante una settimana di studio della Pontificia Accademia delle Scienze alla quale ero anch’io presente, i partecipanti al Convegno seguirono il suo intervento. Fu per me anche l’ultima volta in cui ebbi occasione di incontrarlo personalmente. Tutti ascoltavamo con un grande silenzio le frasi che giungevano dal sintetizzatore vocale e che offrivano il frutto della sua vivacissima riflessione intellettuale. Sua figlia e i suoi assistenti gli erano accanto facilitandogli con cura singolare il compito ricevuto. Esponendo gli enormi balzi in avanti effettuati dalla cosmologia negli ultimi decenni, Hawking concludeva la sua relazione affermando che «ci stiamo ormai avvicinando a poter rispondere alle antiche e sempre attuali domande: Perché siamo qui? Da dove veniamo? Io credo — egli aggiungeva — che a queste domande si possa rispondere entro l’ambito delle scienze». Al di là delle questioni metodologiche che tale posizione può suscitare, e che altri illustri scienziati presenti nell’Accademia, come ad esempio il direttore del Progetto Genoma, Francis Collins, gli fecero opportunamente osservare in quell’occasione, Hawking esprimeva una percezione reale, quella che la scienza contemporanea, proprio a motivo della profondità e della unitarietà delle sue ricerche, punta oggi con naturalezza verso domande di carattere filosofico ed esistenziale. Lo scienziato, come uomo, le percepisce e le pone in luce. E anche se a volte può rischiare di pensare che il metodo empirico sia sufficiente, da solo, a dar loro una risposta, in un’epoca di scetticismo e di pensiero debole contribuisce tuttavia a tenerle vive, a riproporle senza sosta, ad additarle a tutti come le domande che contano veramente, per cercare una risposta alle quali vale la pena investire tutte le proprie energie, come nel suo caso, fino a giocarsi un’esistenza. È interessante notare che su temi di natura religiosa la posizione di Hawking non fu mai ideologica, né avrebbe potuto esserlo come scienziato quale era. Scriveva in occasione del centenario della nascita di Paul Dirac, in una conferenza tenuta a Cambridge nel 2002 intitolata Gödel and the end of physics: «Se ci sono risultati matematici che non possono essere dimostrati, ci sono anche problemi fisici che non possono esserlo… Alcuni saranno molto delusi per il fatto che non ci sia una teoria formulabile a partire da un numero finito di principi. Io ero solito essere uno di quelli, ma ho cambiato idea. Ora sono contento che la nostra ricerca di comprensione non finirà mai e che avremo sempre la sfida di una nuova scoperta».

Le domande di ambito filosofico avevano accompagnato Hawking fin dall’esordio della sua attività scientifica. Fra i risultati che lo portarono alla ribalta internazionale vi furono infatti, negli anni 1970, le sue ricerche sulle singolarità gravitazionali, che condussero ai teoremi di Hawking-Penrose, capaci di rispondere alla domanda se e quando, all’interno delle equazioni di campo della relatività generale, la gravità fosse in grado di produrre delle singolarità spazio-temporali. La necessaria esistenza di tali singolarità fu riconosciuta in tutti i modelli canonici di universo in espansione e rafforzò dunque il quadro cosmologico noto come modello del Big Bang. Successivamente, a partire dal 1983, Hawking cercò di formulare dei modelli i quali, rispettando ugualmente le leggi della fisica, potessero invece prescindere da tali singolarità e li trovò nell’applicazione dei criteri delle funzioni d’onda della meccanica quantistica all’universo nel suo insieme. Nasceva così il modello di Hartle-Hawking, e quelli da questo derivati, capaci di rappresentare un universo senza condizioni al contorno, in cui la variabile temporale scompare verso il suo tendere a zero, una sorta di universo auto-contenuto, senza un inizio. Il collegamento con le questioni filosofiche fu spontaneo, come mostrava lo stesso Hawking nei libri con i quali divulgava presso il grande pubblico i suoi modelli cosmologici: erano questi modelli compatibili con quanto una teologia della creazione avrebbe affermato sull’origine dell’universo? Se per dimostrare tale compatibilità e, più in generale, per illustrare l’autonomia che tali modelli posseggono rispetto alla conclusione filosofica di un universo che mantenga una dipendenza ontologica dal suo Creatore, si necessita di un’adeguata riflessione epistemologica, la divulgazione scientifica ne ha spesso fatto purtroppo a meno, generando qualche confusione.

Lo stesso Hawking avvertì assai vivo il problema e volle offrire commenti filosofici a quanto le sue ricerche andavano mettendo in luce. La tesi centrale del saggio Dal Big Bang ai Buchi Neri, la sua opera divulgativa più diffusa, ipotizza infatti che un modello matematico ove si evitasse la singolarità spazio-temporale, tipica di tutti i modelli cosmologici standard, voleva dire poter prescindere anche dal problema dell’origine del tempo e, secondo l’interpretazione datane dall’autore, porre la domanda sulla necessità o meno di un Creatore. In realtà il problema dell’inizio del tempo restava al di là delle speculazioni dello scienziato scomparso, ma una certa estrapolazione delle tesi di Hawking, specie attraverso la prefazione al volume che ne offrì Carl Sagan e i successivi commenti di questo divulgatore americano, diffusero l’idea che il modello di Hawking fosse la dimostrazione scientifica di un universo che non avesse più bisogno di alcun Creatore. In realtà, l’esistenza di un Creatore quale causa ontologica fondante del cosmo, non risultava coinvolta dalle descrizioni matematiche di questo o di altri modelli cosmologici, i quali, per poter essere significativi, devono pur sempre partire dall’esistenza di leggi scientifiche o di qualche formalismo fisico-matematico previo, e pertanto non riguardano mai quanto la filosofia o la teologia chiamano una creazione ex nihilo. In alcuni suoi commenti, lo stesso Hawking riconosce con stupore il mistero dell’essere e dell’esistenza delle leggi della natura, per le quali egli, in realtà, esitò a proporre un’interpretazione totalmente riduzionista e fisicalista. Proprio al termine del libro Dal Big Bang ai Buchi Neri, il fisico inglese si chiedeva: «quand’anche ci fosse una sola teoria unificata possibile, essa sarebbe solo un insieme di regole e di equazioni. Che cos’è che infonde la vita nelle equazioni e che costruisce un universo che possa essere descritto da esse? L’approccio consueto della scienza, consistente nel costruire un modello matematico, non può rispondere alle domande del perché dovrebbe esserci un universo reale descrivibile da quel modello. Perché l’universo si dà la pena di esistere? La teoria unificata è così cogente da determinare la sua propria esistenza?» (Rizzoli, Milano 1994, pp. 196-197). Sono domande che per noi continuano a restare un enigma, ma per Stephen Hawking, ormai alle porte del mistero, assai probabilmente, adesso non lo sono più.

 

Giuseppe Tanzella-Nitti

© 2018 Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede

6 marzo 2018

L’Università di Edinburgh (College of Arts, Humanities and Social Sciences - Divinity) apre una posizione per Lecturer in Theology and Science. Le candidature dovranno pervenire entro le 17:00 (ora di Greenwich) di martedì 6 marzo 2018. Informazioni complete e modalità di candidatura a: http://www.jobs.ac.uk/job/BHN903/lecturer-in-theology-and-science/

31 gennaio 2018

La Fondazione Marco Vigorelli ha istituito un premio intitolato all’omonimo economista, senior partner di Accenture, scomparso nel 2002, a beneficio di giovani laureati o ricercatori. Il bando si rivolge agli studenti delle Facoltà di Economia, dei Corsi interfacoltà e dei Corsi di Laurea in Scienze economico-aziendali che abbiano redatto una tesi di laurea magistrale sulle seguenti aree tematiche:

- corporate family responsibility

la conciliazione famiglia-lavoro come leva strategica della responsabilità

sociale di impresa;

misurazione dei benefici azienda-dipendente nell’attuazione di politiche di

conciliazione (indici, sistemi e best practices);

- welfare aziendale

CSR e secondo welfare (o strumenti di welfare aziendale): analisi sulle medie

imprese italiane;

gestione del personale: talenti e benefit in ottica di conciliazione famiglialavoro;

- organizzazione aziendale

flessibilizzazione dei modelli di organizzazione del lavoro e work-life

balance;

nuove professioni e work-life balance: opportunità e problematicità;

gestione del cambiamento aziendale in ottica work-life balance: buone

pratiche e prospettive.

Il Premio è dell’importo complessivo di Euro 1.500,00 (al lordo delle ritenute di legge).

La scadenza per la presentazione delle domande è il 31 gennaio 2018. Le tesi di laurea partecipanti dovranno essere state discusse presso gli istituti accademici indicati non prima del 1° marzo 2016.

Il Bando

Il modulo di partecipazione

1 febbraio 2018

Si segnala il concorso "Godscience", indetto dalla Cattedra Cátedra Francisco José Ayala di Scienza, Teologia e Religione della Universidad Pontificia Comillas ICAI-ICADE.
Obiettivo del concorso è promuovere il dialogo tra scienza e religione approcciando diverse problematiche creando relazione tra i due ambiti: per esempio un caso storico come quello di Galileo o Darwin affrontato in un'ottica interdisciplinare tra scienza e fede.
I monologhi saranno valutati secondo contenuto, chiarezza e carisma.
Tutte le informazioni per la partecipazione

Scadenza: 1 febbraio 2018

19 Gennaio 2018
L'Università di Oxford bandisce un posto a tempo determinato per un ruolo di Post-Doctoral Research Fellow in Natural Theology presso il Centro Ian Ramsey, disponibile per due anni a partire dal 1 ° settembre 2018.
(£ 31,604 – £ 38,833 a discrezione fino a £42,418)
La nomina è parte integrante ed elemento chiave di un progetto di ricerca biennale, diretto dal Professor Alister McGrath, dal titolo "Renewal of Natural Theology: Academic Engagement and Church Outreach". Il Fellow si occuperà di portare avanti la ricerca nel campo della teologia naturale (con focus sulla valutazione della sua importanza accademica come interfaccia intellettuale tra scienza e fede), svolgere attività di insegnamento e supportare il Direttore del Centro nella gestione e nello sviluppo dello Ian Ramsey Center.
Il candidato dovrà possedere eccellenti capacità comunicative ed esperienza nella presentazione pubblica della ricerca accademica.
La scadenza per la presentazione della domanda è il 19 Gennaio 2018.
 
Maggiori informazioni sul sito dell'ISSR al seguente link:
1 dicembre 2017

Segnaliamo l'undicesima Edizione del Premio Prof. Paolo Michele Erede con cui si bandisce un concorso intitolato "La medicina tra scienze naturali e scienze umane. Le implicazioni filosofiche della medicina".
Il concorso è rivolto a quanti siano interessati al tema dei rapporti tra Filosofia, Medicina, Scienza e Cultura. Il termine per la consegna degli elaborati è fissato al 1 dicembre 2017.

La Fondazione ha lo scopo di promuovere, sviluppare e incrementare l'attività di studio nel campo filosofico, favorendo iniziative intese ad approfondire tale settore culturale, a far conoscere il pensiero di Paolo Michele Erede. 

I premi sono i seguenti:
1° premio: 1.500,00 €
2° premio: 1.000,00 €
3° premio: 500,00 €
4°, 5°, 6°: 200,00 € ex aequo (buoni libro)
Premio speciale per Cittadini Svizzeri 1.000 €

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24 novembre 2017

di Flavia Grossi
     

La proposta con cui si chiede di contemplare se sia possibile rimuovere il Monitum sulle opere di Pierre Teilhard de Chardin è stata consegnata a Papa Francesco. La lettera era stata accolta favorevolmente dai partecipanti all'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura durante i i lavori sul tema Futuro dell'Umanità. Nuove sfide all'antropologia e, in questo contesto, è sorta la proposta su iniziativa di Piero Benvenuti, professore Ordinario di Astrofisica dell'Università di Padova. Nonostante la lettera non sia stata sottoposta a votazione, questa è stata accolta dai presenti, alcuni dei quali hanno firmato la lettera indirizzata a Papa Francesco.
La proposta, come già spiegato in precedenza, nasce nel contesto particolare di questi lavori dell'Assemblea Plenaria, lavori durante i quali lo stesso Papa Francesco ha auspicato un «maggiore dialogo anche tra la Chiesa, comunità dei credenti, e la comunità scientifica».
Anche i membri della Plenaria, in pieno accordo con il papa, stanno lavorando in favore di un dialogo sempre più crescente e fecondo tra scienziati, umanisti e teologi per fondare una nuova antropologia che possa vantare un più ampio respiro interdisciplinare. La lettera, di cui mostriamo il testo, è composta da poche righe, nelle quali si spiega a Papa Francesco che, durante i lavori della Plenaria, sia emersa la sensazione che il pensiero di Teilhard de Chardin sia stato equivocato. Pur se concordi all'unanimità che alcuni dei suoi scritti possano essere sottoposti a critiche costruttive, si è sottolineato quanto la sua visione sia stata d'ispirazione per molti teologi e scienziati. Quindi, è nata la volontà di domandare al Papa se sia possibile prendere in considerazione la possibilità di rimuovere il Monitum del 1962.
Un atto del genere, secondo i promotori, avrebbe anche il merito di riconoscere lo sforzo di Teilhard per conciliare la visione scientifica dell'universo con l'escatologia cristiana, ma soprattutto avrebbe il merito di porsi come stimolo per tanti scienziati e umanisti che lavorano in un'ottica di dialogo e cooperazione per un'antropologia cristiana.
In una nota stampa emessa nella mattina del 24 novembre dal Pontificio Consiglio della Cultura, si spiega come il Monitum alle opere del gesuita paleoantropologo sia stato superato dalle conoscenze attuali sull'origine dell'uomo e sulla Bibbia e che, per tanto, i dubbi che hanno portato al decreto oggi avrebbero perso valore. Dal Pontificio Consiglio della Cultura restano però concordi nel confermare che alcuni punti del suo pensiero risultino difettosi e quindi resta chiaro che la vicenda del Monitum va inserita in un ampio contesto di comprensione e studio dell'autore e non sia statae  «un'affermazione di pura potenza su un uomo simbolo, per far capire al papa e al suo concilio che il Sant'Ufficio non era disposto a deporre le armi della serverità» come si è letto su un quotidiano nazionale. Quando si parla di punti difettosi, ci si riferisce in particolare al suo tentativo di interpretazione filosofica-teologica e all'imprecisione del suo linguaggio. Al di là di come proseguirà la vicenda, resterà comunque il segno, come già auspicato dal Papa, di una volontà sempre più forte da parte degli organismi ecclesiastici e dei propri Cardinali, Vescovi e laici di promuovere un dialogo sempre più fecondo tra scienza e fede. 

  

La lettera inviata a Papa Francesco

 

Comunicato stampa del Pontificio Consiglio della Cultura

  

Per approfondire i precedenti storici del Monitum rinviamo alla lettura de La vicenda disciplinare dell’opera teilhardiana e la necessità di una sua ermeneutica, estratto da G. Tanzella-Nitti, "Teologia della credibilità in contesto scientifico", Città Nuova, Roma 2015, vol. II, 479-483.

24 novembre 2017

L'Eni Award è un premio internazionale che ogni anno viene attribuito ai migliori progetti di ricerca nei campi dell’energia e della sostenibilità. E' stato creato nel 2007 per sviluppare un migliore utilizzo delle fonti energetiche, promuovere scienza e tecnologia applicate all'ambiente e valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.

Il concorso è composto da tre sezioni tematiche destinate ai progetti esterni, due premi Giovane Ricercatore dell’Anno, due premi Debutto nella ricerca: Giovani Talenti dall’Africa e un’ulteriore sezione riservata ai ricercatori del gruppo.
Ognuna di esse prevede un premio e un bando specifico mentre le regole generali del concorso sono contenute nel Regolamento

Bandi Eni Award 2018:

Bando transizione energetica
Bando frontiere dell’energia
Bando soluzioni ambientali avanzate
Bando giovane ricercatore dell’anno
Bando debutto nella ricerca: giovani talenti dall’Africa
Bando innovazione Eni


Scarica il regolamento

Tutte le altre informazioni e i bandi online

18 gennaio 2018

L’Oréal Italia annuncia l’avvio della sedicesima edizione del premio “L’Oréal Italia per le Donne e la Scienza”, promosso in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco. <si confermano sei le borse di studio assegnate, ognuna del valore di € 20.000.

le candidature potranno essere inviate attraverso il sito http://forwomeninscience.com . Le domande dovranno essere presentate entro e non oltre il 15 gennaio 2018, data a partire dal quale il sistema verrà chiuso. I nomi delle vincitrici verranno comunicati durante la cerimonia di premiazione ufficiale che si terrà a giugno 2018. Il premio “L’Oréal Italia Per le Donne e la Scienza” fa parte del progetto internazionale L’Oréal UNESCO “For Women in Science”. Nato nel 1998 su iniziativa di L’Oréal e UNESCO, “For Women in Science” è stato il primo premio dedicato alle donne che operano nel settore scientifico. Oggi si inserisce nell’ambito di un vasto programma incentrato sulla promozione della vocazione scientifica a livello internazionale e volto a riconoscere l’operato delle ricercatrici di tutto il mondo.

18 novembre 2017

di Flavia Grossi
           

L’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura ha accolto una proposta da far giungere a Papa Francesco, in cui si chiede di contemplare se sia possibile rimuovere il Monitum della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio sulle opere di P. Pierre Teilhard de Chardin, S.J.
La petizione è stata accolta sabato 18 novembre durante i lavori dell’Assemblea riunitasi sul tema Il futuro dell’umanità: nuove sfide all’antropologia. La proposta, come rilanciato dal quotidiano online S.I.R., è motivata così: “Riteniamo che un tale atto non solo riabiliterebbe lo sforzo genuino del pio gesuita nel tentativo di riconciliare la visione scientifica dell’universo con l’escatologia cristiana, ma rappresenterebbe anche un formidabile stimolo per tutti i teologi e scienziati di buona volontà a collaborare nella costruzione di un modello antropologico cristiano che, seguendo le indicazioni dell’Enciclica Laudato Si’, si collochi naturalmente nella meravigliosa trama del cosmo”.

Papa Francesco potrebbe ricevere la proposta nei prossimi giorni e questa si troverebbe in linea anche con il suo discorso pronunciato durante l’Assemblea Plenaria in cui ha auspicato un «maggiore dialogo anche tra la Chiesa, comunità dei credenti, e la comunità scientifica». Pierre Teilhard de Chardin non è certo figura nuova per il Papa che lo ha citato in una nota dell’Enciclica Laudato si' (cf. n. 83) cogliendone il contributo positivo a un cristocentrismo di respiro cosmico. Noto per l’alto valore apologetico della sua opera, soprattutto in ambito scientifico, considerato da molti un pioniere nell’analisi dell’evoluzione biologica alla luce della fede, Teilhard fu oggetto di disposizioni disciplinari da parte della Congregazione dei Gesuiti negli anni ’20 del secolo scorso e di un Monitum da parte dell’allora Congregazione del Sant’Uffizio.

Il Monitum arrivò il 30 giugno 1962, 7 anni dopo la morte del Gesuita. Nel documento, di una decina di righe, si spiegava che i suoi testi di carattere teologico e filosofico contenevano gravi errori per la dottrina cattolica. Non furono indicati però titoli o argomenti di riferimento. Le opere di Teilhard de Chardin erano state pubblicate da pochissimo tempo, infatti videro la luce solo dopo la sua morte avvenuta a New York nel 1955 ed ottennero un’inattesa risonanza. Fu allora che il Sant’Uffizio decise di imporre il Monitum. Monitum che arrivò molti anni dopo le sanzioni disciplinari da parte dei suoi superiori che comprendevano la sospensione dall’insegnamento di materie di carattere filosofico-teologico negli studentati gesuiti, nonché il divieto di pubblicare saggi su questi temi. Tutto nacque da alcuni appunti del 1922 che Teilhard preparò su richiesta di un confratello e nei quali espose una visione del peccato originale e dello stato di natura primitiva dei progenitori, ritenuta non conforme alla comprensione dogmatica dell’epoca. Gli appunti, pur se non destinati alla pubblicazione, furono inviati al Sant’Uffizio, che chiese ai suoi superiori di formalizzare un intervento nei riguardi del gesuita francese. Nacquero così i provvedimenti disciplinari e una successiva diffidenza verso le opere di Teilhard, che durò per tutta la sua vita. Nel 1927 e nel 1940 inviò alla Curia Generalizia dei Gesuiti a Roma due opere per l’approvazione ma furono entrambe respinte. Teilhard continuò a scrivere e i suoi testi circolarono per lo più privatamente nella sua cerchia di amici, fino alla sua morte quando i suoi manoscritti vennero dati alle stampe.

Dopo il Monitum del 1962, diversi autori hanno sottolineato l’importanza del suo lavoro, soprattutto da un punto di vista apologetico e per l’ispirazione che ha saputo portare agli interrogativi di tanti uomini di scienza. Un esempio su tutti è quello di Theodosius Dobzhansky, uno dei padri della teoria dell’evoluzione biologica che ha fatto sue le tesi del paleontologo gesuita dedicandogli l’ultimo capitolo del suo libro di riflessioni filosofiche sulla vita The Biology of Ultimate Concern.

Non sono mancati apprezzamenti dal lato ecclesiale. Poco prima del Monitum fu pubblicato il volume del teologo Henri De Lubac, Il pensiero religioso del Padre Teilhard de Chardin, in cui si offrono le chiavi per un’ermeneutica attenta al pensiero dell’autore. Papa Paolo VI, pochi anni dopo il Monitum, in un discorso sulle relazioni fra scienza e fede del 1966, parlò di Teilhard come di uno scienziato che aveva saputo, scrutando la materia, trovare lo spirito, e che aveva dato una spiegazione dell'universo capace di rivelare in esso la presenza di Dio, la traccia di un Principio Intelligente e Creatore (cfr. Allocuzione , 24.2.1966, Insegnamenti , IV (1966), pp. 992-993). Altre menzioni positive su quest’autore si riscontrano nel 1981, in occasione del centenario della sua nascita, in due lettere: una di Padre Arrupe, Superiore Generale della Compagnia di Gesù e un’altra dell’allora Segretario di Stato Agostino Casaroli, scritta a nome di Giovanni Paolo II e indirizzata all'allora Rettore dell’Institute Catholique di Parigi mons. Paul Poupard. Infine, nella enciclica Laudato si' (2015), papa Francesco cita Teilhard de Chardin alla nota n. 53 , nel n. 83 del documento, a proposito dell'idea, certamente presente nel pensiero del gesuita francese, che «il traguardo del cammino dell’universo è nella pienezza di Dio, che è stata già raggiunta da Cristo risorto, fulcro della maturazione universale».

Aggiornamento: La lettera è stata consegnata a Papa Francesco nei giorni successivi

15-18 novembre 2017

Dal 15 al 18 novembre 2017, si terrà l'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della cultura dedicata al tema "Futuro dell'umanità. Nuove sfide all'antropologia".

L'Assemblea è suddivisa in quattro sessioni:
The Ground Map: Anthropological Models; Redesigning Human Nature: Medicine and Genetics; In the Society of Intelligent Machines: Artificial Intelligence. L'Assemblea plenaria non è aperta al public,o ma verranno resi noti gli interventi nell a rivista del Dicastero.
Tra gli altri saranno presenti il Card. Gianfranco Ravasi, Dominique Lambert, Professore di Logica, Epistemologia, Filosofia e Storia della Scienza, Université de Namur; Filippo Tempia, Professore di Fisiologia, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Torino; Prof. Rev. Juan José Sanguinetti, Professore di Filosofia della conoscenza, Pontificia Università della Santa Croce, Roma.


Il programma degli interventi e dei relatori

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