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Federigo Enriques

1871, Livorno
1946, Roma
Elena Pautasso

  

Federigo Enriques è stato fra i più grandi matematici della sua epoca. Le sue ricerche di geometria algebrica rappresentarono alcune tra le acquisizioni più significative in questo settore tra ‘800 e ‘900. La sua attività di studioso, tuttavia, non si limitò all’ambito della ricerca matematica. Si occupò di didattica e storia della matematica, di logica e di filosofia della scienza. La passione per i temi della filosofia della scienza e della filosofia in senso generale fu una costante di tutta la sua vita. Già nel 1906 egli pubblicò il suo più importante contributo a questo ordine di temi, il volume Problemi della scienza; a esso ne seguirono altri assieme a numerosissimi articoli pubblicati su riviste italiane ed estere.

Intuizione, logica e storia erano, per Enriques, i tre aspetti fondamentali del pensiero matematico che non potevano essere disgiunti o isolati l'uno dall'altro. Questa visione era parte di una concezione unitaria della conoscenza che tendeva a ricomporre e conciliare ogni contrapposizione e antinomia. Egli scrive nel 1912: «La scienza non è soltanto risultato che coll’accrescere il dominio sulle cose trasmetta nei secoli un’eredità di potere; è sforzo della ragione umana, prodotto non pure da una classe ristretta di ricercatori, ma da tutta intiera la società, che indirettamente vi collabora. La ricerca del sapere significa volontà del vero, sopra alle suggestioni del timore e del desiderio, volontà che pone un alto principio morale, una norma superiore d’azione, a cui viene subordinato il perseguimento dei varii fini sollecitanti l’opera umana» (Scienza e razionalismo, p. 26).

Enriques nacque a Livorno il 5 Gennaio 1871 in una famiglia di origine ebraica. Nel 1882 si trasferì a Pisa dove frequentò le scuole secondarie manifestando subito il suo interesse per la matematica. Compì gli studi universitari presso la Scuola Normale Superiore ed ebbe come maestri grandi matematici come Betti, Dini, Bianchi, Volterra e De Paolis. Si laureò brillantemente in matematica nel 1891; dopo un anno di perfezionamento a Pisa venne a Roma nel novembre del 1892, per seguire il corso di Luigi Cremona. Qui ebbe inizio la profonda amicizia con il matematico Guido Castelnuovo. Iniziò inoltre a collaborare con i matematici Corrado Segre e Ugo Amaldi. Fu socio dell'Accademia dei Lincei. Divenne professore ordinario presso l'Università di Bologna nel 1896 e vi rimase fino al 1922. A Bologna fondò la Società filosofica italiana (SFI) di cui fu presidente dal 1907 al 1913.

Il suo impegno culturale si indirizzò anche nella proposta di una riforma della formazione universitaria (formulata già nelle relazioni tenute al I e al II Congresso della SFI nel 1906 e nel 1907), retta dall’idea di un ordinamento didattico coerente con una unificazione del sapere su basi scientifiche, nella quale diventi centrale il ruolo della storia e della filosofia della scienza, discipline da inserire organicamente all’interno delle facoltà scientifiche.

Nel 1922 fu chiamato ad insegnare presso l'Università La Sapienza di Roma; qui fondò l'Istituto nazionale per la storia delle scienze, fu direttore del «Periodico di matematiche» rivolto agli insegnanti delle scuole secondarie, e presidente della Società italiana di scienze fisiche e matematiche «Mathesis». Nel 1937 venne invitato da Otto Neurath a divenire un collaboratore dell'Encyclopaedia of Unified Science, la cui pubblicazione era stata individuata come lo strumento per lo sviluppo del movimento per l'unità della scienza.

Dal 1938 al 1944 fu sospeso dall'insegnamento per le leggi razziali antiebraiche. Negli anni della segregazione, insegnò a Roma nella scuola ebraica clandestina fondata da Guido Castelnuovo per i giovani ebrei estromessi dalle università italiane.

Nel 1944 gli fu restituita la cattedra universitaria. Morì per un'affezione cardiaca il 14 giugno 1946.

La scienza è, per Enriques, una costruzione essenzialmente soggettiva, in quanto espressione di un'attività psicologica e storicamente determinata del soggetto scientifico. La critica che egli conduce contro l'oggettivismo della scienza classica è particolarmente vivace. La visione oggettivistica della scienza è a suo avviso un elemento di divisione e frammentazione dell'attività generale del sapere. «La scienza non mira soltanto agli acquisti positivi che si traducono in immediate utilità sociali; essa, secondo l’ideale della filosofia positiva, vuole anche porgere una intuizione che tutti gli uomini possano assorbire nella propria individuale visione della vita e del mondo, e che fra tutti crei come legame di solidarietà lo stesso criterio del vero» (Scienza e razionalismo, p. 31).

Nel 1907, assieme al chimico Giuseppe Bruni, al medico Antonio Dionisi, allo zoologo Andrea Giardina e all'ingegnere Eugenio Rignano, Enriques fondò una rivista di ricerca e divulgazione scientifica (rinominata successivamente Scientia), con l'obiettivo dichiarato di superare le divisioni disciplinari in nome dell'unità del sapere scientifico e filosofico e contro l'eccessiva specializzazione accademica. «Il progresso delle conoscenze e dei metodi di ricerca importa bensì una differenziazione e coordinazione del lavoro scientifico, per la quale ogni studioso è costretto a segnare scopi particolari alla propria indagine; ma i problemi che la realtà pone al nostro spirito non sono in alcun modo ordinati secondo ragioni obiettive di affinità entro schemi prefissati. Non vi sono scienze separate e distinte che si lascino disporre in una gerarchia naturale, ma una Scienza sola, entro la quale soltanto per ragioni storiche ed economiche, si sono venuti formando alcuni gruppi di conoscenze più strettamente legate» (Scientia, vol. VII, 371).

Non siamo a conoscenza di un’adesione confessionale di Enriques, che rimase comunque legato alle sue radici ebraiche e manifestò sempre un pensiero aperto alla trascendenza e rispettoso della religione. Tra le sue numerose riflessioni filosofiche egli si sofferma sul tema del rapporto tra scienza e religione. «I rapporti della scienza colla religione – scrive in Il significato della storia del pensiero scientifico – sono più profondi e complessi di quel che appaia d’ordinario a chi paragona la scienza fatta alla religione positiva, domandandosi se si contraddicano. Già la possibilità della contraddizione significa che le due attività, scientifica e religiosa, debbono avere una radice comune. E di fatto l’attività costruttiva del reale, che cerca ovunque qualcosa d’invariante nel flusso delle cose sensibili, si rivela come un’attività d’ordine religioso, mossa nella sua origine da quella stessa tendenza che conferisce valore durevole a tutto ciò che amiamo» (p. 30).

In occasione dell’apertura del IV Congresso Internazionale di Filosofia tenutosi a Bologna nel 1911, che vide la partecipazione di numerosi scienziati, impegnati in viarie discipline e filosofi di diverso orientamento, Enriques elogiò lo spirito aperto e non dogmatico della scienza, caratterizzata da una ricerca continua di una teoria che possa dare un senso complessivo alla realtà. Nel testo letto in quell’occasione (dal titolo “L’anima religiosa della scienza”) si legge: «Sotto l’impulso del sentimento, il pensiero del ricercatore si eleva dalla base dei fatti alla costruzione delle teorie, e non sa fermarsi se il mondo supposto non gli offra qualcosa di soddisfacente in cambio delle rinunce a cui l’osservazione della realtà lo costringe. Ben è vero che l’edificio delle ipotesi deve pur essere saggiato al lume della critica e dell’esperienza; ma lo stesso difetto di critica e di disciplina metodica che intacca il valore di certi sviluppi scientifici, rivela la grande aspirazione d’ordine religioso che pervade come forza animatrice i progressi della scienza. Così dunque il conflitto scientifico-religioso si compone nel riconoscimento di un’attività costruttiva del pensiero, che riesce bensì a figurare diversi od opposti disegni della realtà, ma tuttavia si discopre unica nella radice, e manifesta in tal guisa l’identità fondamentale dello spirito umano» (p.42).

 

Bibliografia

P. Bussotti, La concezione dell’infinito in Federigo Enriques in “Matematica, Cultura e Società – Rivista dell’Unione Matematica Italiana, Serie I, Vol. 1, No. 1, Aprile 2016, 65-86.

F, Enriques, Problemi della scienza (1906), Zanichelli, Bologna 1925.

F. Enriques, Scienza e razionalismo (1912), Zanichelli, Bologna 1994.

F. Enriques, La filosofia positiva e la classificazione delle scienze in Scientia – Vol. VII, 370-385.

F. Enriques, Il significato della storia del pensiero scientifico (1934), Barbieri, Manduria (TA) 2004.

F. Enriques, L’anima religiosa della scienza, Castelvecchi, Roma 2016, ed. originale in Scienza e razionalismo (1912).

G. Israel, Introduzione in F. Enriques, U. Amaldi, Elementi di geometria, Collezione biblioteca, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1992, pp. IX-XXII.