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Perché crediamo in Dio. Le ragioni della fede cristiana nel mondo contemporaneo

Roberto G. Timossi

Edizioni San Paolo,
Milano 2017
pp. 284
Anno di edizione originale: 2017
ISBN: 9788892210011

Roberto Timossi, filosofo specializzato in studi di logica e filosofia della scienza, si propone in questo libro di fornire gli strumenti per comprendere (e quindi saper spiegare) le ragioni della fede di un credente. L’A. intende dimostrare la ragionevolezza della fede nel Dio della tradizione giudaico-cristiana, unico e attivo nel rapporto con la sua creazione (teologia razionale). Il cristiano è chiamato oggi a misurarsi con una realtà composita e confusa rispetto ai valori religiosi ed esistenziali. È necessario quindi ragionare in profondità sulla propria fede e conoscere la cultura moderna. Questi sono i presupposti per un dialogo produttivo con gli altri (atei, agnostici o credenti). Scrive l’A.: “Fede, ragione, agape e preghiera sono gli elementi distintivi dell’autentico cristiano cattolico, perché la fede cattolica è l’unica che insieme all’amore fraterno per il prossimo, alla meditazione delle Scritture e al raccoglimento in preghiera, proclama e reclama con convinzione la propria conformità con la ragione, la propria ragionevolezza di fronte all’intelligenza di tutti gli uomini credenti e non credenti”. (p. 169)

Nel primo capitolo del libro (“Una Questione di Senso”), l’A. definisce l’uomo un “essere significante”, che per sua natura cerca e ha bisogno di trovare un senso alla propria esistenza: “il non-senso equivale al nulla e il nulla non è una risposta, ma un’assurdità inammissibile dalla ragione e di certo praticamente insostenibile”. (p. 23) La conoscenza scientifica, pur ampliando l’orizzonte delle conoscenze umane, non è in grado di rispondere ad un interrogativo sul senso globale della realtà. Nella società postmoderna (in particolare secondo un umanismo ateo), si è tentato di togliere rilevanza al problema del senso o di rifiutare un significato trascendente della realtà. In questo modo si è finiti con l’esaltare l’uomo oltre misura, fino quasi a “divinizzarlo”.

Nel secondo capitolo (“Perché Dio Esiste”), l’A. fa una panoramica sintetica degli argomenti storicamente utilizzati per risalire all’esistenza di Dio. Si sofferma su quelli cosmologici e su quelli antropologici. Propone quindi una sintesi delle attuali conoscenze dell’universo e delle risposte che sono state fornite dagli scienziati alla questione delle condizioni iniziali del cosmo. Tra queste l’A. si sofferma sulla teoria del Multiverso e sostiene che “se si è sufficientemente saggi da applicare i tre principi del cosiddetto “rasoio di Ockham”,[…] allora per spiegare il nostro cosmo sembra più ragionevole ricorrere al teismo del Creatore unico, piuttosto che moltiplicare a dismisura degli immaginari universi”. (p. 162)

Nel terzo ed ultimo capitolo (“Perché è Giusto Credere”), l’A. affronta la questione dell’esistenza del male nel mondo e di come questa si concili con l’esistenza di un Essere Superiore onnipotente e amorevole, rilevando che per comprendere e valutare fatti naturali, storici o personali, dovremmo poterli osservare da un’ottica assoluta e globale che può appartenere soltanto al Creatore di ogni cosa.

L’A. riconosce opportunamente che l’incontro con una divinità personale come quella cristiana non è mai soltanto una questione logica o speculativa, perché coinvolge anche la parte emotiva e la volontà, ossia la fondamentale decisione di credere. Tuttavia non c’è vera fede senza l’intelletto. E non c’è neppure piena comprensione del mondo senza fede in un Creatore.