Tu sei qui

La metafora del Libro della Natura: una selezione di pagine di Bonaventura

Bonaventura da Bagnoregio
1274

brani scelti da alcune opere di Bonaventura da Bagnoregio

  

Poiché il mondo in conseguenza del peccato è diventato un libro indecifrabile, l’incarnazione, che è rivelazione, costituisce il commento che torna a rendere possibile la decifrazione. Così come Cristo occupa il centro nella realtà trinitaria di Dio, egli costituisce pure la congiunzione fra Dio e creazione. Da questo risulta la sua funzione rivelatrice nell’incarnarsi e nel libro della creazione: su di lui fa perno il cammino verso il ripristino di tutte le cose, affinché ilmondo sia anche salvato dalla Parola e cui deve l’esistenza.

Sermo I in III Dom. Adv

   

La ragione, poi, per intendere le cose predette è questa: poiché, nel rendersi conoscibile a noi attraverso la Scrittura e attraverso il creato, il primo principio si manifesta per mezzo del libro del creato come principio effettivo, per mezzo del libro della Scrittura come principio riparativo; e poiché il principio riparativo non può essere conosciuto, se non si conosce anche l’effettivo, di conseguenza la sacra Scrittura, sebbene tratti principalmente delle opere della riparazione, deve trattare nondimeno dell’opera della creazione, in quanto conduce alla conoscenza del primo principio efficiente e riparante; e dunque la conoscenza stessa è sublime e salutare: sublime, perché è conoscenza del principio effettivo, che è Dio creatore; salutare, perché è conoscenza del principio riparativo, che è Cristo salvatore e mediatore.

Breviloquium, Pars II, ch. 5 

   

Il primo principio fece questo mondo sensibile per manifestare se stesso, cioè perché per suo mezzo, come per mezzo di uno specchio e di un vestigio, l’uomo fosse ricondotto ad amare e a lodare Dio creatore. e conformemente a questo, vi è un duplice libro, ovvero l’uno scritto interiormente, che è l’eterna arte e sapienza di Dio; e l’altro scritto esteriormente, ovvero il mondo sensibile. Pertanto, poiché c’era una creatura che aveva il senso interno per la conoscenza del libro interiore, come l’Angelo; e un’altra che aveva tutto il senso rivolto completamente all’esterno, come un qualunque animale bruto; perché l’universo fosse perfetto dovette essere fatta una creatura che fosse fornita di questo duplice senso per la conoscenza del libro scritto interiormente ed esteriormente, cioè della Sapienza e della sua opera. E poiché Cristo l’eterna Sapienza e la sua opera sono compresenti in una sola persona, Egli è chiamato libro scritto dentro e fuori per la redenzione del mondo.

Breviloquium, Pars II, ch. 11    

  

Il primo libro contiene un vestigio (creature irrazionali) o addirittura un’immagine (creature razionali) del mistero trinitario. Il secondo libro, quello della Scrittura, si è reso necessario a motivo del peccato dell’uomo. La sua testimonianza della SS. Trinità è implicita nell’Antico Testamento ed esplicita nel Nuovo. Il libro della vita è in sostanza la conoscenza derivante dalla vita della grazia, che può essere anch’essa di due gradi diversi, ovvero nello stato viatoris e nella visione beatifica in patria.

Quaestiones disputatae de Mysterio Trinitatis, q. I, a. 2, conclusio.