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La metafora del Libro della Natura: una selezione di pagine di Bonaventura

Bonaventura da Bagnoregio
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brani scelti da alcune opere di Bonaventura da Bagnoregio

   

La ragione, poi, per intendere le cose predette è questa: poiché, nel rendersi conoscibile a noi attraverso la Scrittura e attraverso il creato, il primo principio si manifesta per mezzo del libro del creato come principio effettivo, per mezzo del libro della Scrittura come principio riparativo; e poiché il principio riparativo non può essere conosciuto, se non si conosce anche l’effettivo, di conseguenza la sacra Scrittura, sebbene tratti principalmente delle opere della riparazione, deve trattare nondimeno dell’opera della creazione, in quanto conduce alla conoscenza del primo principio efficiente e riparante; e dunque la conoscenza stessa è sublime e salutare: sublime, perché è conoscenza del principio effettivo, che è Dio creatore; salutare, perché è conoscenza del principio riparativo, che è Cristo salvatore e mediatore.

Breviloquium, Pars II, ch. 5 

      

Il primo principio fece questo mondo sensibile per manifestare se stesso, cioè perché per suo mezzo, come per mezzo di uno specchio e di un vestigio, l’uomo fosse ricondotto ad amare e a lodare Dio creatore. e conformemente a questo, vi è un duplice libro, ovvero l’uno scritto interiormente, che è l’eterna arte e sapienza di Dio; e l’altro scritto esteriormente, ovvero il mondo sensibile. Pertanto, poiché c’era una creatura che aveva il senso interno per la conoscenza del libro interiore, come l’Angelo; e un’altra che aveva tutto il senso rivolto completamente all’esterno, come un qualunque animale bruto; perché l’universo fosse perfetto dovette essere fatta una creatura che fosse fornita di questo duplice senso per la conoscenza del libro scritto interiormente ed esteriormente, cioè della Sapienza e della sua opera. E poiché Cristo l’eterna Sapienza e la sua opera sono compresenti in una sola persona, Egli è chiamato libro scritto dentro e fuori per la redenzione del mondo.

Breviloquium, Pars II, ch. 11    

      

 Da quanto detto, poi, si può concludere che il mondo creato è come un libro, in cui la Trinità creatrice riluce, è rappresentata ed è letta secondo un triplice grado  di espressione, cioè a modo di vestigio, d’immagine e di similitudine: così che la relazione di vestigio si trova in tutte le creature; la relazione di immagine solo in quelle intellettuali; la relazione di similitudine solo in quelle deiformi; da questi modi di espressine l’intelletto umano per natura ascende gradualmente, come per i diversi gradini di una scala, fino al sommo principio che è Dio.

Breviloquium, Pars II, ch. 12

    

14. Sia la ragione sia la fede conducono alla considerazione di questi splendori esemplari. ma vi è anche un ulteriore triplice aiuto per raggiungere le ragioni esemplari; ed è l’aiuto della creatura sensibile, l’aiuto della creatura spirituale, e l’aiuto della Scrittura sacramentale, che contiene i misteri. Riguardo al mondo sensibile, tutto il mondo è ombra, via, vestigio; ed è il libro scritto di fuori. Infatti in ogni creatura rifulge l’esemplare divino; ma rifulge permisto alla tenebra; ed è come una certa opacità mista alla luminosità. Inoltre tutto il mondo è anche una via che conduce nell’esemplare. Come tu puoi osservare che un raggio di luce che entra attraverso una finestra viene diversamente colorato a seconda dei diversi colori delle diverse parti; così il raggio divino rifulge in modo diverso nelle singole creature e nelle diverse proprietà. È detto nella Sapienza: Nelle sue vie si manifesta [Sap 6,16]. Ancora, il mondo è vestigio della sapienza di Dio. Onde la creatura non è che un certo simulacro della sapienza di Dio, e quasi una certa scultura. E da tutto questo il mondo risulta come un libro scritto al di fuori.

15. Quando, dunque, l’anima mira queste cose, le sembra che si dovrebbe passare dall’ombra alla luce, dalla via alla meta, dal vestigio alla verità, dal libro alla vera scienza che è in Dio. Leggere questo libro è possibile solo agli uomini di altissima contemplazione; ma non è possibile ai filosofi naturali, che conoscono solo la natura delle cose; ma non la riconoscono come vestigio.

Collationes in Hexaemeron, XII, 14-15

     

È certo che l’uomo non decaduto aveva cognizione delle cose create, e, mediante la loro rappresentazione si portava in Dio per lodarlo, venerarlo, amarlo. Per questo sono appunto le creature, e pertanto così si riconducono in Dio. Ma l’uomo, decadendo a causa del peccato, perdette questa cognizione e non vi era più chi riconducesse le cose in Dio. Onde questo libro, cioè il mondo, era come morto e cancellato. Si rese pertanto necessario un altro libro, mediante il quale il libro del mondo fosse illuminato, e che accogliesse le metafore delle cose. Ora la Scrittura è proprio questo libro che pone le similitudini, le proprietà e le metafore delle cose, scritte nel libro del mondo. Pertanto, il libro della Scrittura è restauratore di tutto il mondo, per conoscere, lodare e amare Dio.

Collationes in Hexaemeron, XIII, 12