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Il contributo della filosofia e delle altre discipline alla conoscenza di Dio

Clemente di Alessandria
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Stromati, Libro VI, cap. 11

A chi gli chiedeva per quale motivo conoscere le cause del movimento del sole e degli astri, oppure perché studiare i teoremi geometrici o la dialettica, Clemente risponde citando la Sacra Scrittura, secondo la quale la sapienza umana, che si giova di tutte queste discipline, aiuta ad elevarsi alla sapienza divina.

90. Bisogna dunque occuparsi della musica per arricchire e ordinare l'animo. Del resto anche nei banchetti usiamo fare brindisi l'uno per l'altro cantando e suonando: così facciamo l'incantesimo alla nostra concupiscenza e glorifichiamo Dio per l'inesauribile dono di tutto ciò di cui l'umanità fruisce, poiché ci è perpetuamente fornito il nutrimento per la crescit a sia del corpo sia dell'anima. Deve però essere ripudiata quella musica inutile che snerva le anime dandole in preda ad una varietà di emozioni, ora lugubri, ora impudiche e libidinose, ora di delirio e follia.

Lo stesso discorso vale per l'astronomia. Con lo studio dei fenomeni celesti e intorno alla forma dell'universo, alla conversione del cielo, al movimento degli astri, essa avvicina l'anima alla Potenza creatrice ed insegna ad aver vivo il senso del ciclo stagionale, del mutamento del clima, del sorgere degli astri. Anche l'arte della navigazione e l'agricoltura beneficiano largamente dell'utilità che da essa deriva, come della geometria l'architettura e la scienza delle costruzioni. E quella disciplina rende l'anima quanto mai capace di ragionamento deduttivo, atta a distinguere il vero, a smascherare il falso, a scoprire corrispondenze e rapporti, tanto da rintracciare ciò che vi è di simile in cose dissimili; ci induce inoltre a trovare una lunghezza senza larghezza, una superficie senza profondità, un punto senza parti: insomma ci fa trascendere dal mondo sensibile all'intelligibile.

91. Tutte le discipline sono dunque un aiuto della filosofia; la filosofia stessa è un aiuto a comprendere la verità. Ecco una veste: prima era lana greggia; fu poi cardata e divenne filo per il tessuto, e ordito; poi fu tessuta. Così l'anima va preparata prima e variamente lavorata, se deve essere condotta alla perfezione. Poiché della verità una parte è “gnostica”, un'altra volta al fare, però deriva dall'aspetto teoretico ed ha bisogno di esercizio, addestramento molto e pratica. A sua volta anche della contemplazione un aspetto è rivolto verso il prossimo, un altro verso se stesso, onde anche l'educazione deve essere impostata in modo che sia adeguata ad entrambi. Ora chi ha appreso sufficientemente le linee comprensive delle nozioni conducenti alla “gnosi” può restarsene in tranquilla pace per il futuro, dirigendo le azioni secondo la contemplazione; per quanto poi riguarda il profitto del prossimo, poiché alcuni si dedicano allo scrivere, altri si preparano a tramandare oralmente il Logos, riesce utile la cultura in genere e in particolare è necessaria la lettura delle Scritture del Signore per la dimostrazione di quanto si viene dicendo, soprattutto se gli ascoltatori provengono dalla cultura greca.

92. Questa è la chiesa che descrive David: «Stette la regina alla tua destra, in veste trapunta d'oro, ricinta di ornamenti variopinti», quelli greci e altri superflui, «ricinta in manti d'oro, variopinti» [ Sal 44 [45], 9-10 e 14]. «La verità è attraverso il Signore» [ Gv 1, 17]. Poiché, dice [la Scrittura], «chi avrebbe conosciuto il tuo consiglio, se Tu non avessi dato sapienza e non avessi inviato il tuo santo Spirito da luoghi eccelsi? Così furono raddrizzati i sentieri di coloro che stanno sulla terra e gli uomini furono ammaestrati nelle cose che a Te piacciono e per la sapienza furono salvi ». E difatti è lo “gnostico” che, dice ancora la Scrittura, «conosce il passato e congettura il futuro; conosce complicazioni di discorsi e soluzioni di enigmi; presagisce segni e portenti, esiti di eventi e di tempi» [ Sap 9, 1 7-18 e 8,8] come già dicemmo.

94. Vedi che la fonte delle cognizioni emana dalla sapienza? Ma c'è chi ribatte: a che pro conoscere le cause di come, ad es., si muovono il sole e gli altri astri, o aver studiato i teoremi geometrici o la dialettica o le altre discipline singole? Per insegnare ciò che è necessario tutto questo non giova nulla; la filosofia greca è [frutto di] intelligenza umana, infatti non è insegnata dalla verità. A costoro bisogna rispondere:

1) Anzitutto essi sbagliano nelle cose più importanti che ci siano, vale a dire nella libertà di scelta intellettuale. Poiché, dice [la Scrittura], «coloro che santamente osservano le sante leggi saranno riconosciuti santi e coloro che ne saranno ammaestrati troveranno lì la loro difesa» [Sap 6,10]. E solo lo “gnostico”, come è logico, compirà santamente quello che si deve compiere, come ha appreso secondo l'insegnamento del Signore, pur ricevuto per mezzo di uomini. Ascoltiamo ancora: «Nella sua mano», cioè nella sua potenza e sapienza, «siamo noi e i nostri pensieri e ogni saggezza e scienza di professioni», «poiché Dio non ama se non colui che coabita con la sapienza» [ Sap 7,16 e 28].

2) In secondo luogo quelli non hanno letto le sentenze di Salomone. Trattando della costruzione della nave dice apertamente: «Sapienza d'artigiano l'ha costruita, ma è la tua provvidenza, o Padre, che la pilota» [ Sap 14, 2-3]. E come può non essere assurdo valutare la filosofia da meno dell'arte di fabbricare e di quella di costruire navi? Forse il Signore stesso, quando saziò con i due pesci e i cinque pani d' orzo quella gran folla seduta sull'erba davanti al lago di Tiberiade, voleva alludere alla preliminare istruzione di Greci e Giudei che precede il divino grano,il cibo coltivato secondo la legge: infatti l'orzo viene a maturazione più rapidamente del grano, nella stagione estiva. I pesci invece, distribuiti per più abbondante sostentamento alla folla ancora giacente sull'erba, significavano la filosofia greca, generata e diffusa fra le onde della vita pagana. Pur non in gran quantità, come gli avanzi dei pani, essi furono ugualmente partecipi della [parola di] benedizione del Signore, ed ebbero infuso lo spirito della risurrezione della divinità tramite la potenza del Logos. Se poi ami la pedanteria, intenderai che uno dei due pesci indica tutto l'arco delle discipline, l'altro quella stessa filosofia che le trascende: corrispondenti entrambe rispettivamente al Logos del Signore. «Una frotta di muti pesci guizzava chiassosa» dice da qualche parte un poeta tragico [Soph., fr. 695]. «Ed io devo diminuire, deve crescere» [cfr. Gv 3, 30] invece ormai solo il Logos del Signore, nel quale si compie la legge: lo ha detto il profeta Giovanni.

95. Devi ormai capire il mistero della verità, perdonandomi se esito a procedere oltre nella mia trattazione e mi arresto a proclamare questo soltanto: «Tutto fu fatto per opera sua, e senza di Lui nulla fu fatto» [ Gv 1, 3]. Davvero Egli è detto «pietra angolare» «sulla quale l'intero edificio in armonica costruzione s'innalza, per formare il tempio santo di Dio», come dice il divino apostolo [ Ef 2, 20-21]. Taccio ora della parabola evangelica che dice: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha gettato la rete in mare e tra la quantità dei pesci catturati fa la scelta del migliori» [cfr. Mt 13, 47- 48]. Per verità anche le quattro virtù sono predicate dalla nostra sapienza in tal modo, che persino di esse la fonte risulta derivata ai Greci dagli Ebrei. Lo si può comprendere da questo versetto: «Se uno ama la giustizia, il frutto delle sofferenze per essa sostenute sono le virtù: essa insegna temperanza e prudenza, giustizia e fortezza, di cui nulla v'è di più utile per gli uomini nella vita» [Sap 8, 7]. I Greci avrebbero dovuto sapere anche che siamo nati per la virtù, non però nel senso di possederla dalla nascita, ma abbiamo i mezzi adatti per conquistarcela.

da Stromati, Libro VI, cap. 11, tr. it. a cura di Giovanni Pini, Edizioni Paoline, Milano 1985, pp. 720-725.