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Scienza e religione

Albert Einstein
1939

da Opere Scelte

Durante l'ultimo secolo, e parte del precedente, fu convinzione generale che esistesse un insanabile contrasto fra conoscenza e fede. Nelle menti più evolute prevalse l'opinione che fosse tempo che la fede fosse progressivamente sostituita dalla conoscenza; una fede non fondata sulla conoscenza era superstizione, e in quanta tale doveva essere combattuta. Secondo questa concezione, l’unico compito dell'educazione era quello eli aprire la via al pensiero e alla conoscenza, e la scuola, in quanta organo principale dell'azione educativa, doveva servire unicamente a questo scopo.

Probabilmente sarà difficile trovare, se pur lo si trovi, il punta eli vista razionalistico espresso in una forma tanto semplicistica, giacche di una tale formulazione ogni persona avvertita vedrebbe subito la unilateralità. Ma è bene porre una tesi in maniera rigida e disadorna, se si vuole chiarire il proprio pensi ero riguardo alia sua natura.

È vera che le convinzioni possono essere meglio sostenute d all'esperienza e da chiare riflessioni. Su questa punto si deve essere incondizionatamente d'accordo con i razionalisti più radicali. Il punto debole di questa concezione, tuttavia, sta nel fatto che le convinzioni necessarie e determinanti per il nostro comportamento e per i nostri giudizi non si formano semplicemente seguendo questa via rigidamente scientifica.

Il metodo scientifico, infatti, non ci può insegnare nulla oltre al modo in cui i fatti sono collegati e si condizionano tra loro. L'aspirazione a una tale conoscenza oggettiva è una delle più elevate di cui l'uomo sia capace, e certo non mi sospetterete di voler sminuire le conquiste e gli sforzi eroici dell'uomo in questo campo. Eppure è ugualmente chiaro che la conoscenza di ciò che è non apre direttamente la porta alla conoscenza di ciò che dovrebbe essere. Si può avere la conoscenza più chiara e più completa di ciò che è, e tuttavia non riuscire a dedurne quale dovrebbe essere la meta delle aspirazioni umane. La conoscenza ci fornisce strumenti validi per il conseguimento di certe mete, ma il fine ultimo e il desiderio di raggiungerlo devono nascere da un 'altra fonte. Si deve quindi riconoscere che la nostra esistenza e le nostre attività acquistano significato in esclusiva dipendenza dalla determinazione di una tale meta e dai valori che le sono collegati. La conoscenza della verità è di per sé meravigliosa, ma la sua capacità di guida è così modesta che essa non può fornire giustificazione e valore neppure alla stessa aspirazione alla conoscenza della verità. Ci troviamo qui di fronte, così, ai limiti della concezione puramente razionale della nostra esistenza.

Non si deve pero supporre che il pensiero non possa avere alcuna funzione nella formazione del fine e dei giudizi etici. Quando ci si rende conto che per il raggiungimento di un certo fine sarebbero utili certi mezzi, i mezzi stessi diventano per ciò stesso un fine. L'intelligenza ci chiarisce la relazione esistente fra mezzi e fini. Ma il semplice pensiero non può darci il significato dei fini ultimi. Chiarire questi fini e questi valori fondamentali nel quadro della vita emotiva dell’individuo, questa mi sembra sia proprio la funzione più importante che la religione deve svolgere nella vita sociale dell'uomo. E se ci si domanda di dove derivi la validità di tali fini fondamentali, dato che questi non possono essere stabiliti e giustificati semplicemente dalla ragione, si può rispondere soltanto così: essi esistono in una società sana come potenti tradizioni, che agiscono sul comportamento e le aspirazioni e i giudizi degli individui; essi esistono, cioè, come un germe vivo, senza che sia necessario trovare la giustifica zione della loro esistenza. Essi nascono non da una dimostrazione: ma da una rivelazione, grazie alla mediazione di forti personalità. Si deve tentare non di giustificarli, ma piuttosto di sentirne la natura con semplicità e con chiarezza.

I principi più alti che stanno alla base delle nostre aspirazioni e dei nostri giudizi ci son o indicati dalla tradizione religiosa ebraica e cristiana. Si tratta di una meta molto alta che con le nostre deboli forze, possiamo raggiungere solo molto imperfettamente, ma che fornisce un sicuro fondamento alle nostre aspirazioni e alle nostre valutazioni. Se si dovesse spogliare questa meta della sua forma religiosa e considerarla semplicemente da un punto di vista umano, si potrebbe forse enunciarla in questo modo: lo sviluppo libero e responsabile dell'individuo, i n modo tale che egli possa porre liberamente e felicemente al servizio dell’umanità tutte le sue facoltà.

Non vi è posto in questa concezione per la divinizzazione di una nazione o di una classe senza prendere in considerazione quella dell’individuo. Non stiamo forse tutti figli gli di uno stesso padre, come si dice nel linguaggio religioso? In realtà, neppure la divinizzazione dell’umanità, considerata come totalità astratta, è presente nello spirito di questo ideale. Soltanto all'individuo viene assegnata un 'anima. E l'alto destino dell'individuo è quello di servire piuttosto che di comandare o di imporsi in una qualsiasi altra maniera.

Se si guarda alla sostanza invece che alla forma , allora si possono considerare queste parole anche come l'espressione della fondamentale concezione democratica. Il vero democratico non può adorare la propria nazione come non lo può l'uomo religioso, nel senso che abbiamo indicato.

Qual è allora, in questo quadro, la funzione dell'educazione e della scuola? Aiutare i giovani a crescere in uno spirito tale che questi principi siano per loro come l'aria che respirano. L'insegnamento da solo non può conseguire tale risulta to.

Se si tengono ben chiari in mente questi alti principi , e li si paragona alla vita e allo spirito dei nostri tempi, appare evidente che l'umanità civile si trova oggi in grave pericolo. Negli Stati totalitari sono i governanti stessi che lottano per distruggere questo spirito di umanità. Nelle regioni meno minacciate sono il nazionalismo e l'intolleranza, come pure l'oppressione dei singoli individui mediante strumenti economici, che minacciano di soffocare queste preziosissime tradizioni.

La consapevolezza, tuttavia, di quanta grande sia il pericolo va crescendo fra gli uomini di pensiero, e vi e una diffusa ricerca dei mezzi con i quali fronteggiarlo, nel campo della politica nazionale e internazionale, della legislazione e dell'organizzazione in generale. Tali sforzi sono senza dubbio necessari. Eppure gli antichi sapevano qualche cosa che, pare, noi abbiamo dimenticato. Tutti i mezzi finiscono per essere strumenti inerti, se non hanno dietro di sé uno spirito vitale. Se, invece, il desiderio di conseguire la meta è vivo e potente in noi, allora non ci mancherà la forza per trovare i mezzi atti a raggiungerla e a tradurla in atto.

  

A. Einstein, Opere scelte, Bollati Boringheieri, Torino 1988, pp.637-640