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Introduzione al cristianesimo

Joseph Ratzinger
traduzione di Edoardo Martinelli
Queriniana, Brescia 2003
pp. 367
ISBN:
9788839903051

Indice : Saggio introduttivo alla nuova edizione “Introduzione al cristianesimo, ieri oggi e domani” – Introduzione: Io credo... Amen. – I. È ancora possibile credere nel mondo attuale? – II. La configurazione ecclesiale della fede. – Parte Prima: Dio. I. Questioni preliminari concernente il tema “Dio”. – II. La fede in Dio prospettataci dalla Bibbia. – III. Il Dio della fede e il Dio dei filosofi. – IV. A che punto siamo con la credenza in Dio. – V. La fede nel Dio uno e trino. – Parte Seconda: Gesù Cristo. I. Io credo in Gesù Cristo, suo unigenito Figlio, nostro Signore. II. Lo sviluppo della professione di fede in Cristo negli articoli cristologici della fede. Parte Terza: Lo Spirito e la Chiesa. I. L'intrinseca unità degli ultimi articoli del Credo. II. Due problemi di fondo sollevati dall'articolo concernente lo Spirito e la Chiesa.

«Se oggi dovessi riscrivere l'Introduzione al cristianesimo, non potrei non includervi tutte le esperienze degli ultimi trent'anni e, di conseguenza, non potrei non affrontare con maggiore vigore rispetto al passato anche gli interrogativi interreligiosi. Credo, tuttavia, di non aver sbagliato l'orientamento di fondo ponendo al centro della discussione la questione di Dio e la questione di Cristo [...]. L'orientamento di fondo era a mio avviso corretto. Di qui il mio coraggio oggi di porre ancora una volta il libro nelle mani del lettore» (p. XV). Queste parole di Joseph Ratzinger trovano eco nella enorme diffusione avuta da questo saggio, che giunge alla sua dodicesima edizione in poco più di trent'anni. Il volume, che si propone come un'esposizione teologicamente commentata del Simbolo della fede, nasce dalle lezioni tenute dall'autore nel semestre estivo del 1967 all'Università di Tübingen, indirizzate agli studenti di tutte le Facoltà di quell'Ateneo. La personalità dell'A., la lucidità della sua speculazione e la capacità di catturare l'uditorio, riconosciutagli anche da interlocutori di diversa estrazione culturale o confessionale, farebbero pensare a ragione che se Ratzinger non fosse stato negli ultimi vent'anni a Roma, come principale collaboratore del Pontificato di Giovanni Paolo II, la sua attività universitaria lo avrebbe facilmente condotto a svolgere un ruolo analogo a quello svolto da un Karl Adam o da un Romano Guardini, le cui lezioni ebbero ampia risonanza fra gli studenti delle più diverse discipline, e ben al di là delle rispettive Facoltà di Teologia.

Quali sono i motivi che spingono a segnalare quest'opera in un Portale dedicato ai rapporti fra teologia e pensiero scientifico? Il principale di essi è che si tratta di un'esposizione della fede svolta nel contesto della razionalità scientifica, come dettato dall'ambiente universitario a cui l'A. si rivolgeva. Tale particolarità non è espressa tanto dal fatto che l'A. citi con frequenza gli scienziati, accanto ai filosofi, ma piuttosto nel rigore e nella costante attenzione alla ragione con cui le idee vengono proposte e sviluppate. Lo stile di quest'opera fa sì che l'esposizione del Credo che essa contiene sia particolarmente adatta ad un pubblico intellettuale, abituato al ragionamento rigoroso, e dunque anche all'uomo di scienza.

La presente dodicesima edizione si apre con un nuovo saggio introduttivo, che Ratzinger firma nell'aprile del 2000. La trattazione dell'opera è divisa nelle tre parti che costituiscono, sequenzialmente, il Credo della fede. Una prima parte dedicata alla riflessione su Dio, alla sua Unità e Trinità, una seconda parte dedicata al mistero di Gesù Cristo, ed una terza, la più breve, avente per oggetto lo Spirito Santo e la Chiesa. Una lunga Introduzione, distesa sulla falsariga della prima ed ultima parola del Simbolo della fede, “credo” e “amen”, riflette sul significato della fede, di cui si sottolinea la dimensione conoscitiva ma anche il travaglio esistenziale che essa comporta, la sua caratteristica di itinerario che attinge alla Verità e, al tempo stesso, resta sempre incompiuto, anche nello spirito credente. Ci sia consentito di insistere sull'importanza di questa Introduzione, che offre un conciso trattato sulla fede redatto sullo sfondo del passaggio dall'epoca medievale alla modernità, attento a coglierne collegamenti e reciproche implicazioni con il sorgere del pensiero scientifico. «Insomma, cos'è questa fede? Ora possiamo rispondere così: è la forma, non riducibile a scienza e incommensurabile ai suoi parametri, assunta dall'uomo nel complesso della realtà; è l'interpretazione senza la quale l'intero uomo rimarrebbe campato in aria; è l'atteggiamento che precede il calcolo e l'azione dell'uomo, senza il quale egli in definitiva non potrebbe né calcolare né agire, perché tutto ciò egli è in grado di farlo unicamente nell'ambito d'un senso capace di sostentarlo. L'uomo in effetti non vive del solo pane del fattibile, ma vive invece dauomo , e, proprio nella configurazione più tipica della sua umanità, vive di parola, di amore, di senso della realtà» (p. 40).

La Prima Parte è quella in maggiore dialogo con il pensiero filosofico. Ripercorrendo l'origine della fede di Israele e la comprensione di tale fede sullo sfondo del pensiero extrabiblico, l'A. non teme di presentare il credo ebraico-cristiano come una opzione per il Logos nel confronti del Mito. Al di là della discussione contemporanea circa il rapporto fra queste due categorie, che l'analisi storico-ermeneutica contemporanea ha rivelato ricca di inaspettate sfumature, l'intento di Ratzinger è comunque chiaro: il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, è anche il Dio dei filosofi, è un Dio che si muove verso le esigenze della ragione e si allontana dal politeismo. Non è però un Dio disincarnato, ma nella sua originale rivelazione si presenta con i caratteri di un essere personale, capace di assumere un preciso significato esistenziale per l'uomo, senza ricadere per questo nell'inganno dei miti, avvezzi a farsi carico delle domande vitali dell'essere umano, ma incapaci di soddisfare le esigenze razionali del suo spirito. «Il cristianesimo — commenta l'A. in proposito alla novità del monoteismo ebraico-cristiano sullo sfondo del politeismo greco — non adora nessuno degli dèi che pregate voi, ma venera invece quell'Unico e solo che voi non pregate: quell'Altissimo di cui parlano anche i vostri filosofi. Così facendo, la chiesa primitiva buttava decisamente nella spazzatura l'intero cosmo delle antiche religioni, considerandole un ammasso di imbrogli e di belle ma inconsistenti favole, e spiegando la sua propria fede così: quando noi parliamo di Dio, non intendiamo e non veneriamo nulla di tutto questo; adoriamo invece unicamente l'Essere stesso, quello che i filosofi hanno intravisto come il fondamento di ogni essere, come il Dio imperante su tutte le potenze: solo questo è il nostro Dio» (pp. 99-100)

L'opzione per il Logos, non è opzione per la matematica o per la geometria, per una razionalità disincantata, perché questo Logos è Spirito e libertà, uno Spirito che mantiene le distanze non solo — come ovvio — dal materialismo, ma anche dall'idealismo, perché il cristianesimo professa il valore del particolare sul totale, del concreto sull'universale, e se accede all'universale lo fa attraverso il concretum di un Dio capace di rivolgersi alla sua creatura, fino a diventare uomo per noi. Nella trattazione dell'A., la rivelazione del mistero del Dio uno e trino viene presentata con le sue caratteristiche di novità e di eccedenza rispetto alle categorie della ragione, senza però rinunciare a gettare ponti verso la ragione stessa. Il lettore non si sorprenderà, allora, di trovare riferimenti a Bohr e al dualismo onda-corpuscolo per mostrare come l'intelligenza cerchi modelli per comporre concetti complementari in modo non contraddittorio, o ad Heisenberg e al rapporto fra oggetto e soggetto nella misura quantistica, per mostrare che l'oggetto della fede non è mai colto in modo impersonale e distaccato, ma richiede necessariamente il coinvolgimento del soggetto.

Esaminando gli articoli del Credo relativi all'essere e alla missione di Gesù Cristo, la Seconda Parte del volume affronta la pretesa del cristianesimo di auto-proporsi come la religione dell'Uomo-Dio. L'A. entra nel merito del rapporto fra il Gesù della storia e il Cristo della fede, ripercorrendo le tappe che condussero all'introduzione di questa distinzione, con Bultmann, e fornendo le risposte per un suo superamento, peraltro già avviato nella teologia delle ultime decadi. In modo analogo, si risponde alle obiezioni di ellenizzazione del messaggio evangelico, in dialogo critico con von Harnack. La fede non è mai vista dall'A. in opposizione dialettica alla storia, ma è essa stessa un veicolo di trasmissione di contenuti attraverso la storia. La riflessione teologica sul mistero di Cristo ha dato origine a due importanti prospettive, la “teologia dell'incarnazione” e la “teologia della croce”, che hanno ricevuto maggiore attenzione, rispettivamente, la prima in ambito cattolico e la seconda in quello protestante. Ratzinger ne mette in luce la reciproca irriducibilità, non come termini contraddittori, ma come poli che danno origine ad una fruttuosa tensione, per i quali non occorre cercare alcuna sintesi, bensì lasciare che siano entrambi a definire, nel loro rapporto reciproco, l'armonico cristiano. In questa parte del volume, il lettore troverà un interessante excursus sulle “strutture delle cristianesimo”, principi individuanti l'identità cristiana e quasi l'“essenza” del cristianesimo. Fra questi si annovera la significativa “legge di sovrabbondanza”, «la vera base e la genuina forma della storia della salvezza, la quale in ultima analisi non è altro che il fatto, davvero tale da mozzare il fiato, per cui Iddio, con un atto d'indicibile auto-prodigalità, non solo ha profuso un intero universo, ma addirittura se stesso, pur di condurre alla salvezza quel granello di polvere che è l'uomo [...]. L'intelletto del gretto calcolatore troverà per forza eternamente assurdo che per l'uomo si debba sprecare Dio stesso» (pp. 210-211). In queste medesime pagine, Ratzinger presenta anche alcuni spunti del pensiero di Teilhard de Chardin (cfr. pp. 187-193), mostrandone, con sapiente equilibrio, le potenzialità per una rilettura cosmica del rapporto fra antropologia e cristologia.

La professione della fede in Cristo negli articoli cristologici del Simbolo viene sviluppata dall'A. non trascurando il confronto con il contesto dei miti del pensiero greco e della religiosità umana in generale, fatto allo scopo di cogliere l'originalità del messaggio cristiano, e fornendo al lettore risposte importanti su come fondare la specificità e la credibilità di tale messaggio. Si apprezza in modo particolare l'esposizione del senso del sacrificio redentore della croce, con la quale l'A. intende superare il tradizionale schema anselmiano del sacrificio vicario che placa la giustizia divina, mostrandone invece le caratteristiche di rivelazione dell'amore di Dio, di immedesimazione nella condizione umana, nonché le esigenze intrinseche al senso stesso della giustizia (in continuità con la nota riflessione del Platone dellaPoliteia ), che non può non finire crocifissa se vuole essere coerente fino in fondo con sé stessa.

La Terza ed ultima Parte del libro presenta la fede nello Spirito Santo e, in continuità con essa, quella nella Chiesa, di cui Ratzinger, commenta brevemente le note caratteristiche di santità, unità e cattolicità, facendolo con lo stile navigato di chi ben conosce i rapporti fra cattolici e protestanti e le domande che scaturiscono all'interno della stessa cattolicità. «Una cosa è chiara: la chiesa non va pensata partendo dalla sua organizzazione, ma è invece l'organizzazione che va concepita partendo dalla chiesa. Tuttavia resta al contempo assodato che, per la chiesa visibile, l'altrettanto visibile unità rappresenta qualcosa di ben più alto della mera “organizzazione”» (p. 286). L'ultimo articolo del Credo, quello relativo alla resurrezione della carne, viene infine affrontato anch'esso alla luce delle domande della ragione circa l'immortalità essenziale dell'uomo e la natura del corpo rinato dalla resurrezione.

L' Introduzione al cristianesimo rappresenta un esempio assai ben riuscito di un'esposizione della fede, rispettosa delle esigenze della ragione; un volume che ogni intellettuale leggerà con profitto, e che non esitiamo a consigliare di avere “sul proprio scaffale”.

Giuseppe Tanzella-Nitti