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Dalle creature al Creatore: l’appello estetico manifestato dalla disposizione delle cose

Ugo di san Vittore
1096-1141

De tribus diebus, cap. IV

All’inizio della sua opera De tribus diebus, Ugo di s. Vittore sviluppa un breve trattato di teologia naturale, sostenendo che le creature mostrano un rimando al loro Creatore mediante il loro appello estetico, che si riconosce in quattro modi: nella posizione, nel movimento, nell’aspetto e nella qualità. Riportiamo un brano che si riferisce alla discussione del primo modo, quello della bellezza manifestata nella disposizione delle cose. Lo stile di Ugo di s. Vittore precorre quello delle argomentazioni che si svilupperanno in epoca moderna, nell’apologetica del Seicento e del Settecento, e paiono in qualche modo esserne stata una delle fonti di ispirazione.

IV Sebbene in molti e vari modi la bellezza delle creature risulti perfettamente realizzata, tuttavia principalmente in quattro di essi consiste la loro bellezza, cioè nella posizione, nel movimento, nell'aspetto e nella qualità. E se una persona fosse in grado di osservarli profondamente, scoprirebbe in essi la mirabile luce della sapienza divina. Potessi io essere capace di considerarli così finemente e di descriverli con tanta competenza, così come mi è possibile ardentemente amarli! Mi procura gioia infatti trattare frequentemente di queste cose, poiché è molto dolce e piacevole: in questo modo infatti è possibile perfezionare con la ragione anche la sensibilità, ed insieme si allieta lo spirito e si suscitano sentimenti sempre più fervidi. Così avviene che rimaniamo stupiti ed esclamiamo pieni di meraviglia con il salmista: « Quanto sono grandi le tue opere, Signore! Hai fatto ogni cosa con sapienza » ( Sal 103,24).

E ancora: « Mi hai allietato con le tue creature ed esulto guardando l'opera delle tue mani. Quanto sono magnifiche le tue opere, Signore! E come sono troppo profondi i tuoi pensieri! L'insipiente non capisce e lo stolto non intende queste cose » ( Sal 91,5-6).

Tutto questo mondo sensibile è infatti come un libro scritto dalle mani di Dio, cioè creato dalla potenza divina, e le singole creature sono come figure, non inventate dall'arbitrio dell'uomo, ma istituite dalla volontà di Dio per manifestare ed indicare la sua invisibile sapienza. Ma come un analfabeta, quando vede un libro aperto, scorge i segni, ma non capisce il senso, così lo stolto e «l'uomo animale » che « non capisce le cose divine » ( 1Cor 2,14) in queste creature visibili vede l'aspetto esteriore, ma non ne capisce interiormente il significato. Colui che è spirituale, invece, ed è capace di valutare tutte le cose, mentre considera all'esterno la bellezza dell'opera, interiormente comprende quanto mirabile sia la sapienza del Creatore. Perciò non vi è nessuno a cui le opere di Dio non appaiano mirabili, ma mentre l'insipiente ammira in esse soltanto l'aspetto esteriore, il sapiente invece da ciò che vede all'esterno scorge il profondo pensiero della sapienza divina. Così di una ed identica scrittura può avvenire che una persona ne lodi il colore e la forma delle figure, un'altra invece ne apprezzi il senso ed il significato.

È bene dunque contemplare ed ammirare assiduamente le opere divine, ma da parte di coloro che sanno volgere ad un fine spirituale la bellezza delle realtà corporee. Infatti proprio per questo motivo la Sacra Scrittura ci invita così insistentemente a considerare le mirabili realtà create da Dio, affinché, per mezzo delle cose che vediamo nel mondo esterno, possiamo giungere nel nostro intimo alla conoscenza della verità. Perciò il salmista ricorda come una cosa grande d'aver già fatto questo, e si ripromette di compiere ancora questa stessa azione, perché dice così: « Io mi ricordo i tempi antichi, ripenso a tutte le opere tue e rifletterò sulle tue azioni » ( Sal 142,5). Per questo motivo, a riguardo di certe persone che ignorano il loro Creatore e rivolgono agli idoli l'adorazione dovuta a Dio, in Isaia si dice ancora così: « Chi ha misurato nel cavo della mano le acque e ha calcolato la distesa dei cieli con la spanna? Chi sostenne con tre dita la mole della terra e pesò con la bilancia i monti e le colline? Egli sta seduto sopra la volta della terra e i suoi abitanti appaiono come cavallette. Egli stende i cieli come un velo leggero, li spiega come una tenda » (Is 40,12 e 22). Ed il salmista rimproverando in un certo passo di nuovo gli adoratori degli idoli dice: « Tutti gli dei delle genti sono demoni; ma il Signore Iddio ha creato i cieli » ( Sal 95,5). Ora, per quale ragione ritenete che così spesso siano nominate le opere di Dio, per provare la vera divinità, e che si affermi: « È proprio il Signore che ha creato i cieli », se non per il motivo che le creature indicano all'uomo il Creatore?

Consideriamo anche noi quanto siano grandi le meraviglie di Dio e attraverso la bellezza delle cose create cerchiamo quella bellezza che è la più bella di tutte le cose belle: così mirabile ed inesprimibile; che nessuna bellezza transitoria, anche se autentica, le può essere confrontata. Poiché precedentemente abbiamo affermato che ogni bellezza delle realtà visibili consta di quattro elementi, esaminiamoli ora in breve uno ad uno per ordine, e vediamo come in essi appaia e risplenda l'invisibile sapienza di Dio. Comprendo bene che sarà sempre insufficiente ed inadeguato tutto quello che ci sarà possibile dire; tuttavia non è conveniente che noi passiamo del tutto sotto silenzio proprio quelle cose riguardo alle quali dovremmo esprimerci, se ci fosse dato, con la massima convenienza.

Abbiamo indicato quattro elementi della bellezza visibile: la posizione, il movimento, l'aspetto e la qualità. Esaminiamo ora anzitutto il primo. La posizione si può osservare riguardo alla composizione e all'ordine, cioè nella composizione e nella disposizione. La composizione deve avere due proprietà: l'attitudine e la stabilità, vale a dire che le realtà le quali entrano nella composizione si congiungano in modo adatto ed appropriato, ed una volta composte restino connesse in modo saldo: ottima infatti è tale composizione. L'attitudine si può considerare nella quantità e nella qualità. Nella quantità, che non siano composte insieme, in modo privo di proporzione, cose sottili ed esili a grandi e grosse; nella qualità, che ciò non avvenga tra cose eccessivamente umide ed asciutte, calde e fredde, leggere e pesanti, e così dicendo. Guarda ora se alla bellezza delle opere divine manchi alcuna di queste condizioni; e se avrai visto che non vi manca nulla, avrai già in questo un motivo di ammirazione. Così, prima di tutto, se avrai osservato l'insieme di tutto l'universo, scoprirai cori quanta mirabile razionalità e sapienza sia stata realizzata perfettamente la composizione di tutte le cose, come sia adatta, proporzionata, armoniosa, compiuta in tutte le sue parti: non solo si accordano le realtà simili, ma anche quelle che in virtù della potenza divina sono venute all'essere con caratteristiche diverse e contrastanti convergono per la disposizione della divina sapienza in una certa amicizia e coesione. Che cosa vi è di più contrastante dell'acqua e del fuoco? Eppure la saggezza divina li ha così armonizzati nell'insieme della natura, che non solo non sciolgono vicendevolmente il vincolo comune della loro unione, ma anzi forniscono il nutrimento vitale a tutte le cose che hanno origine, affinché esse possano sussistere. Che potrò dire della struttura del corpo umano, nella quale i collegamenti di tutte le membra mantengono così grande concordia vicendevole, che non si può trovare alcuna parte, la cui funzione non appaia di sostegno alle altre membra? In questo modo tutta la natura si armonizza, ed in modo mirabile la concordia di molteplici cose dissimili, ricondotte ad un unico fine, produce una sola bellezza musicale nel complesso.

È dunque adatta e conveniente la composizione di tutte le cose, ma chi non vede come anche è salda? Chi non ammira? Ecco i cieli, che racchiudono ogni cosa nel loro ambito circolare, come appaiono saldi e, quasi fusi nel bronzo, stanno distesi in alto tutt'intorno. La terra, invece, rimane sempre immobile nel mezzo, bilanciata nel suo peso, in modo che da una parte la saldezza dei cieli, dall'altra la stabilità della terra stringano e tengano unite tutte le altre cose che girano nello spazio intermedio, e non infrangano l'armonia dell'universo, espandendosi fuori dai limiti stabiliti.

Ecco come le correnti d'acqua diffuse all'interno nelle viscere della terra, ed all'esterno fluenti per diversi canali in diversi luoghi, all'interno la conglutinano, perché non si dissolva fendendosi, ed all'esterno la irrigano, affinché non si screpoli per l'aridità. Ecco come nella struttura del corpo umano i legami dei nervi stringono le giunture delle ossa, e mentre il midollo è diffuso dentro le cavità delle ossa, i canali delle vene portano il sangue vitale in tutto il corpo; inoltre la protezione della cute avvolge la parte tenera della carne, affinché la durezza delle ossa sostenga dal di dentro il corpo e la protezione della pelle lo custodisca, riparandolo all'esterno. Chi potrà spiegare la durezza delle pietre, la solidità dei metalli, la nodosità delle querce, la tenacia del glutine e tante altre innumerevoli cose? Da tutto ciò risulta chiaro quanto siano saldi i legami delle varie realtà, poiché tutte le singole cose create difendono con grande sforzo la propria natura e il proprio essere, e nello stesso tempo tutte le cose non possono assolutamente essere disgiunte dalla concorde associazione che le unisce.

I tre giorni dell'invisibile luce. L'unione del corpo e dello spirito ,Intr., trad. e note a cura di Vincenzo Liccaro, Sansoni, Firenze 1974, pp. 55-65.