Il postino

(Italia 1994, col, 113’) regia di Michael Radford con la collaborazione di Massimo Troisi, con M. Troisi, P. Noiret, M.G. Cucinotta, L. Moretti, R. Scarpa, A. Bonaiuto, M. Rigillo.

 

Estate 1952: postino ausiliario provvisorio in un’isola del golfo di Napoli, Mario Ruoppolo (Troisi) si trova ad avere come unica persona da servire il poeta Pablo Neruda (Noiret), lì in esilio. Tra i due crescerà poco a poco una forte amicizia che permetterà a Mario di conoscere la forza della poesia e la fede politica.

(Da Il Mereghetti. Dizionario dei film 2011, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2010)

Una delle chiavi di lettura del film, l’ultimo girato da Massimo Troisi, è rappresentata dallo stupore provato dal protagonista Mario nel suo rapido percorso di formazione accanto al poeta Pablo Neruda. Stupore nei confronti della Storia, che incrocia la sua limitata esperienza biografica: il postino apprende dal cinegiornale la notizia dell’arrivo del grande poeta, esiliato in Italia per motivi politici, e presto si ritrova accanto al celebre letterato, apparentemente tanto lontano dalla sua vita. Il confronto tra il piano pubblico del personaggio e il piano privato della persona che egli impara a conoscere provoca una prima esperienza di meraviglia. A questa segue la scoperta del linguaggio poetico, altra fonte di stupore: per quanto ingenuo e scarsamente alfabetizzato, il postino impara a conoscere e apprezzare la forza delle “metafore”. E saranno proprio le “metafore” di Mario (ma in verità di Neruda) a sedurre la giovane Beatrice (Maria Grazia Cucinotta): nell’incontro con la ragazza il protagonista viene sorpreso dalla bellezza dell’innamoramento e dalla gioia di essere corrisposto. Infine, l’amicizia con Neruda fa sì che Mario apra gli occhi sulla meraviglia che lo circonda, la natura incontaminata dell’isola di cui alla fine del film egli registra i suoni con un dittafono appartenuto all’amico poeta, ormai lontano.