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La conoscenza naturale di Dio secondo il Libro della Sapienza

Agostino di Ippona
430 ca.

Discorso 68, Sermo MAI 126

Agostino offre un commento al noto passo del cap. 13 del Libro della Sapienza, biasimando coloro che, indagando sul cosmo, non furono in grado di trovare Colui dal quale tutto è stato creato. In questa pagina agostiniana viene riproposta la metafora del Libro della Natura, come libro adeguatamente espressivo per coloro che lo sanno ben leggere.

4. Quelli che attraverso le creature non conobbero il Creatore sono denunciati come colpevoli dal libro della Sapienza ove si dice: Presero per dei, governatori del mondo, la volta stellata del cielo, il sole, la luna [Sap 13, 2]. Di questi inoltre è detto che, sebbene siano preferibili a coloro che adorarono gli idoli, e reputarono dei le opere degli uomini e non quelle di Dio, tuttavia sono biasimati anch'essi tanto che si dice: neppure questi si devono perdonare [Sap 13, 8]. Sicuramente infatti a paragone di coloro che ritengono per dei le opere degli uomini, sono certo migliori quelli che credono dei le opere di Dio. Un idolo infatti è opera d'un artigiano, il sole invece è stato creato da Dio; a paragone di chi crede essere Dio l'opera d'un artigiano, è migliore chi crede Dio un'opera di Dio. Considerate tuttavia come sono dichiarati colpevoli anch'essi e come sono biasimati. D'altra parte nemmeno costoro sono degni di perdono – si dice –; se infatti furono capaci di possedere tanta scienza da rendersi conto dell'universo, come mai non trovarono più facilmente il Signore di esso? [Sap 13, 9]. Sono biasimati di aver speso il loro tempo, le loro occupazioni e le loro discussioni nello scrutare e in certo qual modo misurare il creato: indagarono il moto degli astri, la distanza tra le varie stelle, il percorso dei corpi celesti; in tal modo occupandosi di studi siffatti arrivarono a una tale conoscenza scientifica da predire le eclissi del sole e della luna, e quando le predicevano queste avvenivano nel giorno e nell'ora predetta, nella misura e nel punto dello spazio da loro preannunciati. Grande abilità! Grande capacità! Ma quando si accinsero a cercar di conoscere il Creatore, che stava non lontano da loro, non riuscirono a trovarlo; se lo avessero trovato, lo avrebbero avuto in se stessi. Rassomigliano a chi, entrato in questo edificio, si mettesse a contar le colonne, a misurare quanti cubiti è lungo, a calcolare l'altezza del tetto, la larghezza del pavimento, lo spessore delle pareti, e di tutte queste misurazioni ti riferisse il numero che tu ignorassi: tu però sapresti tuttavia da chi è stato costruito l'edificio, mentre egli non lo saprebbe e, troppo disorientato riguardo alla realtà, non penserebbe che questo edificio possa essere stato innalzato da un uomo, ma riterrebbe che queste colonne, questo tetto, queste pareti siano venute su da sé, per forza e natura propria, senza l'opera d'un artefice. Oppure attribuirebbe a qualche parte di quest'edificio tanta potenza da fargli pensare che tutte le altre parti siano state costruite da quella parte; supponiamo che tu gli dicessi: «Quest'edificio è stato edificato da un uomo», ed egli ti chiedesse: «Quale uomo? quando mai un uomo ha potuto costruire questo edificio? Tu vedi questo alto tetto? Ebbene è stato proprio esso a costruire tutte queste strutture che tu vedi sotto di esso!». Costui ti apparirebbe, non dico insensato, ma pazzo. E che cosa gli gioverebbe di calcolarti la misura di tutte le colonne e le parti di tutto l'edificio, e ti dicesse ciò che tu non sapessi? Se tu fossi una persona fornita d'una scienza migliore, sapresti chi è l'artefice di quest'edificio, poiché è più importante sapere che lo ha costruito un uomo, ch'è stato costruito secondo una disposizione razionale, da una mente fornita di ragione, che questa costruzione è stata realizzata secondo un piano che l'ha preceduta, anziché sapere di quanti cubiti sia una colonna o quante siano le colonne o quanto largo, il pavimento o il tetto.

5. Credo che la Carità vostra sappia distinguere queste specie di conoscenza. Poiché la conoscenza di qualcosa d'importante non sta nel fatto di sapere che l'edificio è stato costruito da un uomo, se lo si attribuisce proprio al corpo di un uomo. Saprai una cosa importante se saprai ch'è stata costruita con un disegno, da una mente razionale nella quale l'edificio stesso esisteva prima che fosse visto dagli occhi. Prima infatti è stato fatto il disegno e poi è seguita l'esecuzione. È preceduto ciò che non avresti potuto vedere, affinché esistesse ciò che potessi vedere. Ora dunque vedi l'edificio, lodi il disegno: consideri ciò che vedi, lodi ciò che non vedi, e questo è perché ciò che non vedi è più importante di ciò che vedi. Con tutta ragione dunque e a titolo del tutto giusto sono biasimati coloro che poterono indagare i moti regolari degli astri, gli intervalli dei tempi, conoscere e predire le eclissi dei corpi celesti: a giusto titolo sono biasimati, poiché non trovarono Colui dal quale queste cose sono state create e sottoposte a un ordine, poiché trascurarono di cercarlo. Tu invece non ti preoccupare molto se ignori il corso degli astri e i rapporti matematici dei corpi celesti e terrestri; guarda la bellezza del mondo e loda il disegno del Creatore; guarda ciò che ha fatto, ama Colui che l'ha fatto. Soprattutto tieni bene a mente questo avvertimento: ama colui che l'ha fatto, poiché ha fatto a sua immagine anche te stesso in modo che tu lo possa amare. Che c'è dunque di strano se a siffatti sapienti occupati nello studio delle creature, i quali per negligenza non vollero ricercarlo e non furono in grado di trovarlo, sono state nascoste le cose di cui Cristo ha detto: Hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti ? [Mt 11, 25]. Più sorprendente è ciò che sentirete, che cioè sono stati biasimati anche i sapienti e gli intelligenti che han potuto conoscerlo. L'ira di Dio – è detto – si manifesta dal cielo contro ogni atto di empietà e malvagità di quegli individui che, con la loro malvagità, soffocano la verità [Rm 1, 18]. Domandi forse quale verità soffocano con la loro malvagità? Poiché ciò che si può conoscere di Dio è visibile in essi [Rm 1, 19]. In che modo è manifesto? Continua e dice: Dio infatti l'ha manifestato ad essi . Chiedi ancora di sapere in che modo lo manifestò loro, pur non avendo dato loro la Legge ? In che modo, allora?In effetti sin dalla creazione del mondo le sue proprietà invisibili possono vedersi con l'intelligenza attraverso le cose da lui create [Rm 1, 20]. In questo modo dunque lo ha manifestato, perché dopo la creazione del mondo le sue proprietà invisibili possono vedersi con l'intelletto attraverso ciò ch'egli ha creato.

6. Altri, per trovare Dio, leggono un libro. È un gran libro la stessa bellezza del creato: guarda, considera, leggi il mondo superiore e quello inferiore. Dio non ha tracciato con l'inchiostro lettere per mezzo delle quali tu lo potessi conoscere. Davanti ai tuoi occhi ha posto ciò ch'egli ha creato. Perché cerchi una voce più forte? Grida verso di te il cielo e la terra: «Io sono opera di Dio». Tu leggi ciò che ha scritto Mosè. Ma che cosa lesse lo stesso Mosè, uomo destinato a vivere solo per qualche tempo, perché poi lo scrivesse? Considera con spirito di fede il cielo e la terra. Ci sono stati dunque alcuni, non simili al servo di Dio Mosè, non simili a molti Profeti che contemplavano le cose create e le comprendevano con l'aiuto dello Spirito di Dio; lo Spirito da essi attinto con la fede, aspirato con la bocca del timor di Dio e che poi manifestano e comunicano con la bocca dell'uomo interiore, ma molto differenti da quegli altri; questi ultimi attraverso la creazione poterono giungere a capire il Creatore e, del creato fatto da Dio, dire: «Ecco ciò che ha creato, governa e conserva; lui, che le ha fatte, riempie con la sua presenza queste cose da lui create». Poterono dire così: infatti li ricorda l'apostolo Paolo negli Atti degli Apostoli ove, parlando di Dio, disse: In lui infatti noi viviamo, ci muoviamo ed esistiamo ; e, poiché parlava ad Atene, ove erano vissuti questi personaggi assai dotti, soggiunse: come hanno detto anche alcuni dei vostri [At 17, 28] [poeti]. Non è di poca importanza ciò che hanno detto, che cioè noi viviamo in Dio in lui ci muoviamo ed esistiamo . Come mai dunque dissimili? Perché biasimati? Di che cosa giustamente accusati? Ascolta le parole dell'Apostolo che avevo cominciato a citare: L'ira di Dio – dice – si manifesta dal cielo contro ogni atto di empietà , naturalmente di coloro che non ricevettero la Legge ; contro ogni atto d'empietà e di malvagità di quegl'individui, i quali con la loro malvagità soffocano la verità. Quale verità? Poiché ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in essi. Chi lo ha reso manifesto? Dio stesso lo ha manifestato loro . In qual modo lo ha manifestato? Da quando fu creato il mondo le proprietà invisibili di Dio, anche la sua eterna potenza e la sua natura divina possono vedersi con l'intelligenza attraverso le cose da lui create. Perché lo ha manifestato? Affinché gli uomini non abbiano alcun motivo di scusa . Se lo ha manifestato perché non abbiano alcun motivo di scusa, come mai sono dunque colpevoli? Perché, pur conoscendo Dio, non lo hanno glorificato come Dio . Che significa la tua affermazione: Non lo hanno glorificato come Dio ? Vuol dire che non gli hanno nemmeno reso grazie [Rm 1, 20-21]. Glorificare Dio è dunque ringraziare Dio. È proprio questo: che c'è infatti di peggio se, creato a immagine di Dio, sarai ingrato a Dio che hai conosciuto? Dar gloria a Dio significa insomma rendergli grazie. I fedeli sanno bene dove e quando si dice: Rendiamo grazie a Dio nostro Signore . Ma chi rende grazie al Signore se non chi ha il cuore in alto presso il Signore?

Discorso 68 (Sermo MAI 126, PLS 2,501-512), in “Opere di Sant'Agostino”, tr. it. di Luigi Carrozzi Città Nuova, Roma 1982, vol. XXX/1, pp. 365-369