Tu sei qui

La meraviglia di essere uomo

John C. Eccles, Daniel Robinson
Armando, Roma 1984
pp. 199
ISBN:
0045578

Questa raccolta di saggi, potenzialmente autonomi l’uno dall’altro, ha come filo conduttore il concetto espresso nel titolo. Si tratta, in effetti, di un’opera tutta dedicata alla messa in luce di quelle che sono le peculiarità costitutive della specie umana. Il punto di partenza, quasi il pretesto per intavolare un discorso del genere è rappresentato dalla discussione di alcune tematiche neuroscientifiche di interesse già durante il periodo di pubblicazione dell’opera (fine anni Ottanta del secolo scorso), ma ancora oggigiorno “sulla cresta dell’onda”. L’origine della vita, l’origine della coscienza, l’origine del ragionamento morale, il rapporto natura-cultura, il linguaggio, l’apprendimento, la memoria, l’intelligenza artificiale, il libero arbitrio, l’etica e la responsabilità morale. Le descrizioni del funzionamento cerebrale sono accessibili anche ai non specialisti. La contestualizzazione in una cornice evoluzionista darwiniana ci fornisce inoltre le necessarie “finestre spazio-temporali” per seguire la nascita e lo sviluppo nel tempo del nostro sistema nervoso centrale. Nel sottolineare il pericolo di frettolosi riduzionismi applicati all’uomo, gli autori compiono una critica efficace a quell’estremizzazione pericolosa – e storicamente molto dibattuta – dei principi neodarwiniani applicati alla cultura ed alla società umana, la sociobiologia. La critica colpisce anche i riduzionismi neuronali materialisti, che condividono con la sociobiologia la stessa pecca: quella di non essere in grado di render conto della complessità della natura umana, che non è esauribile al semplice livello biologico. L’alternativa presentata dagli autori è sostanzialmente quella già proposta in un’opera precedente di Popper e dello stesso Eccles (L’io e il suo cervello): dopo aver individuato i “tre mondi” abitati dall’uomo (mondo 1: oggetti e stati fisici; mondo 2: stati di coscienza oggettivi; mondo 3: conoscenza in senso oggettivo) si prospetta una visione dualista interazionista tra mentale e neuronale, visti come due entità separate ed interagenti, che si scambiano un flusso reciproco di informazioni. Si tratta però oggigiorno di una tesi problematica e difficilmente sfruttabile per un’indagine neuroscientifica, che non sembra in grado di prospettare un metodo di approccio sperimentale potenzialmente efficace. La messa in luce delle problematiche relative alla riduzione del mentale al neuronale è puntuale; tuttavia, lapars costruens proposta dagli autori risulta oggigiorno, alla luce degli avanzamenti della disciplina neurosicentifica, non applicabile alla scienza sperimentale. Questo libro è comunque evocativo nella descrizione della complessità multistratificata della natura umana; l’opera assume in molti tratti le sembianze di un testo di antropologia filosofica, che parte dall’orizzonte empirico-sperimentale-teoretico delle neuroscienze per narrare la personale visione degli autori.