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God and Design. The Teleological Argument and Modern Science

Neil A. Manson
Routledge, London 2003
pp. 376
ISBN:
0415263433

Una panoramica sulla dimensione teleologica della scienza è stata offerta in questo volume, che raccoglie saggi scritti da alcuni ricercatori come Paul Davies, Richard Swinburne e Peter Van Inwagen. Nell'Introduzione vengono anticipati gli argomenti complessivi, mentre nella prima parte, “General Considerations” (pp. 25-144), vengono evidenziati gli aspetti principali relativi alla possibile individuazione di un progetto divino nell'universo. Nella seconda parte, “Physical Cosmology” (pp. 145-208), l'attenzione è rivolta ai contenuti dell'astrofisica contemporanea collegati alla possibilità di un disegno nel cosmo. Come sottolinea Paul Davies, la fisica porta a riconsiderare «a re-emergence of the oldest of all philosophical and theological debates: the paradoxical conjunction of the eternal and the temporal» (p. 150). La maggior parte dei contributi di questa seconda parte riguarda l'aspetto del fine tuning (delicata sintonia) in questa sezione è William L. Craig che definisce «a sound and persuasive argument» (p. 175) la deduzione dell'esistenza di un progetto divino a partire dall'idea di un fine tuning dello stato iniziale dell'universo. Nella parte terza, “Multiple Universes” (pp. 209-274), vengono affrontate le implicazioni inerenti alle teorie che prevedono l'esistenza di più di un universo. In questo caso la problematica si connette con un aspetto molto discusso nella storia del pensiero. Basti pensare al dibattito, svoltosi nell'epoca medievale, concernente l'onnipotenza di Dio in opposizione alla credenza in un universo unico, finito e divino, tipica dell'impostazione aristotelica. Gli autori concordano nel riconoscere l'impossibilità di poter stabilire conclusioni certe in merito, anche se lo stato attuale della ricerca induce uno studioso come Martin Rees ad ammettere che «the answer may be yes» (p. 211).

Anche l'ammissione di un fine tuning dell'universo non porterebbe a nessuna assicurazione circa l'esistenza reale di più universi, come afferma Roger White: «the fact that our universe is fine-tuned gives us no further reason to suppose that there are universes other than ours» (p. 230). Il significato di un disegno universale, ricavato da argomenti provenienti dalle scienze biologiche viene trattato nella quarta parte, “Biology” (pp. 275-363). Anche per quanto riguarda la biologia occorre precisare che gli sviluppi recenti hanno aperto prospettive inaspettate fino a qualche decennio fa. In ogni caso, come per le discipline fisiche, oggi appare del tutto superata quella concezione che vedeva una distinzione irriducibile tra i contenuti della scienza e quelli religiosi. Un esempio è dato dal saggio di Peter Van Inwagen, “The Compatibility of Darwinism and Design” (pp. 348-363), secondo il quale non è fuorviante credere che l'esistenza di una biosfera risponda ad un progetto divino. Questo volume può essere considerato come una valida illustrazione degli aspetti principali di questo difficile aspetto della cultura contemporanea. La sua lettura, comunque, richiede una conoscenza basilare degli aspetti scientifici e teologici che rientrano all'interno di queste tematiche.

Alessandro Giostra