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Fede e cultura scientifica

Gualberto Gismondi
EDB, Bologna 1993
ISBN:
881020803X

Nell'ormai vasto panorama delle pubblicazioni sui rapporti fra teologia e scienze, si assiste abitualmente a due modi differenti di affrontare questa importante tematica. Il primo, di gran lunga il più diffuso, consiste nel sottolineare quasi esclusivamente l'aspetto epistemologico di tale rapporto, facendo l'inventario storico delle incomprensioni o delle supposte conflittualità; si cerca poi di mettere ordine nelle affermazioni dell'una e dell'altra disciplina, non senza una certa vena polemica, mostrando come il chiarimento dei termini e degli ambiti di indagine propri a ciascuna di esse è in grado di risolvere i problemi e le difficoltà che sorgono di volta in volta. Un secondo modo, meno frequente e più impegnativo, consiste invece nel proseguire oltre il necessario chiarimento epistemologico per accedere al tema dell'unità dell'esperienza intellettuale, cercando così di soddisfare quell'aspirazione verso l'unità del sapere che chiunque si accosti a queste problematiche avverte con particolare urgenza. Questa seconda modalità di approccio diventa specialmente importante quando il contesto non è più solo quello del confronto concettuale fra diverse discipline — come nel caso dei rapporti fra teologia e scienze — bensì quello dell'evangelizzazione — come nel caso, appunto, del rapporto fra annuncio della fede e cultura scientifica.

Il saggio offertoci da Gualberto Gismondi, teologo francescano con una lunga esperienza personale nel campo dell'evangelizzazione e dell'inculturazione, e professore nelle Università ecclesiastiche romane, si colloca certamente nel gruppo dei lavori che si propongono questo secondo e più impegnativo modo di affrontare la questione.

Il testo, di agile lettura e ben ordinato nelle sue parti, si distingue per la copiosa documentazione bibliografica e la accuratezza nella scelta delle fonti. Merito alquanto significativo in un campo come questo, dove cedere alla tentazione di un discorso generico, poggiato sui luoghi comuni di molti best-seller , resta sempre piuttosto forte. Il pubblico cui il libro si dirige è in fondo assai vasto. Dagli studenti dei corsi di teologia fondamentale o di filosofia della scienza, a professionisti impegnati nel campo della cultura scientifica con un certo interesse per la filosofia e per i mutamenti sociali, a professori di scuola secondaria. Questi ultimi possono trovarvi un utile sussidio didattico al momento di affrontare temi collegati con i rapporti fra cristianesimo e cultura odierna. Un lessico preparato alla fine del libro, assieme alla presenza di un certo numero di note a piede di pagina redatte con finalità didattiche, pare indicare la volontà di rivolgersi anche a questo tipo di pubblico.

Lo studio comincia con una analisi di tipo socio-culturale, in gran parte basata sui dati raccolti nella nota ricerca di Achille Ardigò e Franco Garelli Valori, Scienza e Trascendenza(Torino 1989), nella quale si cerca di presentare i caratteri ed anche i mutamenti della mentalità scientifica contemporanea, allo scopo di meglio comprendere quale sia il bagaglio intellettuale dell'interlocutore che il teologo, e più in generale il cristiano credente, incontra oggi nel terreno dell'evangelizzazione. Successivamente, il volume si occupa di esporre il panorama epistemologico delle scienze naturali, ove le importanti evoluzioni avute in questo secolo vengono discusse secondo un filo conduttore che ne pone in luce le aperture verso un'immagine della scienza sempre più consapevole di non possedere al suo interno la causa dei suoi stessi fondamenti, e comunque consapevole di dover accedere a livelli di intelligibilità superiori a quello costituito dal solo empirismo. Dall'analisi delle scienze naturali si passa quindi a discuterne i rapporti con le scienze umane, preparando così il terreno alla tesi principale del volume, cioè la difesa dell'attività scientifica come attività della persona umana , e perciò quale attività costitutivamente aperta alla richiesta di senso e all'esperienza religiosa. Viene quindi dedicata particolare attenzione all'esperienza scientifica come partecipazione alla percezione dell'Assoluto, mediante una certa esperienza dei fondamenti e del sacro, fattori che ribadiscono ancora il carattere personalista della ricerca scientifica. Il volume si conclude con un paio di capitoli dedicati al dialogo, nei quali si offrono, senza poterli però sviluppare, una serie di spunti che potrebbero favorire l'evangelizzazione della cultura scientifica nella situazione odierna.

Dei temi suscitati dal lavoro di Gismondi ce ne sono alcuni che vorremmo qui sottolineare, perché poco presenti nelle abituali trattazioni dei rapporti fra fede e scienza, mentre godono invece di una certa attenzione nel lavoro del nostro Autore.

In primo luogo il desiderio e la necessità, per comprendere la mentalità scientifica, di rivolgersi all'esperienza degli operatori scientifici e, solo in fase riflessa, alle conclusioni della filosofia della scienza. Questo aiuta ad evitare equivoci ed ha come effetto quello di fornire al teologo, o comunque alla persona interessata all'evangelizzazione di questo settore della cultura, un'immagine della scienza assai più realista di quanto a volte la filosofia pare volerci offrire. Stesso discorso vale per i rapporti fra scienza, divulgazione scientifica e tecnologia. Un ostacolo implicito al dialogo è costituito spesso proprio dal fatto che l'immagine dell'attività scientifica è ancora troppo affidata, nel tessuto sociale, a queste due ultime componenti.

In secondo luogo, risulta di grande interesse sottolineare ed incoraggiare, all'interno della cultura scientifica, le spinte presenti verso l'aspirazione ad una nuova unità del sapere. La separazione fra il mondo della propria esperienza scientifica e professionale e quello dei valori e dei significati viene avvertito dall'uomo di scienza riflessivo con un certo disagio e, per il cristiano credente, costituisce la premessa del fideismo. Quest'ultimo, può venir facilmente camuffato con un falso spiritualismo e con un desiderio di mal compresa trascendenza.

In terzo luogo, va segnalata l'attenzione dedicata all'esperienza scientifica come attività capace di puntare alla ricerca della verità e capace di giungere alla formulazione di domande che coinvolgono la sfera religiosa. Ribadire la capacità della scienza di segnalare la presenza di domande ultime in un terreno così universale e sotto gli occhi di tutti come quello della natura, si fa particolarmente importante in un momento filosofico-culturale come quello presente, segnato dalla post-modernità. La ricerca di un significato su basi oggettive ed universali viene infatti assai spesso negata in favore di un relativismo individualista, ove le uniche richieste di senso, ove ancora persistono, sono quelle che si esauriscono nell'esperienza mutevole della propria soggettività.

Ci permettiamo di aggiungere infine un paio di osservazioni. L'Autore pare associare la nuova immagine della scienza, ora più aperta alla trascendenza e al dialogo, principalmente al risultato di quell'opportuno chiarimento dovuto all'impiego dell'ermeneutica e della fenomenologia, realizzatosi specie nella seconda metà del nostro secolo; in conseguenza di ciò, egli pare affidare a queste due discipline filosofiche un ruolo principale nella guida del dialogo fra umanesimo e scienze e, quindi, fra religione e scienze. Siamo dell'avviso che, accanto ad esse, continui a svolgere un ruolo insostituibile anche la metafisica, non nel senso ristretto di ontologia, ma nel suo senso più proprio, come scienza dell'essere incondizionato, sempre suscettibile di aprirsi a livelli di comprensione più profonda e pertanto sempre adeguata a dialogare con quell'Assoluto che viene percepito nell'analisi del reale, proceda tale analisi dalle scienze o dalla filosofia. Una certa parte del chiarimento epistemologico dei rapporti fra scienze, filosofia e teologia, resterà in fondo sempre debitrice al pensiero metafisico, perché congruente con l'esercizio spontaneo della ragione scientifica. Un esempio di come tali diverse metodologie possano ben coesistere ci giunge dalle numerose riflessioni che Giovanni Paolo II ha diretto proprio al mondo della cultura e delle scienze, nelle quali, ad un intelligente impiego della fenomenologia, viene di sovente affiancato il meglio del pensiero classico. Gismondi vi accenna opportunamente, non avendo però lo spazio o forse l'intenzione di ospitare in modo più sistematico il contenuto di tale catechesi.

In definitiva, l'opera di Gismondi può essere riassunta affermando che la razionalità dell' homo sapiens non contraddice, ma, anzi, contiene al suo interno la condizione dell' homo religiosus , due elementi ugualmente caratteristici della nostra specie ed ambedue pienamente manifestativi della verità della natura della persona umana.