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La teologia dopo Darwin. Elementi per una teologia della creazione in una prospettiva evoluzionista

Jacques Arnould
Trad. di Pietro Crespi
Queriniana, Brescia 2000
pp. 381
ISBN:
883990770X

«La prospettiva teologica di quest'opera è innanzitutto quella della creazione; anche la riflessione sulla natura umana e sul peccato originale non ha abbandonato questo campo della teologia, affrontando questi temi "dal basso", vale a dire a partire dalle informazioni fornite dal discorso del paradigma attuale. Facendo questo, io non pretendo di aver esaurito le risorse della teologia della creazione» (p. 311).

È questa, in sintesi, l'impostazione de La teologia dopo Darwin , libro scritto dal teologo domenicano Jacques Arnould, co quale intende prendere le distanze dalla teologia naturale di impostazione classica alla luce delle nuove scoperte delle scienze naturali, per proporre un nuovo modo di pensare il rapporto Dio-creature, proprio a partire dal concetto ormai ampiamente accettato di evoluzione biologica.

Prosegue infatti l'autore «Che senso dare alla teologia del Cristo cosmico all'interno di una visione evoluzionistica della realtà?» — si chiede l'Autore — «quale posto offrire all'attività umana all'interno della realtà creata e di fronte all'attività creatrice di Dio? come conciliare l'apparente assurdità della realtà con la fede in un Dio creatore, e allo stesso tempo con la capacità delle scienze di afferrare razionalmente questa realtà?» (p. 331). Sono aspetti di quel confronto (non più "scontro") che avviene oggi tra fede e scienza, tra la visione religiosa del mondo e quella biologica, tra la speranza escatologica e la prospettiva della fine inevitabile di tutte le cose.

Per intraprendere questo cammino, secondo l'Autore bisognerebbe innanzitutto uscire dalla visione della creazione come un "giardino" in cui tutto è perfettamente fissato fin dall'inizio, come sostenuto dai tradizionali argomenti teleologici, secondo cui il mondo risulterebbe perfettamente ordinato da una "Mente" superiore. È bastato «un viaggio alle isole Galápagos effettuato durante gli anni Trenta del XIX secolo dal naturalista inglese Charles Darwin per mettere a soqquadro questo angolo paradisiaco» (p. 8).

Arnould dedica una estesa parte della sua opera ad esaminare il concetto di evoluzione soffermandosi soprattutto sulle accezioni storiche che tale idea è venuta assumendo lungo i secoli, fino ad arrivare al capitolo intitolato “La riabilitazione della contingenza”, contingenza che egli interpreta come una combinazione di determinismo e di caso, che contrasta con i concetti di "previsione" e di "predizione", per parlare invece di “spazio dei possibili”, uno spazio non statico, ma sottoposto al tempo, al divenire storico e perciò alla casualità. «Riabilitando la contingenza, la biologia moderna non si è quindi limitata a rivendicare con maggiore insistenza la preponderanza del caso in seno al mondo vivente e alla sua storia, a detrimento del progresso continuo, determinato, ordinato, come lo descrive abitualmente la tradizione cristiana» (p. 65), ma a riconoscere che spesso è «il dettaglio a fare la storia». Una posizione, questa, che riprende e nello stesso tempo supera le tesi di Teilhard de Chardin in quanto, se la fede ci dice che il mondo è orientato al punto “Omega”, cioè al pieno compimento nel Cristo, è altresì vero che questo processo storico è fatto di tragicità, comprende il caos, la sofferenza e la morte, riportandoci così al “principio di selezione naturale” di Darwin, in cui «la natura è soltanto “l'azione combinata e i risultati complessi di molte leggi naturali”; la selezione naturale non ha più di obiettivo prestabilito che di capriccio» (p. 71).

Nella seconda parte del libro: “La creazione del vivente”, l'Autore opera una netta distinzione tra “origine” e “inizio”. È ormai assodato, afferma, che l'uomo è incapace non solo di conoscere, ma anche di concepire il tempo compreso tra l'inizio dell'universo e la sua comparsa sulla Terra, per cui parlare di “inizio”, di “punto zero” (noto come “era di Planck”, il tempo inaccessibile alla conoscenza fisica, locato a 10-43 secondi prima del Big Bang) è una astrazione, un limite teorico inaccessibile. “L'idea di “origine”, invece, fa la sintesi tra quella di “originario” — ciò che è posto come il punto di partenza di un processo storico — e quella di “originale” — ciò che viene visto in se stesso, come immanenza e identità di sé: l'idea di origine non esclude quella di inizio, di un punto di partenza storico, ma si riferisce innanzitutto al principio fondatore dell'essere, alla causa di un determinato fenomeno (cfr. p. 113).

La ricerca dell'inizio è, per la teologia, di interesse secondario rispetto a quella riguardante l'origine. Alla lettura storica, e perciò parziale, dell'origine del mondo, la teologia preferisce quella della relazione le creature e Dio. L'Autore si sofferma sui diversi aspetti di questa “relazione” creaturale, ritornando sul concetto di “contingenza” e approdando a quello di “creatio continua” attraverso la “providentia Dei”, citando il teologo protestante Jürgen Moltmann e il gesuita Karl Rahner. «Parlare di autotrascendenza, secondo il teologo gesuita, precisa Arnould, equivale ad affermare che una realtà non diventa qualcosa di diverso, ma acquista una maggiore pienezza di essere: essa non diventa “altra cosa”, bensì “più”. (…) L'azione creatrice di Dio consiste nel rendere possibile l'autotrascendenza, nel conferire alla creatura il suo essere (…)» (p. 130).

Chiarito questo, è proprio sulla “contingenza”, secondo Arnould, che può essere impostato il confronto tra teologia e scienza, quella biologica in particolare, a partire dalla scoperta darwinana della selezione naturale: «Con il principio della selezione naturale appare dunque la ricerca del perché (…). Perché “questo” vivente e non un altro?» (p. 134). Domande che diventano cruciali quando riguardano l'uomo: cioè, quale significato si può dare al “diventare umani”? Scrive al riguardo il teologo domenicano: «[l'uomo] è proprio tanto meraviglioso da giustificare un prologo di parecchi miliardi di anni? all'interno della ricca diversità del vivente, dove fonda egli la propria singolarità?» (p. 224). Essa va cercata nel fatto, conclude l'Autore dopo aver dedicato parecchie pagine nel riportare il pensiero di diversi teologi, che l'uomo dimostra di poter collaborare con il Creatore nello sviluppo della creazione, nel portarla al punto “Omega” di cui si è detto.

L'Autore ritiene che tale prospettiva cambi il concetto stesso di "peccato originale" e quello del nostro primo padre Adamo. Che indicherebbe: l'immaturità della specie umana? il suo limite?, l'imperfezione congenita? Se questo coglie nel segno, allora il vero "peccato" in realtà non sarebbe quello “originale”, quanto piuttosto quello "attuale", quello cioè dell'odierna umanità che, pur cresciuta e maturata, soggiace ancora al "male": proprio perché diventata più responsabile, non dovrebbe continuare a mancare di impegno nella soluzione dei problemi presenti nel Creato. «Ispirati dalla teologia del processo o della dimensione culturale dell'evoluzione — commenta Arnould — molti pensano che l'umanità abbia ormai acquisito la capacità di dirigere la creazione. Questa, come ci insegna la scienza, non è sottomessa ad uno stretto determinismo, all'umanità e al suo agire dall'interno delle cose, fondandosi sulla libertà e sull'autodeterminazione. In questa prospettiva, l'evoluzione partecipatrice corrisponde alla partecipazione della creazione all'essere di Dio e la partecipazione di Dio alla vita della creazione. Non si tratta di un concetto né verificato né verificabile. Ma è di quelli che danno senso all'esistenza» (p.305). Quest'ultima affermazione consente di accedere al nucleo del pensiero conclusivo di Arnould: la libera scelta di fronte ad una realtà ove sono presenti sofferenza e morte: «Oggi il credente deve scegliere da se stesso e per se stesso, ma anche per tutto il resto della creazione [uno dei “perché” del suo essere al mondo e occuparci un posto privilegiato], tra il Regno di Dio e le tenebre del peccato» (p. 344). Si indica così un cammino di riconciliazione, tra le creature e il Creatore, tra la vita e la morte, riconciliazione già avvenuta in Cristo.

Paolo Leandri