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Ruggero Bacone, un passaggio nodale all’origine della scienza moderna

Luca Tampellini
Cantagalli, Siena 2004
pp. 145
ISBN:
8882721825

Indice:

PRESENTAZIONE ( Alberto Strumia )- PREFAZIONE - LA VITA E LE OPERE: 1.1 Ruggero Bacone tra Oxford e Parigi -1.2 L'Opus Maius- LA CONCEZIONE DEL SAPERE: 2.1 La matematica e le sue prerogative - 2.2 Le scienze naturali - 2.3 L'ottica - 2.4 Grammatica e logica - 2.5 Teologia - LA LUCE E I FENOMENI OTTICI: 3.1 Metafora del divino e modello epistemologico - 3.2 La teoria baconiana della “multiplicatio specierum” - 3.3 Le “species” e la teoria ilemorfica di Bacone - 3.4 Legge di rifrazione e principio di economia - 3.5 Legge di riflessione e legge del “cono minore” - 3.6 Applicazione delle leggi dell'ottica - 3.7 La “Perspectiva” e la matematizzazione - IL RUOLO DELL'ESPERIENZA: - 4.1 “Experientia” e “argumentum” - 4.2 La prima prerogativa della scienza sperimentale e la teoria dell'arcobaleno - 4.3 Seconda prerogativa - 4.4 Terza prerogativa - 4.5 Conclusioni sulla scienza sperimentale - BIBLIOGRAFIA

 

Il libro è uno studio sulla filosofia della natura di Ruggero Bacone. Questo frate francescano, eclettico pensatore, si rivela un personaggio di grande interesse nella storia della scienza e della filosofia medievale, figura emblematica di un'epoca in cui si assiste al consolidarsi di due distinte prospettive filosofiche: una di orientamento aristotelico, presso l'università di Parigi, con Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, e una linea prevalentemente platonica nello Studium di Oxford, con Roberto Grossatesta e lo stesso Bacone. Dopo aver studiato e insegnato diversi anni a Parigi, dove assimilò la filosofia di Aristotele, Bacone fece ritorno alla sua terra d'origine, stabilendosi ad Oxford, ove entrò in contatto con le idee di Roberto Grossatesta, che prospettavano una visione platonica del cosmo e una fisica basata sulla conoscenza delle strutture matematiche della natura e sulla pratica sperimentale . La cultura di Bacone è così ampia da meritargli l'appellativo di “doctor mirabilis”, il campo dei suoi interessi vastissimo: matematica, ottica, alchimia, studio delle lingue, filosofia morale, diritto, teologia. Non si tratta tuttavia di una erudizione tanto multiforme quanto caotica, ma del frutto di un lungo studio orientato da una precisa visione unitaria del sapere . Lunghi anni di ricerca trovano una sintesi nella sua opera più famosa, l' Opus Maius , scritto intorno al 1267 e inviato al pontefice Clemente IV, per esporgli le basi di unariforma sistematica di tutto il sapere , volta al rinnovamento culturale della civiltà cristiana. Nel redigere questo ambizioso programma Bacone è animato da una profonda convinzione della veridicità di quanto si attesta nel Secretum Secretorum , un testo pseudoaristotelico di carattere esoterico, che conobbe grande diffusione, in cui si narra di una antica sapienza, rivelata originariamente da Dio ai primi uomini, e in seguito andata perduta. Tale sapienza originale conteneva, secondo lui, molte notizie intorno ai mezzi tecnici per migliorare la vita umana , e che la civiltà cristiana è chiamata a recuperare. Le sue idee si presentano in aperta polemica con alcuni maestri dell'università di Parigi, in particolare con un “maestro innominato” che possiamo identificare, quasi certamente, con Alberto Magno, accusato di incompetenza, perché, tra l'altro, non assegnerebbe la dovuta importanza alla conoscenza della matematica.

Il presente studio analizza le idee di Bacone intorno alle due discipline che costituiscono i capisaldi del suo sistema delle scienze: la matematica , che egli considera “la porta e la chiave di tutte le scienze”, e la scienza sperimentale , chiamata “domina scientiarum”. Emergono, dalla lettura di questo pensatore medievale, interessanti analogie con quello che sarà il pensiero di alcuni protagonisti della rivoluzione scientifica, nel XVII secolo, in particolare per ciò che riguarda la concezione di un universo ordinato secondo le leggi della geometria euclidea , le quali forniscono anche il paradigma di ogni vera conoscenza.

Il primo capitolo offre una buona panoramica sulle vicende biografiche e sul lavoro intellettuale di Bacone, rintracciando gli autori, le letture, le scuole filosofiche che maggiormente hanno influenzato il suo pensiero, e trattando in maniera sintetica i contenuti dell'Opus Maius. Nel secondo capitolo si entra nello specifico, trattando della matematica e dei motivi per cui essa viene assunta a cardine di tutto il sapere. Ben otto prerogative Bacone attribuisce a questa disciplina, le quali dimostrano perché essa debba considerarsi “porta e chiave di tutte le scienze”, dice infatti il filosofo: “solo la matematica si mantiene per noi certa e verificata, per cui è attraverso di essa che occorre conoscere e comprovare ogni altra scienza”. La matematica, secondo Bacone, deve trovare applicazione nei più svariati campi del sapere: nelle scienze della natura innanzitutto, dove la ricerca delle cause dei fenomeni deve portare ad individuarne la struttura geometrica, nell'ottica, che fornisce il modello di tutti i meccanismi di causa-effetto, persino nella linguistica, dove determina le leggi della metrica, nella logica, ove definisce la natura delle categorie, e, infine, nell'interpretazione della Bibbia, ove contribuisce a chiarire tanti particolari del testo sacro, e fornisce utili esempi che aiutano a comprendere, per analogia, le verità soprannaturali.

Le leggi della geometria euclidea pervadono dunque il mondo sensibile, prendendo corpo nell' ottica , cui è dedicato il capitolo terzo: tale disciplina, nel pensiero di Bacone, acquista i caratteri di una vera e propria fisica matematizzata. Il capitolo si apre con una interessante excursus storico attraverso alcuni autori antichi e medievali, specie di orientamento platonico, i quali hanno visto, nei fenomeni luminosi descritti dall'ottica geometrica, una sorta di “matrice” comune di tutti i fenomeni naturali, spesso mettendo in relazione tali ipotesi con il significato mistico che molte tradizioni attribuiscono alla luce. Si descrivono quindi alcuni aspetti della scienza ottica, le leggi di riflessione e rifrazione, portando numerosi esempi tratti da pagine dell'Opus Maius. L'ultima parte è dedicata alla scienza sperimentale , aspetto a cui, nella storiografia, il nome di Ruggero Bacone è quasi sempre legato. Spesso la letteratura ricorda, ad esempio, l'utilità che Bacone assegnava alla scienza sperimentale, al fine di smascherare i trucchi di sedicenti maghi. Scopo di questo capitolo è chiarire che cosa Bacone intendesse davvero con la dizione “scientia experimentalis”, e quali applicazioni dei suoi principi egli sia riuscito in concreto a proporre. Anche qui l'analisi è arricchita da vari esempi, tratti dall'Opus Maius, che ci fanno conoscere anche alcune curiose credenze dell'epoca. Ampio spazio è dedicato alla sua celebre ricerca sulla natura dell'arcobaleno : essa, oltre a costituire un interessante esempio di applicazione del metodo induttivo, rappresenta anche, per la storia della scienza, un contributo originale del francescano alla conoscenza di questo spettacolare fenomeno ottico. Bacone fu probabilmente il primo a determinare, in un angolo di 42 gradi, la misura dell'altezza massima del sole oltre la quale l'arcobaleno non può apparire, e ad attribuire la formazione dell'iride alla rifrazione dei raggi solari. Dalle pagine di questo grande erudito emerge dunque una visione della scienza in cui «matematicismo ed empirismo non si trovano affatto in contraddizione. L'universo, secondo il nostro francescano, è una rete di forze, in ogni punto convergono e da ogni punto si diramano infiniti raggi che trasmettono gli influssi con cui ogni corpo è in collegamento con ogni altro, tali influssi si propagano seguendo le leggi della geometria ottica, quindi ogni fenomeno è descrivibile in termini matematici: tutto questo non è in contrasto con la necessità di ricorrere all'analisi empirica al fine di conoscere la natura, perché è proprio l'esperienza che ci permette di cogliere il reale nella sua matematicità» (p. 145).

Si tratta dunque di un personaggio rappresentativo di una scuola di pensiero che ha aperto la strada ad una concezione, e ad una pratica della scienza, di tipo empirico-matematico, come quella che poi si è concretamente sviluppata in epoca moderna. Per questo il libro è uno strumento particolarmente utile a chi vuole farsi un'idea della distanza che, fin dal XIII secolo, era già rintracciabile tra la concezione parigina e quella oxfordiana del sapere: la prima platonizzante, univoca e matematizzata; la seconda aristotelizzante, analoga e organizzata secondo scienze gerarchizzate da una ben precisa teoria dei fondamenti. Se allora Ruggero Bacone e Alberto Magno non poterono comprendersi, forse lo potrebbero meglio se vivessero ai nostri giorni, nei quali la via matematizzata sembra richiedere sempre più insistentemente un'attenzione ai suoi presupposti logici e ontologici, e la via filosofica esige di farsi maggiormente scientifica e formale, per non perdersi in un relativismo senza via d'uscita. Dunque questo studio non ha solamente un interesse storico orientato al passato, ma aiuta a comprendere meglio, nelle loro radici remote, anche le problematiche della scienza recente.

Alberto Strumia