Tu sei qui

Il mondo dentro il mondo

John D. Barrow
Adelphi, Milano 1991
ISBN:
9788845908736

La traduzione italiana dell'opera dello scienziato inglese John Barrow ( The World within the World , Oxford University Press, Oxford 1989) ci viene offerta dall'editrice Adelphi nella collana «Biblioteca scientifica», meritevole di aver ospitato interessanti lavori di carattere interdisciplinare. L'autore, professore di astronomia all'Università del Sussex (UK), è noto non solo per i suoi lavori di cosmologia, ma anche per le frequenti riflessioni filosofiche sui risultati della scienza (fra le quali ricordiamo, in traduzione in lingua italiana, Dall'io al cosmo. Arte, scienza, filosofia , R. Cortina, Milano 2000, I numeri dell'universo. Le costanti di natura e la teoria del tutto , Mondadori, Milano 2003, e soprattutto Il Principio Antropico (1986), Adelphi, Milano 2002).

Il mondo dentro il mondo non è un libro di filosofia della natura o di filosofia della scienza, ma la sua lettura può risultare utile al filosofo della natura e della scienza. Ne è motivo il fatto che l'opera non vuole offrire una sua «visione del mondo» — cosa alla quale siamo stati spesso abituati dalle volenterose, ma anche frettolose analisi di non pochi scienziati — ma piuttosto ordinare le diverse visioni filosofiche del mondo che soggiacciono a molte formulazioni scientifiche.

La questione centrale di tutta l'opera, sviluppata attorno ad un itinerario storico-concettuale in 7 densi capitoli, è quale sia lo statuto ontologico ed epistemologico delle leggi di natura : «Davvero esistono “lì fuori” leggi di natura che stanno in attesa di essere scoperte, indipendenti dal nostro modo di pensare, o esse rappresentano soltanto la descrizione più conveniente di ciò che abbiamo visto? [...] Forse esse, e anche l'universo che da esse sembra regolato, sono del tutto creazioni della nostra mente: un'illusione che scompare appena cessiamo di pensarci. Ma allora, che cosa accadrebbe, se non ci fossero osservatori nell'universo?» (p. 20). L'analisi di Barrow non dà una risposta a questa domanda, ma a nostro avviso questo non è un limite del libro, bensì uno dei suoi motivi di interesse. Che la riflessione sui fenomeni fisici di maggior valenza interdisciplinare — dalla meccanica quantistica alla cosmologia, dalla fisica degli stati iniziali dell'universo alla termodinamica di non equilibrio —, se operata con le uniche risorse del metodo scientifico, non sia adeguata per rispondere esaurientemente ad una domanda che resta essenzialmente filosofica, non sorprende. Ciò che ci sorprende favorevolmente è vedere come il realismo critico adottato dall'autore, pur attraverso incertezze ed analisi filosofiche talvolta ingenue, sia sufficiente a fornirgli gli strumenti concettuali per segnalare l'incongruenza e lo scarso rigore epistemologico impliciti nella presentazione di molti risultati scientifici.

All'inizio del suo percorso, l'A. adotta come ipotesi di lavoro quella di un «atteggiamento realista verso gli oggetti ma non rispetto alle teorie. [...] Esse possono rappresentare solo un'approssimazione della realtà, ma di una realtà che è indipendente dalla nostra mente. Noi elaboriamo teorie per giungere a modelli della realtà che siano realistici; inoltre, speriamo che essi convergano verso un'approssimazione sempre migliore della realtà, e mettiamo continuamente a confronto ciò che può essere osservato nel mondo con ciò che i modelli prevedono, per avere la conferma che tale convergenza si stia effettivamente realizzando» (p. 39). Egli riconosce con M. Polanyi che i presupposti metafisici della scienza sono precondizioni trascendentali del pensiero metodologico che lo scienziato utilizza inconsapevolmente per fare scienza grazie ad essi, ma non su di essi (cfr. p. 46).

Barrow sottolinea la fecondità di una tale visione per la scienza, valutando il ruolo positivo di tutte quelle correnti di pensiero — cristianesimo compreso — che hanno contribuito a mettere in risalto l'intelligibilità del mondo. Allo stesso tempo egli incontra lungo la sua analisi alcuni elementi — uno implicito nella sua trattazione, i restanti esplicitamente citati — responsabili di mettere in questione l'atteggiamento realista. Il primo riguarda la natura preconcetta dell'idea di un Legislatore garante delle leggi di natura, che, seppur abbia storicamente favorito il clima filosofico-culturale necessario allo sviluppo del sapere scientifico, ne avrebbe costituito anche un limite, legando la scelta a favore dell'oggettività delle leggi naturali ad una opzione di tipo religioso-teleologico. Gli altri elementi riguardano l'impossibilità di affrontare lo studio della meccanica quantistica, dei fenomeni caotici e degli stati iniziali dell'universo, all'interno di un quadro determinista, abituale in altri campi della scienza. Questi elementi offrono l'immagine di una scienza aperta, capace di suscitare dall'interno del suo metodo domande ultime, ma consapevole della necessità di strumenti filosofici adeguati per poterle formalizzare correttamente.

Restiamo con la convinzione che Barrow, in buona compagnia con parecchi altri scienziati contemporanei, sia in definitiva più realista di quanto egli stesso pensi. Lo dimostra il fatto che nelle pagine di quest'opera vi sono interessanti tentativi di chiarimento epistemologico. Vi troviamo una critica all'idealismo come approccio possibile per la ricerca (p. 36); un deciso giudizio negativo dell'interpretazione di Copenaghen della meccanica quantistica, evidenziando l'ambiguità del concetto di misura adottato dai discepoli di Bohr (p. 196); un'analisi dell'insufficienza epistemologica di quelle teorie cosmologiche che intendono esaurire dall'interno delle loro formulazioni fisico-matematiche la giustificazione di tutto il reale (p. 261 e pp. 458-459); una puntuale segnalazione di quei paradigmi filosofici, e comunque extra-scientifici, che l'astrofisica e la cosmologia utilizzano quale base implicita per concettualizzare l'universo come un tutto (pp. 279-297); e perfino una interpretazione dell'evoluzionismo darwiniano in chiave realista, ove non sono il caso e la selezione a regolare l'adattabilità all'ambiente, ma l'esistenza di leggi naturali stabili (p. 118).

Riteniamo che gli stessi elementi di perplessità prima menzionati, se analizzati con categorie filosofiche più profonde di quelle utilizzate dall'A., non paiono avere un valore apodittico nel dibattito sulle leggi di natura. L'incapacità dell'A. di separare l'opzione per un legislatore dall'opzione per l'oggettività e la razionalità del mondo dipende — a nostro avviso — dall'assenza, nella sua trattazione, di una esplicita distinzione metafisica fra leggi scientifiche leggi naturali (cfr. pp. 39, 42, 58, 87). Se l'aver vincolato l'idea di un legislatore alle prime poté divenire nella storia della scienza fonte di problemi metodologici, non accadde altrettanto quando la si è vincolata alle seconde, come mostrerebbe facilmente una prospettiva metafisico-realista quale quella adottata, ad esempio, da Tommaso d'Aquino e riproposta in epoche più recenti da Gilson. In tale prospettiva, le leggi naturali sono legate alla causalità formale immanente alla natura metafisica degli enti, e se esse cadono anche sotto l'analisi della causalità finale, lo fanno attraverso la specificità formale della propria natura, che Tommaso fonderà sull'atto di essere e, pertanto, sulla relazione creatura-Creatore.

Una ulteriore fonte di chiarezza deriverebbe da una migliore discussione del rapporto fra necessità e determinismo, che Barrow lascia piuttosto in ombra. L'incapacità di sostenere un determinismo ad oltranza in molti ambiti della fisica contemporanea, non elimina il carattere di necessità delle leggi naturali : leggi di natura filosoficamente necessarie possono essere matematicamente non deterministiche. L'A. pare condividere implicitamente questa visione nella sua discussione sui fenomeni della meccanica quantistica, lasciandola però alquanto inespressa.

Anche il quadro fornito dalla cosmologia contemporanea può raccordarsi con una certa oggettività delle leggi di natura. Il fatto che le nostre formulazioni fisico-matematiche non siano più adeguate nel limite di una singolarità gravitazionale od il fatto che una trattazione quantistica della gravità ci obblighi ad una descrizione non determinista dello spazio-tempo, non implicano l'assenza di leggi intrinseche alla natura delle cose. Ciò che in questi approcci teorici si constata è semplicemente l'esistenza di un orizzonte al di là del quale ogni formalità misurabile scompare — e pertanto non vi è più alcuna fisica, né determinista, né indeterminista — o la necessità di affidare la descrizione dei fenomeni ad una legge ancor più generale. Barrow pare in accordo con questa impostazione realista quando afferma ad esempio l'impossibilità di definire la natura del tempo o di risalirne ad un'origine assoluta (pp. 294-297), o quando discute la scarsa correttezza epistemologica di quei modelli cosmologici comunemente noti col nome improprio di modelli di creazione ex-nihilo : «Quei cosmologi che cercano di fornire un meccanismo fisico mediante il quale l'universo in espansione potrebbe essere comparso dal “nulla” [...] anche se avessero successo, il loro tentativo lascerebbe ancora inspiegato come possa aver avuto inizio l'esistenza delle leggi di natura, nel momento in cui l'universo è comparso. Se si immagina che l'universo dello spazio e del tempo sia scaturito spontaneamente dal nulla, l'enigma cosmologico più profondo sembra essere il problema di come e quando siano comparse le leggi di natura» (p. 261).

Sempre nel capitolo dedicato alla cosmologia, l'A. espone la presenza di assunzioni e paradigmi extra-scientifici nella presentazione di alcuni risultati di questa disciplina. Il ricorso a tali paradigmi — si pensi ad esempio al Principio Cosmologico o al quadro inflazionario — diviene inevitabile quando ci si occupa dell'universo come oggetto dell'intero. Il merito di Barrow sta però nel segnalarne l'azione mediale, mostrandone l'influenza sulla stessa predicibilità della cosmologia come scienza. Il chiarimento offertoci dall'astronomo inglese permette al filosofo non esperto in questi temi di meglio valutare l'attendibilità di alcune visioni totalizzanti proposteci in opere di divulgazione scientifica, il cui rigore epistemologico è spesso insufficiente ad esplicitare il ruolo di tale mediazione.

Avremmo preferito forse una maggiore attenzione dell'A. verso alcuni ambiti della fisica, come la termodinamica, il cui ruolo nel dibattito sulle leggi di natura è centrale almeno quanto quello della cosmologia. Ci pare di ravvedere infine alcune imprecisioni di carattere teologico e qualche difetto di coerenza nel parlare della vita umana, la cui visione certamente non riduzionista dell'A. (cfr. pp. 377-380) coesiste con affermazioni di minore respiro filosofico. Si apprezza un'estesa bibliografia interdisciplinare con l'attenta segnalazione editoriale delle traduzioni disponibili in lingua italiana. Si avverte la mancanza di note lungo il testo che rimandino alle fonti degli autori citati.

Si tratta in definitiva di una lettura stimolante che rivela quanto sia viva, nell'ambiente delle scienze sperimentali, l'esigenza di una maggiore comunicazione intellettuale con la filosofia. Se opere come questa dimostrano una accresciuta maturità e ponderazione nel lavoro speculativo di molti ricercatori, esse costituiscono anche una sfida che la filosofia, proprio perché riflessione critica sulla conoscenza e sulle cause ultime del reale, deve saper raccogliere ed orientare.

Giuseppe Tanzella-Nitti