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Ennio De Giorgi

1928, Lecce
1996, Pisa
Cristina De Cecco

 

Matematico italiano. Laureatosi in Matematica a Roma nel 1950 con il prof. Mauro Picone discutendo una tesi sulla teoria della misura, dal 1958 è stato Professore ordinario di Analisi matematica prima a Messina e poi, dal 1959 fino al termine della sua vita, presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Nel 1983 gli fu conferita la laurea honoris causa alla Sorbona di Parigi e nel 1992 quella in Filosofia all'Università di Lecce. Ha ricevuto il premio Presidente della Repubblica italiana nel 1973 e il premio Wolf per la Matematica dallo Stato di Israele nel 1990. Inoltre è stato socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei, membro dell'Accademia nazionale delle Scienze detta dei XL, dell'Accademia Pontaniana, dell'Accademia delle Scienze di Torino, dell'Istituto Lombardo, dell'Accademia Ligure, e della Pontificia Accademia delle Scienze a partire dal 1981. Nel 1995 è stato nominato Socio straniero dell'Accademia di Francia e della National Academy of Sciences degli Stati Uniti.

Tutta la sua produzione scientifica è stata caratterizzata da idee innovative che hanno portato contributi fondamentali nel campo delle equazioni alle derivate parziali, nella teoria geometrica della misura e soprattutto nel calcolo delle variazioni, senza trascurare i fondamenti della matematica e della logica. De Giorgi si impose presto alla comunità internazionale (1957), risolvendo il XIX problema di Hilbert, uno della famosa lista di 23 problemi che Hilbert, all'inizio del ‘900, riteneva avrebbero impegnato i matematici nel secolo a venire. Nello stesso anno dimostrava che soluzioni deboli di equazioni uniformemente ellittiche con i coefficienti solo limitati e misurabili sono hölderiane e deduceva da ciò il carattere analitico delle soluzioni di certi problemi regolari di calcolo delle variazioni. Questo risultato, dimostrato indipendentemente nello stesso periodo anche da J.Nash (noto ora come teorema di De Giorgi-Nash) è una pietra miliare nello studio di molti problemi non lineari. Ha inoltre generalizzato il concetto di area e perimetro riuscendo a dimostrare la proprietà isoperimetrica della sfera.

La sua eccezionale creatività, che lo ha portato a fondare quasi dal nulla intere teorie, era intrinsecamente legata a profonde convinzioni religiose ed etiche che orientavano la sua ricerca. La precisa coscienza del significato e dei limiti della propria ricerca gli consentiva talvolta di superare ostacoli in una certa teoria introducendone un'altra, più generale. Per lui generalizzare serviva a cogliere gli aspetti veramente essenziali di un problema. Da matematico, ammetteva facilmente che per studiare cose concrete bisogna passare attraverso la riflessione su concetti che sembrano superare completamente la nostra esperienza sensibile. Diceva che “tutto ciò che noi riusciamo a vedere nel finito ci appare incomprensibile e disarmonico, se non lo pensiamo come parte di un quadro più ampio di grandezza infinita. Il fatto che questo quadro infinito sia in gran parte sconosciuto non ci deve portare a negarne l'esistenza”. Questo richiamo all'invisibile costituiva il fondamento della sua visione religiosa che, secondo le sue stesse parole, “può dare senso anche al lavoro spicciolo dell'usuale ricerca matematica”. Inoltre la percezione di un orizzonte così vasto, non catturato dalla ragione, lo porta all'umiltà della “docta ignorantia”; egli infatti afferma che “l'umiltà del serio ricercatore deve essere unita a una certa “grandezza d'animo”, alla gioia di “contemplare” i problemi più difficili sui quali da decenni o da secoli si affaticano i migliori studiosi, non escludendo l'eventualità che la “Sapienza” gli venga incontro in modo imprevedibile, con una coincidenza inattesa, con una intuizione felice, con un'osservazione fortunata”. La Sapienza di cui De Giorgi amava parlare è la Sapienza dei libri biblici. In particolare amava l'immagine dell'albero della sapienza come raffigurazione del fatto che la sapienza è in tutte le attività umane senza essere una di esse ma è ciò che fa sì che il complesso delle attività umane sia più ricco di ciò che risulterebbe dalla semplice somma di esse. Egli riteneva che ogni insegnante e, più in generale, ogni studioso potesse vedere, nell'invito che la Sapienza nel Libro dei Proverbi rivolge agli uomini, un richiamo alla grande dignità e responsabilità del proprio lavoro. E che le idee e le conoscenze andassero condivise e trasmesse, come una delle più alte forme di carità.

Ennio De Giorgi prese parte alle riunioni del gruppo “Scienza e Fede” promosso da Giovanni Prodi, che a partire dal maggio del 1977 coinvolse numerosi docenti di fama nazionale in incontri semestrali periodici, con la finalità di discutere temi epistemologici e interdisciplinari. Nella prima riunione, tenuta presso il monastero di s. Cerbiano (Lucca), così si esprimeva De Giorgi: «Un ricercatore dedica il 95% del suo tempo alla risoluzione di problemi inerenti alla sua disciplina, e lo fa con strumenti che sono pure interni alla disciplina. Ma poi, inevitabilmente, il ricercatore si imbatte nei problemi globali: in primo luogo quello di dare senso alla sua stessa attività di ricerca. In questa fase, più che vedere se vi sono risultati interni utili, si tratta di vedere se si può raggiungere una visione globale in cui la stessa attività di ricerca settoriale trovi un suo senso» (G. Prodi, M. Malaguti (a cura di), Memoria dell’origine, Percorsi sul tema della Creazione, Mursia, Roma 2001).

Attento ai diritti umani Ennio De Giorgi ha contribuito in modo determinante alla liberazione di due matematici detenuti per motivi di opinione, operando all'interno di Amnesty International e Christian Solidarity International. Credeva a tal punto nei diritti umani che considerava la “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948 come esempio di documento sapienziale i cui articoli stabiliscono le regole minime di convivenza umana affinché il pensiero scientifico possa svilupparsi coerentemente con i bisogni dell'umanità e con il desiderio di obiettività e di libertà che ogni scienziato sente dentro di sé.

 

Bibliografia:

E. DE GIORGI, Anche la scienza ha bisogno di sognare, a cura di Franco Bassani, Antonio Marino e Carlo Sbordone, Edizioni Plus, Pisa 2001

E. DE GIORGI, Riflessioni su matematica e sapienza, a cura di A. Marino e C. Sbordone, Quaderni dell'Accademia Pontiniana, Napoli 1996.

E. DE GIORGI, M. FORTI, G. LENZI, Una proposta di teorie di base dei Fondamenti della Matematica, “Rendiconti Matematici dell'Accademia dei Lincei”, serie 9, 5 (1994), pp. 11-22 e 117-128, 6 (1995), pp. 79-92.

G. DE CECCO, M.L. ROSATO (a cura di), Ennio De Giorgi. Hanno detto di lui..., Edizioni del Grifo, Quaderni di matematica del Dipartimento di Matematica dell'Università di Lecce, 5/2004.

D. PALLARA, M. SPEDICATO (a cura di), Ennio de Giorgi tra Scienza e Fede, Panico, Galatina 2007.

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