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Francesco Denza

1834, Napoli
1894, Roma
Carlo Musso

 

Francesco Denza mostra assai precocemente sia la propensione verso la scienza e la tecnologia, diplomandosi “ingegnere di ponti e strade” a sedici anni, sia la vocazione religiosa, entrando un anno più tardi nella comunità religiosa dei Barnabiti, presso i quali aveva frequentato le scuole superiori. Questa duplice natura lo accompagnerà per tutta la vita, facendone un esempio emblematico di come la passione per la scienza e una fede viva e vissuta non solo possono coesistere, ma anche nutrirsi a vicenda con reciproco vantaggio.

Al Collegio San Carlo di Roma, ove frequenta il triennio di teologia, Denza conosce il celebre astronomo e meteorologo Angelo Secchi (1818-1878) e ne diviene amico fraterno. Questo incontro segnerà le scelte future di Denza e lo avvierà ad una brillante carriera scientifica.

Concluso a soli ventitre anni l’iter studentesco con una laurea a pieni voti in fisica, nel 1857 Denza viene destinato al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri. Nell’agosto del 1858 scrive all’amico e maestro Angelo Secchi: “Ho intenzione di stabilire in questo collegio un piccolo osservatorio meteorologico” e un anno dopo l’Osservatorio di Moncalieri è completo e funzionante.

È in questo periodo che emerge con chiarezza la sua dimensione di manager della scienza. Infatti, volendo raccogliere e confrontare dati provenienti dalle altre stazioni del Piemonte e della Valle d’Aosta, contatta i direttori degli altri osservatori e inizia a mettere in piedi una rete che conterà sedici stazioni nel 1871, ventotto nel 1873 e continuerà ad espandersi per un certo tempo al ritmo medio di oltre una nuova adesione al mese. Denza segue di persona ogni attività, convinto che “non basta l’avere stabilita una buona vedetta di meteorologia; ma importa grandemente tenerla d’occhio, educarla, e sorreggerla di continuo affinché possa produrre i desiderati frutti”.

Nel 1865 inizia la pubblicazione del “Bullettino Meteorologico dell’Osservatorio del Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri”, modellato su quello che Secchi pubblica a Roma dal 1862. La rubrica “Rivista meteorologica mensile” sarà quasi sempre redatta da Denza in persona, fino alla sua morte. Nel 1866 gli viene offerta dal governo del giovane Regno d’Italia la direzione generale della meteorologia italiana, ma egli rinuncia, perché non vuole abbandonare il Collegio di Moncalieri.

Nel 1870 la sua passione per l’astronomia lo porta a fondare, con l’illustre astronomo di Brera G. V. Schiaparelli, l’Associazione italiana per l’osservazione delle meteore luminose.
Nel 1871 inizia la fruttuosa collaborazione con il Club Alpino italiano, che permetterà di “studiare con agio le modificazioni che le vicine catene delle Alpi arrecano alle grandi burrasche che dal nord e dal centro dell’Europa penetrano attraverso queste immense rocce nella nostra penisola, ed invadono più o meno furiosamente i nostri mari”.

Denza, però, non si limita allo studio teorico e all’organizzazione, ma effettua anche ricerche sperimentali sul campo: nel settembre del 1870 - ad appena nove anni dalla sua conquista da parte dell’inglese W. Mathews - sale sul Monviso, e in vetta misura pressione e temperatura per calcolarne la quota; nel dicembre dello stesso anno va in Sicilia con Secchi per osservare l’eclisse totale di sole ed effettuare uno studio spettroscopico della corona; nel 1875 è in Tunisia per eseguire una serie di studi sulle costanti magnetiche.

Nel 1878 viene nominato tra i nove membri del Consiglio Direttivo della Meteorologia Italiana e partecipa al Congresso Meteorologico Internazionale di Parigi. Nello stesso anno progetta e costruisce un nuovo anemopluviografo del tutto originale, a testimonianza delle sue capacità anche sotto il profilo tecnico.

Nel 1882 viene costituita la Associazione Meteorologica Italiana, di cui Denza è nominato Direttore Generale. In questa veste, ma anche per i suoi riconosciuti meriti scientifici, partecipa ai congressi internazionali  di Copenaghen (1882) e di Biarritz (1886).

Nel 1886 viene colpito da un ictus che gli lascia paralizzata la parte destra del corpo. Con grande determinazione e serenità continua a lavorare, imparando a scrivere con la mano sinistra, e negli anni seguenti darà ancora un grande contributo alla scienza e alla Chiesa.
La Specola Vaticana, uno dei più antichi osservatori astronomici italiani, essendo stato fondato nella seconda metà del secolo XVI sotto papa Gregorio XIII, veniva nel 1879 incamerato dallo Stato Italiano, privando così la Santa Sede del luogo prestigioso ove essa svolgeva le sue ricerche astronomiche.

Appena dieci anni dopo, però, Denza convince Leone XIII a ricostituire la Specola e al Congresso Astronomico di Parigi del 1889 ottiene che la nuova Istituzione venga inclusa tra i diciotto osservatori incaricati dell’esecuzione della carta fotografica del cielo. Si tratta di un’impresa che rappresenta, nella storia dell’astronomia, il primo grande esempio di collaborazione internazionale, dal momento che al progetto aderiscono osservatori di tutto il mondo. Per la Santa Sede la partecipazione all’iniziativa è il mezzo più adatto per dare alla Specola quel prestigio necessario ad assolvere in modo efficace il compito che il papa le avrebbe assegnato: favorire il dialogo fra la Chiesa e il mondo della scienza.

Il papa nomina Denza Direttore della Specola e finanzia l’acquisto di un rifrattore equatoriale di Gautier da 33 cm, tuttora in uso, di un eliografo e di numerosi strumenti per le osservazioni meteorologiche, magnetiche e sismiche. Alla fine del 1890, quindi, Denza si trasferisce a Roma, non senza qualche rimpianto per il fatto di dover abbandonare il Collegio di Moncalieri ove aveva insegnato e svolto le sue ricerche per oltre trent’anni.

Sotto la sua direzione, la Specola Vaticana, grazie al livello delle proprie pubblicazioni scientifiche, riscuote il plauso della comunità internazionale.
Nel 1892 Denza è eletto Presidente della Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei, ma due anni più tardi, nel 1894, si spegne nel suo piccolo alloggio presso l’Osservatorio, in seguito ad un secondo ictus.

Solo pochi anni prima, nel 1891, in occasione del 25° anniversario della fondazione della Società Meteorologica Italiana, Denza aveva in qualche modo tratto le somme di una vita di lavoro: “L’Italia fu quella che diede alla meteorologia i primi e fondamentali istrumenti e che nei primi albori della scienza sperimentale additò le norme sicure e razionali per studiare l’atmosfera. […] La nostra istituzione riuscì non solo a stabilire le prime e più alte vedette di meteorologia sulle elevate regioni della Alpi ma fu pur essa che promosse ed accelerò il movimento meteorologico in altre contrade d’Italia ed in modo specialissimo in quelle del mezzodì, per la meteorologia affatto deserte”.

 

Bibliografia:

G. Monaco, Denza, Francesco, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma, vol. 38, 1990, pp. 804-806

D. Frigerio et al. P. Francesco Denza: dall’Osservatorio di Moncalieri alla società metereologica Italiana, «Nmibus» 5 (1994), pp. 11-20. http://www.nimbus.it/articoli/anticasmi.htm

Francesco Denza. Il fondatore della meteorologia italiana, Torino-Scienza

http://www.torinoscienza.it/personaggi/apri?obj_id=196