Tu sei qui

Francesco Faà di Bruno

1825, Alessandria
1888, Torino
Livia Giacardi

 

Francesco Faà di Bruno nacque ad Alessandria il 29 marzo 1825 da Ludovico, marchese di Bruno, e da Carolina Sappa de' Milanesi. Dopo aver compiuto gli studi di Retorica nel Collegio s. Giorgio dei Somaschi di Novi Ligure, abbracciò la carriera delle armi entrando nella Regia Accademia Militare di Torino, dove ebbe modo di studiare, fra l'altro, la geometria descrittiva, la meccanica e il calcolo differenziale e integrale. Qui non tardò a manifestare una forte propensione per le materie scientifiche, ma è a Parigi, sotto la guida di Augustin Cauchy (1789-1857) e in un ambiente intellettuale fra i più vivaci e stimolanti in Europa, che egli ebbe l'opportunità di realizzare la sua formazione matematica.

Alla fine del 1849 ebbe inizio il suo primo soggiorno parigino (1849-1851). Fu un periodo di studio intenso e di importanti incontri che si concluse con il conseguimento della licenza in Scienze matematiche alla Sorbona. Tornato a Torino, il giovane ufficiale rinunciò alla carriera militare presentando le sue dimissioni e, nel maggio del 1854, ripartì per Parigi con l'intenzione di conseguire il dottorato in Scienze matematiche. È in questo secondo soggiorno parigino (1854-1856) che maggiormente si fece sentire l'influenza di Cauchy. Questi non solo era una delle figure dominanti il panorama scientifico dell'epoca, ma era anche un uomo animato da un profondo fervore religioso e filantropico. Ed è proprio nella duplice direzione di gusto per la ricerca matematica, da un lato, e di impegno cattolico sociale, dall'altro, che egli influenzò le future scelte di vita del giovane studioso.

La tesi di matematica, discussa a Parigi per il conseguimento del dottorato, verteva sulla teoria dell'eliminazione ed era ispirata in parte alle ricerche di Cauchy sull'argomento. Insieme ad alcuni altri lavori pubblicati sugli “Annali di scienze matematiche e fisiche”, essa costituisce la base del trattato Théorie générale de l'élimination (1859), che, per molto tempo, fu uno dei principali strumenti di diffusione dei risultati più significativi della teoria e che, per alcuni versi, è un riferimento importante ancora oggi.

Tra i lavori scientifici di Faà di Bruno ne va citato uno che diede l'avvio a una notevole serie di applicazioni in matematica combinatoria. Si tratta della cosiddetta «formula di Faà di Bruno» che esprime la derivata n-esima di una funzione composta (cfr . Théorie générale de l'élimination 1859, pp. 3-4 e 213). Per rendersi conto della portata di questo trattato nel panorama scientifico italiano dell'epoca, basta confrontarlo con due altre opere più o meno contemporanee, anch'esse di ispirazione didattica, e precisamente quella di Francesco Brioschi, La teorica dei determinanti (1854) e quella di Nicola Trudi Teoria dei determinanti e loro applicazioni (1862). Il trattato di Faà di Bruno si presenta più ampio e più avanzato.

Parallelamente all'esperienza scientifica, Faà di Bruno seguiva altre suggestioni che in certo qual modo erano ad essa collegate. Nel suo primo soggiorno parigino egli aveva trovato alloggio in un piccolo appartamento nella parrocchia di s. Sulpice che si distingueva all'epoca sia per il livello culturale dei sacerdoti che vi operavano, sia per il fervore delle opere caritative e sociali. Il contatto con l'intensa attività della parrocchia non mancò di impressionare il giovane studente piemontese. D'altro canto, la frequentazione di Cauchy, illustre esponente del movimento cattolico-sociale conservatore, favorì i contatti con gli ambienti e i personaggi più significativi del mondo cattolico francese e contribuì a sensibilizzarlo verso quelle problematiche religioso-sociali che, tornato a Torino, lo occuperanno per tutta la vita.

Dopo il ritorno a Torino, pur avendo rallentato un poco la sua attività di ricerca per dedicarsi con maggiore intensità alle opere sociali e religiose, egli pubblicò nel 1867 un trattato di tipo espositivo sulla teoria degli errori che, due anni dopo, apparve in edizione francese. In quegli anni, Faà aveva anche intrapreso la preparazione della sua opera più importante, Théorie des formes binaires, che fu però completata e pubblicata molto tempo dopo, nel 1876.

A Torino Faà di Bruno aveva inoltrato domanda al ministro della Pubblica istruzione, Giovanni Lanza, di istituire una cattedra di Alta Analisi e una di Astronomia, di cui egli stesso si sarebbe fatto carico. Egli riuscì solamente ad ottenere l'autorizzazione a organizzare i due corsi senza retribuzione alcuna. Nell'ottobre del 1860, ottenne l'incarico di supplenza alla cattedra di Angelo Genocchi per l'insegnamento dell'Analisi superiore. Nel 1871 subentrò a Felice Chiò nell'insegnamento dell'Analisi e della Geometria superiore, incarico che gli venne rinnovato di anno in anno fino al 1876. Durante questo quinquennio la Facoltà di Scienze di Torino inoltrò sei richieste di nomina a ordinario a favore di Faà, richieste che furono tutte senza risultato.

Intanto egli aveva maturato la sua vocazione sacerdotale e questo lo indusse a tornare alla carica: se fosse rimasto nella posizione di semplice incaricato, una volta ordinato prete, il Ministero, a causa dell'anticlericalismo imperante, lo avrebbe emarginato. Non senza qualche difficoltà, il 3 ottobre 1876 Faà di Bruno fu nominato professore straordinario di Analisi superiore, ma non riuscì mai a ottenere l'ordinariato. Alcuni giorni dopo, all'età di 51 anni, riceveva l'ordinazione sacerdotale coronando così una vita spesa in molteplici attività religiose, filantropiche e sociali che aveva le sue radici negli anni trascorsi a Parigi, in particolare nell'esperienza spirituale e umana quale membro della Conferenza di Saint-Germain des Prés.

Fra le varie iniziative che testimoniano l'impegno sociale e assistenziale di Faà di Bruno e il suo desiderio di mettere a frutto quanto aveva imparato a Parigi, meritano di essere ricordate le seguenti: il piano per il risanamento igienico-idrico della città con la costruzione di bagni e lavatoi pubblici, l'istituzione di fornelli economici per venire incontro, specie nei mesi invernali, alle esigenze della popolazione più povera, la creazione di una biblioteca mutua circolante e l'attivazione di corsi di fisica per le gentildonne torinesi. Ma è soprattutto all'opera di promozione sociale e religiosa della donna che Faà dedicò le maggiori energie fondando nel 1859 l' Opera di Santa Zita, una casa di accoglienza per lavoratrici disoccupate, con un'attenzione particolare alle persone di servizio, che si ispirava all' Oeuvre des Servantes di Parigi. Nel 1870 l'Opera raggiuse la configurazione definitiva che coniugava aspetti assistenziali, sociali, religiosi ed educativi e che prevedeva la suddivisione in varie classi: alla classe iniziale di Santa Zita venivano ad aggiungersi, fra l'altro, un pensionato per lavoratrici anziane, una classe per le inferme e le convalescenti, una scuola di economia domestica e una scuola magistrale femminile, trasformatasi poi in Liceo scientifico “Francesco Faà di Bruno”. Proprio da questa scuola provenivano alcune fra le prime laureate all'Università di Torino. Allo scopo di continuare l'opera assistenziale ed educativa da lui iniziata, Faà di Bruno costituì la Congregazione delle Suore Minime di Nostra Signora del Suffragio, il cui Regolamento ottenne la prima approvazione dall'arcivescovo di Torino nel 1881. Per la sua grandezza di cristiano, vissuta nella straordinaria, generosa e molteplice opera religiosa, caritativa e culturale, Faà di Bruno è stato proclamato beato da Giovanni Paolo II il 25 settembre 1988.

Durante gli ultimi anni della sua vita (1881-1888) Faà di Bruno aveva accarezzato il progetto di scrivere un poderoso trattato in tre volumi che egli considerava come una sorta di testamento scientifico, concernente la teoria e le applicazioni delle funzioni ellittiche. Al momento della morte, che lo colse a Torino il 27 marzo 1888, ne erano stati stampati solo una quarantina di fogli presso la tipografia dell'Istituto del Suffragio da lui stesso allestita. Oltre alla sua ricca produzione scientifica, il Beato Faà di Bruno ci ha lasciato anche due scritti di ambito esplicitamente teologico, più precisamente catechetico, intitolati il Piccolo omaggio della scienza alla divina Eucaristia (Torino, 1872) e un Saggio di catechismo ragionato ad uso degli studiosi della cattolica religione (Torino, 1875). Ambedue le opere saranno pubblicate prima della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta il 22 ottobre 1876.

Un'iniziativa è particolarmente emblematica per comprendere quanto scienza e fede fossero in Faà di Bruno intrinsecamente legate: si tratta dell'idea, coltivata con entusiasmo e tenacia, di organizzare nella chiesa di Nostra Signora del Suffragio «delle serate o lezioni scientifiche splendide quanto mai per mezzo di migliori scienziati buoni cattolici d'Europa, e ciò nel fine di raccogliere danaro per pagare le ultime decorazioni della Chiesa stessa». « Proviamo una volta al cospetto del mondo, mio caro Rev. Padre — scriveva Faà all'astronomo Angelo Secchi  — che la scienza sa trasformarsi in carità. Sarà uno spettacolo unico al mondo, quello di 8-10 scienziati riuniti per rendere omaggio colla loro intelligenza alla fede, e ciò in un luogo che ben presto mercé loro si trasformerà in sontuoso tempio […]. Sarà un meeting, un trionfo della scienza cattolica». Il suo entusiasmo era così grande che pensava addirittura in quell'occasione di proiettare la luna proprio dinanzi all'uditorio: «Per mezzo della cupola che ha 16 finestre e con qualche apparecchio parallatico si potrebbe servendosi di specchi a 45 gradi di far scendere l'immagine della luna sopra un diaframma a vista del pubblico. Io conterei già con questo, facendo all'uopo delle spese, di attirare molta gente»; o ancora: «Non Le pare, Rev. Padre, che per soddisfare la curiosità del pubblico (il successo finale è tutto lì) vi andrebbero le esperienze d'elettricità così imponenti oltre quelle di ottica? Delle belle scintille, dei tubi Geissler, l'aurora boreale di De la Rive, ecc. Bisogna fare una cosa d'éclat e che faccia onore a la scienza popolare, ed insomma non riservare nessuna parte della scienza che non possa colle sue magnificenze render gloria a Dio e trasformarsi in carità per la Madonna del Suffragio» (dalle lettere di F. Faà di Bruno ad A. Secchi 1873- 1875, in Lettere del Venerabile Fondatore, 1981, vol. II, pp. 133-153, cit. alle pp. 133 e 135). Quest'iniziativa, perseguita per ben tre anni, fallì, ma Faà di Bruno non abbandonò l'idea di usare la scienza per la carità; infatti, il 28 febbraio del 1876, poteva scrivere con una punta di orgoglio a padre Secchi: «Ho installato da 8 giorni un Pendolo Foucault nella Chiesa per far danaro. Funziona mirabilmente. Peso 25 kg. circa. Amplitudine vasta. Alla distanza di 2 m. ha quasi una deviazione di 1 cm . circa per minuto. In 7 giorni raccolsi più di 300 lire per entrata» Lettere del Venerabile Fondatore, 1981, vol. II, pp. 163-164).

 

Bibliografia:

P. PALAZZINI, Francesco Faà di Bruno scienziato e prete, 2 voll, Città Nuova Editrice, Roma 1980

V. MESSORI, Il beato Faà di Bruno, Rizzoli, Milano 1998

L. GIACARDI (a cura di), Francesco Faà di Bruno. Ricerca scientifica, insegnamento e divulgazione , Centro di Studi per la storia dell'Università di Torino, Editore Deputazione subalpina di storia patria, Torino 2004

Sito web del Centro Studi Faà di Bruno: http://www.centrostudifaadibruno.ideasolidale.org