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Giovanni Prodi

1925, Scandiano
2010, Pisa
Francesca Benincasa

 

Giovanni Prodi è stato uno dei più grandi matematici italiani del Novecento, noto anche per le sue molteplici attività nell’ambito della pedagogia, dell’impegno sociale e della promozione del dialogo fra fede cristiana e cultura scientifica. Nato a Scandiano, il 28 luglio 1925, primogenito di nove figli (fra i quali il politico Romano già presidente del Consiglio), Prodi si laureò in matematica a Parma. Proseguì l'impegno di ricerca a Milano come assistente universitario. Nel 1956, venne chiamato dall'Università di Trieste per la cattedra di analisi matematica. Nell'ottobre del 1963, venne chiamato dall'università di Pisa, dove fu a lungo professore di analisi, ricevendo, come vero maestro di cultura e di umanità, un riconoscimento duraturo di stima dai numerosi allievi che lo seguirono sia in Università che presso la Scuola Normale Superiore. È morto il 29 gennaio 2010 per un arresto cardiaco, come conseguenza del morbo di Parkinson, malattia da cui era affetto da molti anni e che lo ha progressivamente debilitato.

Giovanni Prodi è sempre stato considerato un maestro di fede, teso alla ricerca della verità scientifica con esigente tenacia, ma anche aperto alla contemplazione del mistero di ogni bellezza, a cominciare proprio dalla sua tanto amata matematica. Dal lavoro di ricerca che ha condotto, sempre accompagnato da una profonda fede vissuta senza fideismi, Prodi ha tratto importanti riflessioni sui rapporti fra Scienza e Fede. Infatti, da circa trent’anni, aveva riunito un gruppo per incontri periodici di scienziati, filosofi e teologi, alla ricerca di una sintesi sempre nuova fra il loro impegno scientifico e il loro credo religioso. Ma il forte coinvolgimento intellettuale e scientifico di Giovanni Prodi si è speso generosamente anche nella divulgazione, nella didattica, nell'impegno educativo, affrontando, nelle amministrazioni locali delle città in cui ha vissuto, responsabilità di governo nell'ambito delle istituzioni per le politiche scolastiche.

Durante tutta la sua vita, Giovanni Prodi ha messo in luce le virtù della pazienza, della dignità e della fede conservando fino all'ultimo momento quei tratti di benevolenza, ironia e saggezza che erano propri della sua personalità. Egli aveva fatto in tempo a vivere e a capire, seppur giovanissimo, il dramma della dittatura in Italia, alla quale era, come pochi, fieramente avverso, per educazione, per cultura e anche per il carattere che rifiutava qualunque imposizione insensata e qualunque prepotenza. In questi frangenti, egli aveva mantenuto una rigorosa lucidità anche nel distinguere la giustizia dalla vendetta e nell'opporsi coraggiosamente e apertamente, seppur poco più che diciottenne, ad ogni spirito di rappresaglia e di violenza, in diverse circostanze particolarmente difficili.

Uomo di acutissima intelligenza, aperta ai più diversi interessi scientifici e umani, era sempre disponibile a parlare con gli studenti delle materie di studio come di tanti altri argomenti. Esigente nel conversare, tendeva, con semplicità e schiettezza, ad incoraggiare, approfondire, ad avere un pensiero autonomo, a non ripararsi dietro facili formule, a non adeguarsi acriticamente all'ambiente, anche quando questo aveva un peso.

Il suo rigore non gli impedì di spendersi generosamente nella società e anche nella vita politica, alle quali era profondamente interessato, accettando incarichi pubblici legati alla cultura e alla scuola, sia nel comune di Trieste che poi in quello di Pisa. Ma nello svolgere questo servizio, come nelle battaglie che negli anni '70 condusse con passione riguardo ai risvolti etici delle scelte politiche, o in quelle sulla scuola, alle quali collaborò nell'intento di riproporre con forza il legame fra insegnamento, educazione e libertà, fu sempre autonomo e non influenzabile da alcuna forma di pressione che lui considerasse indebita.

Fra i suoi scritti più diffusi, il ben noto Analisi Matematica (Boringhieri, Torino 1972) e il volume Metodi matematici e statistici (1992) per la collana di strumenti didattici della McGraw-Hill. Da sempre interessato alla didattica e ai problemi dell’insegnamento delle materie scientifiche, Prodi faceva parte del Consiglio scientifico della rivista “Nuova secondaria” della Casa editrice La Scuola  di Brescia. Sempre a motivo del suo lavoro nel campo della didattica della Matematica, ricevette nel 2001 la laurea honoris causa in Scienze della Formazione Primaria conferitagli dall’Università di Palermo. In un suo recente libro, il matematico italiano Antonio Ambrosetti si riferisce a Giovanni Prodi ed Ennio De Giorgi in questi termini: «Questi due matematici possono essere visti come esempi paradigmatici di grandi scienziati cristiani in cui Matematica e fede in Dio hanno convissuto in modo straordinario» (La matematica e l’esistenza di Dio, Lindau, Torino 2009, p. 25). Come testimoniato dal suo collega e amico Antonio Marino in occasione della sua scomparsa Giovanni Prodi aveva attorno a sé  numerosi e affezionatissimi allievi. Come avviene con i veri maestri, si era creato attorno a lui un ambiente nel quale i rapporti scientifici e quelli umani si intrecciavano e si rinsaldavano a vicenda.

A partire da queste prospettive, sembra quasi naturale che Prodi abbia dedicato interessi ed energie ai rapporti tra la Scienza e la Fede, nonché ai problemi dell'insegnamento della scienza, come strumento vitale per la formazione dei giovani e per preparare il futuro del Paese. In particolare, la passione per l'insegnamento lo spinse alle generose collaborazioni internazionali con l'Etiopia e con l'Ecuador. Di lui emergeva infatti un altro carattere forte della sua persona, ovvero la sua sollecitudine per i problemi della società e dell'umanità, specie in relazione al contributo specifico che la sua cultura e la sua professione gli permettevano di offrire.

Come già ricordato, di grande importanza fu la creazione dei gruppi su "Scienza e Fede", nei quali studiosi di varie sedi italiane si riunivano e si riuniscono ancora oggi, per riflettere e approfondire alla luce delle proprie competenze scientifiche, senza alcuna remora e in piena libertà, il senso della scienza in relazione alle domande ultime che l'uomo si pone. Questi incontri, promossi da Prodi grazie anche all’impulso di mons. Carlo Colombo, presero avvio nel maggio 1977, con una prima riunione tenuta nel monastero di s. Cerbone, nei pressi di Lucca, alla quale parteciparono, fra gli altri, esponenti di fama nazionale quali Ennio De Giorgi, Luigi Lombardi Vallauri, Lugi Galgani, Antonio Ambrosetti. Nel corso dei decenni vi hanno assistito centinaia di docenti e ricercatori di tutta Italia, contribuendo così in modo fattivo alla maturazione del dialogo fra discipline scientifiche e pensiero filosofico-teologico, i cui frutti sono diventati col tempo visibili in diverse sedi culturali e universitarie. Ora il gruppo è coordinato da Giovanni Maria Prosperi, fisico dell'Università di Milano. Esponente di un pensiero matematico che non indugiava a entrare in rapporto con i grandi temi filosofici, in sintonia con quanto realizzava un altro matematico e testimone cristiano come Ennio de Giorgi, Giovanni Prodi seguì con costanza il gruppo di riflessione da lui fondato, incoraggiandone la successiva estensione in altri luoghi della Penisola, grazie alla collaborazione di docenti e colleghi quali Giuseppe Del Re, Francesco Abbona e Giuseppe De Cecco. Come egli stesso disse concludendo un suo intervento su scienza e fede del 1981: " ... non posso pensare che la scienza crei il minimo disturbo alla fede, e nemmeno che la scienza faccia da propagandista per la fede. Il mio punto di vista è un altro: ammettiamo che ci sia già la fede, o almeno quello stato di ricerca della fede che è forse più diffuso di quanto possa apparire. Allora, se è vero, come dice il salmo 18 che 'i cieli narrano la gloria di Dio', è anche vero che la scienza di oggi apre altri cieli alla nostra meditazione. È' forse venuto il momento in cui il credente possa trovare nella meditazione sapienziale sulla scienza un modo di lodare Dio e di aumentare il desiderio di possederlo.".