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Giovanni Virginio Schiaparelli

1835, Savigliano
1910, Milano
Giuseppina Sulli

 

Giovanni Schiaparelli nacque a Savigliano, in Piemonte, il 14 marzo 1835 da Antonino e Caterina Schiaparelli. È stato uno dei maggiori astronomi italiani del XIX secolo; molte delle sue ricerche, che spaziavano su diversi settori dell'astronomia, sono approdate a risultati rilevanti. Senatore del Regno d’Italia, fu membro dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia delle Scienze di Torino.

Dal padre fornaio imparò la prima lezione di astronomia all'età di 4 anni. Egli stesso racconta che in una notte d'autunno, tornando a casa dalla fornace con il padre, questi lo prese in braccio e, spiegandogli il nome di alcune costellazioni, gli mostrò la bellezza e la grandezza del cielo stellato. Osservando poi delle stelle cadenti, il bambino chiese che cosa fossero al padre, il quale rispose che “queste cose le sapeva solo Domeneddio”. Nacque probabilmente allora quel “sentimento di cose immense e di cose adorabili” al quale egli si riferì successivamente, e che lo accompagnò durante la sua attività come astronomo. Sono ancora gli anni della giovinezza quelli in cui Schiaparelli manifesta la sua visione di fede, comprendendo la sua attività di ricerca astronomica come una sorta di “missione”: “queste sono le forme — diceva in un’occasione riferendosi all’osservazione del cielo — sotto cui Iddio parla al mio intelletto con maggiore evidenza”.

Nel suo percorso di vita e di studi furono particolarmente significative alcune personalità ecclesiastiche. Nei primi anni di studi, una figura rilevante fu don Guglielmo Gandolfo, che, andando oltre il compito di semplice maestro di scuola, lo introdusse sia agli studi classici che a quelli geografici, contribuendo in modo importante alla sua formazione. Frequentò l'Università di Torino, laureandosi nel 1854 come ingegnere idraulico e architetto civile. Durante gli studi universitari, Schiaparelli conobbe un'altra figura per lui molto importante: don Paolo Dovo, parroco di Santa Maria delle Pieve in Savigliano, che definì “uomo di vita semplice e pura, cortese e benefico in sommo grado, e, ciò che non guasta, studioso e dotto”. Don Dovo contribuì all'approfondimento delle sue conoscenze astronomiche, consentendo per la prima volta al giovane Schiaparelli di utilizzare un cannocchiale.

Non senza aver provato un senso di “angoscie morali” per i primi tentavi falliti di ricerca di un impiego, nel 1856 partì per studiare astronomia all'Osservatorio di Berlino, sotto la guida dell'astronomo tedesco Johann Franz Encke (1791-1865) e successivamente all'Osservatorio di Pulkovo (Russia) sotto la guida dell'astronomo russo Otto Wilhelm Struve (1819-1905). Nel 1860 venne nominato “secondo astronomo” dell'Osservatorio di Brera (Milano) e nel 1862 ne divenne il direttore. Nel 1865 sposò Maria Comotti dalla quale ebbe cinque figli.

Nel corso della sua carriera, si occupò di svariati campi d'indagine astronomica: oltre alla scoperta del pianetino Esperia, alle ricerche sulle comete e sui meteoriti, studiò la forma dei pianeti Saturno e Urano, per accertare la deviazione del primo dalla forma globulare e per determinare il diametro del secondo. Studiò inoltre i periodi di rotazione di Mercurio e di Venere, fornendo risultati innovativi per quell'epoca.

Dimostrò anche che gli sciami meteorici sono residui cometari, dando così soluzione all'annosa questione dell'origine delle piogge periodiche di meteore, che impegnava da  tempo gli astronomi di tutto il mondo. I suoi risultati si basarono sull'attento studio delle orbite di alcuni sciami meteorici coincidenti per tipo, forma e dimensioni con quelle di  comete note; in particolare appurò che lo sciame meteorico delle Leonidi era prodotto dalla cometa periodica Tempel-Tuttle, e quello delle Perseidi dalla cometa periodica Swift-Tuttle. Ne fornì inoltre l’interpretazione fisica: le comete si disgregano quando si trovano in prossimità del Sole, lasciando quindi frammenti lungo la propria orbita, visibili periodicamente quando la Terra, nel suo moto intorno al Sole, interseca l’orbita della cometa.

Molto importanti furono anche le osservazioni che compì su più di undicimila stelle doppie, grazie all'utilizzo di un importante telescopio rifrattore, un Merz di 22 cm, strumento all'avanguardia per l'epoca, che acquistò per l'Osservatorio di Brera nel 1875. L'importanza di tale studio risiede nel fatto che le stelle doppie, per lo più non osservabili ad occhio nudo, sono sistemi formati da due stelle ruotanti una intorno all’altra, dall’analisi delle cui orbite se ne può calcolare la massa.

Nel 1877, durante l'opposizione di Marte, ovvero nel momento in cui la Terra è posta tra il Sole e il pianeta, Schiaparelli osservò sulla superficie del “pianeta rosso” la presenza di zone scure che chiamò “mari”, zone più chiare “continenti” e andamenti lineari che chiamò “canali”. Come egli stesso commentò: “piuttosto che veri canali della forma a noi più familiare, dobbiamo immaginarci depressioni del suolo non molto profonde, estese in direzione rettilinea per migliaia di chilometri, sopra larghezza di 100, 200 chilometri od anche più. Io ho già fatto notare altra volta, che, mancando sopra Marte le piogge, questi canali probabilmente costituiscono il meccanismo principale, con cui l'acqua (e con essa la vita organica) può diffondersi sulla superficie asciutta del pianeta”. I sorprendenti risultati di Schiaparelli esercitarono una grande influenza sia sugli scienziati dell’epoca che sull’opinione pubblica e ispirarono, oltre ad importanti progetti di esplorazione del Sistema Solare, anche numerosi lavori di fantascienza sulla possibilità di vita e di civiltà su Marte.

Schiaparelli fu anche uno studioso della storia dell'astronomia antica. Fu, tra l'altro, il primo a considerare che le sfere omocentriche di Eudosso di Cnido e di Callippo di Cizico, a differenza di quelle usate da molti astronomi di epoche successive, non erano concepite come sfere materiali, ma solo come elementi di un algoritmo di calcolo analogo alla moderna serie di Fourier.

Si occupò infine di meteorologia, proseguendo la raccolta di dati meteorologici che l’Osservatorio di Brera aveva iniziato nel 1763. Tale catalogo costituisce ancora oggi la più estesa banca dati relativa al clima del luogo, fornendo preziose informazioni storiche sull'evoluzione climatica.

Giovanni Schiaparelli sostenne anche il dialogo scienza-fede, come egli stesso afferma nella recensione dell'opera Nei Cieli del Cardinale Pietro Maffi (1858-1931): “Chi parla dunque ancora di antagonismo tra la scienza e la fede? Se mai per un momento si poté giudicare che vi fosse, esso fu un brutto sogno, ormai disperso dalla luce della verità. E come potrà non essere favorevole alla religione una scienza come l'astronomia, il cui studio può dirsi un perpetuo omaggio alla Sapienza suprema che governa il mondo? In cui ogni scoperta è un nuovo inno di meraviglia e di adorazione, che si eleva da ogni anima capace del grande e del bello?”.

Schiaparelli si spense il 4 luglio del 1910, a seguito di una trombosi cerebrale, lasciando un vuoto notevole nel panorama astronomico italiano, ma anche un grande patrimonio scientifico, intellettuale e morale nei suoi numerosi scritti, che possono costituire una fonte di ispirazione per tutti coloro che vi si accostano.

 

Bibliografia:

G. SCHIAPARELLI, Le più belle pagine di Astronomia popolare, Cisalpino-Goliardica, Milano 1976
G. SCHIAPARELLI, Scritti sulla storia dell’astronomia antica, 3 voll, Zanichelli, Bologna 1925-1927,
G. SCHIAPARELLI, La vita sul pianeta marte. Tre scritti di Schiaparelli su Marte e i “marziani”, a cura di P. Tucci, A. mandrino, A. Testa, Mimesis, Milano 1998
L. GABBA, Schiaparelli, La Scuola Editrice, Brescia 1947
F. ZAGAR, Giovanni Schiaparelli nel cinquantenario della morte, F.lli Fusi, Pavia 1960
L. BUFFONI, A. MANARA, P. TUCCI (a cura di), G.V. Schiaparelli - A. Secchi. Corrispondenza (1861-1878), Artes, Milano 1991
L. BOTTA, Giovanni Virginio Schiaparelli: l’uomo, lo scienziato, Associazione Cristoforo Beggiami, Savigliano 2004
M.T. MAZZUCATO, Giovanni Virginio Schiaparelli. Centenario della morte 1910-2010, Tassinari, Firenze 2010

http://www.museoscienza.org/approfondimenti/documenti/schiaparelli/
http://www.mat.uniroma2.it/simca/schiaparelli.pdf
http://www.brera.inaf.it/schiaparelli/vita.html

 

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