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Mary Winston Jackson

1921, Hampton
2005, Hampton
Marco Crescenzi

   

Mary Winston Jackson è stata la prima ingegnere donna nera della NASA ed una eccellente matematica che, insieme a Katherine Johnson e Dorothy Vaughan, ha svolto un ruolo cruciale nei programmi spaziali americani degli anni sessanta, in particolare nel calcolo delle traiettorie delle missioni Mercury ed Apollo. La vicenda delle tre donne è stata raccontata nel film del 2016 Il diritto di contare (Hidden Figures), del regista statunitense Theodore Melfi. La vicenda umana e la carriera scientifica di Mary Jackson hanno come sfondo il periodo del segregazionismo americano, periodo in cui le leggi americane non consentivano ai neri di vivere insieme ai bianchi: uffici, bagni, bus rigorosamente separati. Mary Winston-Jackson nasce il 9 aprile 1921 a Hampton, Virginia, figlia di Ella e Frank Winston. Frequenta le scuole per soli neri di Hampton e si diploma alla George P. Phenix Training School nel 1937. Cinque anni dopo consegue una doppia laurea in Matematica e Fisica presso l’Hampton Institute. Dopo la laurea insegna matematica presso una scuola per soli neri nella contea di Calvert, nel Maryland. Dopo un anno d’insegnamento torna a casa, ad Hampton, dove trova un lavoro come receptionist al King Street USO Club, che serve la popolazione nera della città. Successivamente lavora come contabile presso il Dipartimento di Salute del Hampton Institute che però abbandona per un periodo, per la nascita di suo figlio Levi. Dopo la pausa di maternità trascorsa a casa, Mary Winston-Jackson lavora come segretaria dell'esercito a Fort Monroe. Nel 1951 viene assunta al Langley Memorial Aeronautical Laboratory, nella sezione “segregata” del West Area Computing nel gruppo supervisionato da Dorothy Vaughan. 

Nonostante l’Executive Order 8802 del presidente Franklin D. Roosevelt proibisca le discriminazioni nelle industrie della difesa, nei posti di lavoro in cui vive Mary Jackson la segregazione è molto forte. Esasperata dalle condizioni in cui è costretta a lavorare decide di licenziarsi. Un’opportunità però la fa desistere.

Dopo due anni nel gruppo di calcolo, Mary Jackson inizia a lavorare per l'ingegnere Kazimierz Czarnecki nel Supersonic Pressure Tunnel, una galleria del vento supersonica. Czarnecki, notando le capacità della scienziata negli esperimenti condotti, le suggerisce di entrare in un programma di formazione che le consente di ottenere una promozione da matematico ad ingegnere. I tirocinanti devono però laurearsi in matematica e fisica in corsi post-lavoro gestiti dall'Università della Virginia. I corsi sono tenuti alla Hampton High School nella quale però vige la segregazione razziale. Mary ha bisogno di un permesso speciale da parte della City of Hampton per poter seguire i corsi insieme agli studenti bianchi. Ottenuto il permesso Mary diventa nel 1958 il primo ingegnere donna nero della NASA. Nello stesso anno, firma come coautrice il suo primo lavoro intitolato Effects of Nose Angle and Mach Number on Transition on Cones at Supersonic Speeds.

Da questo momento in poi, per circa due decenni, Mary ha una brillante carriera, specializzandosi in studi sullo “strato limite di quantità di moto” su cui pubblica una dozzina di ricerche. Nonostante la sua produttività ed i suoi successi, non riesce ad ottenere promozioni a livello manageriale. Nel 1979, vista la situazione, decide di abbandonare la carriera di ingegnere e chiede di lavorare nel settore amministrativo delle risorse umane con l’obiettivo di diventare una specialista nel campo delle pari opportunità. Dopo un periodo di formazione a Washington, nel quartier generale della NASA, torna a Langley e diventa Federal Women's Program Manager e Affirmative Action Program Manager. Da quel momento, fino alla sua pensione nel 1985, aiuta altre donne ad avanzare nelle loro carriere, seguendole e consigliandole negli studi, proponendole di seguire corsi supplementari per aumentare le loro possibilità di promozione. Mary Winston-Jackson muore l'11 febbraio 2005, presso Riverside Convalescent Home di Hampton, all'età di 83 anni.

In un profilo scritto per il Langley Researcher nel 1976 si riassume in modo chiaro lo spirito e il carattere di Mary Jackson, definendola "nobildonna, moglie e madre, umanitaria e scienziata". 

Nella sua carriera ed attività ha ricevuto diverse onorificenze tra cui l’Apollo Group Achievement Award e la nomina nel 1976 a Langley’s Volunteer of the Year. Mary Winston-Jackson ha prestato servizio in numerose associazioni e comitati tra cui le Girl Scouts of America (per più di tre decenni) ed è stato onorata da molte organizzazioni caritative. È stata membro della National Technical Association, l’associazione di tecnici afroamericani più antica degli Stati Uniti. 

Nella vita di Mary Winston-Jackson il carattere appassionato della ricercatrice si fonde con lo spirito di servizio. Segnata dalla discriminazione razziale, è riuscita a riscattare sé stessa e migliaia di donne scienziate lottando con coraggio e determinazione, facendo leva sulle sue capacità intellettuali e sulla sua competenza professionale. Non si è limitata a raggiungere obiettivi personali ma si è battuta con generosità per cambiare l’ambiente in cui lavorava, per migliorare la vita di tante e tanti altri. Cristiana, membro della Bethel A.M.E. Church (Bethel African Methodist Episcopal Church), è stata un alto esempio di promozione umana ed intellettuale.

    

Bibliografia

Biografia di Margot Lee Shetterly da https://www.nasa.gov/content/mary-jackson-biography

“Mary Winston Jackson,” da Biographyhttp://www.biography.com/people/mary-winston-jackson-120616;

Daily Press Obituarieshttp://www.legacy.com/obituaries/dailypress/obituary.aspx?pid=3163015;