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Paolo Ruffini

1765, Valentano
1822, Modena
Flavia Grossi

   

Noto ai più per la sua “regola” appresa sui banchi delle scuole superiori, Paolo Ruffini non è stato “soltanto” un matematico, ma un uomo di scienza che si è distinto anche in campo medico, accademico e sociale. Vissuto in piena epoca Napoleonica, vide l’ascesa e la caduta del Bonaparte, periodo a cui si intersecò il suo destino di professore universitario, sospeso proprio in questi anni a causa delle sue convinzioni personali. Uomo dedito allo studio e all’insegnamento, si profuse nella cura del prossimo fino a farsi contagiare dal tifo durante un’epidemia e si adoperò anche nel campo dell’apologetica con un trattato in cui difese l’immortalità dell’anima.

Nacque nel 1765 a Valentano (Viterbo) in pieno Stato Pontificio. Suo padre era di origini emiliane mentre la madre romana. Presto la famiglia tornò in Emilia dove Ruffini crebbe e abitò per tutta la vita, frequentando a Modena le scuole e l’università, che divenne il suo principale luogo di lavoro. Ancora giovane scelse la via del sacerdozio e nel 1777 ricevette la tonsura dall’allora vescovo di Reggio Mons. Castelvetri. Tuttavia Ruffini non divenne sacerdote e si dedicò agli studi di matematica e medicina che attese all’università di Modena, di cui diverrà più tardi anche Rettore.

Fu allievo di insigni professori quali Paolo Cassiani e soprattutto Luigi Gantini. Nel 1788 si laureò in Medicina. Intanto il suo maestro venne nominato dagli Estensi Consigliere nel Consiglio di Economia e lasciò la cattedra al giovane allievo Ruffini, che fu nominato professore di Analisi. In seguito agli ottimi risultati ottenuti nell’insegnamento, gli accademici dell’Ateneo gli assegnarono, nel 1791, anche la Cattedra di Elementi Matematici. Parallelamente agli impegni di professore, Ruffini che fece da sempre uso rigoroso del tempo, trascorreva le giornate visitando gli ammalati senza tralasciare le pratiche religiose che generalmente attendeva al mattino presto, prima di cominciare le attività lavorative.

La sua opera più importante, Teoria generale delle equazioni contiene la prima dimostrazione dell’impossibilità di trovare una soluzione algebrica per l’equazione generale di quinto grado. Questa dimostrazione fu giusta nelle sue linee generali ma difettosa in alcuni dettagli ed oggi è nota come la Teoria di Ruffini-Abel. A Ruffini si devono anche gli studi che posero le basi di una teoria dei gruppi di operazioni permutabili. La Regola di Ruffini, invece, è un procedimento che, in certi casi, permette di scomporre un polinomio di grado n nel prodotto di un polinomio di grado n−1 e un polinomio di 1º grado.

Nel 1801 presentò una memoria intitolata Soluzione delle Equazioni algebriche determinate particolari di grado superiore al quarto.

L’arrivo delle truppe francesi in Italia nel 1796 segnò l’inizio dell’Età Napoleonica e nell’anno successivo il prof. Ruffini fu chiamato a far parte del Consiglio dei Jiuniori del Corpo Legislativo nella Repubblica Cisalpina. Tornò a Modena nel 1798 e, in quanto funzionario pubblico, gli fu chiesto di prestare giuramento alla nuova Repubblica, ma egli si rifiutò affermando che la sua coscienza non gli permetteva di firmare perché quella dichiarazione solenne andava contro la religione. A causa del suo rifiuto perse le due cattedre all’Università di Modena che gli furono restituite l’anno successivo. Nel 1802 scrisse le Riflessioni intono alla quadratura ed alla rettificazione del Circolo. Nel 1806 cambiò cattedra, passando ad insegnare Matematica applicata. Nello stesso anno fu nominato membro dell’Accademia della Religione Cattolica. A questo periodo risale anche la stesura dell’Immaterialità dell’anima un trattatello apologetico rivolto ai materialisti. In quest’opera cercò di applicare la logica alla confutazione delle tesi materialiste. Al fine di rendere il suo lavoro più divulgativo, vi aggiunse un commento che spiegava l'impiego della logica e le sue controprati nell'ambito metafisico.  Questo lavoro fu dedicato a Pio VII, il quale benedì l’opera e premiò il lavoro di Ruffini con due medaglie e una lettera in cui lo dichiarava “benemerito della religione”.

Ruffini si preoccupò molto della preparazione di quanti volessero avvicinarsi agli studi matematici e per aiutarli si dedicò alla stesura di diversi manuali e sussidi, tra questi citiamo Applicazione dell’Algebra alla Geometria, e Alcune proprietà generali delle funzioni.

Pur distinguendosi in ambito accademico e matematico, continuò parallelamente ad attendere al lavoro di medico, riuscendo a ricavare tempo, nel corso di giornate così impegnate, anche per la preghiera e le letture spirituali. In qualità di medico si recava spesso in visita agli ammalati, anche più d’una volta al giorno, riportando poi nei suoi appunti i progressi e i decorsi delle malattie. Nel 1814, dopo la caduta di Napoleone e l’arrivo di Francesco IV, Ruffini fu nominato professore delle Cattedre di Medicina Pratica e Clinica Medica. Negli anni 1817 e 1818 Modena fu coinvolta da un’epidemia di tifo durante la quale, curando alcuni pazienti, contrasse la malattia che lo portò quasi in fin di vita, tanto da fargli ricevere l’estrema unzione, ma dopo 9 giorni di agonia, il matematico cominciò a migliorare fino a raggiungere la guarigione. Queste esperienze lo portarono a scrivere un Trattato sul tifo.

Il suo ultimo lavoro fu un’opera filosofica intitolata Riflessioni critiche sopra il Saggio filosofico intorno alle probabilità del Sig. Conte La Place. Qui introdusse anche delle argomentazioni in favore dei miracoli e della Rivelazione. Nel 1822 Ruffini si ammalò contraendo una pericardite che lo portò alla morte, avvenuta il 10 maggio, circondato dai suoi familiari ed amici più cari. Il funerale fu celebrato il giorno successivo nella sua Parrocchia di S. Michele in S. Maria Pomposa ricevendo persino l’onore della sepoltura in chiesa.
    

Bigliografia

P. RUFFINI, Opere matematiche. Epistolario, Cremonese, Firenze 1954
G. BARBENSI, Paolo Ruffini nel suo tempo, Accademia di Scienze, Lettere ed Arti, Modena, 1956
P. RUFFINI, Della immaterialità dell'anima. Opuscolo del dottor Paolo Ruffini, Modena 1806
P. RUFFINI, Del tifo contagioso. Memoria del professor Paolo Ruffini, Atti della Società Italiana delle Scienze residente in Modena, 1820
A. LOMBARDI, Notizie sulla vita e su gli scritti di Paolo Ruffini,  Tipografia camerale, Modena 1824
E. BORTOLOTTI, Opere matematiche di Paolo Ruffini, Tomo I, a cura del Circolo Mat. di Palermo, 1915; Tomo II, a cura dell'Unione Mat. Italiana, Roma, Ed. Cremonese, 1943 (rist. anastatica, 1953); Tomo III (contenente il carteggio matematico), a cura dell'Unione Mat. Italiana, Roma, Ed. Cremonese, 1954
F. BARBIERI - F. CATTELANI DEGANI, Catalogo della corrispondenza di Paolo Ruffini, Modena, Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti, 1997
G. DRAGONI, S. BERGIA, G. GOTTARDI (a cura di), Ruffini, Paolo, in Dizionario biografico degli scienziati e dei tecnici, Zanichelli, Bologna 1999, p. 1266
S. DE NUCCIO, Paolo Ruffini. Matematico e medico, Aracne, Roma 2016