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Paul Joachim Schebesta

1887, Grob-Peterwitz
1967, Mödling
Carlo Marino

 

Nella storia dell’antropologia culturale e degli studi etnologico-religiosi la personalità di Paul J. Schebesta riverbera una luminosità particolare, facendone un testimone di scienza e di fede. Considerato ancora oggi insuperato negli studi sui Pigmei e sui Semang egli ha offerto nei suoi lavori una panoramica approfondita  delle tradizioni rituali dei cosiddetti Urkulturvölker aprendo interessanti spunti di studio sui concetti religiosi primitivi. “Feldforscher”, ovvero etnologo sul campo, Schebesta indirizzò i suoi studi finalizzandoli alla ricerca di punti di raccordo tra le “società tradizionali”, nelle quali l’individuo agisce sotto l’impulso di una tradizione magico-religiosa e le condizioni dell’esistenza nel mondo tecnologico-industriale. Ma Schebesta fu anche un missionario appartenente alla Societas Verbi Divini, fondata nel 1875 a Steyl in Olanda da Sant’Arnold Jansen (canonizzato il 5 ottobre 2003 da Giovanni Paolo II) con il fine di divulgare il Vangelo là dove non è mai giunto.

Nato il 20 marzo 1887 a Grob-Peterwitz, Slesia, regione geograficamente condivisa da Germania, Polonia e Repubblica Ceca, il futuro missionario, antropologo e linguista, si formò nella realtà multietnica della sua terra natia sviluppando, segnatamente, una forte consapevolezza  nei confronti di quei popoli costretti alla lotta culturale per la sopravvivenza. Infatti, gli toccò di vivere quella temperie storica che vide la minoranza morava costretta a difendersi per non essere cancellata dalla politica di assimilazione perseguita dello stato prussiano.

Schebesta si formò studiando con W. Koppers e M. Gusinde. Nel 1912 partì come giovane missionario per l’Africa Orientale Portoghese (oggi Mozambico). La sua formazione subì l’influsso della Scuola Etnologica di Vienna di Wilhelm Schmidt, il quale seguendo il Graebner stabilì dei criteri utili a mettere in luce punti di contatto storico tra le società che, allontanatesi nelle parti più remote del pianeta, offrivano una visione della Urkultur, ovvero di una originaria cultura primitiva ritenuta comune a tutte le popolazioni preistoriche. Le teorie della Scuola Etnologica di Vienna, per la prima volta, attraverso la ricerca teorico-pratica sulle culture dei cacciatori-raccoglitori si spingevano ad offrire risultati applicabili allo stato storicamente più arcaico dell’umanità. Nel 1916 la sua opera missionaria sullo Zambesi fu interrotta in quanto Schebesta fu internato dalle autorità della potenza coloniale che governava quel territorio. Dopo la Prima Guerra mondiale cominciò a collaborare con la rivista “Anthropos”, fondata da P. Wilhelm Schmidt nel 1906 e si dedicò allo studio della cosiddetta Urkultur centrale, quella dei pigmei e dei pigmoidi (le culture considerate più antiche dal punto di vista etnologico) dell’Asia e dell’Africa.

Oggi gli studi concernenti le culture dei cacciatori-raccoglitori sono dominati, in maniera indiscussa, da studiosi anglo-americani, ma non va dimenticato che la ricerca sistematica sulle culture dei cacciatori-raccoglitori fu fondata proprio dalla “Scuola etnologica di Vienna” dello Schmidt, di orientamento storico-culturale. Fino ai giorni nostri Paul Schebesta, insieme con il britannico Evans, è considerato l’autorità più prestigiosa sui Semang per l’inestimabile quantità e qualità del materiale di fonte etnografica raccolto. A differenza di Evans, che compì viaggi di breve durata “sul campo” utilizzando il malese come lingua veicolare per comunicare con gli abitanti della foresta, durante le sue ricerche Schebesta visse con i Semang – segnatamente con i Jahay –, occupandosi dei Semang della Malesia britannica e del Siam (oggi Tailandia). Inoltre, egli riuscì ad apprendere la lingua Jahay-Semang penetrando a tal punto in quella cultura che, fino ad oggi, gli studiosi che si sono occupati seriamente dei Semang non hanno potuto fare a meno di utilizzare le sue opere, pietre miliari anche se accessibili per lo più in lingua tedesca. Le sue principali ricerche sul campo si snodarono cronologicamente tra il 1924 ed 1950.

Nel 1924 Schebesta organizzò una spedizione fra i Semang della penisola malese con i quali condivise la vita nella foresta pluviale. Nel 1929/30 e nel 1934/35 intraprese due spedizioni tra i pigmei dell’Africa Centrale studiando con grande passione, intrisa di humanitas cristiana, il modo di vivere e le lingue di tali popolazioni. Nel 1938/39 viaggiò nelle Filippine per studiare i Negritos, intraprendendo anche il suo secondo viaggio di studio tra i Semang della penisola malese.

Nel 1949/50 e nel 1954/55 realizzò, rispettivamente, il terzo ed il quarto viaggio di studio tra i Pigmei del Congo. Tali popolazioni abitanti nella foresta pluviale centro-africana sono state particolarmente care a Schebesta, anche perché vi rinvenne coincidenze molto forti tra il Dio celeste, entità religiosa suprema dei Pigmei, creatore di tutte le cose, ed il Dio della Bibbia ebraico-cristiana. Nel dipanarsi della sua attività di ricerca, presupposto per lui particolarmente importante fu come poter aiutare tali  popoli a trovare una modalità per accedere al grande sviluppo tecnologico e scientifico dell’Occidente, senza restarne stritolati, e nel tentativo di fare ciò egli si premurò di fare tesoro dell’inculturazione che, come è stata recentemente definita dal Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica Slavorum Apostoli del 1985, è «l’incarnazione del Vangelo nelle culture autoctone ed insieme l’introduzione di esse nella vita della Chiesa».

A Schebesta fu attribuito da quelle stesse popolazioni autoctone il titolo onorifico di “Baba wa bambuti” (Padre dei Pigmei); purtroppo le rivoluzioni politiche in Africa Centrale fecero fallire i suoi progetti, in particolare quelli finalizzati ad offrire aiuti concreti per preservare l’integrità, la salute e la cultura di tali esseri umani, veri e propri sopravvissuti delle epoche preistoriche.

Tra una spedizione e l’altra, Paul Schebesta fu professore di Antropologia, Scienza delle Religioni e Linguistica presso il Seminario Missionario St. Gabriel e presso la Hochschule für Welthandel di Vienna, pubblicando numerosi lavori scientifici. Come docente Schebesta aveva compreso la maniera di trasmettere ai suoi allievi l’amore per la conoscenza nonché la sua elevata stima per i popoli stranieri e per le altre razze. Il suo principio fondante nella vita fu sempre quello di cercare e vedere Dio nell’essere umano.

 

Bibliografia:

W. Dupre, Paul Joachim Schebesta, 1887-1967, “American Anthopologist” 70 (1968), n. 3, pp. 537-545

P.J. Schebesta, Revisiting my Pygmy Hosts, Hutchinson & Co., London 1936

P.J. Schebesta, Among the Forest Dwarfs of Malaya, Oxford University Press, Oxford-London 1973

P.J. Schebesta, Among Congo Pygmies, AMS Press, New York 1977