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Wernher von Braun

1912, Wirsitz, Polonia
1977, Alexandria, Virginia
Marco Crescenzi

 

La storia personale di uno dei padri della tecnica moderna e una delle avventure più affascinanti dell'umanità —la conquista dello spazio— hanno avuto inizio con i giochi e i sogni di un bambino di una famiglia di nobili origini della Germania Orientale : Wernher von Braun. Wernher Magnus Maximilian von Braun nacque il 23 marzo 1912 a Wirsitz, figlio del barone Magnus Freiherr e di Emmy von Quistorp.

Nel 1963 così raccontava la sua infanzia e la nascita della sua vocazione professionale: “Quando avevo 12 anni rimasi affascinato dagli incredibili record di velocità stabiliti da Max Valier e Fritz von Opel. Così tentai il mio primo esperimento pratico di razzo. Assomigliò al tentativo compiuto nel 1500 da un cinese di nome Wan Hoo.” Wan Hoo voleva essere il primo uomo ad andare sulla Luna e per fare ciò legò ad una sedia 47 razzi; purtroppo il coraggioso Wan Hoo scomparve in una esplosione di fiamme e di fumo… Il giovane von Braun attaccò una dozzina di missili ad un carretto giocattolo che però “mancandogli il coraggio e la determinazione di WanHoo” era senza pilota. Il carretto partì per una folle corsa attraverso le vie principali della sua città, “lasciando una scia di fuoco come una cometa”, e si schiantò con uno scoppio fragoroso. “Gli agenti della polizia che arrivarono tardi per l'inizio del mio esperimento, ma in tempo per il gran finale, non furono certo riconoscenti. Mi presero subito in custodia. Fortunatamente, non c'erano feriti e fui consegnato al Ministro dell'Agricoltura (mio padre).”

Successivamente, von Braun frequentò le scuole a Berlino e in questo periodo crebbe in lui la passione per l'astronomia e per i viaggi spaziali. Lesse Die Rakete zu den Planetenräumen (Il razzo nello spazio interplanetario) di Hermann Oberth, ma poiché il libro è pieno di formule matematiche e fisiche il giovane von Braun si chiese: “Come posso capire quello che quest'uomo sta dicendo?”. I suoi studi di matematica e fisica erano ancora piuttosto scarsi perché, a quanto pare, era in quel tempo troppo impegnato a costruire macchine riciclando pezzi di vecchie auto. Così per capire Oberth, von Braun decise di impegnarsi di più nelle materie scientifiche.

La madre alimentò nel giovane queste inclinazioni. “Per la Cresima , non ricevetti, come tutti i miei compagni luterani, il primo paio di pantaloni lunghi e un bell'orologio da polso, ma un telescopio. Mia madre pensava che fosse il regalo migliore.” Prima di andare a letto, per circa un'ora o due, il piccolo Wernher osservava le stelle con il telescopio, appassionandosi sempre più all'astronomia. Le letture di J. Verne ed H.G. Wells fecero il resto, mettendo le ali ai sogni di Von Braun che si convinse sempre di più della possibilità dell'esplorazione spaziale.

Nel 1929 aderì alla Società tedesca per i viaggi spaziali e con questo gruppo cominciarono i primi esperimenti sui razzi, che attirarono ben presto l'attenzione di molti scienziati, nonché della commissione tecnica del Reichswehr, l'esercito tedesco. Il primo Novembre 1932 iniziò a lavorare per l'esercitò tedesco sotto la guida di Walter Dornberger. Nello stesso anno si diplomò in ingegneria aeronautica presso l'Istituto Tecnico di Berlino. Due anni più tardi completò il dottorato in fisica con una tesi sui problemi teorici e applicativi della propulsione a razzo a combustibile liquido intitolata Konstruktive, theoretische und experimentelle Beiträge zu dem Problem der Flüssigkeitsrakete (Osservazioni costruttive e sperimentali intorno al problema della propulsione a razzo con combustibile liquido) che venne classificata come geheime Kommandosache (oggetto strategico segreto) e quindi non venne pubblicata.

Nel 1933 Hitler prese il potere in Germania e nello stesso anno von Braun ottenne il brevetto di pilota. Nel dicembre del 1934 il gruppo di Von Braun lanciò, dall'isola di Borkum, due razzi Aggregat-2, soprannominato “Max und Moritz” dal nome di due personaggi dei fumetti tedeschi, che arrivano a 2,5 chilometri di altezza.

Nel 1935 entrò nel gruppo di ricerca missilistica dell'esercito a seguito della chiusura da parte di Göbbels della Società tedesca per i viaggi spaziali. Nel 1936 il gruppo di ingegneri guidato da von Braun abbandonò il sito di Kummersdorf e si trasferì a Peenemünde, località sul Baltico. Nel 1937 von Braun assunse la direzione della nuova base e al suo gruppo venne affidata la realizzazione dei primi missili a media gittata, a combustibile liquido e con esplosivo convenzionale (V-1,V-2). Il primo volo di una V-2 fu dell'ottobre del 1942. Queste armi (circa 6000 esemplari di V-2) furono poi impegnate per bombardare Inghilterra e Belgio.

Nel 1945 il 2 maggio von Braun e Dornberger si arresero agli Alleati e insieme a circa 120 persone, tra tecnici ed ingegneri, furono trasferiti prima a Fort Bliss, in Texas, poi a White Sands nel New Mexico.

Il primo marzo del 1947 sposò, nella locale chiesa luterana, Maria von Quistop una cugina di secondo grado. La prima figlia, Iris, nacque l'anno seguente. Nel 1950 si stabilì a Huntsville, presso il Redstone Arsenal in Alabama e divenne direttore tecnico del programma dell'esercito per le armi balistiche, carica che mantenne sino al 1956. In questo periodo sviluppò il missile balistico a medio raggio Reditone (con propulsione a ossigeno liquido e miscela di acqua-alcol), fondamentalmente una evoluzione diretta del V-2.

Nel 1952 presentò il primo progetto per l'esplorazione di Marte e un progetto per una stazione orbitante di 75 metri di diametro sulla rivista Collier's . Nello stesso anno nacque la seconda figlia Margrit e pubblicò Across the Space Frontier (New York: Viking Press). In questo periodo collaborò con Walt Disney per tre serie televisive sull'esplorazione dello spazio, allo scopo di far conoscere i viaggi spaziali al grande pubblico.

Nel 1953 uscirono I suoi volumi Conquest of the Moon ( New York : Viking Press), Man on the Moon ( London : Sidgwick and Jackson ), e Mars Project ( Urbana : University of Illinois Press ). Nel 1955 divenne cittadino statunitense e l'anno successivo pubblicò Exploration of Mars (New York: Viking Press). Nel 1960 pubblicò First Men to the Moon ( New York : Holt, Rinehart and Winston) e nel 1966 History of Rocketry and Space Travel ( New York : Crowell)

Il 31 gennaio del 1958 il gruppo di von Braun aveva frattanto lanciato l'Explorer I, il primo satellite statunitense, con un missile della classe Juno I (razzi a quattro stadi). Il 3 marzo 1959 un vettore della classe Juno II lanciò la sonda Pioneer IV, che per prima aggirò la Luna. Il 29 luglio nasce la NASA , National Astronautics and Space Administration. Un anno dopo diventerà direttore del centro NASA di Redstone, carica che ricoprì fino al febbraio 1970. Nel febbraio del 1960 venne collaudato con successo il missile a due stadi a combustibile solido Pershing e infine, nel luglio del 1969 il Saturno V, sviluppato dal gruppo di von Braun, portò in orbita l'Apollo 11, missione che condusse al primo allunaggio umano sul nostro satellite. Tra il 1969 e il 1971 vettori dello stesso tipo porteranno 12 astronauti sulla Luna.

Nel 1970 von Braun divenne Deputy associate administrator della NASA, trasferendosi a Washington. Ma solo due anni più tardi, nel 1972, lasciò la NASA per “incompatibilità di ideali”, divenendo vicepresidente della Fairchild Industries, carica dalla quale si ritirò al termine del 1976. Nel 1975 aveva fondato il National Space Institute, associazione privata per la sensibilizzazione del pubblico sulle attività spaziali. Muore il 16 giugno 1977 ad Alexandria, in Virginia, per un tumore allo stomaco.

La vita di von Braun fu tutta dedicata alla realizzazione di un sogno: sviluppare la tecnologia necessaria a permettere all'uomo di fare i viaggi nello spazio. Le inclinazioni nate nella prima infanzia si svilupparono attraverso diverse esperienze e scelte a volte discutibili. Il 22 giugno 1977, durante la cerimonia commemorativa alla Washington's National Cathedral, il presidente degli Stati Uniti Carter ricordò von Braun come “ un uomo dalle chiare visioni […]. Non solo per il popolo americano ma tutto il mondo ha avuto vantaggi dal suo lavoro.”

Va anche sottolineato che la sua chiara visione nelle scelte tecnologiche fu sempre accompagnata da un'altrettanto chiara visione di fede. Dopo che gli astronauti fecero il loro ritorno sulla Terra un giornalista chiese a von Braun: “Dr. von Braun che cosa ha pensato dopo avere dato il suo “si” finale una settimana fa?”. La sua risposta fu: “Ho detto in silenzio la preghiera del Signore”. Luterano convinto, nei suoi interventi e in diverse lettere parlò più volte delle sue convinzioni religiose. “Per me, l'idea di una creazione non è concepibile senza invocare la necessità del disegno. Non si può essere esposti alla legge e all'ordine dell'universo senza concludere che deve esserci un disegno e uno scopo dietro tutto.” Il suo pensiero sul rapporto tra scienza e fede è semplice: “Per me la scienza e la religione sono due finestre di una casa, attraverso le quali noi vediamo la realtà del Creatore e le leggi che si manifestano nelle sue creature”, affermò in una occasione. In un articolo, dopo aver osservato che in natura nulla scompare senza traccia e che la natura non conosce l'estinzione ma tutto trasforma, concluse: “Tutto quello che la scienza mi ha insegnato —e continua ad insegnarmi— rafforza la mia credenza nella continuazione della nostra esistenza spirituale dopo la morte.”

È interessante prendere atto che l'umanità ha fatto un passo enorme nella conoscenza dell'universo in cui vive, e ha potuto per la prima volta mettere piede su un corpo celeste diverso dalla pianeta Terra, grazie ai sogni e alle monellerie di un uomo che nella sua esistenza ha saputo mantenere vive la capacità di stupirsi e di credere nell'opera creatrice di Dio.
 

Bibliografia:

D. HEATHER, Wernher von Braun, Putnam New York 1967
J. GOODRUM, Wernher von Braun: Space Pioneer, Strode, Huntsville (Alabama) 1969
B. RULAND, W. Von BRAUN, Una vita per lo spazio , Mondadori, Milano 1970
V. MARCHIS, Von Braun Wernher: il prussiano che conquistò lo spazio, in “ I grandi della scienza”, Dossier de “Le Scienze” giugno 2000