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Wojtyła e il movimento intellettuale del dopoguerra

Rocco Buttiglione

 

Nel marzo del 1945 Sapieha sostenne la nascita di una rivista settimanale, Tygodnik Powszechny, la cui direzione fu affidata a Jerzy Turowicz che sarebbe diventato con il tempo una figura emblematica della cultura libera polacca e che ancora la dirige. L'anno dopo nasce una rivista mensile, sempre a Cracovia e sempre per iniziativa di Sapieha. Si tratta di Znak. Fra i promotori Irena Slawinska, Stefan Swiezawski e Czeslaw Zgorzelski. Intorno alle due riviste è cresciuto, in modo del tutto informale, un importante movimento di intellettuali a cui Wojtyła ha preso parte con una particolare funzione che va al di là della sua assidua collaborazione ad ambedue le testate che ho nominato. Sarà dunque bene soffermarci un attimo su questo gruppo. Turowicz viene dal movimento di Odrodzenie che, nella Polonia d'anteguerra, rappresenta l'ala più europea e meno nazionalista del cattolicesimo polacco. Odrodzenie è legato naturalmente alla grande tradizione nazionale ma ha soprattutto un grande desiderio di imparare dai settori più avanzati culturalmente del cattolicesimo francese; guarda verso Parigi e condivide profondamente le esperienze di quella cultura. Al suo interno e poi dopo la guerra fra coloro che provengono da quella esperienza sono familiari i nomi di Mounier, Maritain, Gabriel Marcel, Bernanos, Péguy etc .. . ; fra i redattori di Znak fino al presente il francese è la lingua straniera di gran lunga più e meglio conosciuta ed Esprit è probabilmente il modello a cui nel suo sorgere Znak si ispira. Per completare il quadro sarà bene notare che anche Wyszynski viene da Odrodzenie. Sembra che la Chiesa polacca abbia deciso, subito dopo l'ingresso dei russi, di mettere il proprio futuro nelle mani della propria ala più progressista. È lecito allora domandarsi da cosa proviene una differenza cosl forte fra l'esito ultimo del progressismo polacco e quello del progressismo europeo e francese in particolare. In un articolo apparso sul primo numero del Tygodizik Powszechny ed intitolato Ku Katolickiej Polsce Jan Piwowarczyk ci indica un primo elemento importante. Piwowarczyk sottolinea che i cristiani non hanno nessun motivo per voler ricostruire le strutture economiche della vecchia Polonia. Non si tratta di ricostruire ma di ristrutturare profondamente. I cattolici, però, hanno una cultura che è capace di orientare il cambiamento e di dare giudizi chiari sul modo in cui esso viene realizzato. Essi non si adeguano alla analisi marxista per derivare da essa i loro criteri di comprensione della realtà. In un articolo su Znak Stanislaw Stemma, poco dopo, oppone la sterilità di iniziativa sociale del cattolicesimo francese alla forza di presenza sociale di quello polacco. Nonostante la grandezza della sua cultura il cattolicesimo francese non ha il seguito di massa che quello polacco ha conservato. Bisogna infine ricordare che a Znak ed a Tygodnik Powszechny impedì di avviarsi sulla strada di un dialogo più intimo e potenzialmente distruttivo con il marxismo il fatto che tale ruolo fu subito occupato con grande decisione ed aggressiva volgarità da un gruppo di cattolici provenienti dal movimento di estrema destra e fascista ONR. Boleslaw Piasecki, che era stato l'editore dell'organo dell'ONR Falanga, subito dopo la fine della guerra cominciò a raccogliere intorno ad un nuovo organo di stampa Dzis i jutro i cattolici collaborazionisti del movimento Pax. A tutti questi elementi va poi aggiunta la grande autorevolezza di Wyszynski e la guida intellettuale esercitata da Wojtyła. Ciò ha portato ad un esito del tutto particolare e difficile da apprezzare adeguatamente per chi non sia mai stato in uno stretto contatto con la cultura cattolica polacca.

Essa esprime in gran parte le posizioni del progressismo degli anni '50 e '60 senza involuzioni integristiche ed anche senza quel precipitare in una posizione secolarista e fìlo-marxista o anche accentuatamente dualista che contraddistingue invece tanta parte del progressismo occidentale.

In un certo senso l'ipotesi culturale fondamentale che regge quella cultura progressista è quella della superiorità dell'esistenzialismo religioso su quello ateo all'interno di una visione generale della storia della cultura contemporanea che vede nell'esistenzialismo il suo ultimo ed insuperabile punto di arrivo. Nella prospettiva di una coerente filosofia dell'esistenza che parta da un'analisi spregiudicata delle domande e delle evidenze che si danno nella vita dell'uomo - così ragionava quella cultura - la posizione religiosa è necessariamente superiore a quella atea.

L'esistenzialismo è infine costretto a scegliere fra l'opzione religiosa che dà uno stabile senso al mondo e la disperazione. Essendo quest'ultima opzione esistenzialmente invivibile ne consegue che proprio, in un certo senso, la crisi esistenzialista porta al riaffermarsi di una cultura religiosa.

In occidente questo sviluppo è stato bloccato dalla confluenza dell'esistenzialismo nel marxismo, di cui la parabola personale di Jean Paul Sartre è un caso esemplare. Aderendo al marxismo l'esistenzialismo guadagna una concretezza storica che gli mancava e, al tempo stesso, restituisce al marxismo una straordinaria vitalità e fascino culturali. Davanti a questa sintesi, che caratterizza la cultura occidentale della fine degli anni '60 e di tutti gli anni '70, il progressismo cattolico rimane spiazzato e in gran parte, cercando di instaurare con il marxismo lo stesso dialogo che aveva prima iniziato con l'esistenzialismo ateo, finisce con il precipitare in una sempre più accentuata decomposizione. Scomponendo l'uomo nell'insieme dei fattori sociali che entrano a costituirlo il marxismo ha un particolare punto di partenza filosofico e considera ingenua quella responsabilità verso l'uomo e quel partire dall'uomo che caratterizzava sia l'esistenzialismo ateo che quello religioso. Il dialogo risulta allora sfalsato e perduto in partenza. In modo diverso sono andate le cose in Polonia. Qui il confronto fra esistenzialismo ateo ed esistenzialismo religioso è stato vinto dall'esistenzialismo religioso ed il marxismo stesso, che è sceso in campo con Kolakowski e Schaff proprio sui temi della filosofia dell'uomo, è rimasto coinvolto in questa sconfitta. Questa situazione ha in parte aiutato la maturazione della filosofia di Wojtyła, in parte è stata a sua volta prodotta proprio dalla maturazione di quella filosofia che, ripensando il tema essenziale dell'azione, ha colpito in radice la possibilità per il marxismo di elevarsi in quanto filosofia della prassi, al di sopra di qualunque filosofia della coscienza. In questo contesto, inoltre, l'ispirazione originaria del Concilio ha potuto svilupparsi con maggiore libertà, guadagnando una particolare attualità a livello mondiale nel momento in cui la crisi del marxismo mette spietatamente in luce il vicolo cieco nel quale si è perduto il progressismo cattolico in occidente.

      

da Il pensiero di Karol Wojtyła, Jaca Book, Milano 1982, pp. 46-48.