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La ricerca della verità deve essere il fine ultimo di ogni scienza

Augustin Cauchy
1833

da Sette Lezioni di Fisica generale. Discorso d'apertura

Fin dalle sue origini, l'uomo studia, ricerca e incrementa costantemente la sua conoscenza in tutti i campi perchè spinto dal forte desiderio di conoscere la verità e possederla, come sua esigenza intima e insopprimibile. Ma come si può giungere alla verità? In questo testo, che ripropone la traduzione italiana della prima delle sette lezioni date da Augustin Cauchy a Torino nel 1833, il matematico francese spiega che vi sono due diversi ambiti del sapere che portano alla verità intesa come “fine ultimo di ogni scienza”: le scienze filosofiche e morali e le scienze propriamente dette, come la fisica generale, alla quale è dedicata questa introduzione.

Ci troviamo a vivere in un'epoca straordinaria nella quale tutti i sensi sono divorati da un'attività che si rigenera senza posa. L’uomo ha determinato le misure dei cieli ed ha sondato le profondità degli abissi. Ha compulsato i resti degli antichi documenti, chiedendo loro di narrare la storia delle generazioni che riposano, sepolte ormai, nella polvere delle necropoli. Ha visitato la cima delle più inaccessibili montagne, le spiagge più recondite, gli ardenti deserti dove imperano i fuochi del tropico e le aride rocce che circondano i ghiacci del polo. Si è levato in volo fino a giungere nella regione generatrice di tempeste ed è sceso fin nelle viscere della Terra, per assistere, se fosse stato possibile, alla creazione stessa del nostro pianeta. Ha scomposto gli elementi asservendoli ai propri capricci ed alle proprie necessità. Ha costretto il vapore ed i gas a condurre le sue navi sulla superficie dell’Oceano o a trasportare nell’aria la sua navicella. Infine, dopo aver scrutato i segreti della natura, ha puntato il suo sguardo indagatore sui fondamenti medesimi dell’ordine morale e della società. Quale sarà mai il frutto di tanto viaggiare in terre lontane, di cotanto lavoro, di tanto affaticarsi? Se chiedessi a chiunque sia trasportato da tale generalizzato impulso dei sensi, quale sia il fine delle sue angosciose ricerche, la risposta sarebbe, senza ombra di dubbio: la conquista della verità. Infatti, non è forse per raggiungere la verità che ci si immerge nelle polverose biblioteche per conoscere, in ogni dettaglio, le leggi dei popoli antichi, per rettificare qualche data, ovvero per assodare fatti da poter aggiungere alle prove dell’esistenza dei secoli passati? Non è forse preso dal medesimo proposito chi attraversa i mari e chi osserva, tra le rovine di Tebe o di Palmira, gli usi ed i costumi dell’antico Egitto e della Siria? Non è per conquistare la verità che c’è chi, ancora, si accinge ai più delicati esperimenti di fisica e di chimica, o che, con in mano il bisturi da dissezione, chiama a consulto un cadavere inanimato, al fine di scoprire con quali mezzi prolungare l’esistenza dei suoi simili? E non è, da ultimo, per raggiungere la verità che quell’altro interroga l’algebra, esaurisce tutte le risorse dell’analisi e chiede ad una formula di insegnargli le leggi che governano il corso degli astri, o le vibrazioni delle ultime particelle della materia?

Sì, senza dubbio, Signori, la ricerca della verità deve essere il fine ultimo di ogni scienza. È verso di essa che sono indirizzati gli sforzi dei veri sapienti e, ad essa soltanto, sono consacrate le loro notti insonni. Bisogna forse meravigliarsene? Lo spirito umano, creato per possederla, non riposa fuori dal suo impero. L’Uomo non saprebbe fare a meno della verità. Senza di essa non riuscirebbe a vivere. È una delle condizioni della sua esistenza, così come lo alimenta l’aria che respira. Ne ha bisogno a tal punto che, anche chi si solleva in armi contro di essa, per fare proseliti, deve far credere che si propone soltanto di ampliarne il  dominio e, sempre in nome dei lumi, sono proclamate quelle dottrine che colpiscono a morte le intelligenze o che le immergono nell’abisso del dubbio universale. La verità è un tesoro inestimabile la cui acquisizione non è seguita da rimorso alcuno e non turba, in nessun modo, la quiete dell’animo. La contemplazione delle  attrattive dell'universo, della sua divina venustà è sufficiente ad indennizzarci delle fatiche intraprese, dei sacrifici affrontati per svelarla e, anche la felicità celeste, consiste soltanto nel pieno e totale essere posseduto dall’immortale verità.

Ma, per non correre il rischio di smarrirci mettendoci alla sua ricerca, è importante conoscere in che modo è possibile pervenire ad essa. Giovani allievi di Filosofia, voi che vi votate alla nobile carriera dell’insegnamento delle scienze, è, in particolare a voi, che questa mia prolusione si rivolge. Vi chiedo venia se mi permetto di offrirvi qualche consiglio su come perfezionare la vostra istruzione e raccogliere maggiori frutti dai vostri studi, perdonandomi anche il desiderio ardente di contribuire al vostro successo e, oserei dire, alla felicità della vostra vita. Accogliete con benevolenza le parole di un amico, concedendo un po’ di fiducia a chi, avendovi preceduto di qualche anno nella vita, ha dedicato le sue opere ad una scienza che avete desiderio di apprendere: la ricerca della verità. Qui, sulla Terra, la verità mai ci sarà nota nella sua pienezza. Possiamo scoprirne delle sfumature e, nel momento in cui vi saremo pervenuti in Filosofia, Storia, Analisi, saremo in possesso di quelle che si definiscono verità filosofiche, storiche, matematiche. Tali verità sono di due ordini differenti. Le prime, che ogni essere umano ha bisogno di conoscere, sono le verità filosofiche e morali che gli insegnano a discriminare tra ciò che è giusto e ciò che non è giusto,  a separare le azioni innocenti e consentite da quelle dalle quali deve astenersi. Le altre sono le verità scientifiche, le quali perfezionano la sua intelligenza, senza però istruirlo nei suoi doveri. Per insegnare le prime è necessario averne ricevuto la missione dal Creatore stesso dell’universo, da quel Dio di cui l’intero genere umano proclama l’esistenza, la cui parola ha creato l’Uomo e preserva la società. Certo, non possiamo negarlo, esistono verità di gran lunga sublimi perché i nostri calcoli possano coglierle e, se è un obbligo per l’Uomo conoscere ed osservare le leggi che devono reggere il mondo morale, non gli è stato affidato certo il compito di fondarle. Viandante sulla Terra, dove non si fermerà che qualche istante, in che modo un mortale potrebbe mai arrogarsi il diritto di tracciare regole di condotta per i suoi simili, promulgare leggi cogenti per tutte le società umane? Non è forse evidente che, tali norme, prodotto della sua intelligenza, avrebbero dovuto rappresentare un obbligo per gli altri uomini  fin da  prima che, un altro, parimenti mortale, facesse la sua comparsa sulla scena del mondo, continuando, successivamente,  a vincolarli anche dopo la sua dipartita? Non è in suo potere perfezionare la morale e neppure riformare quella che sui precetti divini si regge. Quanto alle scienze che gli rivelano tutto il bello del mondo fisico e le meraviglie della creazione, accelerarne il progresso, arricchendole di nuove scoperte, è soltanto compito della sua operosità. Tra le scienze ne esiste una nella quale si manifesta tutta la potenza dell'analisi e, nella quale, il calcolo, creazione umana, si assume il compito di insegnargli, attraverso un misterioso linguaggio, i legami esistenti tra fenomeni in apparenza molto diversi, tra le leggi della creazione che regolano il microcosmo e quelle che stanno a fondamento del macrocosmo. Questa scienza, che può essere fatta risalire alla scoperta del principio della gravitazione universale è stata, successivamente, arricchita dalle opere dei Cartesio, degli Huygens, dei Newton, degli Eulero. Ma è, segnatamente da un ventennio, che il rapido perfezionarsi dell'analisi matematica ha consentito enormi progressi. È a partire da quest'epoca che è stato possibile applicare il calcolo alle teorie dell'elasticità, della diffusione del calore nei corpi o nello spazio, della propagazione delle onde sulla superficie di un fluido pesante, della trasmissione del suono attraverso corpi solidi; alle teorie dell'elettrodinamica, delle vibrazioni delle lastre e delle lame elastiche e, per finire, alla teoria della luce comprendente i fenomeni differenti della riflessione, della rifrazione semplice, della doppia rifrazione, della polarizzazione, della colorazione ecc. È proprio a partire da quest'epoca che sono stati pubblicati gli importanti lavori degli Ampère, dei Fourier, dei Poisson e di qualche altro di cui non mi sembra utile ricordarvi il nome.  Queste Tesi costituiscono il fondamento principale della scienza alla quale attiene il corso che Sua Maestà si è degnato di affidarmi. Tale scienza non è altro che la Fisica pura o Fisica matematica il cui insegnamento viene così ripristinato da un Principe del quale mi compiaccio di portare alla vostra attenzione il gusto per le lettere e per le arti nonché la passione illuminata nei confronti delle scienze che contribuiscono, in maniera possente, al benessere dei popoli ed alla prosperità dei regni. Spero che la particolare inclinazione che mi fa propendere per le scienze astratte e, segnatamente, verso quella di cui sono stato incaricato della docenza, non sembri, in bocca a me, dare alla più giusta delle lodi una certa aria di parzialità.

da Sept Lecons de Physique générale faites à Turin en 1833, Gauthier Villars, Paris 1885, Première Leçon: discours d'ouverture, pp. 412-414. Traduzione dal francese a cura di Carlo Marino.