Tu sei qui

La terra, un astro in moto fra tutti gli altri, di cui ci sono ignoti gli abitatori

Nicolò Cusano
1440

da La dotta ignoranza, Lib. II, cap. XII, nn. 162-172

Rappresentante di un precoce eliocentrismo un secolo prima di Copernico, il cardinale Nicolò Cusano, Vescovo cattolico di Bressanone espone in questo testo la sua visione sulle condizioni terra, in parte simili e in parte diverse a quelle di tanti altri astri, sui quali potrebbero esservi abitatori, dei quali però non conosciamo nulla, sebbene fra le loro regioni e le nostre vi sia una qualche proporzionalità, dovuta alla struttura unitaria del nostro universo, creato dall’unico Dio.

162. Gli antichi non giunsero a queste verità di cui abbiamo detto, perché mancarono della dotta ignoranza. Ma a noi ormai è chiaro che codesta Terra si muove veramente, anche se non ne avvertiamo il movimento. Non riusciamo ad accorgerci del moto che in relazione a qualcosa di fisso. Se uno non sapesse che l'acqua scorre e non guardasse alle rive stando sulla barca in mezzo al fiume, come saprebbe che la barca si muove?  Per questo, poiché a ciascuno, si trovi egli sulla Terra, sul Sole o su un'altra stella, sembra sempre di stare in un centro immobile e che tutto il resto invece si muova, egli immaginerebbe continuamente poli diversi stando sul Sole, sulla Luna o su Marte, e via dicendo. La macchina del mondo avrà il centro dovunque, e la circonferenza in nessun luogo, poiché la sua circonferenza e il suo centro sono Dio, che è dappertutto e in nessun luogo.

163. Inoltre, codesta terra non è sferica, come dissero alcuni, sebbene tenda alla figura sferica. Infatti la figura del mondo è contratta in tutte le sue parti, come il suo moto. Quando una linea infinita viene considerata come contratta, di modo che, in quanto contratta, non possa essere più perfetta e più estesa, allora essa è circolare. Nel circolo il principio coincide con la fine. Il moto più perfetto è dunque quello circolare e, perciò, la figura circolare più perfetta è la sfora. Ogni movimento d'una parte è in vista della perfezione del tutto, come i gravi si muovono verso terra ed i leggeri verso l'alto, la terra verso la terra, l'acqua verso l'acqua, l'aria verso l'aria e il fuoco verso il fuoco. Il moto del tutto, quanto più gli è possibile, si avvicina a quello circolare, e ogni figura si approssima a quella sferica, come vediamo per esperienza nelle parti degli animali, nelle piante e nel ciclo. Perciò un moto è più circolare e più perfetto d'un altro. E così anche le figure sono diverse.

164. La figura della Terra è dunque nobile e sferica, il suo movimento è circolare, ma lo potrebbe essere in modo più perfetto. E poiché in questo mondo non esistono il massimo e il minimo nelle perfezioni, nei moti, nelle figure, com'è evidente da quanto abbiamo detto ora, non è vero che codesta Terra sia quanto mai vile e infima. Sebbene, rispetto al mondo, appaia occupare una posizione alquanto centrale, per la medesima ragione è anche alquanto vicina al polo, come si è detto. La Terra non è una parte proporzionale del mondo, una percentuale di esso. Poiché il mondo non ha ne massimo ne minimo, non ha neppure una metà assoluta o parti assolutamente proporzionali, come avviene anche nell'uomo o nell'animale. La mano non è una parte proporzionale dell' uomo, anche se il suo peso abbia una certa proporzione col peso del corpo. Così si dica della grandezza e della figura delle membra. Anche il colore nero della Terra non è argomento per dichiararla vile. Se uno si trovasse nel Sole, non gli apparirebbe tutto quello splendore solare che appare a noi. Se consideriamo la massa corporea del Sole, essa ha una parte più centrale che è come una specie di terra, e una parte nella superficie sferica che è lucida, e una parte mediana che è come una nube d'acqua e un'aria più limpida, come avviene con gli elementi della Terra.

165. Se uno si trovasse al di fuori della regione del fuoco, codesta Terra, vista al bordo della sua regione del fuoco, gli apparirebbe come una stella splendente, attraverso il fuoco stesso, come a noi, che siamo al bordo della regione del fuoco del Sole, questo ci appare splendidissimo. La Luna non appare così splendente, perché forse siamo al di qua del suo bordo estremo, verso le parti sue più centrali, in una sua regione per così dire acquea. Per questo non ci appare la sua luce, sebbene essa abbia una luce propria, che si mostra a coloro che stanno al suo bordo estremo; mentre a noi della Luna appare soltanto la luce riflessa del Sole. Per questo motivo anche il calore della Luna non ci si comunica come avviene per quello del Sole, quel calore lunare che senza dubbio si produce in misura maggiore al suo bordo, ove il moto è maggiore. Questa Terra sembra posta fra la regione del Sole e quella della Luna, e per mezzo di essi partecipa all'influenza delle altre stelle, i cui corpi non vediamo, perché siamo al di fuori delle loro regioni. Vediamo soltanto le loro regioni che scintillano.

166. La Terra è dunque una nobile stella, che ha luce, calore e influenza ben diversi da quelli di tutte le altre stelle, come anche ciascuna stella differisce dalle altre per luce, natura e influenza esercitata. E come ciascuna stella comunica all'altra lume e influenza non per un atto di volontà intenzionale, poiché tutte le stelle non hanno che moto e splendore, per essere nel modo migliore loro consentito, la partecipazione delle influenze avviene come conseguenza del loro moto e della loro luce. Anche la luce splende per sua natura, non al fine che io veda, ed è solo come una conseguenza della sua natura che avviene la partecipazione, per la quale io impiego la luce al fine di vedere. In questo modo Dio benedetto ha creato tutte le cose in maniera tale che ciascuna, mentre è intenta a conservare il proprio essere, quasi come dono divino, lo fa in comunione con tutte le altre. Come il piede non serve soltanto a se medesimo, ma anche all'occhio, alle mani, al corpo, all'uomo tutto soltanto in grazia della sua funzione che consiste nel camminare, e così si dica dell'occhio e delle altre membra, altrettanto avviene fra le parti del mondo. Plafone infatti disse che il mondo è un essere animato. E se ne concepisci l'anima come fosse Dio, senza tuttavia che Dio vi sia immerso, ti risulteranno chiare anche molte di quelle cose che abbiamo detto.

167. Non si deve dire che, per il fatto d'essere più piccola del Sole e di ricevere da esso un'influenza, la Terra sia più vile, poiché la totalità della regione della Terra, che si estende fino al bordo della sfora del fuoco, è ben grande. E sebbene la Terra sia minore del Sole, come ci risulta dall'ombra proiettata e dalle eclissi, tuttavia non conosciamo di quanto la regione del Sole sia maggiore o minore della regione della Terra. Non può essere eguale in maniera precisa a quella del Sole. Non c'è stella che sia eguale ad un'altra. E la Terra non è la stella più piccola, perché è maggiore della Luna, come ci ha insegnato l'esperienza delle eclissi, e anche di Mercurio, come dicono alcuni, e forse di altre stelle. Perciò l'argomento della grandezza non serve per dichiararne la viltà.

168. Ed anche il fatto che riceve influenza dalle altre stelle non è motivo di imperfezione. Anche la Terra, in quanto è una stella, influisce forse egualmente sul Sole e sulla sua regione, come abbiamo detto. E poiché noi non abbiamo esperienza che di stare sempre al centro sul quale convergono le influenze, di questa influenza di risposta non abbiamo alcuna esperienza. La Terra è come la possibilità e il Sole è come l'anima, ossia l'attualità formale rispetto alla possibilità, e la Luna è come il nesso mediatore, di modo che cedeste stelle, poste all'interno di una sola regione, uniscono le loro influenze reciproche, mentre gli altri pianeti - ossia Mercurio, Venere, eccetera - ne sono al di sopra, come dissero gli antichi e alcuni dei moderni; perciò è evidente che la correlazione fra le influenze è tale che l'una non può stare senza l'altra. In ogni stella vi sarà una correlazione d'influenze una e trina, proporzionata al grado della stella. E evidente quindi che l'uomo non può sapere se la regione della Terra abbia una realtà di grado più imperfetto e ignobile rispetto alle regioni delle altre stelle, del Sole, della Luna e degli altri pianeti, in relazione al potere d'influenza.

169. La Terra non appare più ignobile neppure per il luogo che occupa, luogo del mondo che è abitazione di uomini, di animali, di piante, che avrebbero una realtà di grado più ignobile rispetto agli enti che stanno nella regione del Sole e delle altre stelle. Infatti, sebbene Dio sia centro e circonferenza di tutte le regioni delle stelle e procedano da lui le nature dotate d'un grado diverso di nobiltà, abitanti in ogni regione, perché tanti luoghi dei cicli e delle stelle non siano vuoti, e abitata solo codesta Terra che è forse tra i corpi più piccoli, tuttavia sembra non vi possa essere qualche natura più nobile e più perfetta della natura intellettuale, nell'ambito del suo ordine, che abita in questa Terra e nella sua regione, anche se vi siano abitatori nelle altre stelle appartenenti ad altro genere. L'uomo non tende a conseguire una natura diversa dalla sua, ma ad essere perfetto nella propria.

170. Non hanno proporzione gli abitatori delle altre stelle, chiunque essi siano, con i cittadini di questo mondo, anche se la totalità di quella regione rispetto alla nostra abbia una qualche proporzione, a noi occulta, nell'ambito d'una finalità universale. E così gli abitanti di questa Terra e della sua regione hanno una qualche relazione con gli abitanti delle altre stelle e regioni mediante la regione dell' universo, come le articolazioni minori delle dita della mano, mediante la mano, si può dire abbiano una proporzione con il piede, e le articolazioni particolari del piede si rapportano alla mano per la mediazione del piede stesso, cosicché tutto risulta proporzionato in relazione all'animale nella sua completezza.

171. Ci è ignota tutta la regione delle stelle, e ci rimangono del tutto ignoti i suoi abitatori, come accade su questa Terra, che gli animali appartenenti ad una specie costituiscono una sola regione specifica, si uniscono fra loro e partecipano insieme, per la comunanza della regione specifica, alle proprietà che sono della loro regione, e non sanno nulla delle altre regioni, o perché se lo vietano o perché non ne hanno una vera conoscenza. L' animale appartenente ad una specie non riesce ad apprendere quanto viene concepito da quello di un'altra specie ed espresso in segni orali, se non estrinsecamente e per pochissimi segni, e solo dopo lunga consuetudine e con incertezza. Molto meno, senza proporzione, potremo capire degli abitanti d'una regione diversa, limitandoci a supporre che nella regione del Sole essi siano più solari, abitanti dotati d'una intelligenza chiara e illuminata, più spirituali anche di quelli della Luna, ove sono più lunatici, mentre gli abitatori della Terra sono più materiali e grossolani; e così gli intelletti di natura solare sono molto in atto e poco in potenza, quelli terreni più in potenza e poco in atto, e quelli della Luna oscillano in una posizione intermedia.

172. Sono opinioni che esprimiamo, considerando l'influenza ignea esercitata dal Sole, quella acquatica e ariosa, ad un tempo, della Luna e la gravezza materiale della Terra; e pensiamo in maniera analoga circa la realtà delle altre stelle, che cioè nessuna può mancare di abitanti, come se vi siano tante parti particolari di mondo nell'unico universo quante sono le stelle, che sono innumerevoli, cosicché alla fine un unico mondo universale si trova contratto trinitariamente, nella sua graduale discesa per quattro elementi, in tanti mondi particolari, innumerevoli di numero, noti solo a colui che nel numero ha creato ogni cosa.

Anche la corruzione delle cose, di cui abbiamo esperienza qui sulla Terra, non è argomento efficace a dimostrarne la mancanza di nobiltà. Non potremo mai esser sicuri, poiché uno solo è il mondo universale e uno solo è il complesso delle influenze reciproche proporzionali di tutte le stelle particolari, che qualcosa sia corruttibile in modo totale, e non piuttosto che si corrompe rispetto ad uno o ad un altro modo di essere, quando avviene che si sciolgono quelle influenze che si trovavano come contratte in un solo individuo; scompare questo o quel modo di essere, ma non vi è posto per una morte totale, come dice Virgilio. La morte sembra non esser altro che la risoluzione del composto nelle sue componenti. Che tale risoluzione sia propria soltanto degli abitanti della Terra, chi lo potrà sapere?

Che tale risoluzione sia propria solo degli abitanti della terra, chi lo potrà sapere?

da La dotta ignoranza, Lib. II, cap. XII, nn. 162-172, edizione a cura di Giovanni Santinello, Rusconi, Milano 1988, pp. 174-180.