Tu sei qui

Se le stesse specie sono state create più di una volta: riflessioni di Darwin sull’evoluzione

Charles Darwin
1844

da Saggio sull’origine delle specie

Questo brano, tratto dal Saggio del 1844, ovvero l’opera che contiene le riflessioni fondamentali sulla evoluzione delle specie che poi confluiranno nella redazione de L’origine delle specie (1859), risulta di interesse al fine di valutare l’impiego originale del termine “creazione”, usato da Darwin nel senso di “origine indipendente di una o più specie, non come derivazione da altre”. Il problema veniva infatti posto dal fatto che medesime specie vegetali o animali venivano trovate in luoghi geograficamente troppo distanti per entrare in comunicazione fra loro. A parte la contemporanea comprensione del fenomeno, il testo possiede un certo interesse filologico, perché mostra che quando, come in questo caso, la nozione di creazione viene impiegata in un contesto biologico, essa indica una certa alternativa con la nozione di evoluzione, contribuendo in tal modo alla successiva idea che i due termini, creazione ed evoluzione, così interpretati, vadano necessariamente visti in opposizione.

Il fatto che le stesse specie di piante sono state trovate  sulle vette di montagne estremamente distanti, è stata una delle cause principali per cui si è creduto che alcune specie siano state prodotte o create contemporaneamente in due luoghi diversi. Vorrei qui brevemente discutere su questo argomento. Secondo la teoria della creazione noi non vediamo nessuna ragione per cui su due vette montuose non possano essere state create due specie simili, ma l’ipotesi opposta, a parte la sua semplicità, è stata generalmente accolta per le analogie nella distribuzione generale di tutti gli organismi, in cui, come dimostrato in questo capitolo, noi troviamo sempre che grandi e continue barriere separano serie distinte; siamo perciò naturalmente portati a supporre che le due serie sono state create separatamente. Quando, per limitare il campo della discussione, osserviamo un fiume, con terreno del tutto simile su entrambi i lati, con un lato ben fornito di un certo animale e con l’altro lato invece sprovvisto (come nel caso della viscaccia sui lati opposti del Plata), siamo subito portati a concludere che la viscaccia fu prodotta su un punto o un’area del lato occidentale del fiume. Considerando la nostra ignoranza a proposito di molti strani cambiamenti nella diffusione degli uccelli (che di quando in quando vagano su enormi distanze) e degli animali che inghiottono semi e uova di altri animali (come nel caso di un coleottero acquatico che rigetta le uova di un pesce) e delle trombe d’aria che trasportano semi ed animali nelle forti correnti verso l’alto (come accade con le ceneri vulcaniche e quando piove fieno, grano e pesci) e a proposito della possibilità che alcune specie siano sopravvissute per brevi periodi su luoghi sparsi e poi là si siano estinte, e considerando invece la nostra conoscenza dei grandi cambiamenti che hanno avuto luogo per l’abbassamento e l’innalzamento della superficie della terra e della nostra ignoranza dei maggiori cambiamenti che potrebbero aver avuto luogo, dobbiamo essere molto cauti nell’ammettere la probabilità della doppia creazione. Nel caso delle piante che vivono sulle cime montuose credo di aver dimostrato quanto necessariamente, nelle condizioni passate dell’emisfero settentrionale, dovevano essere simili alle piante che si trovano oggi sulle rive artiche e questo ci deve insegnare ad essere cauti.

L’argomento più valido contro la doppia creazione può essere ricavato considerando il caso dei mammiferi in cui, per la loro natura e per le dimensioni della prole, i mezzi di distribuzione sono più evidenti. Non esiste nessun caso in cui la stessa specie si trovi in località molto distanti, tranne quando esistono tratti continui di terra; le regioni artiche, forse, offrono l’eccezione più notevole, ma qui noi sappiamo che gli animali sono trasportati dagli iceberg. Per tutti i casi meno difficili possiamo trovare una spiegazione più o meno semplice. Voglio portare un solo esempio: le nutrie, credo, sulle coste orientali del Sud America vivono esclusivamente nei fiumi e fui molto sorpreso di constatare che erano giunte fino nei ruscelletti, molto all’interno, sulle coste della Patagonia; sulle coste opposte trovai però che questi animali vivevano esclusivamente sul mare e quindi la loro migrazione lungo le coste della Patagonia non è più un fatto sorprendente. Non vi è nessun caso di uno stesso mammifero che sia stato trovato su un’isola lontana dalla costa e sulla terra ferma, come ad esempio accade con le pinte. Secondo l’ipotesi della doppia creazione, sarebbe strano se le stesse specie di parecchie piante fossero state create in Australia e in Europa e non vi è nessun esempio che le stesse specie di mammiferi siano state create o esistessero originariamente in due punti quasi remoti ed ugualmente isolati. È più rigoroso (philosophical), in casi come quello di alcune piante  trovate sia in Australia che in Europa, ammettere la nostra ignoranza riguardo ai mezzi di trasporto. Voglio ricordare soltanto un altro caso e cioè quello di Mydas, un animale che vive sulle montagne e che si trova soltanto sulle vette più ardue di Giava. Chi può sostenere che durante il periodo glaciale dell’emisfero settentrionale e meridionale e quando l’India, come si crede, doveva avere clima più freddo, le condizioni climatiche non abbiano permesso a questo animale di rifugiarsi in luoghi più bassi e passare così a lungo le creste da una vetta all’altra? Lyell ha inoltre osservato che non vi è ragione di credere che nello spazio, come nel tempo, dopo l’estinzione di una specie, sia mai riapparsa assolutamente la stessa forma. Io credo, poi, che nonostante le numerose difficoltà, si possa concludere con una certa sicurezza che ogni specie è stata creata o prodotta su una singola zona o area.

da Darwin. L’Evoluzione, Newton - I Mammut, Roma 1994, pp. 118-120, tr. it. di Mirella di Castro.