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Il Discorso sull’anatomia del cervello di Niccolò Stenone

Ivan Colagè
Febbraio 2019

Il Discuors sur l’anatomie du cerveau (“Discorso sull’anatomia del cervello”) è uno degli scritti più famosi di Niccolò Stenone (Niels Steensen in danese; Nicolaus Stenoni in latino), poliedrico scienziato Danese, poi divenuto vescovo cattolico, che visse tra il 1638 e il 1686. Il Discorso tratta dell’anatomia del cervello, e fu pronunciato nel 1665 presso la residenza parigina di Melchisédec Thévenot, che ospitava di frequente incontri tra i dotti che si trovavano a Parigi a quell’epoca e che già nel 1666 contribuì a dar vita all’Académie Royale des Sciences. Il Discorso fu poi pubblicato dallo stesso Thévenot quattro anni più tardi (nel 1669) [1]. 

Quale interesse può destare oggi un discorso sul cervello della metà del XVII secolo, alla luce delle impressionanti conquiste delle neuroscienze? In realtà, esiste più di un elemento d’interesse, non solo dal punto di vista della storia della neuro-anatomia, ma anche a proposito di questioni metodologiche e di quel tipo di domande filosofiche che costantemente accompagnano il progresso scientifico.

Già a quel tempo, infatti, il cervello e il suo funzionamento erano argomento assai discusso che innescava anche dibattiti filosofici a proposito delle facoltà mentali umane. È interessante notare che il Discorso fu pronunciato l’anno successivo alla pubblicazione di due influenti trattati sullo stesso argomento: Cerebri [2] di Thomas Willis e L’Homme [3] di Renato Cartesio. Stenone non esitò a criticarli entrambe, specialmente dal punto di vista delle basi empiriche. Egli lamentò che il lavoro di Willis includeva numerose speculazioni circa la localizzazione delle funzioni mentali in specifiche porzioni del cervello. Con Cartesio fu persino più severo, biasimando “il famoso filosofo per non aver applicato il suo stesso metodo allo studio del cervello” [4]. Critica particolare fu indirizzata all’idea cartesiana della ghiandola pineale come sede delle interazioni tra mente e corpo, idea che Stenone mostrò essere basata su dati e dettagli anatomici erronei. Stenone criticò anche la concezione materialistica cartesiana del corpo umano alla stregua di una macchina: 

“Coloro tra gli amici del Sig. Cartesio che considerano il suo uomo solamente alla stregua di una macchina saranno così buoni da credere che io non parlo qui contro la sua macchina, le cui sofisticate complicazioni ho io stesso ammirato, quanto piuttosto a proposito di quelli che pretendono di dimostrare che l’uomo di Cartesio è fatto come gli altri uomini; le osservazioni anatomiche potranno facilmente convincerli che questa è una pretesa sterile”.[5] 

Il Discorso di Stenone diventò certamente famoso per le critiche mosse a tali rinomate personalità, ma anche perché esso offriva un novero di evidenze affidabili e ben presentate a proposito dell’effettiva anatomia cerebrale umana. Le sue descrizioni ed immagini svelano numerosi aspetti della composizione del cervello. 

Può il Discorso essere considerato come un lavoro strettamente empirico? Da una parte, certamente sì, dal momento che evita scientemente qualsiasi speculazione infondata, al punto da affermare che nulla può esser detto circa la localizzazione delle funzioni mentali sulla base dei dati neuro-anatomici disponibili. Tale attitudine stenoniana, è stata recentemente appellata come “sperimentalismo critico” (critical experimentalism) [6]– vale a dire, il punto di vista metodologico secondo cui (a) “l’anatomia cerebrale è ristretta alla semplice descrizione di forme, posizioni, colori, grandezze e connessioni delle parti del cervello”, e (b) “le ipotesi sulle funzioni devono esser basate solamente su proposizioni anatomiche evidenti e certe” [7]. Dall’altra parte, però, il Discorso ha un sapore chiaramente filosofico quando, verso la fine, offre una prospettiva programmatica ed euristica su come la neuro-anatomia dovrebbe progredire. Stenone intuì l’importanza chiave del tracciare le connessioni che costituiscono la materia bianca all’interno del cervello (degno di nota che egli descrisse la materia bianca come il “grande capolavoro della natura”). Propose diversi metodi pratici per sezionare cervelli minimizzando gli artefatti che le procedure di dissezione potevano indurre sulla materia cerebrale delicata e complessa. Difese anche l’idea che la neuro-anatomia non poteva evitare un approccio multi-disciplinare che includesse l’anatomia patologica, l’anatomia comparata, l’embriologia, e gli studi sullo sviluppo cerebrale, come anche sperimentazione su animali vivi.

Al di là del suo valore intrinseco, il Discours sur l’anatomie du cerveau acquista il suo pieno significato quando viene compreso alla luce della figura emblematica e poliedrica di Niccolò Stenone – i cui contributi vanno dalla neuro-anatomia a paleontologia, geologia, stratigrafia e cristallografia – e della sua vita: la vita di un naturalista attratto e stupito dai fenomeni della natura e dal corpo umano. Una meraviglia, quella di Niccolò Stenone, che dalla ricerca scientifica lo condusse poi ad una fede più viva nel Creatore. Giovanni Paolo II lo dichiarerà beato il 23 ottobre 1988.



[1] N. Stensen, Discours de Monsieur Sténon sur l’anatomie du cerveau à Messieurs de l’Assemblée, qui se fait chez Monsieur Thévenot, R. de Ninville, Paris 1669.

[2] T. Willis, Cerebri anatome, cui accessit nervorum descriptio et usus, Martyn and Allestry, London 1664.

[3] R. Descartes, L’Homme de René Descartes et un traité de la formation de fœtus du même auteur, Girard, Paris 1664.

[4] Cf. A. Parent, “Niels Stensen: A 17th Century Scientist with a Modern View of Brain Organization”, Can J Neurol Sci.(2013) 40: 482-492; here p. 486.

[5 ]Citato P. Perrini, “Niels Stensen (1638-1686): Scientist, Neuroanatomist, and Saint”, Neurosurgery67 (2010): 3-9.

[6] Cf. R. Adrault, “Human Brain and Human Mind: The Discourse on the Anatomy of the Brain and Its Philosophical Reception”. In: R. Adrault, M. Laerke (eds.), Steno and the Philosophers, Brill, Leiden and Boston 2018, pp. 87-112. 

[7] Cf. R. Adrault, “Human Brain and Human Mind”, cit.,p. 97.