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La Fides et ratio e il pensiero scientifico: un invito alla lettura

Giuseppe Tanzella-Nitti
Settembre 2008

Sono trascorsi 10 anni dalla Pubblicazione della Fides et ratio. L’enciclica firmata il 14 settembre 1998 da Giovanni Paolo II è il più esteso documento della Chiesa Cattolica dedicato al compito della filosofia e ai suoi rapporti con la ricerca della verità. Sono tre, in particolare, le idee guida che paiono attraversare il documento. In primo luogo, si sostiene l’esistenza di una vocazione originaria del pensiero filosofico alla ricerca della verità ed una corrispondente capacità della ragione di sviluppare un pensiero autenticamente metafisico, in grado cioè di ascendere dal fenomeno al fondamento. Tale ricerca, che condivide i medesimi interrogativi del miglior pensiero religioso dell’umanità, non resta frustata: pur con le sue oggettive difficoltà, essa può giungere a conclusioni certe, sebbene parziali, al di là del flusso cangiante della storia e del linguaggio. In secondo luogo vi è una circolarità fra fede e ragione, fra Rivelazione e filosofia. La Rivelazione ricorda alla filosofia di osare nella ricerca del vero, segnalandole al contempo l’esistenza di risposte, donate nella fede, che certamente la superano, ma vanno anche sorprendentemente incontro a quanto essa intravede e verso cui aspira. La ragione, da parte sua, permette di comprendere ciò di cui la Rivelazione parla e di riconoscere il suo messaggio salvifico come messaggio significativo per l’uomo, per tutti gli uomini. Infine, nel suo discorso su Dio, la teologia deve far uso di quelle filosofie costitutivamente aperte all’Assoluto e alla trascendenza, evitando di poggiarsi su sistemi di pensiero debitori allo storicismo, al relativismo e allo scetticismo.

A prima vista, il dialogo con il pensiero scientifico sembrerebbe restare in sordina rispetto alle linee maestre dell’enciclica. Eppure, a saper leggere fra le righe, l’impresa scientifica viene presentata come un aspetto della ricerca della ragione umana verso la verità, una ricerca della cui dignità essa partecipa. Il pensiero scientifico si apre con naturalezza, nell’unità della persona, verso il pensiero filosofico e fa intravedere al soggetto il fascino dei fondamenti e della trascendenza. La breve selezione di passi dell’Enciclica che abbiamo scelto per voi e che qui sotto riproponiamo, è sufficiente a mostrare questa valenza. Ed è questo il motivo per cui abbiamo chiesto ad alcuni esponenti del mondo scientifico italiano di proporci alcune semplici reazioni alle pagine del documento, sotto forma di brevi riflessioni che offriamo ai visitatori del Portale in questo Speciale. Il visitatore troverà anche la proposta di rilettura di due importanti commenti, sorti contemporaneamente alla pubblicazione del documento, che forse più di altri ne mettono in luce le risonanze interdisciplinari. Un anniversario può essere una buona ragione per riscoprire la freschezza delle pagine di una enciclica che difficilmente perderà di attualità. E magari far comprendere anche il perché, come più d’uno ha commentato in questi anni, la Chiesa parli così spesso della ragione.


Fides et ratio, n. 16: L’unità di fede e ragione nel contesto biblico sapienziale.

Nell'antico Israele la conoscenza del mondo e dei suoi fenomeni non avveniva per via di astrazione, come per il filosofo ionico o il saggio egiziano. Ancor meno il buon israelita concepiva la conoscenza con i parametri propri dell'epoca moderna, tesa maggiormente alla divisione del sapere. Nonostante questo, il mondo biblico ha fatto confluire nel grande mare della teoria della conoscenza il suo apporto originale.

Quale? La peculiarità che distingue il testo biblico consiste nella convinzione che esista una profonda e inscindibile unità tra la conoscenza della ragione e quella della fede. Il mondo e ciò che accade in esso, come pure la storia e le diverse vicende del popolo, sono realtà che vengono guardate, analizzate e giudicate con i mezzi propri della ragione, ma senza che la fede resti estranea a questo processo. Essa non interviene per umiliare l'autonomia della ragione o per ridurne lo spazio di azione, ma solo per far comprendere all'uomo che in questi eventi si rende visibile e agisce il Dio di Israele. Conoscere a fondo il mondo e gli avvenimenti della storia non è, pertanto, possibile senza confessare al contempo la fede in Dio che in essi opera. La fede affina lo sguardo interiore aprendo la mente a scoprire, nel fluire degli eventi, la presenza operante della Provvidenza. Un'espressione del libro dei Proverbi è significativa in proposito: “La mente dell'uomo pensa molto alla sua via, ma il Signore dirige i suoi passi” (Prv 16,9). Come dire, l'uomo con la luce della ragione sa riconoscere la sua strada, ma la può percorrere in maniera spedita, senza ostacoli e fino alla fine, se con animo retto inserisce la sua ricerca nell'orizzonte della fede. La ragione e la fede, pertanto, non possono essere separate senza che venga meno per l'uomo la possibilità di conoscere in modo adeguato se stesso, il mondo e Dio.

 

Fides et ratio, n. 19: La conoscenza razionale può giungere, attraverso il Libro della Natura, ad elevarsi fino alla conoscenza del creatore.

L'Autore sacro parla di Dio che si fa conoscere anche attraverso la natura. Per gli antichi lo studio delle scienze naturali coincideva in gran parte con il sapere filosofico. Dopo aver affermato che con la sua intelligenza l'uomo è in grado di “ comprendere la struttura del mondo e la forza degli elementi [...] il ciclo degli anni e la posizione degli astri, la natura degli animali e l'istinto delle fiere ” (Sap 7, 7.19-20), in una parola, che è capace di filosofare, il testo sacro compie un passo in avanti di grande rilievo. Ricuperando il pensiero della filosofia greca, a cui sembra riferirsi in questo contesto, l'Autore afferma che, proprio ragionando sulla natura, si può risalire al Creatore: “Dalla grandezza e bellezza delle creature, per analogia si conosce l'autore” (Sap 13,5). Viene quindi riconosciuto un primo stadio della Rivelazione divina, costituito dal meraviglioso “libro della natura”, leggendo il quale, con gli strumenti propri della ragione umana, si può giungere alla conoscenza del Creatore. Se l'uomo con la sua intelligenza non arriva a riconoscere Dio creatore di tutto, ciò non è dovuto tanto alla mancanza di un mezzo adeguato, quanto piuttosto all'impedimento frapposto dalla sua libera volontà e dal suo peccato.

 

Fides et ratio, n. 29: L’uomo è un ricercatore della verità, una ricerca che può trovare nell’atteggiamento dello scienziato un luminoso esempio di passione e di rigorosa perseveranza.

Si può definire, dunque, l'uomo come colui che cerca la verità. Non è pensabile che una ricerca così profondamente radicata nella natura umana possa essere del tutto inutile e vana. La stessa capacità di cercare la verità e di porre domande implica già una prima risposta. L'uomo non inizierebbe a cercare ciò che ignorasse del tutto o stimasse assolutamente irraggiungibile. Solo la prospettiva di poter arrivare ad una risposta può indurlo a muovere il primo passo. Di fatto, proprio questo è ciò che normalmente accade nella ricerca scientifica. Quando uno scienziato, a seguito di una sua intuizione, si pone alla ricerca della spiegazione logica e verificabile di un determinato fenomeno, egli ha fiducia fin dall'inizio di trovare una risposta, e non s'arrende davanti agli insuccessi. Egli non ritiene inutile l'intuizione originaria solo perché non ha raggiunto l'obiettivo; con ragione dirà piuttosto che non ha trovato ancora la risposta adeguata.

 

Fides et ratio, n. 34: Lo stesso e identico Dio, che fonda e garantisce l'intelligibilità e la ragionevolezza dell'ordine naturale delle cose su cui gli scienziati si appoggiano fiduciosi, è il medesimo che si rivela Padre di nostro Signore Gesù Cristo.

Questa verità, che Dio ci rivela in Gesù Cristo, non è in contrasto con le verità che si raggiungono filosofando. I due ordini di conoscenza conducono anzi alla verità nella sua pienezza. L'unità della verità è già un postulato fondamentale della ragione umana, espresso nel principio di non-contraddizione. La Rivelazione dà la certezza di questa unità, mostrando che il Dio creatore è anche il Dio della storia della salvezza. Lo stesso e identico Dio, che fonda e garantisce l'intelligibilità e la ragionevolezza dell'ordine naturale delle cose su cui gli scienziati si appoggiano fiduciosi, è il medesimo che si rivela Padre di nostro Signore Gesù Cristo. Quest'unità della verità, naturale e rivelata, trova la sua identificazione viva e personale in Cristo, così come ricorda l'Apostolo: “La verità che è in Gesù” (Ef 4,21; cfr Col 1,15-20). Egli è la Parola eterna, in cui tutto è stato creato, ed è insieme la Parola incarnata, che in tutta la sua persona rivela il Padre (cfr Gv 1,14.18).

 

Fides et ratio, n. 106: Lo scienziato è consapevole che la ricerca della verità, anche quando riguarda una realtà limitata, non termina mai; rinvia sempre verso qualcosa che è al di sopra dell'immediato oggetto degli studi, verso gli interrogativi che aprono l'accesso al Mistero.

Non posso non rivolgere, infine, una parola anche agli scienziati, che con le loro ricerche ci forniscono una crescente conoscenza dell'universo nel suo insieme e della varietà incredibilmente ricca delle sue componenti, animate ed inanimate, con le loro complesse strutture atomiche e molecolari. Il cammino da essi compiuto ha raggiunto, specialmente in questo secolo, traguardi che continuano a stupirci. Nell'esprimere la mia ammirazione ed il mio incoraggiamento a questi valorosi pionieri della ricerca scientifica, ai quali l'umanità tanto deve del suo presente sviluppo, sento il dovere di esortarli a proseguire nei loro sforzi restando sempre in quell'orizzonte sapienziale, in cui alle acquisizioni scientifiche e tecnologiche s'affiancano i valori filosofici ed etici, che sono manifestazione caratteristica ed imprescindibile della persona umana. Lo scienziato è ben consapevole che la ricerca della verità, anche quando riguarda una realtà limitata del mondo o dell'uomo, non termina mai; rinvia sempre verso qualcosa che è al di sopra dell'immediato oggetto degli studi, verso gli interrogativi che aprono l'accesso al Mistero.