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Intervista a Piergiorgio Picozza

Piergiorgio Picozza
Dicembre 2009

Piergiorgio Picozza è Professore Ordinario presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Roma “Tor Vergata”. È stato rappresentante del CNR presso il Consiglio Direttivo dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), membro della Giunta Esecutiva dell’INFN, e dal 1990 al 1994 ne ha ricoperto la carica di Vicepresidente. È stato rappresentante italiano nel Comitato Europeo per la Fisica Nucleare. Dirige il programma di ricerca RIM (Russian Italian Missions). È stato ed è attualmente Principal Investigator di numerose missioni spaziali.

Domanda (Matteo Bonato). Ritiene che lo studio delle leggi fisiche dell’Universo tolga spazio alla fede in Dio creatore o, al contrario, possa mostrarcene la ragionevolezza?

Risposta (Piergiorgio Picozza). Non ritengo che lo studio delle leggi fisiche dell’Universo tolga spazio alla fede in Dio creatore, ma neppure penso che possa mostrarcene la ragionevolezza in modo persuasivo.
L’Universo appare governato da leggi molto precise. Lo studio di queste leggi permette di avvicinarsi alla conoscenza dell’Universo e della sua evoluzione fino ai suoi primi istanti di vita. Ma anche se si scoprisse la legge dalla quale l’universo trae la sua vita, non avremmo risolto il problema. Il nulla è completa assenza, una legge è presenza di qualcosa. Il mistero della creazione dell’Universo rimarrebbe immutato, a meno di riconoscere Dio in questa legge.  Siamo allora implicitamente obbligati ad un atto di fede. O crediamo che l’uomo, considerato puro frutto dell’ evoluzione dell’Universo, sarà capace di comprendere il Cosmo nella sua interezza, compresa l’esistenza della legge che lo governa, o facciamo il grande passo verso il trascendente. Dobbiamo però essere consci che in quest’ultimo caso abbiamo solo spostato i termini del problema.

 

D. Tra scienza e teologia potrebbe esserci secondo lei un confronto proficuo? Quali vantaggi ne trarrebbero l’una dall’altra?

R. Lo studio dell’Universo avviene tramite modelli, il Tolemaico, il Copernicano-Newtoniano, l’Einsteiniano e così via. Questi modelli introducono nuovi paradigmi che permettono di spiegare tutto ciò che era stato acquisito con i modelli precedenti, ma consentono anche nuovi importanti progressi verso una possibile conoscenza del reale. Definito il modello, tutto viene sviluppato al suo interno in modo razionale, facendo uso di proposizioni logiche e formule matematiche precise e coerenti, che hanno il pregio di essere sia descrittive delle conoscenze presenti, sia predittive di fenomeni ancora non esplorati. La teologia, costruito un modello di Dio, ne determina le conseguenze per l’Universo in generale e per l’uomo in particolare in modo rigoroso e razionale. Questo modello ha generalmente la sua fonte nelle scritture sacre delle varie religioni e, pertanto, subisce anch’esso delle evoluzioni, magari marginali, che tengono conto delle conoscenze acquisite sia in un contesto storico-linguistico che in ambito scientifico.
Pertanto i due metodi possono essere messi a confronto ed ognuno di essi può dare all’altro strumenti di indagine sempre più sofisticati, specialmente nel campo della logica formale.

 

D. Di fronte alla possibilità di vita su altri pianeti quale è il suo pensiero? La scoperta di vita extraterrestre avrebbe qualcosa da dire anche alla religione?

R. L’uomo vive in un oscuro pianeta che orbita intorno ad una stella di media grandezza che si trova in una posizione periferica di una galassia, una delle oltre 100 miliardi di galassie, composta da più di 100 miliardi di stelle. Che senso ha l’esistenza dell’uomo? Che senso ha pensare che l’uomo possa essere il solo essere pensante dell’Universo, a prescindere dai calcoli di probabilità riguardo allo svilupparsi di altre forme di vita? Una risposta va data prescindendo dalla possibilità reale di trovare altre forme di vita che potrebbero essersi sviluppate in tempi ed in luoghi a noi inaccessibili, forse per sempre.
Il problema si pone maggiormente per la religione cristiana che fonda la sua fede sulla venuta di Gesù Cristo sulla Terra. È un problema proprio della teologia e sarebbe, a mio avviso, estremamente errato, oltre che riduttivo, attendersi aiuti dalla scienza. Il mistero della salvezza non ammette calcoli statistici.

 

D. Un certo numero di scienziati e di divulgatori scientifici sostengono che la moderna cosmologia confuti la visione di un Universo creato da Dio, conducendo quindi all’ateismo. Lei cosa ne pensa?

R. Sono in completo disaccordo. Credo che questa affermazione nasca dal desiderio di applicare l’evoluzionismo darwiniano anche all’universo nel suo complesso. L’Universo non si evolve in forma casuale, per tentativi, ma segue delle leggi precise. Gli attuali metodi applicati ai sistemi complessi non si adattano, a mio parere, allo studio dell’Universo. Sarebbe un rinunciare alla sua conoscenza completa. Vorrei far notare che, visto da un fisico delle particelle elementari, anche l’evoluzionismo darwiniano non appare così casuale. A livello microscopico tutto si evolve rispettando le leggi delle interazioni fondamentali, gravitazionali, elettromagnetiche, deboli e forti. A livello macroscopico vengono rispettare le leggi della statistica, in questo caso le leggi che governano l’entropia dei sistemi e la sua evoluzione nel quadro dell’entropia totale dell’universo.
Le recenti osservazioni e scoperte nel campo della cosmologia richiedono un universo apparso 15 miliardi di anni fa e che si espande in modo accelerato, spingendolo sempre più rapidamente verso un destino nel quale il buio si farà sempre più assoluto. Esclusa pertanto una sua eternità nel passato, in cicli ripetuti di vita, diventa imprescindibile porsi delle domande. Come e perché l’universo è nato? È l’unico esistente, o è uno degli infiniti universi possibili?
L’esistenza di un Dio non risolve il problema, ma la sua negazione farebbe dell’uomo un dio almeno a livello di potenzialità. Anche quest’ultima affermazione sarebbe difficile da sostenere.