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La concezione scientifica, filosofica e cristiana dell’uomo

Jacques Maritain
1943

Scienza, filosofia e religione hanno una propria comprensione dell’uomo: tutti questi livelli di conoscenza sono necessari per dare ragione della fenomenologia e dell’ontologia dell’essere umano. Tuttavia, in un progetto educativo, una concezione che restasse confinata sul piano puramente scientifico e non accedesse a quello filosofico-religioso non darebbe ragione della dignità e dell’unità del soggetto.

Il concetto scientifico e il concetto filosofico-religioso dell'uomo

Vorrei osservare a questo punto che, in definitiva, soltanto due classi o categorie di concetti intorno all'uomo possono considerasi «oneste» o «leali»: il concetto puramente scientifico dell'uomo e quello filosofico-religioso.

Secondo il suo genuino tipo metodologico, l'idea scientifica dell'uomo, come ogni idea elaborata dalla scienza strettamente sperimentale, si libera per quanto è possibile da ogni contenuto ontologico, in modo da diventare completamente verificabile nell'esperienza sensibile. Su questo punto i più recenti teorici della scienza, i neo-positivisti della scuola di Vienna, hanno perfettamente ragione. L'idea puramente scientifica dell'uomo tende soltanto ad unire insieme i dati misurabili e osservabili presi come tali, ed è decisa dall'inizio a non considerare cose come l'essere o l'essenza, a non rispondere a domande quali: «C'è un'anima o non c'è? Esiste lo spirito o c'è soltanto la materia? Dobbiamo credere alla libertà o al determinismo? Alla finalità o al caso? Ai valori o ai semplici fatti?» perché simili questioni sono fuori dal dominio della scienza. Il concetto puramente scientifico dell'uomo è e deve essere un concetto espresso in termini di fenomeno, senza riferimento alla realtà ultima.

Il concetto filosofico-religioso dell'uomo, al contrario, è un concetto ontologico. Esso non è interamente verificabile nell'esperienza dei sensi, benché possegga criteri e prove che gli sono propri; e verte sui caratteri essenziali ed intrinseci (sebbene non visibili, né tangibili) e sulla densità intelligibile di quell'essere che chiamiamo «uomo».

Ora è ovvio che l'idea puramente scientifica dell'uomo può procurarci delle informazioni inestimabili e sempre nuove intorno ai metodi e agli strumenti della educazione, ma da sé non può fornire né i primi fondamenti né le direzioni primordiali dell'educazione, perché questa ha bisogno di conoscere innanzi tutto che cosa è l'uomo, quale è la natura dell'uomo, quale scala di valori essa implica essenzialmente; l'idea puramente scientifica dell'uomo, poiché ignora «l'essere come tale», non può conoscere tali cose, ma soltanto ciò che dell'essere umano emerge nel dominio dell'osservazione sensibile e della misura. I giovani Tom, Dick o Harry, che sono i soggetti dell'educazione, non sono soltanto un insieme di fenomeni fisici, biologici e psicologici, la cui conoscenza è del resto richiesta e assolutamente necessaria; essi sono figli dell'uomo e questo nome «uomo» indica, per il senso comune dei genitori, degli educatori e della società, lo stesso mistero ontologico che designa nella conoscenza razionale dei filosofi e dei teologi.

Bisogna notare che se noi tentassimo di fondare l'educazione e di condurre a termine la sua opera sulla sola base del concetto scientifico dell'uomo, noi non potremmo che svisare e falsare questo concetto stesso: perché saremmo costretti, di fatto, a porre il problema della natura e del destino dell'uomo e dovremmo sollecitare, per una risposta, la sola idea a nostra disposizione, quella scientifica. Allora noi tenteremmo, contrariamente alla struttura tipica di questo concetto, di trarre da esso una specie di metafisica. Il risultato, dal punto di vista logico, sarebbe una metafisica bastarda travestita da scienza e priva di ogni luce veramente filosofica; dal punto di vista pratico, un rifiuto o una concezione sbagliata proprio di quelle realtà e di quei valori senza i quali l'educazione perde ogni senso umano e diventa allevamento di un animale per l'utilità dello Stato.

Così resta il fatto che il concetto completo e integrale dell'uomo che è pre-richiesto all'educazione può essere soltanto un concetto filosofico e religioso dell'uomo. Dico filosofico perché questo concetto riguarda la natura o l'essenza dell'uomo; e dico religioso a causa dello stato esistenziale della natura umana in rapporto a Dio e a causa dei doni speciali, delle prove e della vocazione che questo stato comporta.

Il concetto cristiano dell'uomo

Il concetto filosofico e religioso dell'uomo può assumere molte forme. Quando affermo che l'educazione dell'uomo, se si vuole solidamente e pienamente fondata, deve essere basata sul concetto cristiano di uomo, è perché penso che questo è il vero concetto dell'uomo, e non già perché vedo che la nostra civiltà e di fatto permeata di questa idea. Eppure, nonostante tutto, è certo che di fatto l'uomo della nostra civiltà èl'uomo cristiano più o meno laicizzato. Di conseguenza noi possiamo proporre questa idea come base comune e supporre ch'essa sia capace di avere il consenso della coscienza comune dei nostri paesi di civiltà occidentale, eccetto gli spiriti che aderiscono a ideologie addirittura opposte – come i metafisici materialisti, i positivisti, gli scettici (non parlo qui delle ideologie fasciste o razziste che non appartengono affatto al mondo civile).

Ora un tal genere di consenso comune è tutto ciò che possiamo aspettarci per una dottrina, qualunque essa sia, di filosofia morale, dato che nessuna può di fatto pretendere di ottenere il consenso completo e universale di tutti gli spiriti – e questo non a causa di qualche debolezza inerente alle prove oggettive della ragione, ma a causa della debolezza inerente allo spirito umano.

Esiste del resto, a dire il vero, tra le diverse grandi dottrine metafisiche, se riconoscono la dignità dello spirito, e tra le diverse forme di credenze cristiane e anche di credenze religiose in genere, se riconoscono il destino divino dell'uomo, una comunità di analogia, per quel che riguarda gli atteggiamenti pratici e il campo dell'azione, che rende possibile una autentica cooperazione umana. In una civiltà giudaico-greco-cristiana come la nostra, questa comunità di analogia, che va dalle più ortodosse forme di pensiero religioso, alle forme di pensiero semplicemente umaniste, rende possibile, ad una filosofia cristiana dell'educazione - se è ben fondata e razionalmente sviluppata – di assumere la funzione di ispiratrice del concerto, persino riguardo a coloro che non condividono il credo dei suoi seguaci.

Si può notare, di passaggio, che il termine concerto che io ho or ora usato sembra piuttosto eufemistico applicato alle nostre «filosofie moderne dell'educazione» le cui voci discordi sono state così magistralmente studiate nel volume del Brubacher [cfr. John S. Brubacher,Modern Philosophies of Education , New York - London, 1939].

In risposta alla nostra domanda: «Che cosa è l'uomo»? noi possiamo quindi dare l'idea greca, ebraica e cristiana dell'uomo: l'uomo è un animale dotato di ragione la cui suprema dignità consiste nell'intelletto; è un individuo libero in personale rapporto con Dio, la cui suprema «giustizia» o rettitudine è di obbedire volontariamente alla legge di Dio; è una creatura peccatrice e ferita chiamata alla vita divina e alla libertà della grazia, e la cui perfezione suprema consiste nell'amore.

La persona umana

Dal punto di vista esclusivamente filosofico, il principale concetto sul quale dobbiamo insistere qui è quello della persona umana. L'uomo è una persona che si possiede per mezzo della intelligenza e della volontà. Egli non esiste soltanto come un essere fisico: c'è in lui un'esistenza più nobile e più ricca: la sovraesistenza spirituale propria della conoscenza e dell'amore. Egli è così, in un certo senso, un tutto, e non soltanto una parte; è un universo a se stesso, un microcosmo, in cui il grande universo intero può essere racchiuso mediante la conoscenza. E mediante l'amore egli può donarsi liberamente ad esseri che sono per lui come degli altri se stesso. Di questa specie di relazioni non esiste alcun equivalente nel mondo fisico.

Se ricerchiamo la radice prima di tutto ciò, siamo condotti a riconoscere la piena realtà filosofica di questo concetto dell'anima, tanto ricco di connotazioni, che un Aristotele descriveva come il primo principio della vita di ogni organismo e vedeva dotata nell'uomo di un intelletto sopra-materiale, e che il cristianesimo ha rivelata come il tempio di Dio e come fatta per la vita eterna. Nella carne e nelle ossa dell'uomo esiste un'anima che è spirito e vale più di tutto l'universo fisico intero. Per quanto possa dipendere dai più lievi accidenti della materia, la persona umana esiste in virtù dell'esistenza della sua anima, che domina il tempo e la morte. È lo spirito che è la radice della personalità.

La nozione di personalità implica così quella di totalità e indipendenza. Dire che un uomo è una persona significa dire che nella profondità del suo essere egli è piuttosto un tutto che una parte, e più indipendente che servo. È questo mistero della nostra natura che il pensiero religioso esprime quando dice che la persona umana è fatta ad immagine di Dio. Una persona possiede una dignità assoluta perché è in diretto rapporto col regno dell'essere, della verità della bontà, della bellezza, con Dio; e solo mediante ciò essa può arrivare alla sua completa perfezione. La sua patria spirituale e l'intero ordine dei valori assoluti; i quali, riflettendo in qualche modo l'assoluto divino che trascende il mondo, hanno in sé la capacità di attrarre verso di esso.

Jacques MaritainL'educazione al bivio , tr. it. a cura di Aldo Agazzi, La Scuola , Brescia 1963, pp. 17-21.