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Cattolicesimo e Scienza

Pierre Teilhard de Chardin
1946

da un articolo pubblicato su «Esprit», agosto 1946, raccolto in La scienza di fronte a Cristo

In un articolo pubblicato nel 1946 sulla rivista Esprit, l’autore segnala che la fede cristiana, a motivo della posizione capitale di Cristo nella evoluzione del cosmo non deve temere un confronto con le scienze, in quanto il reale che esse studiano trova il suo senso compiuto proprio nella Incarnazione del Verbo.

È sempre pretenzioso e pericoloso parlare a nome di un gruppo, anche se esso, nell’insieme, è così omogeneo e fisicamente legato come il Corpo cattolico. Piuttosto di cercare di fare, sull’atteggiamento della Chiesa nei confronti della Scienza, una diagnosi generale, mi accontenterò qui, per rispondere all’inchiesta di “Esprit”, di segnalare la recente comparsa, in seno al Cattolicesimo, di un movimento particolarmente vivace e sintomatico che, a partire dal Rinascimento, non h amai cessato di opporre tra di loro la Scienza e la Fede.

Esaminiamo dapprima, nella sua essenza, la natura di questo conflitto.

Nel corso di una prima fase, la più lunga, l’antagonismo tra Esperienza  e Rivelazione non si è manifestato molto se non nelle difficoltà incontrate localmente dall’esegesi per conciliare certe affermazioni bibliche con i risultati dell’osservazione: come l’immobilità della Terra; come i sette giorni della Creazione. Ma a poco a poco, con i progressi della Fisica e delle Scienze naturali, ha finito per manifestarsi uno scisma molto più generalizzato e molto più profondo. Per forza di cose (in ragione della sua data di nascita) il Dogma cristiano non aveva potuto, alle sue origini, fare di meglio che esprimersi in formule adatte alle dimensioni e alle esigenze di un Universo che, sotto molti aspetti, rimaneva il Cosmos alessandrino: Universo ruotante armoniosamente su se stesso, limitato e divisibile in estensione e in durata, formato da oggetti più o meno arbitrariamente trasportabili nello spazio e nel tempo. Ora ecco che, grazie all’impegno del pensiero umano, questa prospettiva iniziava a cambiare. Lo spazio diventava illimitato. Il tempo si mutava in durata organica. E, all’interno di questo ambiente vitalizzato, gli elementi del Mondo sviluppavano tra di loro legami talmente intimi che la comparsa di ciascuno di essi non era più concepibile se non in funzione della storia globale dell’intero sistema. Irresistibilmente, un Universo in genesi prendeva il posto, nella visione umana, dell’Universo statico dei Teologi. E da questa nuova intuizione emanava a sua volta, pure inevitabilmente, una mistica speciale: la fede, più o meno adorante, nell’avvenire terrestre e cosmico dell’Evoluzione. Così, al di sotto delle difficoltà esegetiche di dettaglio, finiva per emergere un’antinomia religiosa di fondo, la stessa che si trovava oscuramente implicata nella controversia di Galileo. Una volta messo in movimento, l’Universo tendeva progressivamente a sostituirsi, nella coscienza umana, al Dio trascendente cristiano, una sorta di Divinità, del tutto immanente al Mondo…

Ecco il pericolo mortale da cui la Fede cattolica si vedeva minacciata, ai nostri tempi, ogni giorno un po’ di più.

Ebbene, è a questo punto critico di un conflitto giunto al fine a maturità che incomincia a delinearsi la reazione dei credenti. Fin qui i cattolici avevano conservato, nei confronti del neo-vangelo scientifico un atteggiamento di semplice difesa. Dimostrare che la loro posizione si manteneva tenace malgrado ogni scoperta; ammettere (al peggio) che l’Evoluzione fosse un’ipotesi plausibile, ma sempre fragile: a ciò si limitava nell’insieme la loro strategia. Ora perché mai questa timidezza? Per forza, dicevo prima, il Dogma cristiano si era adattato, nascendo, ad un Cosmos di tipo fissista. Come avrebbe potuto fare altrimenti, dal momento che la  ragione umana non concepiva altra figura del Mondo, in quell’epoca? Ma cosa avverrebbe se si cercasse, seguendo una via già tracciata dagli antiche Padri greci, di trasporre il dato Rivelato in un Universo di tipo mobilista?… ecco ciò di cui si sono accorti ai giorni nostri un certo numero (un numero che cresce senza posa) di pensatori cattolici. E il risultato del tentativo non si è fatto lungamente attendere. Non solo, alla prova, la Cristologia tradizionale s mostra capace di tollerare una struttura evolutiva del Mondo; ma per di più, contrariamente a tutte le previsioni, è in sena a questo nuovo ambiente organico e unitario, è con il favore di questa particolare curvatura dello Spazio legato al Tempo, che essa si sviluppa assai liberamente e assai ampiamente. Ivi essa assume la sua vera configurazione. I grandi attributi cosmici di Cristo, quelli che (più particolarmente in San Paolo e San Giovanni) Gli conferiscono un primato universale e finale sulla Creazione, – si erano sì adattati ad una spiegazione morale e giuridica. Ma è solo nel quadro una Evoluzione che essi assumono il loro pieno rilievo: però a condizione che questa Evoluzione sia di tipo spirituale e convergente ad un tempo (condizione verso la quale più che giustamente la Scienza stessa è incline, nella misura in cui si decide di attribuire all’Uomo il suo posto nella Natura). Con questa riserva, nulla è più facile né più allettante, quanto il cercare nella Cristogenesi rivelata una spiegazione ultima e un coronamento finale alla Cosmogenesi degli scienziati. Cristianesimo ed Evoluzione: non due visioni inconciliabili, ma due prospettive fatte per integrarsi e completarsi reciprocamente. In fondo, questa alleanza non è già da molto tempo inscritta nelle invenzioni istintive del linguaggio parlato? “Creazione”, “Incarnazione”, “Redenzione”, queste parole stesse, attraverso la loro stessa forma grammaticale, non evocano l’idea di un processo, piuttosto che quella di un gesto locale o istantaneo?

È così che, attraverso la semplice incorporazione e assimilazione delle vedute evolutive moderne da parte del pensiero cristiano, si trova, a mio avviso, soppressa la barriera tra Ragione e Fede che, da quattro secoli, non aveva smesso di crescere. Una volta scartato l’ostacolo fissista, nulla impedisce più a cattolici e a-cattolici di avanzare frontalmente, mano nella mano, sui grandi cammini della Scoperta. Da una parte e dall’altra una franca collaborazione è oggi diventata possibile.

Si può ciononostante dire che qualsiasi motivo di divergenza sia per sempre soppresso tra gli avversari di ieri? No. Perché in essi sono ancora riconoscibili, sotto il comune e identico gesto della ricerca, due opposte mistiche, due “spiriti” diversi, che non possono far a meno di affrontarsi ancora e per lungo tempo: “spirito faustiano”, da una parte, che pone il segreto del nostro destino in un certo potere inerente all’Umanità di realizzarsi con le sue proprie forze, da sola; e “spirito cristiano”, dall’altra parte, teso, nel suo sforzo costruttivo, verso l’unione a un Dio che ci sostiene e ci attira attraverso tutte le potenze del Mondo in evoluzione.

Tra questi due spiriti ricompare evidentemente, sotto una forma essenziale e sottile, il vecchio antagonismo Scienza - Religione. Ma per natura questo nuovo conflitto non ha più niente di sterile né di umiliante. È finita l’antica opposizione tra mobilisti e immobilismi. Ormai cattolici e non cattolici coincidono per la loro fede di base in un Progresso della Terra. Tutto il problema tra di loro è di sapere chi discernerà e raggiungerà la cima più alta.

In questa nobile competizione il favore degli uomini di pura scienza sembra volgersi ancora, nell’insieme, verso lo spirito faustiano. Ma il cristiano non dubita già più, in fondo a se stesso, che finirà per avere l’ultima parola. Perché, in definitiva, solo la sua visione “cristica” del Mondo è atta a fornire all’impegno umano due elementi senza i quali la nostra azione non potrebbe spingere fino in fondo in fondo la sua marcia in avanti: 1) valorizzazione; 2) amorizzazione

Dapprima una garanzia divina che, malgrado ogni morte, il frutto del nostro lavoro e irreversibile e non si può perdere.

Poi l’attrazione di un Oggetto capace di sprigionare dal fondo delle nostre anime, perché di natura super-personale, le forze di amore, al confronto delle quali impallidiscono e non sono niente le altre forme di energia spirituale.

L’Evoluzione è figlia della Scienza. Ma, in fin dei conti, è forse proprio la fede in Cristo che salverà domani in noi il gusto dell’Evoluzione.

Pierre Teilhard de Chardin, La scienza di fronte a Cristo. Credere nel mondo e credere in Dio, a cura di Silvana Procacci, tr. it. di Annamaria Tassone Bernardi, Il Segno dei Gabrielli, Negarine (VR) 2002, pp. 215-219.