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La causa dell'origine del mondo è il Bene e la bontà del Demiurgo

Platone di Atene
360 a.C

Timeo, 29 E - 31 A

Il brano è una delle pagine più rappresentative di quella concezione, comune nella classicità, che paragona la natura a un vivente. Timeo, dialogando con Socrate, spiega come l'Artefice sia la causa dell'universo e descrive il mondo quale essere vivente "dotato di anima e intelligenza" e generato da dio.  Il mondo quindi sarebbe "un unico vivente visibile, avente dentro di sé tutti quanti gli altri viventi".

Timeo - Diciamo, allora, per quale causa ha composto la generazione e questo universo [29 E] Colui che li ha composti. 

Egli era buono e in un buono non nasce mai nessuna invidia per nessuna cosa. Essendo dunque lungi dall'invidia, Egli vuole che tutte le cose diventa sacro il più possibile simili a lui. E chi ammettesse questo principio della generazione del mondo come principale, [30  A] accettandolo  da uomini saggi, l'ammetterebbe  assai rettamente. Infatti, Dio, volendo che tutte le cose fossero buone, e che nulla, nella misura del possibile, fosse cattivo, prendendo quanto era visibile e che non stava in quiete, ma si muoveva confusamente e disordinatamente, lo portò dal disordine all’ordine, giudicando questo totalmente migliore di quello. Infatti non è lecito a chi è ottimo di fare se non ciò che è bellissimo. [B]

Ragionando, pertanto, trovò che delle cose che sono per natura visibili nessuna che nel suo complesso manchi di intelligenza avrebbe mai potuto essere più bella di un’altra che nel suo complesso abbia intelligenza: e che, d’altra parte, è impossibile che una intelligenza si trovi in alcuna cosa senza un’anima. Seguendo questo ragionamento, mettendo insieme l’intelligenza nell’anima, e l’anima nel corpo, compose l’universo, affinché l’opera che Egli realizzava fosse per sua natura la più bella e possibile e la più buona. Così, secondo un ragionamento probabile, si deve dire che questo mondo è un essere vivente, dotato di anima e di intelligenza,  generato ad opera della provvidenza di Dio. [C]

Stando così le cose, bisogna che diciamo ciò che segue, cioè a somiglianza di quale dei viventi l'ha composto Colui  che l'ha composto.

Dovremo ritenere che lo abbia composto non certo a somiglianza  di quelli che per loro natura hanno forma di parti perché nulla che assomigli a cosa imperfetta potrebbe essere bello. Dovremo considerarlo, invece, come sopra ogni cosa somigliantissimo a quello di cui gli altri animali considerati nella loro  singola  individualità e nelle loro specie sono parti. Infatti, quello contiene in  sé  tutti i viventi intelligibili , così  come  questo [D1] mondo contiene noi  e  tutti  gli altri viventi visibili. Pertanto, volendo Dio farlo simile al più bello e compiuto per ogni rispetto dei viventi intelligibili, lo compose come  un unico vivente visibile [31 A] avente centro di sé tutti quanti gli altri viventi, che per loro natura sono a lui congeneri.

     

Platone, Timeo, 29 E - 31 A, tr. it. di G. Reale in Platone, tutti gli scritti, Bompiani, Milano 2000, pp. 1362-1363