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Progetto Culturale orientato in senso cristiano: una prima proposta di lavoro

Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana
28 gennaio 1997

documento programmatico con le linee-guida del Progetto Culturale della Chiesa Italiana, dopo il Convegno ecclesiale nazionale di Palermo (1995)

1. Perché un progetto culturale

«Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare» [1]. Questa nota affermazione del Papa Paolo VI mantiene ancora oggi intatta la sua verità e attualità.

Compito essenziale della Chiesa è fare incontrare gli uomini con Gesù Cristo, nella convinzione che è lui l'unico Salvatore del mondo, il redentore di tutti gli uomini e di tutto l'uomo. In lui, infatti, si rivela a noi il volto di Dio, come mistero di amore, e il volto dell'uomo, chiamato alla comunione con Dio e con i fratelli.

Chi lo incontra e accoglie il dono di Dio che in lui si è manifestato, riceve una precisa missione: testimoniare la carità di Dio e ridare speranza all'umanità, annunciando Gesù Cristo, colui che in ogni tempo viene nella storia come inviato del Padre per fare «nuove tutte le cose» (Ap 21,5).

L’illusione che le risorse della tecnica siano sufficienti a sconfiggere ogni male, ha portato il nostro mondo all’asfissia della vita, soffocata dal fare e dall’avere. Ma ora, l’ottimismo di un progresso senza fine ha lasciato il posto al ripiegamento su se stessi e sui piccoli progetti, alla frenetica voglia di esperienze sempre diverse e alla rimozione degli interrogativi di fondo, quelli che contano davvero: Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?

In questo contesto, il compito di annunciare e testimoniare il Vangelo richiede di proporre con coraggio la persona di Gesù Cristo, come evento risolutivo della storia, mostrando fino in fondo la valenza culturale della sua presenza e del suo messaggio, la capacità cioè di incidere sul modo con cui un uomo, un popolo vedono ed esprimono se stessi e la realtà. Cristo infatti è venuto nel mondo per rivelare e restituire all'uomo la sua piena umanità.

Appare allora come una tragica controtestimonianza la diffusa dissociazione tra pratica religiosa e vissuto quotidiano. Si tratta di un distanza che tende ad approfondirsi tra il credo professato e i modi collettivi di pensare e di agire, tra il messaggio a cui si afferma di aderire e lo stile e la mentalità dominanti, non solo nella società ma anche all'interno delle stesse comunità cristiane.

Da sempre i cristiani si sono adoperati perché il Vangelo di Gesù, penetrando nella vita delle persone, diventasse fermento di un mondo edificato secondo il progetto di Dio. Oggi però appare necessario «assumere con maggiore consapevolezza il rapporto fede e cultura» [2]. Occorre in particolare offrire prospettive culturali capaci di intercettare le domande di questo tempo e di proporre risposte originali e pertinenti.

Più volte Giovanni Paolo II ha ricordato che «la cultura è un terreno privilegiato nel quale la fede si incontra con l'uomo» [3] e ha sollecitato i cattolici italiani a far sì che la fede esplichi pienamente la sua «efficacia trainante nel cammino verso il futuro» [4] dell’Italia. Proprio la responsabilità che sentiamo nei confronti del Vangelo e della sua testimonianza impone oggi di offrire una risposta più consapevole e incisiva alla dissociazione tra Vangelo e cultura.

2. Identità e finalità del progetto

Il progetto culturale è una dinamica di ricerca, di risposta, di proposta e di comunicazione; è un processo teso a far emergere il contenuto culturale dell’evangelizzazione, anche quale apporto qualificato dei cattolici alla vita del Paese. Unisce insieme iniziative di promozione e di collegamento dell'esistente con proposte nuove, sempre però in uno stile di animazione e di stimolo, creando luoghi di confronto e di approfondimento, offrendo risorse per la ricerca, per instaurare così “circuiti virtuosi” di collaborazione e di emulazione, mediante interventi capaci di creare convergenze che non annullino le identità, ma al contrario valorizzino le diverse appartenenze e radici.

Non da oggi nelle nostre Chiese è viva la convinzione che «una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta»[5]. La novità del “progetto” sta nel mettere esplicitamente a tema questa intenzionalità e nel dare impulso all'opera di evangelizzazione della cultura e di inculturazione della fede. Fede e cultura si richiamano reciprocamente: il Vangelo è fattore essenziale di promozione di espressioni culturali pienamente umane e la cultura è l’ambito attraverso il quale la Parola eterna risuona e si realizza nel tempo.

Il termine “cultura” viene inteso qui nel senso più ampio e “antropologico”, che abbraccia non soltanto le idee ma il vissuto quotidiano delle persone e della collettività, le strutture che lo reggono e i valori che gli danno forma [6]. Leggiamo nel catechismo degli adulti della Chiesa italiana: «La cultura è un sistema di elementi in relazione tra loro e in continua evoluzione storica: elementi interpretativi, come la lingua, la letteratura, l'arte, lo spettacolo, la scienza, la filosofia, l'etica, la religione; elementi sociali come i costumi, le leggi, le istituzioni; elementi operativi, come la scienza, l'economia, i manufatti. Vi si incarnano il senso generale della vita e le esperienze fondamentali della famiglia, dell'amicizia, della convivenza, del lavoro, della bellezza, della sofferenza, della morte e della divinità. Ogni popolo vi trova la sua identità, la sua anima collettiva, il suo patrimonio prezioso accumulato di generazione in generazione» [7]. Con le parole di Giovanni Paolo II, possiamo dire che la cultura, nelle sue espressioni autentiche, «è ciò per cui l’uomo in quanto uomo diventa più uomo» [8]; essa mira infatti alla realizzazione dell’uomo in tutte le sue dimensioni, attraverso i gesti della vita quotidiana, le configurazioni del vivere sociale, le più alte espressioni delle scienze e delle arti.

Per andare oltre una generica tensione in campo culturale, bisogna chiarire le finalità di questo progetto, che vuole stimolare la dimensione culturale presente nel vissuto di fede dei credenti, perché acquisti certezza delle proprie radici, consapevolezza delle propria ragionevole pertinenza sulle questioni vitali del nostro tempo, fiducia nelle proprie potenzialità nel dialogo e nel confronto con le culture correnti.

A partire da questo orientamento globale, le finalità del progetto possono essere così delineate su due prospettive complementari:

— rendere più motivata e incisiva la pastorale ordinaria, stimolandola ad assumere consapevolmente il rapporto tra fede e cultura, per poter proporre la fede mediante esperienze e linguaggi significativi nell'odierno contesto culturale;

— dare sostegno ai fedeli laici nel compito loro proprio di esprimere la fecondità della fede nella vita familiare e sociale, nella ricerca scientifica e filosofica e nell'arte.

Si tratta di finalità generali, a cui si accompagnano o al cui interno si articolano altri importanti obiettivi, tra cui in particolare vanno ricordati sia il coinvolgimento dei teologi e degli uomini di cultura nell'affrontare i nodi del rapporto tra fede e cultura nel nostro tempo sia il rinnovamento della comunicazione ecclesiale nella cosmopoli dei moderni media.

Con un impegno così orientato, si intende aiutare i cattolici italiani a superare gli storici steccati che ne hanno limitato l'azione all'esterno e le contrapposizioni che hanno più volte lacerato la vita ecclesiale all'interno.

3. Gli ambiti contenutistici da privilegiare

Gli ambiti contenutistici su cui il progetto culturale deve intervenire vanno individuati con riferimento alla persona di Gesù Cristo e all'immagine cristiana dell'uomo che da lui deriva. «Il nucleo generatore di ogni autentica cultura è costituito dal suo approccio al mistero di Dio» [9]. L'accesso a questo mistero ci è dato nella persona del Figlio di Dio fatto uomo. È Gesù Cristo, crocifisso e risorto, la verità di Dio e dell'uomo: la verità del Dio che è carità e ci chiama alla carità. In questa luce l'uomo scopre se stesso: il suo essere persona, chiamato a vivere come figlio di Dio nella storia, fino al suo compimento.

I contenuti particolari del progetto sono pertanto la mediazione sempre nuova dell'antropologia cristiana in rapporto alle situazioni storiche concrete e mutevoli. Vanno allora distinti due livelli di contenuti:

— quello delle grandi aree tematiche, per se stesse interdisciplinari, che toccano i contenuti fondamentali della fede nel loro impatto con i nodi più vivi del pensiero e dell'ethos contemporanei;

— quello dei temi emergenti di volta in volta nel dibattito culturale e nella vita sociale, a cui appare necessario offrire risposte evangelicamente illuminate, che orientino il pensare e l'agire comune dei cristiani e li rendano capaci di entrare in dialogo con tutti.

Proviamo ad offrire, in prima approssimazione, una possibile articolazione delle grandi aree tematiche per interventi di lungo respiro. Ciascuno potrà attivarsi con responsabilità e creatività, individuando all’interno di esse temi più specifici e prospettive complementari:

— domande di significato (in cui si ritrovano temi come: il problema della verità; il rapporto tra pluralismo e libertà; pensare la fede oggi; la singolarità del cristianesimo e il dialogo interreligioso; le radici cristiane dei valori della nostra civiltà...);

— persona e società (la dignità e intangibilità della vita umana; la centralità della famiglia, l’educazione oggi e il ruolo della scuola; le istituzioni, la legalità e i meccanismi di disuguaglianza; la partecipazione alla vita civile e politica ai vari livelli...);

— linguaggi (esprimere e comunicare attraverso il corpo, il segno e la parola; l’arte di ieri e di oggi; la comunicazione multimediale...);

— economia e umanesimo (lo sviluppo economico, la solidarietà e la salvaguardia del creato; la globalizzazione della comunicazione e dell'economia...);

— ricerca scientifica (le scienze, le tecnologie e l’unità del sapere...).

Le aree qui indicate non esauriscono ovviamente l'orizzonte dell'incontro tra fede e cultura. Altre prospettive le attraversano, come ad esempio quella del rapporto tra Chiesa e mondo o quella dell’evangelizzazione. Si tratta di istanze da non dimenticare mentre si affrontano temi che fanno riferimento all'una o all'altra area tematica.

Ci sono poi i temi emergenti nel dibattito contemporaneo, che vanno individuati a partire anzitutto dalle situazioni locali; su alcuni di essi, di particolare rilevanza, si potrà promuovere anche una riflessione ampia e generalizzata. Proprio la connotazione della emergenza, che caratterizza questi temi, ne impedisce una proposta programmata in partenza: si tratta di risvegliare un'attenzione a ciò che si muove nella comunità ecclesiale e nella società.

4. Il coinvolgimento del popolo di Dio

Il progetto culturale appartiene al «discernimento comunitario», indicato nel Convegno ecclesiale di Palermo come «espressione dinamica della comunione ecclesiale e metodo di formazione spirituale, di lettura della storia e di progettazione pastorale» [10]. Ciò implica che nel progetto sia coinvolta l'intera comunità cristiana e con esso si promuova una cultura della comunicazione e della comunione, della reciprocità e della responsabilità. In quanto processo di discernimento comunitario e di comunicazione il progetto coinvolge in definitiva tutto il popolo di Dio. L'incontro tra fede e cultura è connaturato all'esperienza stessa della fede.

L'attuazione concreta del progetto è affidata anzitutto alla vita quotidiana della comunità cristiana e coinvolge la responsabilità di vescovi, presbiteri, operatori pastorali in genere. Le nostre parrocchie sono certamente il primo ambiente in cui la pastorale deve coltivare un'attenzione specifica alla cultura e in cui una cultura cristianamente orientata può trovare alimento. Con esse le comunità religiose, le associazioni e i movimenti, le scuole cattoliche, le iniziative di volontariato, gli oratori, ecc., ciascuno secondo le proprie modalità e caratteristiche. In tali spazi si colloca il versante propriamente formativo del progetto culturale. È qui che la fede deve interrogarsi sulle modalità con cui, plasmando la mentalità di singoli e di gruppi, diventa fattore creativo di cultura vissuta. La pastorale ordinaria deve inoltre svilupparsi secondo una dinamica missionaria, per poter raggiungere gli ambienti della vita familiare, professionale e sociale, e incidere più efficacemente sui modi di pensare e di vivere della gente.

Il progetto è strettamente connesso con quella riflessione critica della fede che è il compito proprio dei teologi nella Chiesa. La valorizzazione del contributo dei teologi e delle istituzioni teologiche è perciò essenziale per gli sviluppi del progetto in ordine alla chiarificazione dei nodi del rapporto tra fede e culture del nostro tempo. Una considerazione simile vale anche per il ruolo degli uomini di cultura cristiani e per le istituzioni cattoliche di ricerca e di formazione culturale: a loro spetta offrire contributi decisivi per illuminare il rapporto tra la fede e le scienze dell’uomo.

Non meno decisivo è lo spazio di attuazione del progetto affidato ai laici cristiani nella vita familiare, nella presenza quotidiana negli ambienti del lavoro e della professione, nei luoghi della sofferenza e del tempo libero, nell’intreccio di rapporti che forma il tessuto sociale e politico del Paese. In tutti questi ambiti è necessario un grande “investimento” di fede, di spiritualità, di intelligenza; è indispensabile sviluppare una continua interconnessione tra i principi dell'antropologia, dell'etica e della dottrina sociale cristiana e l'agire quotidiano. Un’attenzione particolare è richiesta alle persone, agli ambienti e alle strutture propriamente dedicati alla ricerca scientifica, all'espressione artistica, all'organizzazione della convivenza civile, all'educazione, alla comunicazione sociale.

Da più parti nella società italiana si chiede il contributo della comunità ecclesiale circa i grandi interrogativi dell’esistenza e per il rinnovamento etico della convivenza civile. Appare pertanto giustificato e opportuno aprire spazi di dialogo e di collaborazione sulle prospettive e sui temi del progetto con persone e istituzioni che operano nell'ambito della cultura e, in senso più ampio, con i vari soggetti sociali, anche di diversa ispirazione ideale. Questo vale anzitutto per i fratelli cristiani delle altre Chiese e comunità ecclesiali, che condividono il riferimento di fede al Cristo e al suo messaggio. Ma il progetto culturale promosso dai cattolici italiani è aperto a tutti e provoca ogni confronto con chi ha a cuore il significato dell’esperienza umana e la ricostruzione del tessuto della comunità civile.

Per favorire l’azione di questi molteplici soggetti, il progetto deve muovere anzitutto da un lavoro capillare, che renda le comunità cristiane più consapevoli di quanto già esiste e opera in tale orizzonte. Questa consapevolezza aprirà la strada a impegni per l’ulteriore qualificazione delle risorse, in uomini e strutture, presenti nel territorio, anche integrando e dando vita a nuove realtà dove ciò apparisse necessario.

5. L'animazione

L'azione del progetto culturale comporta interventi su due livelli, tra loro complementari. Essi corrispondono alle due forme in cui la cultura può proporsi: cultura vissuta da una parte e sapere critico ed espressione artistica dall'altra. La prima è evidentemente legata alle ordinarie forme della vita comunitaria, mentre l'altra è piuttosto espressione delle persone e dei luoghi chiamati alla elaborazione riflessa dei fatti culturali, sia in funzione di recezione di quanto il vissuto lascia emergere sia in funzione di stimolo alla novità verso il medesimo vissuto.

Il livello della pastorale ordinaria chiede non di creare nuove strutture, quanto piuttosto di animare i luoghi della formazione e della vita ecclesiale, quali le parrocchie, le comunità religiose, le aggregazioni laicali. La rete di uffici e servizi pastorali già esistente nella comunità cristana ai vari livelli (nazionale, regionale, diocesano, ecc.) va sollecitata perché, con opportune strumentazioni, si faccia interprete delle attese di radicamento e di crescita culturale nei rispettivi ambiti: catechistico, liturgico, di azione caritativa, missionaria...

Un ruolo fondamentale a questo livello va svolto dagli operatori pastorali, in primo luogo i presbiteri. Occorre promuovere tra loro la consapevolezza dell'urgenza dell'impegno e la riflessione sulle diverse tematiche che di volta in volta verranno all'ordine del giorno del progetto. È un'azione da svolgere soprattutto negli organismi di partecipazione ecclesiale: consigli presbiterali, consigli pastorali, consulte, ecc. Una forma assai utile di confronto e di convergenza nelle attività del progetto sono i “forum”, la cui azione va promossa in modo non episodico. Attorno ad essi potrà essere rilanciata anche la funzione dell'associazionismo professionale di ispirazione cristiana.

Snodo centrale di questo livello del progetto, per favorire il trasferimento di conoscenze e di sensibilità tra le comunità locali e i centri di ricerca e viceversa, è il territorio. Potrà allora essere utile avere incaricati regionali (e, dove più numerosi sono gli abitanti, incaricati di aree territoriali), per sensibilizzare circa le attività promosse sui temi posti all'attenzione delle comunità e favorire il coordinamento. In modo particolare essi potranno stimolare e sostenere l'attività dei centri culturali esistenti, o da suscitare, nelle diocesi.

Ai centri culturali locali spetterà promuovere iniziative per dare impulso alla socializzazione tra gli uomini di cultura del territorio, per offrire momenti di conoscenza e dibattito sui temi che si vorrà di volta in volta privilegiare – stimolando anche una riflessione in prospettiva locale – e per formulare proposte da far rifluire a livello nazionale.

Quest’attività di animazione dovrebbe trovare appoggio nelle riviste di cultura cattoliche, o in espressioni similari degli altri strumenti della comunicazione, e nei media cattolici di base: quotidiani, agenzie, settimanali cattolici, riviste di divulgazione, informazione radiotelevisiva, ecc.

Una componente fondamentale del progetto riguarda proprio l'ambito della comunicazione sociale. C'è da formare comunicatori e utenti, sacerdoti, educatori e operatori pastorali. Una presenza che promuova con efficacia le prospettive culturali del Vangelo passa anche attraverso l'attuazione di più ricche sinergie tra i media ecclesiali e lo sviluppo di forme nuove di emittenza radiotelevisiva, sorrette da una produzione di qualità.

6. La ricerca

Il lavoro di animazione e di formazione deve essere sostenuto da una ricerca adeguata. Attorno ai temi che nel progetto emergeranno come significativi e bisognosi di attenzione si dovrà dare avvio ad un confronto propositivo, possibilmente interdisciplinare, da sviluppare presso centri di ricerca o in gruppi costituiti in rapporto alle singole tematiche. Qui si attende in particolare il coinvolgimento delle facoltà teologiche e delle università cattoliche, come pure delle associazioni che raccolgono i cultori delle varie discipline.

Il dibattito sviluppato in tali sedi troverà utilmente espressione in pubblicazioni, con l’apporto delle riviste di ricerca e dell'editoria cattolica.

Accanto al confronto interdisciplinare si dovranno promuovere anche approfondimenti monografici, soprattutto mediante ricerche finalizzate curate da giovani studiosi. Questo settore potrà essere seguito in particolare dal Centro Universitario Cattolico, con uno specifico settore di borse di studio per sostenere l’attività dei ricercatori.

Per quanto riguarda le tematiche emergenti, ci si potrà avvalere in modo particolare di indagini sociologiche, i cui risultati andranno sviluppati nella riflessione di appositi gruppi di approfondimento, costituiti anch'essi attorno a centri di ricerca accreditati o a più agili gruppi di riflessione costituiti allo scopo.

In tutti questi ambiti e livelli di ricerca andranno curate iniziative di dialogo con i settori del mondo culturale e sociale non cattolico. È un'apertura che potrà avvalersi anche di iniziative di forte valenza comunicativa.

7. Un Servizio nazionale

Per il sostegno e la promozione di questi orientamenti della comunità ecclesiale verrà attivato presso la Segreteria Generale della C.E.I. un Servizio nazionale per il progetto culturale. Coordinato da un comitato scientifico, esso si avvarrà di un’agile segreteria operativa, che potrà fare riferimento nella sua azione all'intervento di esperti nei vari settori di ricerca affrontati di volta in volta.

Tra i compiti specifici del Servizio nazionale se ne richiamano qui alcuni di maggior rilievo: i contatti con e tra i centri e i gruppi di ricerca; un'azione di monitoraggio, di osservatorio e di documentazione; l'organizzazione di eventuali seminari di studio a carattere nazionale per precisare lo “status quaestionis” di tematiche di particolare rilievo; l'offerta di sostegno ai centri culturali diffusi sul territorio; la collaborazione al coordinamento e allo stimolo degli uffici pastorali della C.E.I. per una loro efficace presenza nel progetto. Un semplice bollettino di comunicazione potrà facilitare la divulgazione di notizie e il confronto tra le varie esperienze di base.

8. Per concludere

Viviamo tempi difficili, ma anche stimolanti. Sappiamo di star dentro una svolta assai significativa della storia dell’occidente e di tutta l’umanità. Siamo anche consapevoli che questa svolta rischia di tradursi in un decisivo allontanamento dalle radici cristiane che hanno costruito la nostra civiltà.

Dando nuova incisività ad un cammino di Chiesa, iniziato in Italia da ormai trent'anni con la scelta del primato della evangelizzazione, il progetto culturale vuole oggi creare unità di intenti e più organico slancio all'impegno di fare dell’incontro con Cristo il principio di un rinnovamento delle persone e della società. È un impegno che si fa più stringente oggi, di fronte ad un Paese bisognoso di ricostruzione morale, a cui i cattolici ritengono di avere da offrire molto, nel segno di una cultura della libertà responsabile, della solidarietà e della comunicazione.

La parola di salvezza è seme di vita inesauribile, ma deve affondare nel terreno per dare frutto (cf. Mt 13,3-9.18-23 par.). Occorre uscire incontro ai diversi ambienti e alle molteplici visioni del mondo, con il coraggio di chi sa accogliere, discernere, purificare, rinnovare. Quando la Parola eterna incontra le mutevoli parole con cui l’uomo dice se stesso e la realtà, il disegno di Dio si compie. Spesso al gesto largo del seminatore non corrisponde purtroppo una crescita altrettanto generosa; ci conforta la promessa che la parola del Vangelo non mancherà di dare frutto là dove incontrerà la disponibilità di un terreno buono. È nostra responsabilità favorire tale incontro, perché il lievito del Regno fermenti tutta la storia (cf. Mt 13,33 par.)


[1] Paolo VI, Esort. apost. Evangelii nuntiandi, 14.

[2] Conferenza Episcopale Italiana, Nota past. Con il dono della carità dentro la storia, 25.

[3] Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno ecclesiale di Palermo (23 novembre 1995), 3.

[4] Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno ecclesiale di Loreto (11 aprile 1985), 7.

[5] Giovanni Paolo II, Discorso al Congresso nazionale del M.E.I.C. (16 gennaio 1982), 2.

[6] Cf. Concilio Vaticano II,Cost. past. Gaudium et spes, 53.

[7] Conferenza Episcopale Italiana, Catechismo degli adulti La verità vi farà liberi, 1154.

[8] Giovanni Paolo II, Discorso all’UNESCO (2 giugno 1980), 7.

[9] Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno ecclesiale di Palermo (23 novembre 1995), 4.

[10] Conferenza Episcopale Italiana, Nota past. Con il dono della carità dentro la storia, 25.