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Gli insegnamenti del Concilio Vaticano II su fede e cultura

Giuseppe Tanzella-Nitti
Gennaio 2012

Un lettore che si accostasse frettolosamente ai documenti del Concilio Vaticano potrebbe concludervi che i riferimenti al pensiero scientifico siano piuttosto scarsi. Le preoccupazioni generali dei Padri conciliari sembrerebbero orientate principalmente ad esporre il mistero della Chiesa, sacramento universale di salvezza, la sua liturgia, il grande tema dell’ecumenismo, la libertà religiosa… In realtà, un Concilio che poneva al centro lo sforzo con cui la Chiesa doveva, in un contesto sociale e culturale mutato, esporre al mondo il mistero di Gesù Cristo, non poteva non averne parlato. Ed ecco che, quasi inaspettatamente, ad una lettura più profonda emergono significative aperture di orizzonti, espressioni di auspici di dialogo e di reciproca provocazione, esortazione allo studio e all’approfondimento, giudizi che intendono liberare il passato da incomprensioni ed errori, insieme a legittime raccomandazioni e a qualche preoccupazione. Sono questi i paragrafi del Concilio di cui ricorre in questo Anno della Fede il 50° dell’apertura, che proponiamo, o anche semplicemente ricordiamo, in questa sintetica, ma speriamo utile Antologia, insieme ad alcuni brevi commenti che possono contestualizzarne la lettura. Ciascuno di essi, ne siamo consapevoli, meriterebbe un approfondimento a sé, ma nel loro insieme possono dare un’idea di come il pensiero scientifico veniva già percepito 50 anni fa dai Vescovi di tutto il mondo come uno snodo essenziale sia dello sviluppo dogmatico degli insegnamenti della Chiesa, sia dell’evangelizzazione.

 

L’incontro con queste frasi e con queste dichiarazioni non impedisce una più intensa frequentazione dei testi conciliari, anzi ci auguriamo la favorisca, primo fra tutti con la Gaudium et spes, uno scritto di rara intensità, la cui oculata, ma anche sofferta redazione fu ispirata dai suggerimenti di numerosi teologi fra i quali H. de Lubac, K. Rahner, Y. Congar, J. Danielou, G. Thils, B. Häring, A. Grillmeier, O. Semmelroth, ed alla cui formulazione partecipò anche l’allora arcivescovo di Cracovia, Karol Wojtyla. Proprio questa costituzione conciliare dedicherà un steso capitolo (nn. 53-62) alla promozione della cultura e al suo rapporto con la fede cristiana. Ma al di là dei seppur limitati riferimenti espliciti alle scienze, in questo o altri documenti, è lo spirito del Concilio che indica un punto di non ritorno sul modo di accostarsi al lavoro umano nel mondo, e dunque alle conoscenze scientifiche, vedendo in esso una reale partecipazione alla capitalità di Gesù Cristo sulla creazione, al mistero con cui il Figlio riporta nello Spirito ogni cosa al Padre. Le realtà terrene mantengono tutta la loro legittima autonomia, ma al tempo stesso non si teme di dichiarare che esse sono pienamente rivelate e compiute solo nel mistero pasquale di Cristo e nella legge della carità. Come la scienza e il progresso scientifico partecipino a tale capitalità e trovino anch’essi compimento nella carità, è un ancora tutto da porre in luce ed esplicitare. Ma, per i credenti che lavorano nella ricerca scientifica e nella cultura, è un compito senza dubbio entusiasmante. Anche la riscoperta del Concilio Vaticano II può aiutare a realizzarlo.

 

Gaudium et spes

Questa costituzione conciliare offre spunti brevi ma significativi al nostro tema, a testimonianza di un clima di nuova fiducia circa il contributo che il progresso scientifico può dare al progresso umano e circa il servizio che la conoscenza scientifica reca al bene della Chiesa e della società. Al n. 5 si riconosce che i risultati delle scienze modellano ormai il modo di pensare di tutti e che la Chiesa deve tenerne conto nella sua azione pastorale. Il n. 36, con un riferimento indiretto ma sufficientemente chiaro alla vicenda di Galileo Galilei (di cui si citerà una biografia in nota), afferma che le scienze e le attività umane hanno diritto ad una propria autonomia metodologica, che non inficia la dipendenza del creato dal suo Creatore. Autonomia — si insegna in questo documento — vuol dire rispetto di una “legge propria” presente nelle creature e riguarda pertanto anche “il metodo di ogni singola scienza”, il cui vincolarsi alla verità non si traduce in limitazione, bensì in fedeltà al proprio oggetto formale e in onestà di ricerca, aprendosi alla domanda sui fondamenti stessi dell’essere e del conoscere. La non percorribilità di una nozione di autonomia “assoluta”, intesa cioè come totale indipendenza e auto-fondazione non è stabilita dal Concilio su basi bibliche o confessionali, ma intelligentemente ancorata ad una rivelazione naturale, alla capacità che l’uomo ha di cogliere l’Assoluto come ragione ultima del contingente, una riflessione disponibile ad ogni filosofia che possegga un’istanza metafisica. L'uomo, applicandosi allo studio di discipline quali la filosofia, la storia, la matematica e le scienze naturali, si segnala al n. 57, contribuisce ad elevare la situazione culturale e sociale dell’umanità, anche se lo stesso brano non esita a ricordare che il progresso delle scienze e della tecnica può favorire un certo fenomenismo e agnosticismo quando il loro metodo viene innalzato a norma suprema di ricerca di una verità globale. Al n. 62 si ricorda ai fedeli cristiani di vivere in stretta unione con gli uomini del loro tempo e a condividerne le conoscenze anche per una migliore comprensione della loro fede. Un testo di alto valore riepilogativo circa il ruolo che progresso umano, anche il progresso tecnico-scientifico, possiede all’interno dei piani di Dio sulla creazione e quale debba essere l’atteggiamento dei cristiani in proposito è quello che la costituzione presenta al suo n. 34.

«Il presente turbamento degli spiriti e la trasformazione delle condizioni di vita si collegano con un più radicale modificazione, che tende al predominio, nella formazione dello spirito, delle scienze matematiche, naturali e umane, mentre sul piano dell'azione Si affida alla tecnica, originata da quelle scienze. Questa mentalità scientifica modella in modo diverso da prima la cultura e il modo di pensare. La tecnica poi è tanto progredita, da trasformare la faccia della terra e da perseguire ormai la conquista dello spazio ultraterrestre. Anche sul tempo l'intelligenza umana accresce in certo senso il suo dominio: sul passato mediante l'indagine storica, sul futuro con la prospettiva e la pianificazione. Non solo il progresso delle scienze biologiche, psicologiche e sociali dà all'uomo la possibilità di una migliore conoscenza di sé, ma lo mette anche in condizioni di influire direttamente sulla vita delle società, mediante l'uso di tecniche appropriate.
Parimenti l'umanità sempre più si preoccupa di prevedere e controllare il proprio incremento demografico. Il movimento stesso della storia diventa così rapido, da poter difficilmente esser seguito dai singoli uomini. Unico diventa il destino della umana società o senza diversificarsi più in tante storie separate. Così il genere umano passa da una concezione piuttosto statica dell'ordine delle cose, a una concezione più dinamica ed evolutiva. Ciò favorisce il sorgere di un formidabile complesso di nuovi problemi, che stimola ad analisi e a sintesi nuove» (n. 5).

«Molti nostri contemporanei, però, sembrano temere che, se si fanno troppo stretti i legami tra attività umana e religione, venga impedita l'autonomia degli uomini, delle società, delle scienze.
Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una esigenza d'autonomia legittima: non solamente essa è rivendicata dagli uomini del nostro tempo, ma è anche conforme al volere del Creatore.
Infatti è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ciò l'uomo è tenuto a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o tecnica.
Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio.
Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza prenderne coscienza, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono.
A questo proposito ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani, derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, suscitando contese e controversie, essi trascinarono molti spiriti fino al punto da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro [cfr. P. Paschini, Vita e opere di Galileo Galilei, 2 voll., Lev, Città del Vaticano 1964].
Se invece con l'espressione « autonomia delle realtà temporali » si intende dire che le cose create non dipendono da Dio e che l'uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore, allora a nessuno che creda in Dio sfugge quanto false siano tali opinioni.
La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce.
Del resto tutti coloro che credono, a qualunque religione appartengano, hanno sempre inteso la voce e la manifestazione di Dio nel linguaggio delle creature. Anzi, l'oblio di Dio rende opaca la creatura stessa» (n. 36).

«I cristiani, in cammino verso la città celeste, devono ricercare e gustare le cose di lassù questo tuttavia non diminuisce, anzi aumenta l'importanza del loro dovere di collaborare con tutti gli uomini per la costruzione di un mondo più umano. E in verità il mistero della fede cristiana offre loro eccellenti stimoli e aiuti per assolvere con maggiore impegno questo compito e specialmente per scoprire il pieno significato di quest'attività, mediante la quale la cultura umana acquista un posto importante nella vocazione integrale dell'uomo.
L'uomo infatti, quando coltiva la terra col lavoro delle sue braccia o con l'aiuto della tecnica, affinché essa produca frutto e diventi una dimora degna di tutta la famiglia umana, e quando partecipa consapevolmente alla vita dei gruppi sociali, attua il disegno di Dio, manifestato all'inizio dei tempi, di assoggettare la terra e di perfezionare la creazione, e coltiva se stesso; nel medesimo tempo mette in pratica il grande comandamento di Cristo di prodigarsi al servizio dei fratelli.
L'uomo inoltre, applicandosi allo studio delle varie discipline, quali la filosofia, la storia, la matematica, le scienze naturali, e coltivando l'arte, può contribuire moltissimo ad elevare l'umana famiglia a più alti concetti del vero, del bene e del bello e a una visione delle cose di universale valore; in tal modo essa sarà più vivamente illuminata da quella mirabile Sapienza, che dall'eternità era con Dio, disponendo con lui ogni cosa, giocando sull'orbe terrestre e trovando le sue delizie nello stare con i figli degli uomini.
Per ciò stesso lo spirito umano, più libero dalla schiavitù delle cose, può innalzarsi con maggiore speditezza al culto ed alla contemplazione del Creatore. Anzi, sotto l'impulso della grazia si dispone a riconoscere il Verbo di Dio che, prima di farsi carne per tutto salvare e ricapitolare in se stesso, già era “nel mondo” come “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).
Certo, l'odierno progresso delle scienze e della tecnica, che in forza del loro metodo non possono penetrare nelle intime ragioni delle cose, può favorire un certo fenomenismo e agnosticismo, quando il metodo di investigazione di cui fanno uso queste scienze viene a torto innalzato a norma suprema di ricerca della verità totale. Anzi, vi è il pericolo che l'uomo, fidandosi troppo delle odierne scoperte, pensi di bastare a se stesso e non cerchi più valori superiori.
Questi fatti deplorevoli però non scaturiscono necessariamente dalla odierna cultura, né debbono indurci nella tentazione di non riconoscere i suoi valori positivi. Fra questi si annoverano: il gusto per le scienze e la rigorosa fedeltà al vero nella indagine scientifica, la necessità di collaborare con gli altri nei gruppi tecnici specializzati, il senso della solidarietà internazionale, la coscienza sempre più viva della responsabilità degli esperti nell'aiutare e proteggere gli uomini, la volontà di rendere più felici le condizioni di vita per tutti, specialmente per coloro che soffrono per la privazione della responsabilità personale o per la povertà culturale. Tutti questi valori possono essere in qualche modo una preparazione a ricevere l'annunzio del Vangelo; preparazione che potrà essere portata a compimento dalla divina carità di colui che è venuto a salvare il mondo» (n. 57).

«Nella cura pastorale si conoscano sufficientemente e si faccia uso non soltanto dei principi della teologia, ma anche delle scoperte delle scienze profane, in primo luogo della psicologia e della sociologia, cosicché anche i fedeli siano condotti a una più pura e più matura vita di fede. […]
I fedeli dunque vivano in strettissima unione con gli uomini del loro tempo, e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare e di sentire, quali si esprimono mediante la cultura. Sappiano armonizzare la conoscenza delle nuove scienze, delle nuove dottrine e delle più recenti scoperte con la morale e il pensiero cristiano, affinché il senso religioso e la rettitudine morale procedano in essi di pari passo con la conoscenza scientifica e con il continuo progresso della tecnica; potranno così giudicare e interpretare tutte le cose con senso autenticamente cristiano.
Coloro che si applicano alle scienze teologiche nei seminari e nelle università si studino di collaborare con gli uomini che eccellono nelle altre scienze, mettendo in comune le loro forze e opinioni. La ricerca teologica, mentre persegue la conoscenza profonda della verità rivelata, non trascuri il contatto con il proprio tempo, per poter aiutare gli uomini competenti nelle varie branche del sapere ad acquistare una più piena conoscenza della fede. Questa collaborazione gioverà grandemente alla formazione dei sacri ministri, che potranno presentare ai nostri contemporanei la dottrina della Chiesa intorno a Dio, all'uomo e al mondo in maniera più adatta, così da farla anche da essi più volentieri accettare. È anzi desiderabile che molti laici acquistino una conveniente formazione nelle scienze sacre e che non pochi tra loro si diano di proposito a questi studi e li approfondiscano con mezzi scientifici adeguati. Ma affinché possano esercitare il loro compito, sia riconosciuta ai fedeli, tanto ecclesiastici che laici, una giusta libertà di ricercare, di pensare e di manifestare con umiltà e coraggio la propria opinione nel campo in cui sono competenti» (n. 62).

«Per i credenti una cosa è certa: considerata in se stessa, l'attività umana individuale e collettiva, ossia quell'ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio.
L'uomo infatti, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il comando di sottomettere a sé la terra con tutto quanto essa contiene, e di governare il mondo nella giustizia e nella santità, e cosi pure di riferire a Dio il proprio essere e l'universo intero, riconoscendo in lui il Creatore di tutte le cose; in modo che, nella subordinazione di tutta la realtà all'uomo, sia glorificato il nome di Dio su tutta la terra. Ciò vale anche per gli ordinari lavori quotidiani.
Gli uomini e le donne, infatti, che per procurarsi il sostentamento per sé e per la famiglia esercitano il proprio lavoro in modo tale da prestare anche conveniente servizio alla società, possono a buon diritto ritenere che con il loro lavoro essi prolungano l'opera del Creatore, si rendono utili ai propri fratelli e donano un contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia. I cristiani, dunque, non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell'ingegno e del coraggio dell'uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie dell'umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno. Ma quanto più cresce la potenza degli uomini, tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità, sia individuale che collettiva.
Da ciò si vede come il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo o dall'incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più pressante» (n. 34).

 

Optatam Totius

Nel decreto dedicato alla formazione dei sacerdoti, il Concilio afferma ai nn. 13 e 15 che i candidati al sacerdozio è necessario posseggano una cultura umanistica e scientifica adeguata ad intraprendere gli studi superiori. Inoltre, nel loro successivo approfondimento della teologia, essi devono tener conto anche del progresso delle scienze moderne in modo affinché, mediante una buona conoscenza della mentalità odierna, possano opportunamente prepararsi al dialogo con gli uomini del loro tempo.

«Gli alunni del seminario, prima di iniziare gli studi ecclesiastici propriamente detti, devono acquistare quella cultura umanistica e scientifica che il ciascuna nazione dà diritto ad accedere agli studi superiori; inoltre devono acquistare quella conoscenza della lingua latina che è necessaria per comprendere e utilizzare le fonti di tante scienze e i documenti della Chiesa» (n. 13).

«Le discipline filosofiche vengano insegnate in maniera che gli alunni siano anzitutto guidati all'acquisto di una solida e armonica conoscenza dell'uomo, del mondo e di Dio. Ci si baserà sul patrimonio filosofico perennemente valido tenuto conto anche delle correnti filosofiche moderne, specialmente di quelle che esercitano maggiore influsso nel loro paese, come pure del progresso delle scienze moderne. Così i seminaristi, provvisti di una adeguata conoscenza della mentalità moderna, potranno opportunamente prepararsi al dialogo con gli uomini del loro tempo» (n. 15)

 

Gravissimus educationis

Nella dichiarazione dedicata ai diritti e doveri dell’educazione, al parlare delle Università Cattoliche e delle Facoltà di Teologia delle università ecclesiastiche le si esorta al nn. 10-12 ad una stretta cooperazione con altri centri di insegnamento dedicati alla ricerca scientifica

«Analogamente la Chiesa ha grande cura delle scuole di grado superiore specialmente delle università e delle facoltà. Anzi, in tutte quelle che da essa dipendono, mira organicamente a che le varie discipline siano coltivate secondo i propri principi e il proprio metodo, con la libertà propria della ricerca scientifica, in maniera che se ne abbia una sempre più profonda comprensione e, indagando accuratamente le nuove questioni e ricerche suscitate dai progressi dell'epoca moderna, si colga più chiaramente come fede e ragione si incontrano nell'unica verità, seguendo le orme dei dottori della Chiesa, specialmente di S. Tommaso d'Aquino» (n. 10).

«Essendo anche in campo scolastico sommamente necessaria quella cooperazione, che per la sua urgenza va sempre più affermandosi a livello diocesano, nazionale e internazionale, bisogna fare ogni sforzo per coordinare convenientemente tra loro le scuole cattoliche e per favorire tra esse e le altre scuole quella collaborazione richiesta dal bene della comunità umana universale.
Da questo maggiore coordinamento e da questo lavoro fatto insieme si raccoglieranno i migliori frutti specialmente nell'ambito degli istituti accademici. Perciò in ogni università le diverse facoltà, nella misura che lo consente la loro materia, devono aiutarsi vicendevolmente. Così pure le stesse università devono agire in piena intesa e in stretta unione tra loro, promuovendo insieme dei convegni internazionali, tenendosi reciprocamente informate circa le loro ricerche scientifiche, comunicandosi le nuove scoperte, scambiandosi i docenti per determinati periodi e sviluppando quelle iniziative che incrementano la loro collaborazione» (n. 12).

 

Christus Dominus

Anche il decreto dedicato ai Vescovi della Chiesa cattolica e ai loro compiti pastorali raccomanda nel n. 12 che, nell’evangelizzazione del popolo di Dio, essi facciano apprezzare diversi valori della società contemporanea e, fra questi, anche il valore della tecnica.

[I Vescovi] «Mostrino che, nei disegni di Dio, le stesse cose terrene e le umane istituzioni sono ordinate alla salvezza degli uomini e possono di conseguenza non poco contribuire all'edificazione del Corpo di Cristo.
Insegnino pertanto quanto grande è, secondo la dottrina della Chiesa, il valore della persona umana, della sua libertà e della stessa vita fisica; il valore della famiglia, della sua unità e stabilità, della procreazione ed educazione della prole; il valore della società civile, con le sue leggi e con le varie professioni in essa esistenti; il valore del lavoro e del riposo, delle arti e della tecnica; il valore della povertà e dell'abbondanza dei beni materiali. E da ultimo espongano come debbano essere risolti i gravissimi problemi sollevati dal possesso dei beni materiali, dal loro sviluppo e dalla loro giusta distribuzione, dalla pace e dalla guerra, e dalla fraterna convivenza di tutti i popoli» (n. 12)

 

Apostolicam actuositatem

Riprendendo e confermando idee già presenti in altri documenti conciliari il decreto sull’attività dei laici espone al n. 7 il valore dell’ordine temporale, e con esso della scienza e della tecnica, per l’edificazione del Regno di Dio. Come di consueto, si segnala realisticamente anche il rischio di un’eccessiva e sproporzionata fiducia nei beni materiali, che potrebbe trasformarsi in idolatria.

«Tutto ciò che compone l'ordine temporale, cioè i beni della vita e della famiglia, la cultura, l'economia, le arti e le professioni, le istituzioni della comunità politica, le relazioni internazionali e così via, la loro evoluzione e il loro progresso, non sono soltanto mezzi con cui l'uomo può raggiungere il suo fine ultimo, ma hanno un valore proprio, riposto in essi da Dio, sia considerati in se stessi, sia considerati come parti di tutto l'ordine temporale: “E Dio vide tutte le cose che aveva fatto, ed erano assai buone” (Gen 1,31). Questa loro bontà naturale riceve una speciale dignità dal rapporto che essi hanno con la persona umana a servizio della quale sono stati creati. Infine piacque a Dio unificare in Cristo Gesù tutte le cose naturali e soprannaturali, “affinché egli abbia il primato sopra tutte le cose” (Col 1,18). Questa destinazione, tuttavia, non solo non priva l'ordine delle realtà temporali della sua autonomia, dei suoi propri fini, delle sue proprie leggi, dei suoi propri mezzi, della sua importanza per il bene dell'uomo, ma anzi ne perfeziona la forza e il valore e nello stesso tempo lo adegua alla vocazione totale dell'uomo sulla terra.
Nel corso della storia, l'uso delle cose temporali è stato macchiato da gravi manchevolezze, perché gli uomini, in conseguenza del peccato originale, spesso sono caduti in moltissimi errori intorno al vero Dio, alla natura dell'uomo e ai principi della legge morale: allora i costumi e le istituzioni umane sono stati corrotti e non di rado conculcata la stessa persona umana. Anche ai nostri giorni, non pochi, ponendo un'eccessiva fiducia nel progresso delle scienze naturali e della tecnica inclinano verso una specie di idolatria delle cose temporali, fattisi piuttosto schiavi che padroni di esse.
È compito di tutta la Chiesa aiutare gli uomini affinché siano resi capaci di ben costruire tutto l'ordine temporale e di ordinarlo a Dio per mezzo di Cristo» (n. 7)

 

Per i testi in traduzione italiana, © Libreria Editrice Vaticana

fonte: Sito ufficiale della Santa Sede