Identità e social network: quanto dipendo dai like?

Alessandro Ricci

Ogni “dipendenza” vuol dire meno libertà e, dunque, se dipendo molto dai like che mi attribuiscono, è bene dipendervi meno. Negli ultimi anni si è parlato molto, sui giornali e sui mezzi di comunicazione, dell’uso e dell’abuso della rete e dei network (Internet Addiction). Anche in campo scientifico si è manifestato un interesse crescente su queste tematiche, nel tentativo di esplorare l’uso e l’abuso della rete in modo da definire le implicazioni psicologiche, sociali e legali. La realtà virtuale non costituisce un mondo meno vero del reale. Di conseguenza, l’identità che costruiamo nel web non è definibile come un semplice alter ego, non ne è un’emanazione deformata, ma è parte dell’immagine di noi stessi e alla quale ci riferiamo per orientare le nostre relazioni e il nostro comportamento, in un mondo che non distingue più fra reale e virtuale.

Che rapporto c’è tra un profilo social e la mia identità personale?

“L’adulto usa i social, l’adolescente è il social”: potremmo condensare in questa semplice affermazione la rilevanza che Internet e i suoi molteplici ambienti virtuali hanno per la strutturazione dell’identità e la personalità negli adolescenti. In altre parole, la costruzione della propria identità avviene anche attraverso l’immagine che ognuno fornisce di sé stesso in rete, nelle diverse attività e nei differenti luoghi: sviluppando una relazione in chat, aggiornando periodicamente il proprio profilo su Facebook, postando una storia su Instagram, elaborando un avatar i Second Life, frequentando uno specifico social network. Ognuna di queste scelte, compiute in maniera più o meno consapevole, rivela e co-costruisce l’identità del cybernauta, rappresentando il corrispettivo attuale delle decisioni che compivamo un tempo rispetto al nostro modo di vestire o ai gruppi di coetanei cui aggregarci. Ovviamente, la ricchezza di attività on-line permette un maggior grado di sperimentazione di aspetti più o meno centrali della propria identità: così, ad esempio, la comunicazione in chat consente di provare differenti stili relazionali, ancorati a molteplici aspetti di sé. La costruzione dell’identità on-line allora si caratterizza per due aspetti fondamentali. Il primo, la possibilità di sperimentazioni pressoché illimitata. Il cybernauta infatti può costruire due rappresentazioni molto differenti di sé stesso in due diversi profili social. Al contempo, può assumere specifiche caratteristiche di personalità nell’avatar su Second Life e provare molteplici stili comunicativi in chat. Ognuna di tali possibilità consente di sperimentare differenti identità, evidenziando alcune caratteristiche, nascondendone altre. Il secondo aspetto, la facilità e la rapidità di tale processo. In altri termini, una delle caratteristiche fondamentali della costruzione della propria identità in rete è costituita dall’estrema facilità con cui è possibile introdurre modificazioni nella rappresentazione di sé o addirittura nella creazione di una nuova identità. Oggi il rischio è rappresentato da un’eccessiva e pervasiva frammentazione e dissociazione del sé in adolescenza che aumenta la possibilità di incorrere in alcuni rischi nello sviluppo della propria identità personale

Quale modello di socialità si sviluppa nelle comunità on line?

La possibilità di relazionarsi online attraverso una piattaforma che integra diversi modelli comunicativi e di socialità, è alla base della fortuna dei social network, sicuramente la parte più “abitata” della rete. Volendo ulteriormente schematizzare, potremmo individuare due tipi di motivazioni che spingono i cybernauti verso l’uso di questi applicativi: la condivisione di interessi oppure la pura e semplice produzione di socialità. Le connessioni digitali hanno sostituito quelle sociali, quindi un’importante approvazione social alimenta l’autostima e rinforza il valore personale soprattutto dei giovani fruitori. Indubbiamente questi social network orientati all’amicizia sono quelli più numerosi e frequentati: la loro popolarità dimostrerebbe che il bisogno di stare in relazione è superiore al desiderio di abitare mondi virtuali o di trovare nuovi palcoscenici per l’esibizione di sé. Tutto ciò ha una serie di implicazioni sull’equilibrio tra l’espressione di sé e l’attenzione al contesto nonché sulla fiducia nei confronti di chi accede allo spazio comune: proprio per la finalità relazionale dei social network, non ha senso “nascondersi” dietro nickname, perché lo scopo è quello di rintracciare ed essere rintracciabili. In definitiva, l’attrattiva di questi social network non risiederebbe nei loro aspetti strutturali, ma nel fatto che rappresentano dei luoghi ulteriori nei quali si possono incontrare i propri amici. Ancora una volta, allora, si evince come realtà on-line e off-line non costituiscano universi separati e paralleli, ma rappresentano un unico spazio di esperienza relazionale. Allora, non è l’ambiente tecnologico che determina e plasma le pratiche sociali, ma è la relazione stessa che modella l’ambiente sociale, sia esso in presenza o mediato.  

Like, retweet, reaction… la valutazione tipica dei social si può applicare a tutto?

Ogni attività in rete, si pensi ad esempio alla stesura di un post o all’aggiornamento del proprio profilo, è legata all’immaginazione, più o meno realistica, di un determinato “pubblico”: come mi vedranno gli altri? Che impressione farò su di loro? Il problema è che anche gli utenti maggiormente esperti non possono avere una piena consapevolezza di coloro che visioneranno i contenuti pubblicati online a distanza di tempo o in un contesto diverso da quello originario. Qualsiasi tipologia di contenuto online è libera di oltrepassare confini e contesti ben definiti, con la conseguenza di affievolire la differenza tra pubblico e privato. L’esibizionismo online appare senza freni, è in netta espansione ed è sempre alla ricerca di nuove modalità espressive e tendenze. Sembra che si sia persa l’intimità e il concetto di privato, ogni momento deve essere esibito e mostrato agli amici della rete (cfr. fenomeno del FOMO). È stato annullato il concetto di intimità, tutto è in vetrina e sottoposto alla severa valutazione della macchina del “mi piace” o del “non mi piace”. Tanti like, tante approvazioni per molti ragazzi e adulti che vogliono vivere esposti, accrescono l’autostima, la popolarità, e quindi la sicurezza. Ovviamente vale anche il contrario: commenti dispregiativi (cfr. cyberbullismo), pochi “mi piace” condizionano l’umore e l’autostima in negativo e, in alcuni casi, hanno istigato anche alla messa in atto di gesti estremi. Il rischio reale è quello di arrivare ad osare e andare oltre per ottenere l’approvazione, perdendo il controllo di ciò che si fa. L’ampiezza delle reti amicali sui vari profili social sembra oggi essere collegata a popolarità, estroversione, prestigio sociale e determina la percezione di una maggiore soddisfazione rispetto alla propria vita e condiziona fortemente la propria immagine personale. Questo porta anche ad un impoverimento del confronto, dell’empatia e dell’articolazione di un pensiero più complesso e articolato aldilà del pollice in su o in giù. Le competenze socio-relazionali si sviluppano e acquisiscono in maniera prevalente attraverso esperienze face to face nella propria esperienza di vita.

I social sono soltanto un altro modo di comunicare o portano con sé una visione dei rapporti umani e della comunità?

Se opportunamente utilizzati, i siti di social network sono ambienti, non istituzionali, con leadership partecipativa e distribuita, che incoraggiano gli utenti a mettere in pratica il concetto di “cittadinanza digitale”: ciascun partecipante può essere di aiuto diretto a qualcun altro, oppure può mostrare sensibilità ai bisogni della comunità. È dunque in questi stessi luoghi che si possono acquisire le conoscenze e le competenze necessarie per vivere in modo sempre più digitale, usando e non subendo strumenti e ambienti on-line. Come si è già detto, i diversi ambienti virtuali rappresentano un’ottima palestra per la sperimentazione delle proprie identità e per lo sviluppo di abilità socio-relazionali e comunicative. La connessione ci permette di migliorare la comunicazione, senza vincoli temporali e geografici, favorendo conoscenze oltre possibili stereotipi e pregiudizi. Tutto sta nella capacità di vivere e abitare in modo sano tale opportunità.  

   

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 The Social Dilemma, un processo tv ai social con troppe mancanze, di Gigio Rancilio

Glossario

è una parola che esprime un concetto della religione induista che potremmo tradurre con ‘colui che discende’. Negli ultimi decenni il concetto di avatar è mutato facendo riferimento alla proiezione della mente umana nel mondo virtuale. Si chiama avatar l’identità che si assume all’interno della rete, avatar è la proiezione delle persone reali nel mondo virtuale. Avatar è una proiezione, un modo non solo per vedere o controllare la realtà virtuale, ma per entrarci e interagire.

letteralmente la “paura di essere tagliati fuori”, che si riferisce alla preoccupazione eccessiva e ossessiva che gli altri facciano esperienze gratificanti nelle quali non si è presenti o coinvolti direttamente. È la preoccupazione costante di perdere un evento, di cui si è a conoscenza attraverso ciò che gli amici pubblicano sui social. Tale paura evidenzia uno stato caratterizzato dal bisogno di essere costantemente informati su ciò che gli altri stanno facendo, rappresenta spesso un comportamento automatico che, se non soddisfatto, può causare uno stato di sofferenza una vera e propria “crisi di astinenza”.

è un termine coniato negli Stati Uniti per indicare la dipendenza psicologica da internet. Chi ne soffre non sa stare lontano dalla rete e, quando proprio deve spegnere il computer, diventa triste, ansioso, arrabbiato. Anche l’alterazione del sonno è un sintomo di questa forma di dipendenza. In tutti questi casi possiamo parlare di una dipendenza legale, come quella data dal fumo compulsivo di sigarette o dall’abuso di alcol, con gli stessi meccanismi che si propongono in relazione a sostanze stupefacenti. Nei casi più gravi possono verificarsi episodi di trance dissociativa, ovvero alterazione di coscienza e perdita del senso di sé.

il cyberbullying è una variante del bullismo "tradizionale", ed è da qui che bisogna partire. C’è bullismo quando una persona subisce ripetutamente prepotenze da parte di una o alcune persone più forti dalle quali non è in grado di difendersi da sola. Il cyberbullismo consiste nell’utilizzo intenzionale, sistematico, pianificato e competente degli aspetti tecnici e/o delle dimensioni sociali della rete per procurare un danno a uno o più soggetti, che non attuano efficaci strategie di contrasto