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La volontà di Dio non toglie alle cose la loro contingenza né le rende assolutamente necessarie

Tommaso d´Aquino
1269-1273

Contra Gentiles, Libro I, cap. 85

Sempre nel quadro della discussione della conoscenza che Dio ha del futuro, in un mondo in divenire contingente, Tommaso chiarisce che la conoscenza che Dio di tutti gli stadi futuri del cosmo non priva le cose della loro contingenza (diremo oggi casualità), né le rende per questo necessarie e deterministiche. Conoscenza del Creatore e sviluppo della realtà creata si realizzano su due piani ontologici diversi.

La volontà di Dio non toglie alle cose la loro contingenza né le rende assolutamente necessarie

Da quanto abbiamo già spiegato si può concludere che la volontà di Dio non toglie alle cose la loro contingenza né le rende assolutamente necessarie. Infatti

1. Dio, come abbiamo detto[cap. 83], vuole tutto ciò che la cosa voluta richiede. Ora, per certe cose il grado della loro natura richiede che siano contingenti e non necessarie. Quindi egli vuole che certe cose siano contingenti. Inoltre l’efficacia della volontà divina esige non solo che esista quanto Dio vuole, ma che esista nel mondo da lui voluto: poiché anche nelle cause naturali, quando la virtù attiva e più forte produce la propria somiglianza negli effetti non solo quando alla specie ma anche quanto agli accidenti, che sono quasi le modalità delle cose stesse. Perciò l’efficacia della volontà divina non può togliere la contingenza

2. La cosa che Dio vuole principalmente non è costituita dai singoli beni particolari, ma dalla perfezione cumulativa dei suoi effetti: nella misura in cui si riscontra più completa in questa la somiglianza della sua bontà [cap. 75]. Ora la perfezione dell’universo esige che ci siano delle cose contingenti: altrimenti nell’universo non ci sarebbero tutti i gradi dell’essere. Dunque Dio vuole che certe cose siano contingenti.

3. Il bene dell’universo risulta da un certo ordine, come spiega Aristotele [Metafisica, XI, 10,1]. Ora l’ordine dell’universo richiede che ci siano delle cause variabili, poiché nella perfezione dell’universo rientrano anche i corpi, i quali muovono solo se mossi. Ma da una causa variabile seguono effetti contingenti: poiché un effetto non può essere più stabile della propria causa. Ecco perché si riscontra che, anche quando la causa remota è necessaria, se la causa prossima e contingente, l’effetto è contingente: come è evidente in ciò che avviene nei corpi inferiori, le cui vicende sono contingenti per la contingenza delle cause prossime, sebbene le cause remote, che sono i moti dei corpi celesti, siano di ordine necessario. Dio quindi vuole che certe cose avvengano in maniera contingente

4. La necessità ipotetica esistente nella causa non basta per affermare la necessità assoluta dei suoi effetti. Ebbene, Dio vuole che delle cose nelle creature non per una necessità assoluta ma solo per necessità ipotetica, come sopra abbiamo dimostrato. Perciò dalla volontà divina non si può dedurre una necessità assoluta nelle cose create. Ed e solo quest’ultima a escludere la contingenza: poiché anche ciò che è contingente o indifferente a due alternative, fatta l’ipotesi diviene necessario. Se, p. es., Socrate corre, è necessario che corra. Perciò la volontà divina non esclude dalle cose la contingenza.

Dunque se Dio vuole una cosa, non ne segue che questa avvenga per necessità; ma solo che è vera e necessaria la condizione seguente: «se Dio vuole una cosa, essa avverrà». Ma con ciò il fatto conseguente non risulta necessario.

Somma contro i Gentili, Libro I, cap. LXXXV, tr. it. di Tito S. Centi, Utet, Torino 1997, pp. 233-234.