Quale ruolo hanno la scienza e le religioni nella soluzione della questione ambientale?

Ivan Colagè
Papa Francesco incontra alcuni capi delle culture indigene dell’Amazzonia durante il Viaggio Apostolico a Rio de Janeiro (Brasile), 22-29 luglio 2013.

La scienza e le religioni possono giocare ruoli determinanti nella soluzione della questione ambientale. La scienza, nella comprensione dei fenomeni planetari in corso, nell’accertamento delle relative cause, nell’elaborazione di previsioni future e nello sviluppo di tecnologie utili alla soluzione dei problemi. Le religioni, nel riportare al centro dell’attenzione una concezione della natura come creazione di Dio e quindi portatrice di senso, meritevole di rispetto e ammirazione, ricevuta come dono e non come oggetto di possesso dispotico. Inoltre, le religioni possono promuovere una concezione della vita umana non meramente orientata ai beni materiali e consumistici ma radicata nel senso del bene comune e della crescita morale e spirituale.

In merito alla questione ecologica, la scienza assume per l’opinione pubblica un’immagine contrastante, che oscilla fra ridimensionamento dei problemi e catastrofismo. Come accedere a un’immagine veritiera dell’analisi scientifica?

Lo studio scientifico del clima affonda le sue radici nel XIX secolo, ma è essenzialmente dagli anni ’80 del Novecento che la questione ha attirato gli sforzi sistematici degli scienziati. La comunità scientifica ha poi prontamente interagito con quella politica e governativa per portare la questione all’attenzione dei policy maker. Nel corso degli anni ’90, poi, ambiente ed ecologia sono divenuti temi molto presenti del dibattito pubblico e oggetto di contrastanti campagne di informazione.

La questione ecologica è assai ramificata, dal momento che ha dimensioni dai diretti risvolti planetari e dimensioni dai caratteri più locali-regionali. Il cosiddetto riscaldamento globale – l’innalzamento della temperatura media del pianeta – è evidentemente del primo tipo, mentre questioni legate ai rifiuti o all’inquinamento del suolo o delle acque hanno caratteri più locali. Entrambe queste classi di fattori possono avere – e in genere hanno – effetti assai profondi sulla vita in genere, e sulla vita umana in particolare.

A proposito del riscaldamento globale, in effetti, all’opinione pubblica vengono spesso rappresentate visioni contrastanti. A fronte di questo, tuttavia, la comunità scientifica internazionale è quasi unanime nel rilevare che l’innalzamento della temperatura media del pianeta negli ultimi decenni è primariamente dovuto all’attività umana. La fonte assolutamente preminente di energia per il pianeta Terra è il Sole (la radiazione solare che incide sul nostro pianeta). I dati mostrano chiaramente che la variazione recente nell’attività solare non è in grado di spiegare il riscaldamento globale osservato. I conti non tornano neppure se si includono fattori geologici (vulcani, geyser, etc.). Il riscaldamento globale sembra invece dipendere dalle conseguenze di attività umane quali, soprattutto: la produzione industriale, i trasporti, la produzione di energia elettrica, l’agricoltura e l’allevamento intensivi, la climatizzazione degli edifici.

Esistono oggi diverse organizzazioni internazionali che si occupano di studiare i fenomeni correlati al riscaldamento globale (come lo Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC) tramite i quali è possibile accedere a informazioni scientifiche affidabili.

La scienza è certamente un punto di riferimento ineludibile per accertare i dati relativi e anche per avere delle previsioni di massima e ragionevolmente affidabili sugli scenari di breve e medio termine. Tuttavia, la questione ecologica, proprio perché fortemente dipendente dalle attività umane, ha ripercussioni a tutti i livelli antropologici. Questa ampiezza di problemi non può essere ignorata neppure nel prospettare le possibili soluzioni alla questione.

Quale ruolo l’enciclica di papa Francesco Laudato si’ (2015) attribuisce alle religioni nella soluzione del problema ecologico?

La questione ecologica è questione «integrale», come la lettera enciclica Laudato si’ di papa Francesco (24 maggio 2015) sostiene chiaramente. È questione integrale perché, direttamente o indirettamente, viene a toccare non soltanto ogni aspetto della ecosfera e della biosfera ma anche moltissimi aspetti della vita umana, e delle varie popolazioni che abitano il pianeta. Praticamente ogni attività umana ha “effetti ecologici” – vale a dire, ha un impatto ambientale. Inoltre, in linea di principio, quasi ogni aspetto dell’ambiente ha o può avere effetti sulla vita umana. Oggi l’essere umano, grazie agli enormi progressi scientifici e tecnologici, è in grado di modificare l’ambiente in modi assai profondi, di fatto riuscendo a mitigare gli effetti di condizioni ambientali avverse. Questo però non deve portare all’illusione che la specie umana sia “schermata”, separata dall’ambiente. Al contrario, proprio la necessità di modificare l’ambiente per renderlo più consono alla vita umana mostra almeno indirettamente la profonda interrelazione tra essere umano e ambiente.

Questo carattere “integrale” della questione ecologica implica che praticamente nessun aspetto della vita umana – come esse si sostenta e prolifera, come si organizza e si governa, come si sviluppa e “si pianifica”, come si auto-comprende e riflette su se stessa – risulti indifferente. È questa almeno una parte del messaggio contenuto sin dalle battute iniziali della Laudato si’ (cf. nn. 3-15). Ne risulta quindi un ruolo preminente anche delle religioni, perché queste hanno sempre avuto influssi poderosi sul modo in cui l’esistenza umana si è andata realizzando. Lo sguardo religioso sull’esistenza del cosmo e dell’essere umano portano ad ampliare le prospettive oltre l’utile immediato e verso orizzonti superiori e aperti; portano a riconoscere che la realtà non è autosufficiente e che avendo un significato ulteriore rispetto all’immediatamente afferrabile non è totalmente disponibile. Questa prospettiva è certamente comune alla tradizione ebraico-cristiana e all’islam, ma è probabilmente riscontrabile in qualche misura in ogni fenomeno religioso in quanto caratterizzato dal senso del sacro.

Se la soluzione della questione ecologica, data la sua integralità, sembra richiedere un «cambio di rotta» (cf. nn. 163, 202) da parte dell’umanità e una «trasformazione personale» (n. 211), allora le religioni possono giocare effettivamente un ruolo di primo piano nel permettere all’umanità di recuperare il corretto rapporto con sé stessa, con la natura e con Dio (cf. 66, 237).

Quale, in particolare, il ruolo del cristianesimo e la sua prospettiva sull’ambiente?

Il cristianesimo offre profondi spunti per la “questione ambientale”. Nell’enciclica Laudato si’, questi sono sottolineati soprattutto nel capitolo secondo – dedicato al «Vangelo della Creazione». Alcuni dei punti principali sono poi riassunti al n. 221 dell’enciclica: «la consapevolezza che ogni creatura riflette qualcosa di Dio, o la certezza che Cristo ha assunto in sé questo mondo materiale, […] il riconoscere che Dio ha creato il mondo inscrivendo in esso un ordine e un dinamismo che l’essere umano non ha il diritto di ignorare». È quindi chiaro che, per il cristiano, il mondo – la creazione – assume un significato del tutto particolare che non può non condizionare positivamente l’atteggiamento verso ambiente e natura.

Due ulteriori prospettive sembrano rilevanti per un “approccio cristiano” alla “questione ambientale”. La prima riguarda la concezione della natura come “libro” che permea la tradizione cristiana ed è ripresa dalla Laudato si’ (cf. nn. 12, 85, 239). Concepire la natura come un libro rimanda alle idee di un “autore”, di un “contenuto” e di un “destinatario”: un libro scritto dal Dio Creatore per esprimere un progetto d’amore e sapienza rivolto a un destinatario in grado di comprenderlo, l’essere umano. Vista in tal modo, la natura richiede dunque rispetto: non può essere distorta come non possono esserlo le parole di uno scrittore, pena una grave mancanza di rispetto a quest’ultimo.

La seconda riguarda il ruolo dell’essere umano nella creazione: creato «a immagine e somiglianza di Dio» (Gen 1,26), ha il compito di «coltivare e custodire» la creazione (Gen 2,15). Questo implica non soltanto un atteggiamento di rispetto per la natura, ma anche una responsabilità nello svilupparne le potenzialità in modi che sgorgano dalla creatività umana ma che siano al contempo coerenti con il progetto originale del Dio Padre e Creatore. Significativo qui il rimando della Laudato si’ (cf. nn. 97-98) allo «sguardo di Gesù» come colui che mostra affetto e stupore per la natura, e che vi entra in contatto quotidiano lavorando come falegname.

Il rapporto dell’essere umano con la natura dovrebbe dunque essere quello di cura e promozione che implica la considerazione delle intenzioni del Creatore. Questa considerazione passa certamente attraverso la fede, ma non è estranea alle scienze naturali che in quanto tali possono scorgere aspetti importanti del “libro della natura”. Non a caso, il capitolo II della Laudato si’ (“Il Vangelo della Creazione”), si apre sostenendo che «la scienza e la religione, che forniscono approcci diversi alla realtà, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambi» (n. 62).

   

Visita anche il Percorso Tematico Le dinamiche dell'ecosfera, la responsabilità ecologica e la cura del pianeta

Per saperne di più 

Selezione di testi sul Libro della Natura, di Bonaventura da Bagnoregio

Pace con Dio creatore, pace con tutto il creato, di Giovanni Paolo II

La responsabilità umana verso l’ambiente, dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (2004)

Leggere il Libro della Natura, di Benedetto XVI

Il significato dei nostri rapporti con la natura, di Sergio Rondinara

Il senso di un’ecologia integrale secondo la “Laudato si’”, di Giuseppe Tanzella-Nitti

Glossario: 

Il processo di trasformazione da parte dell’essere umano di una porzione dell’ambiente per adattarlo alle esigenze della vita umana. L’essere umano ha sempre trasformato l’ambiente circostante, in misura minima nelle ere preistoriche, sempre più incisivamente con la comparsa delle prime gradi civiltà: agricoltura, allevamento, costruzione di città e infrastrutture per i trasporti. Alcuni aspetti dell’antropizzazione hanno un enorme impatto ambientale, che non dovrebbe essere trascurato nella pianificazione degli interventi umani sull’ambiente.

Il nome proposto per l’era geologica caratterizzata dall’attività umana come fattore determinante della stato del pianeta terra. La proposta di questa nuova era geologica non è stata ancora ufficialmente accettata dalla comunità geologica internazionale, ma esiste un gruppo di lavoro per la sua valutazione. Non c’è ancora neppure consenso su quel sarebbe l’inizio di questa nuova era: le proposte vanno dalla rivoluzione agricola di 12-15.000 anni fa, all’innalzamento dei livelli di CO2 negli strati di ghiaccio dei poli terrestri che risalirebbe alla seconda meta dell’‘800 con la Rivoluzione Industriale. Rilevante su un piano generale l’idea di umanità come “fattore geologico” rilevante.

L’insieme delle zone del pianeta terra in cui sussistono le condizioni per lo sviluppo di forme di vita. Essa è composta dal suolo e la parte più superficiale del sottosuolo, dall’idrosfera (oceani e mari), e dagli strati più bassi dell’atmosfera. Ha uno spessore complessivo di circa 20 km (10 nel sottosuolo o nei fondali marini, e 10 nell’atmosfera o sui rilievi montuosi). La biosfera ha quindi uno spessore pari a circa lo 0,3% del raggio terrestre – il che suggerisce quanto sia al contempo delicata e preziosa la porzione del nostro pianeta abitabile dalla vita. Talvolta, al termine biosfera viene anche attribuito un senso filosofico (o “metaforico”) secondo il quale il pianeta terra sarebbe analogo a un singolo organismo vivente (la c.d. “ipotesi Gaia” di Lovelock).

L’insieme delle zone del pianeta terra dove possono svilupparsi e conservarsi dei veri e propri ecosistemi. L’ecosfera sarebbe dunque un sottoinsieme della biosfera.

Una porzione di ambiente naturale in cui diversi organismi (di diverse specie) interagiscono tra loro e con gli aspetti a-biotici (fisico-chimici non viventi) dell’ambiente rilevante, costituendo così un sistema aperto che mostra un equilibrio dinamico e processi di auto-regolazione (che conferiscono una sostanziale stabilità nel corso del naturale processo di evoluzione cui ogni ecosistema è soggetto), e che si caratterizza di flussi di energia e di materia tra gli organismi e gli aspetti abiotici.

Indica l’aumento della temperatura media della superficie terrestre iniziato tra a cavallo tra XIX e XX secolo. Questo mutamento climatico ha pesanti ripercussioni su molti processi rilevanti per le vita (e la vita umana) sulla terra: scioglimento dei ghiacciai, desertificazione, periodi di caldo o freddo anomali, uragani e alluvioni, etc. Secondo la comunità scientifica, le cause del riscaldamento globale sono da ricercare principalmente nelle attività umane e la conseguente emissione di gas serra; infatti, sembra che le variazioni dell’attività solare (fonte primaria di energia per il nostro pianeta) negli ultimi secoli non spiegherebbe il corrente innalzamento della temperatura media terrestre.