Le dinamiche dell'ecosfera, la responsabilità ecologica e la cura del pianeta

Pietro Ramellini
Il pianeta terra dallo spazio, con America settentrionale e centrale in primo piano. Blue Marble (NASA 2001)
In pillole
  • Con ecosfera si indica la Terra come sistema composto da biosfera (componente biologica) e geosfera (componente abiotica e geologica). L’ecosfera è il luogo del rapporto fra vita e ambiente.
  • Un vivente non è soltanto un “organismo”, ma una comunità ecologica di organismi in simbiosi fra loro. Nessun vivente è isolato, ma si sviluppa in una rete di relazioni con l’ambiente e con altri viventi.
  • La riflessione sul vivente “essere umano” e sul rapporto tra umanità e natura porta a chiedersi quale sia l’ecosfera propria dell’essere umano, quale ambiente pensare per esso.
  • La riflessione scientifica sull'ambiente apre a considerazioni filosofiche (l’essere umano come parte del tutto) e religiose (l’essere umano come tratto dalla polvere e destinato a tornare in polvere, secondo la visione biblica).
  • Nella prospettiva della teologia cristiana, l'ecosfera può essere concepita come segno e strumento di comunione tra le creature e con il Creatore; l'ambiente è la condizione di possibilità dell'alleanza tra Dio e gli esseri umani.
  • La responsabilità ecologica trova nelle religioni un importante interlocutore e alleato, possedendo notevoli risvolti antropologici, sociali e politici.
  • La Dottrina Sociale della Chiesa indica con il termine “ecologia integrale” la custodia e la trasmissione alle generazioni successive di una “ecosfera” pienamente umana, fatta di risorse materiali, relazioni umane e culturali e le altre espressioni dello spirito umano.

Con il termine “ecosfera” si indica la Terra come sistema composto dalla biosfera e dalla geosfera, cioè i due sottosistemi degli organismi biologici e delle componenti abiotiche; in quanto sistemi, queste “sfere” sono composte da parti distinte ma connesse tra loro. L'ecosfera viene studiata da molte discipline, spesso recenti e in rapida evoluzione, tra cui ovviamente l'ecologia; è un campo di ricerche in divenire, in cui possiamo comunque cogliere alcune tendenze significative.

Dal punto di vista scientifico, stiamo innanzitutto assistendo al ritorno della nozione di organismo come livello ontologico ed epistemologico fondamentale, dopo decenni in cui l’approccio generale della biologia era indirizzato a ragionare soprattutto sulle molecole (biologia molecolare). L’organismo non viene più concepito come aggregato di enzimi (enzyme bag), sacchetto di geni (bean bag genetics) o strumento di una gang di replicatori (come voluto da R. Dawkins), ma come snodo centrale di una ritrovata systems biology; né si tratta di una monade, perché ogni corpo vivente è una comunità ecologica di organismi in simbiosi; infine, non si considera più l'organismo come succube dell'ambiente e delle forze selettive, ma anche come attivo manipolatore della sua nicchia ecologica.

Quanto all'ambiente, è opportuno parlarne al plurale, riconoscendone diversi tipi. Tra essi spicca l'ambiente interattivo, che comprende tutto ciò che agisce o subisce l'azione dell'organismo; anch'esso viene analizzato come sistema, combinando, senza estremizzarli, aspetti di un riduzionismo microscopico (atomistico) e di un riduzionismo macroscopico (olistico). Alla concezione statica, che parla di equilibri ecologici e stati stazionari, si affianca quella cinematica e dinamica, con nozioni come ciclo biogeochimico o resilienza ecologica. Nell'integrazione tra organismo e ambiente si riconosce inoltre una compresenza di competizione e cooperazione: quest'ultima si manifesta ad esempio nelle simbiosi, associazioni e società biologiche.

In sintesi, nei confronti degli organismi — e particolarmente dell’uomo — l’ambiente è il simile, cioè l'esperibile, il conoscibile e l'amabile cui possiamo andare incontro; è anche il diverso, cioè l'inesperibile, lo sconosciuto e il temibile che è contro di noi; è la parte di realtà che ci circonda, come pure il tutto di cui siamo parte; è in un certo senso l'origine e la fine della nostra vicenda terrena; è polo di relazioni e interazioni, condizione di possibilità degli scambi di materia, energia e informazione, e in una parola della vita stessa. 

Come si vede, l'approfondimento della riflessione scientifica sull'ambiente, propria della biologia e delle scienze naturali, apre a considerazioni di ambito filosofico (l’essere umano come parte del tutto) e anche religioso (l’essere umano come limitato, provvisorio, “proveniente dalla polvere e destinato a tornare in polvere”).

A livello filosofico, il concetto di “ambiente” ha ripreso vari elementi da quello di natura, divenendo una parola talmente polisemica da risultare quasi inutile. Del resto, anche la casa-oikos è ambigua, potendo essere sia un caldo rifugio sia un inferno umano; ma ciò è esattamente quanto dobbiamo ammettere anche per quanto riguarda l’ambiente-oikos: solo uno sguardo inesperto e superficiale non riesce a cogliere che nella dimensione selvaggia dell’ambiente (wilderness) la morte è sempre vicina. Lo stesso statuto disciplinare dell'ecologia è problematico: è una scienza autonoma, nel senso che le proprietà emergenti di un ecosistema sono ontologicamente irriducibili a quelle dei suoi componenti, però dipende anche dagli apporti di altre scienze; è una scienza immatura, poiché la complessità dell'ambiente rende difficile formulare teorie e leggi, ma si giova di ampie sovrapposizioni con le scienze umane.

Proprio le scienze umane offrono molti spunti di dialogo in un discorso sull’ambiente. La riflessione sulla natura umana, sull'umanizzazione della natura e sul posto dell'uomo nella natura inducono a chiedersi quale ambiente pensare per l'uomo, e quale uomo per l'ambiente: da un lato, l'umanità ha agito spesso etsi natura non dareturcome se l'ambiente fosse irrilevante e a nostra completa disposizione; dall'altro, la tecnica ha prodotto un mondo di oggetti artificiali che superano, rendono obsoleti o sostituiscono del tutto quelli naturali. Viviamo perciò elaborando il lutto per le estinzioni e soffrendo di nostalgia per l'aura perduta di un ambiente di cui rimangono tracce solo grazie alla sua riproducibilità tecnica nella pittura di paesaggio o nella realtà virtuale.

D'altro canto, poiché gli esseri umani sono membri di una specie sociale il loro ambiente interattivo è costituito soprattutto da altri esseri umani: ecco perché, essendo l'uomo ambiente per l'altro uomo, si parla dunque della cultura come di una seconda natura.

Altri spunti di riflessione vengono dalla teologia, ad esempio quella di tradizione ebraico-cristiana. Un classico caso è la “teodicea della zanzara”, intesa a giustificare la creazione di un universo che ospita virus e parassiti; una risposta ecologica, che già aveva intuito Ambrogio di Milano nel suo Hexameron, è che quanto localmente sembra negativo trova senso nell'ambito più ampio delle reti ecologiche. Anche il concetto biblico di “dominio” sugli animali proprio della tradizione elohista (cf. Gen 1,26; 1,28), che qualcuno ha considerato come causa remota delle devastazioni ambientali, va soppesato con quello della tradizione jahwista di “coltivazione e custodia” (cf. Gen 2,15); in sinergia con Dio, l'essere umano è amministratore e – si noti il termine – economo dell'ambiente. 

Uno sguardo più attento contribuisce a sciogliere un altro nodo delicato, quello della benedizione divina della fecondità umana (cf. Gen 1,28) che, secondo alcuni, avrebbe condotto all'attuale sovrappopolazione. Intanto, un'analoga benedizione vale anche per gli animali e dunque i due aspetti vanno contemperati; inoltre, la moltiplicazione degli esseri umani può essere interpretata in senso sia orizzontale (sempre più umani conviventi sul pianeta) sia verticale (il numero cumulativo di esseri umani che cresce di generazione in generazione).

Nella prospettiva della teologia cristiana, l'ecosfera può essere anche concepita come segno e strumento di comunione tra le creature e con il Creatore, cioè in una dimensione quasi sacramentale; l'ambiente diviene così condizione di possibilità dell'alleanza tra Dio e gli esseri umani; anzi, Dio stesso può essere considerato come l'ambiente soprannaturale in cui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo (cf. At 17,28).

In particolare, ai cristiani compete un triplice munus ecologico: la profezia, che denuncia con franchezza quanto non genera comunione e alleanza; il sacerdozio, che si fa voce di chi non ha voce, lodando il Creatore a nome di ogni creatura; la regalità, ispirata al re giardiniere e pastore che coltiva e custodisce il popolo nell'ambiente. A questi uffici si aggiunge il servizio sapienziale, inteso a sondare strutture e dinamiche dell'ecosfera per cogliere la reciprocità tra esseri umani e natura.

Le precedenti considerazioni aprono verso il tema della “responsabilità ecologica” la quale, pur essendo compito di ogni essere umano, trova nelle religioni un importante interlocutore e alleato.

L'etica ha prodotto raffinate analisi del concetto di responsabilità; tuttavia, in un discorso erga omnes è meglio appoggiarsi alle risorse lessicali comuni. È utile allora riprendere due antiche radici semantiche: il già citato munus, come dovere e obbligazione, e poi -monium, cioè servizio, favore e dono; possiamo così pensare la responsabilità comune verso il patrimonio ambientale come una grave diaconia, sulla falsariga del patrimonio e matrimonio genitoriali.

La durezza del compito viene alleviata da vari fattori. Intanto, il futuro è aperto e imprevedibile: l'unica certezza è che non si può tornare in statu quo ante, e che quanto operiamo segnerà per sempre la realtà; inoltre, anche se le responsabilità ecologiche sono aumentate in proporzione al potere tecno-scientifico, non tutto dipende da noi, perché la Terra segue comunque anche dinamiche autonome; infine, nell'impegno ecologico i momenti di tristezza e angoscia si alternano sempre a quelli gioia e speranza.

La responsabilità ecologica generale e comune si rifrange in molteplici responsabilità particolari e differenziate, richiedendo – nello spazio e nel tempo – una strategia generale ma anche tattiche contestualizzate.

Alcune responsabilità sono di tipo cognitivo: per servire occorre conoscere chi si serve, avvalendosi sia del meraviglioso novum della ricerca scientifica sia dell'esperienza millenaria dell'umanità. A quest'ultima sono strettamente connesse responsabilità per così dire esistenziali: riscoprire il nostro legame con la terra (humilis - humus - homo); prendere coscienza che dipendiamo dall'ambiente più di quanto esso dipenda da noi; riconoscere che dopo di noi altri organismi vivranno del patrimonio ecologico che abbiamo lasciato; lasciarci provocare persino dalle crisi ambientali, che rivelano i pensieri dei cuori e possono educarci a una maggiore umanità. 

Nel vasto campo delle responsabilità pratiche, sorge il problema della scelta tra opzioni alternative. Tutto parte dal concetto stesso di natura: è un dato fisso cui cedere servendolo, o un dato modificabile da eccedere asservendolo? Di conseguenza, il cambiamento ecologico va bloccato, forzato o accompagnato? È meglio il laissez faire o la pianificazione ambientale? Ecco alcune domande in cui l'equilibrio biblico tra dominio e cura diventa rilevante. La scelta delle priorità ha notevoli risvolti antropologici e sociopolitici: salvare la Terra, la Terra con l'uomo o la Terra con un certo tipo di uomo? Qual è la finalità, un consumismo ipertrofico o una maggiore condivisione? Optare preferenzialmente per i poveri e gli oppressi, o per i ricchi e gli oppressori?

Al di là delle risposte congiunturali, sarebbe opportuno impostare una “ecoliturgia” responsabile e responsoriale. Se stiamo all'etimologia, liturgia significa azione (ergon) del popolo (laos), dunque può riferirsi anche alla comune responsabilità verso l'ambiente. Ancor più che responsabile, questa liturgia dovrebbe essere “responsoriale”, orientata cioè a rispondere al grido della Terra e dei poveri che la abitano: che si tratti del samaritano o di sora nostra matre Terra (come la chiama Francesco d'Assisi nel Cantico delle creature), il problema non è giustificarsi o render conto di opere e omissioni, ma farsi prossimo alla vittima dei briganti o della defaunazione. 

Quanto all'ecologia, se vuol essere integrale, non potrà limitarsi a un discorso-logos centrato solo sull’ambiente-oikos; piuttosto, dovrà promuovere una vita umana piena, gioiosa, relazionale, altruista, immersa, aperta e parte della realtà. Si tratta di prospettive che il cristianesimo richiama in una visione agapica della vita e dell’umanità in rapporto con l’ambiente.

E poiché per smuovere menti e cuori occorre un immaginario seducente, meglio ancora se arcaico, si possono riproporre i quattro antichi elementi sublunari: la terra, per tenere i piedi per terra, lontani da irenismi e catastrofismi; l'aria, per seguire le ispirazioni interiori ovunque ci portino; l'acqua, perché nell'amarezza per la desertificazione non dimentichiamo le acqua dolci delle oasi; il fuoco, perché un ardente amore per la vita ci mostri le vie per farla fiorire e fruttificare.

Tracce di lavoro: 

Laboratorio interdisciplinare: I docenti di varie discipline (biologia, storia, filosofia, religione, educazione civica ecc.) guidino un laboratorio che miri a enucleare quali sono gli aspetti dell’ambiente (climatici, estetici, sociali, ecc.) che più influiscono sulla vita delle persone.

Discutiamone insieme: Il docente guidi una discussione sulle motivazioni di fondo su cui dovrebbe basarsi il rispetto dell’ambiente, in particolare nei confronti di chi l’essere umano è principalmente responsabile del suo comportamento: se di fronte all’ambiente naturale, a leggi giuste ma provvisorie imposte dagli Stati, alle generazioni future, a sé stessi, etc.

Approfondisci e rifletti: Cosa si intende per “ecologia integrale”? Prendi in esame alcuni degli autori che ne hanno introdotto il concetto, e svolgi una ricerca personale, approfondendo a quali aspetti (naturali, sociali, umani) questa nozione di ecologia si riferisce.

Approfondisci e rifletti: Quando sorge la “questione ambientale” come tematica di studio e preoccupazione sociale? Partendo dall’articolo di Lynn White, The Historical Roots of Our Ecological Crisis (1967), svolgi una ricerca sulla nascita della sensibilità ecologica e della necessità di un atteggiamento di cura verso l’ambiente.

Per approfondire
Dal Dizionario Interdisciplinare: 
Gualberto Gismondi, Etica del lavoro scientifico

Giovanni Monastra, Nature

voci tratte da DISF e INTERS
Pagine scelte: 
La tecnica e l’uomo (1925), di Romano Guardini
Discorso ai giovani della Coldiretti sulla custodia del creato (9 gennaio 1988), di Papa Giovanni Paolo II
La responsabilità umana verso l’ambiente (2004), di Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
Lettera enciclica Laudato si': selezione di brani (24 maggio 2015), di Papa Francesco
Opere influenti: 
Hans Jonas, Il principio responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica (1979), a cura di Claudio D’Aurizio
James Lovelock, Le nuove età di Gaia: una biografia del nostro mondo vivente (1988), a cura di Valentina Orlando
Indicazioni bibliografiche: 
Special Issues: 
Altri documenti: 

The Historical Roots of Our Ecological Crisis (1967), di L.T. White jr.

L’avvertimento della comunità scientifica circa la custodia dell’ambiente (1992), Union of Concerned Scientists

The "Anthropocene" (2000), di P.J. Crutzen e E.F. Stoermer

Ecologia e tecnologia nella Laudato si’ (2015), di papa Francesco

La biodiversità nelle città, una risorsa per il mondo (2020), di E. Granata

Piano nazionale RiGenerazione Scuola, elaborato dal Ministero dell'Istruzione (2021)