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Pierre Teilhard de Chardin

1881, Alvernia
1955, New York
Marco Crescenzi

 

Più il mondo sarà vasto, più le connessioni interiori saranno organiche, e più trionferanno le prospettive dell’Incarnazione. Il cristiano, spaventato, per un istante, dall’evoluzione, si accorge ora che quest’ ultima  gli offre semplicemente un mezzo per sentirsi maggiormente posseduto da Dio e per darsi più intensamente a Lui. Poter dire a Dio che lo si ama, non soltanto con tutto il corpo, con tutto il cuore, con tutta l’anima, ma con tutto l’universo in via di unificazione, ecco una preghiera che si può fare solamente nello spazio-tempo.”

Queste parole così audaci e suggestive ci introducono nella vita e nel pensiero di padre Pierre Teilhard de Chardin, pensatore e uomo si scienza francese della Compagnia del Gesù. Leggendo le sue opere e studiando la sua vita ci si rende conto di avere di fronte  una personalità complessa e nello stesso tempo uno studioso appassionato, capace di visioni ardite e intense. Studioso di profonda religiosità è stato sicuramente pioniere nell’analisi dell’evoluzionismo alla luce della fede, riuscendo a raggiungere una sintesi affascinante nella quale un cristiano si sente stimolato ad aprirsi al confronto con le nuove teorie sullo sviluppo della vita nel mondo.

In Cristo e la scienza del 1921, troviamo pensieri che sconcerterebbero molti studiosi contemporanei: “Prima di tutto, noi cristiani non dobbiamo avere paura o scandalizzarci a torto dei risultati della ricerca scientifica, sia in fisica, sia in biologia, sia in storia. La Scienza con le sue analisi non deve dunque turbare la nostra Fede. Essa deve piuttosto aiutarci a meglio conoscere, comprendere ed apprezzare Dio. Da parte mia sono convinto che non ci sia per la vita religiosa nutrimento naturale più potente del contatto con le realtà scientifiche ben comprese. L'uomo che vive abitualmente in compagnia degli elementi di questo mondo, l'uomo che personalmente sperimenta la schiacciante immensità delle cose e la loro miserabile dissociazione, - quegli, ne sono certo, assume una coscienza più acuta di chiunque altro, sia dell'immenso bisogno di unità che spinge l'Universo sempre più in avanti, sia dell'avvenire inaudito che gli è riservato. Nessuno come l'Uomo chino sulla Materia comprende quanto Cristo, grazie alla sua Incarnazione, sia interno al Mondo, radicato nel Mondo fin nel cuore del più piccolo atomo. Di conseguenza, — è vano ed ingiusto porre in opposizione la Scienza e Cristo, o separarli come due ambiti estranei l'uno all'altro.”

Questa visione è il frutto di una vita spesa nel confronto leale con le scoperte scientifiche animato da una spiritualità autentica.
Pierre Teilhard de Chardin nacque il 1° maggio 1881 al Castello di Sarcenat (Auvergne) nel Comune di Orcines, provincia di Clermont-Ferrand in Francia. La madre Berthe-Adele, donna devota e forte di carattere era pronipote di Francois-Marie Arouet, meglio noto come Voltaire; il padre Emmanuel trasmise al figlio Pierre l’amore per la natura e l’impegno in campo naturalista. Nel 1892, all'età di undici anni, entrò in un collegio di gesuiti dove svolse gli studi letterari, filosofici e infine matematici fino all'anno 1899 allorché prese la decisione di entrare nel noviziato della Compagnia di Gesù, ad Aix-en-Provence.

Durante gli studi di teologia a Jersey, cominciò ad approfondire le  nuove scoperte della fisica; è di questo periodo la lettura de L’Evoluzione Creatrice di Bergson. La grande passione che avvertiva per la scienza, gli sembrò costituire un ostacolo alla propria vocazione sacerdotale; la crisi fu risolta ascoltando il maestro dei novizi che lo rassicurò: “Il Dio della Croce richiedeva a lui l’espansione naturale del suo essere, tanto quanto la sua santificazione”.

Dal 1905 al 1908 insegnò fisica e chimica nel collegio gesuita della Sacra Famiglia del Cairo. Qui la sua vocazione di paleontologo, di geologo e di naturalista  giunse a maturazione. A 30 anni, nel 1911 fu ordinato sacerdote ad Hasting, in Gran Bretagna. La sua inclinazione verso la paleontologia ricevette approvazione ufficiale quando i Superiori lo spinsero ad ottenere il dottorato di ricerca a Parigi. Si laureò  alla Sorbona in Scienze Naturali, facendo pratica presso il “ Museo nazionale di Storia Naturale” nel laboratorio di Marcelin Boule, paleontologo che aveva studiato il primo scheletro completo di Uomo di Neandertal.

Durante la Prima Guerra Mondiale fu mobilizzato in qualità di capo-barelliere, compito che svolse eroicamente, al punto da meritare la Medaglia al valore e la nomina a Cavaliere della Legion d’Onore. In questo periodo compose Scritti in tempo di guerra, una riflessione profonda sul dolore fisico e spirituale.

Dal 1920 al 1923 Teilhard insegnò geologia e paleontologia all’Istituto Cattolico di Parigi; nel 1923 fu inviato a Tien Tsin in Cina, dove partecipò ad importanti spedizioni e scoperte paleontologiche, che portarono nel 1929 alla scoperta del Sinantropo, l’Uomo di Pechino, risalente a più di 300.000 anni fa. Alla fine  del 1924 riprese l’insegnamento all’Istituto Cattolico di Parigi, tenendo con successo conferenze dirette agli allievi della Scuola Normale e del Politecnico.

Nello stesso anno, su invito di alcuni teologi di Lovanio, scrisse alcune pagine, sotto forma di ipotesi di lavoro, in cui sosteneva la necessità di trovare un’armonia tra il dogma del peccato originale e le nuove scoperte della paleontologia. Questi scritti arrivarono a Roma, dove le autorità ecclesiastiche ritennero che contraddicessero l'interpretazione ortodossa; in questa situazione i Superiori gli chiesero di abbandonare Parigi  e quindi di ritornare in Cina, dove resterà per 20 anni. La decisione fu accettata da Teilhard con profondo spirito di obbedienza, fedele alla vocazione ricevuta di figlio della Chiesa e gesuita.

Nel periodo trascorso in Cina, partecipò  in qualità di geologo, alla spedizione denominata “Crociera Gialla” finanziata dalla Citroën, con l’intento di attraversare l’Asia Centrale tra Beiruth e Pechino. Soggiornò inoltre in India, Birmania, Giava, con vari periodi di studio trascorsi negli Stati Uniti e in Somalia-Etiopia. Nel 1946 lasciò la Cina, all’alba della rivoluzione comunista di Mao.

Nel 1947 a Parigi fu colpito da infarto. Qui non gli fu permesso di pubblicare Il fenomeno umano, scritto tra il 1938 e il 1940: le sue idee evoluzionistiche erano troppo avanzate e il suo linguaggio mistico, a tratti impulsivo e poco chiaro per un lettore teologico, non favorì l’accettazione di vari aspetti del suo pensiero; i suoi superiori della Compagnia di Gesù, pur rispettando la sua attività scientifica, decisero di non impegnarsi in sua difesa. Gli fu chiesto di lasciare nuovamente Parigi e dal 1951 si stabilì definitivamente a New York, dove lavorò alla Wenner Gren Foundations for Anthropological Research, una fondazione di ricerche antropologiche per cui si recò due volte in Africa (Sud-Africa e Rodesia), nel 1951 e nel 1953. Nel 1950 fu nominato membro dell’Accademia delle Scienze di Parigi.

In diverse occasioni espresse il desiderio di morire il giorno della Risurrezione e il 10 aprile 1955, giorno di Pasqua, dopo avere assistito alla Messa solenne nella cattedrale di St. Patrik di New York, padre Teilhard de Chardin, morì colpito da un infarto.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo La messa sul mondo (1923) L'energia umana (1937), Una interpretazione biologica plausibile della storia umana: la formazione della "noosfera" (1947), Il cuore della materia (1950), Il Fenomeno umano (pubblicato postumo nel 1955 scritto negli anni 1938-1940), L’apparizione dell’uomo (1956); Il posto dell’uomo nella natura (1956); L’ambiente divino (pubblicato nel 1957 ma scritto negli anni 1926-1927), L’avvenire dell’uomo (1959); L’energia umana (1962); Scienza e Cristo (1965).

L’uomo per Teilhard de Chardin è la chiave dell’evoluzione dell’Universo e Cristo ne è il motore e il “punto omega” allo stesso tempo, a cui tende tutta l’Umanità e il Cosmo. Scrive ne Il fenomeno umano: “...mi pare di vedere che un senso e una linea di progresso esistano per la Vita , — senso e linea così ben definiti, che la loro realtà, ne sono convinto, sarà universalmente ammessa dalla Scienza di domani.”

Nel suo pensiero troviamo la ricerca di un nuovo linguaggio, capace di riconciliare i temi dell’evoluzione e della scienza con la fede cristiana (ricordiamo la creazione di neologismi come noosfera). Eppure, proprio questo linguaggio innovativo diede origine a non pochi fraintendimenti.

Alcuni anni dopo la sua morte, nel 1962, un Monitum dell'allora Sant'Uffizio dichiarava in un breve comunicato (cfr. AAS 54 (1962), p. 526) che le opere del padre gesuita di natura filosofica e teologica, a differenza di quelle di carattere scientifico, contenevano ambiguità e gravi errori. Gli studi successivi del Cardinale H. de Lubac contribuirono a chiarire meglio il senso e la genuina interpretazione delle tesi di padre De Chardin. De Lubac pubblicò nel 1962 Il pensiero religioso di Teilhard de Chardin e nel 1965 la corrispondenza, da lui commentata, tra Teilhard de Chardin e Blondel.

Accanto a questi studi non mancarono però voci autorevoli che continuavano a manifestare perplessità: «Non riesco a condividere la sua simpatia per il pensiero di Blondel e per quello di Teilhard de Chardin», scriveva il 21 giugno 1965 Étienne Gilson a Henri de Lubac (Lettres de monsieur Étienne Gilson au père de Lubac, Paris 1986, tr. it., Un dialogo fecondo. Lettere di Étienne Gilson a Henri de Lubac, Genova 1990, p. 61). Nonostante tutto le tesi e le ricerche del gesuita francese cominciarono ad essere oggetto di un crescente interesse.

Papa Paolo VI, nel 1966, in un discorso sulle relazioni fra scienza e fede, definì padre Teilhard de Chardin  uno scienziato che aveva saputo, scrutando la materia, trovare lo spirito, e che aveva dato una spiegazione dell'universo capace di rivelare in esso la presenza di Dio, la traccia di un Principio Intelligente e Creatore (cfr. Allocuzione , 24.2.1966, Insegnamenti , IV (1966), pp. 992-993). Più recentemente il card. segretario di Stato Agostino Casaroli, in una lettera del 12 maggio 1981 inviata dal a mons. Paul Poupard, Rettore dell' Institut Catholique di Parigi, a motivo del centenario della nascita del paleontologo francese, scriveva  che in lui «una forte intuizione poetica del valore profondo della natura, una acuta percezione del dinamismo della creazione e un'ampia visione del divenire del mondo si coniugano con un incontestabile fervore religioso».

Padre Teilhard de Chardin rimane un esempio di uomo di scienza e di fede impegnato coraggiosamente nella sua epoca. Le sue ricerche scientifiche non gli impedirono di essere nello stesso tempo un maestro spirituale capace di intuizioni folgoranti che rimarranno scolpite nella storia del pensiero umano: “In ciò che Egli ha di più vivo e di più incarnato, Dio non è lontano da noi, fuori della sfera tangibile; ma ci aspetta ad ogni istante nell'azione, nell'opera del momento. In qualche maniera, è sulla punta della mia penna, del mio piccone, del mio pennello, del mio ago, – del mio cuore, del mio pensiero. È portando sino all'ultima perfezione naturale il tratto, il colpo, il punto al quale mi sto dedicando, che coglierò la Meta ultima cui tende il mio volere profondo.”

 

Bibliografia:

Per la bibliografia, le opere di Teilhard e gli studi su di lui, si veda L. Galleni, Teilhard de Chardin, Pierre, in “Dizionario Interdisciplinare di Scienza e Fede”, a cura di G. Tanzella-Nitti e A. Strumia, Urbaniana University Press - Città Nuova, Roma 2002, pp. 2111-2124.

In questo Portale, si veda lo speciale dedicato a Pierre Teilhard de Chardin nel 50° della sua morte, in archivio alla pagina http://www.disf.org/SpecialiInArchivio.asp.