Destino

  Destino è per noi, spesso, una parola double face. Se qualcuno la pronuncia, pensi subito al tuo futuro, alle cose che la vita potrà riservarti, ai progetti che ami; ma talvolta ti chiedi: dipenderà il mio futuro solo da me, o anche da eventi che non potrò controllare, che subirò? C’è un destino verso cui si dirige la mia vita? Cosa incontrerò sul mio cammino: gioie o dolori, felicità o delusione? Ti chiedi, forse, se sarai all’altezza del tuo destino, se riuscirai a realizzare quello che altri si aspettano da te, oppure tu stesso desideri raggiungere. Chi non ha provato, almeno una volta, a immaginare come potrebbe essere la sua vita all’età di 30, 40 o 50 anni? Quali persone avremo accanto, in quali luoghi si svolgerà la nostra vita, quale lavoro ci terrà impegnati?

  Il “destino” può significare a volte un futuro sfuggente ed enigmatico. Nei momenti di incertezza e di sconforto ti sembra indicare una sorte inevitabile – commetti sempre gli stessi errori, ti ritrovi sempre nelle medesime situazioni… come i protagonisti del film Ricomincio da capo (1993) nel “Giorno della Marmotta”, o come i ricordi prodotti dalle reti neurali dello sfortunato agente del film Source Code (2011). Può venirti il dubbio che tutto sia già scritto, inesorabile, e che i tuoi giorni non facciano altro che percorrere sentieri già battuti. Un po’ per gioco, un po’ per curiosità, hai pensato di leggere il tuo futuro nelle previsioni di oroscopi e segni zodiacali… O forse il futuro non ti attrae perché il presente ti è piombato addosso con qualche evento che ti ha segnato, ti ha ferito e sembra aver impresso alla tua vita una direzione inevitabile, mettendoti con le spalle al muro. La parola “destino”, infine, ti avrà fatto venire in mente qualche volta la fine della nostra vita. È il destino finale di ciascuno: cosa ci sarà alla fine, dopo la morte? Sarà la morte l’unico destino verso cui ci dirigiamo tutti, sarà lei a chiudere la partita, come nel film di Ingmar Bergman Il settimo sigillo (1957), dove la morte gioca a scacchi con il cavaliere Antonius Block? O dovremo attenderci qualche sorpresa?

  In realtà, se rifletti più a fondo e ripercorri alcuni momenti di “svolta” che sicuramente avrai incontrato nella tua vita, ti rendi subito conto che la tua storia personale, il tuo “destino”, nasce dall’intreccio di due fattori: ciò che ti è capitato in modo indipendente dalla tua volontà, e le scelte che hai fatto volontariamente, con libertà. Ognuno di noi è il frutto di questa imprevedibile sintesi tra ciò che abbiamo ricevuto – storia familiare, ambiente di provenienza, incontri importanti – e le decisioni che abbiamo preso, “sterzando” a destra o a sinistra rispetto a una strada che sembrava già segnata.

  In quest’ottica, il destino non è più qualcosa di minaccioso e incombente, che ci attende come un fato inesorabile, ma è il mio destino, il tuo, cioè la destinazione di quel viaggio che ognuno di noi intraprende con la sua vita. Una destinazione che risulta dai desideri che vogliamo realizzare, dalle risposte che diamo alle domande che ci rivolgono, dalle scelte che maturiamo, dalla scoperta del nostro posto nel mondo, dalla fioritura delle nostre capacità e dei nostri talenti. E se in ballo c’è la realizzazione del senso della propria vita, capisci bene perché è così importante essere all’altezza del proprio destino. Senza ansie o eccessivi scrupoli, lo saremo con la determinazione necessaria a diventare ciò che siamo, ciò che ognuno di noi può essere, in base ai propri talenti e alla propria personalità. Racconta Martin Buber nel libro Il cammino dell’uomo: «Rabbi Sussja […], in punto di morte, esclamò: “Nel mondo futuro non mi si chiederà: ‘Perché non sei stato Mosè?’; mi si chiederà invece: ‘Perché non sei stato Sussja?’”». Il destino è allergico ai modelli preconfezionati, la realizzazione della nostra strada è un cammino creativo, che richiede le nostre energie migliori e tutta la nostra intraprendenza.

  Facciamo adesso un esperimento. Pensa per un momento alla tua vita come a un dono ricevuto da Qualcuno, Qualcuno che abbia dei progetti su di te. Il programma di diventare ciò che sei, ciò che sei in potenza, diviene allora il programma di realizzare ciò che sei chiamato ad essere. Il destino cambia nome, e possiamo adesso indicarlo con un termine inaspettato: vocazione. L’etimologia di questa parola rimanda al verbo latino vocare, chiamare. Se vedo il mio destino come una vocazione, scopro che i miei desideri e le mie scelte non vengono dal nulla ma posso vederli come una risposta a una voce che mi chiama. Nella vita di ognuno c’è un’intuizione profonda legata a una felicità possibile, a una sete che chiede di essere soddisfatta. È lì che si nasconde il compito che la vita ci affida, la parte assegnata a ognuno, una parte che non ci viene imposta ma vogliamo fare nostra perché ci sentiamo stimolati a interpretarla, perché avvertiamo che lì si trova la nostra felicità. In questo caso, posso dirti in confidenza che vocazione è per me il vero nome del destino. Vocazione a occupare un posto nella vita, ad appassionarsi a un lavoro, a fare qualcosa per gli altri, a formare una famiglia e generare dei figli, vocazione ad amare. Se questo Qualcuno ci ha chiamati alla vita per amore, la nostra vocazione più profonda, il destino più alto è proprio quello di dare e di ricevere amore.

  I credenti in Dio affermano che ciascuno nasce con una vocazione, perché il Creatore “chiama” all’esistenza ciascuno di noi. La creazione intera è effetto di una parola creatrice, quella di Dio, che “chiama” tutte le cose a essere, dal nulla. Se la tua esistenza risponde alla “chiamata” di un Creatore, allora è logico che tu sia curioso di sapere cosa voglia da te Chi ti ha messo al mondo. È quello che chiesi una volta a un amico più grande, che sapevo cristiano: Dio ti vuole felice, mi disse, ti ha creato per questo. Il destino non fa più paura. Non implica nessun obbligo, nessuna minaccia, nessun peso che ti piomba addosso: è una risposta da dare nella libertà a Chi mi ha chiamato alla vita. Anche i momenti di dolore, le delusioni e le sofferenze, fanno parte di questa chiamata, sono una parola alla quale posso rispondere, cogliendo un senso dietro ciò che accade, perché parte di un progetto che non vedo ancora interamente, ma so esistere, essere presente, se sono stato creato per essere felice. E la destinazione di cui parlavamo? Adesso ha un nome anche lei. Si chiama Comunione, Amore, Eternità. Questo Qualcuno ti invita a condividere il suo destino, una vita eccedente, che va al di là del destino individuale e ti proietta verso una terra nuova e un cielo nuovo. È la convinzione che trasmette l’autore del Salmo 27: «Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi» (Salmo 27,13). È la promessa che fece Gesù di Nazaret a un gruppo di giovani discepoli che lo seguivano: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via» (Giovanni 14,1-4).