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Antonio Stoppani

1824, Lecco
1891, Milano
Francesco Santoni

 

Antonio Stoppani è considerato il padre della geologia italiana. Ordinato sacerdote nel 1848, fu professore di geologia presso l'Università di Pavia (1861), l'Istituto Tecnico Superiore di Milano (1862-1877 e 1882-1891) e l'Istituto di Studi Superiori di Firenze (1878-1882). A Milano inoltre lavorò sempre presso il Museo Civico di Storia Naturale, di cui durante la sua seconda permanenza nel capoluogo lombardo fu anche direttore (1882-1891), arricchendolo di numerose collezioni paleontologiche. Stoppani fu il primo geologo a notare la determinante influenza dell'uomo sull'ambiente e sul clima, tanto da chiamare Antropozoica l'attuale era geologica; oggi i geologi usano il termine Antropocene ma ne riconoscono a Stoppani la paternità della definizione. Tra le sue numerose pubblicazioni scientifiche si ricordano in particolare gli Studi geologici e paleontologici sulla Lombardia (1856), la Paleontologie Lombarde (pubblicata in quattro volumi tra il 1858 ed il 1881) ed il Corso di Geologia in tre volumi (1871-1873) considerato il miglior trattato di geologia dell'epoca.

Ma l'attività scientifica dello Stoppani non si limitò solo all'ambito accademico, egli infatti profuse sempre il massimo impegno anche nella divulgazione scientifica; anzi possiamo definirlo il primo divulgatore scientifico italiano. Probabilmente è impossibile ritrovare e raccogliere la gran mole di suoi articoli divulgativi che all'epoca comparvero sulla stampa italiana, ma ci basti ricordare la sua principale opera dedicata all'educazione scientifica del popolo ed in particolare dei giovani: Il Bel Paese – Conversazioni sulle bellezze naturali la geologia e la geografia fisica d'Italia. L'opera nasceva dalla raccolta di vari articoli già pubblicati, ed è strutturata in una serie di 32 conversazioni nelle quali lo Stoppani stesso assume il ruolo di uno zio che con dedizione ed affetto illustra ai suoi nipoti le bellezze paesaggistiche e molte notizie geografiche e geologiche dell'Italia, “il bel paese ch'Appennin parte, e 'l mar circonda et l'Alpe” (Petrarca, Canzoniere, canto 146). L'opera, pubblicata per la prima volta nel 1876, ebbe subito una grandissima diffusione e nel giro di circa quattro decenni raggiunse il centinaio di ristampe, anche grazie al fatto che essa venne adottata come testo di lettura nelle scuole pubbliche. Nel testo oltre a fornire notizie scientifiche, lo Stoppani si preoccupa anche di suscitare nei giovani l'amore per l'Italia da poco unita (ricordiamo che egli fu tra i patrioti delle Cinque Giornate di Milano) e soprattutto di trasmettere un'educazione morale e religiosa, nello stesso spirito di conciliazione tra scienza e fede e secondo un ideale di unità del sapere che egli propugnò per tutta la sua vita. Tutte le conversazioni de Il Bel Paese sono intervallate da riflessioni come la seguente: “Ma la scienza non si contenta di dire: - Dio ha fatto, ha voluto così; - vuol anche sapere come ha fatto, ed anche, se può, perché ha voluto così. E Dio non vieta questa nobile curiosità che è tutta consentanea a quel lume di ragione, che Dio stesso ha dato all'uomo, perché fosse l'immagine sua. Anzi Dio gli ha forniti i mezzi perché possa soddisfarla; né la scienza consiste in altro che in una più perfetta cognizione del Creatore e delle sue opere. Scienza e virtù quasi divinizzano l'uomo: ignoranza e vizio l'abbrutiscono.”

La formazione scientifica dello Stoppani iniziò relativamente tardi. Entrato in seminario all'età di undici anni, ebbe una formazione essenzialmente umanistica, filosofica e teologica; ricevette qualche insegnamento di fisica e matematica, ma nulla per quanto riguarda le scienze naturali. Eppure l'interesse per le scienze naturali si era manifestato in lui sin da bambino e sempre si era, da semplice dilettante, dedicato alla raccolta ed alla catalogazione di insetti, conchiglie e fossili. Il suo incontro con la geologia accademica avvenne nel 1853 quando iniziò a lavorare, prima a Como e poi a Milano, come precettore per la famiglia nobile dei Porro, alla quale apparteneva il naturalista Carlo Porro, allora molto conosciuto. Iniziò a frequentare i geologi lombardi, tra i quali Filippo De Filippi e Giuseppe Gabriel Balsamo-Crivelli e nel 1856 pubblicò il primo lavoro scientifico: Studi geologici e paleontologici sulla Lombardia, nel quale venivano raccolti in maniera sistematica i risultati delle osservazioni e degli studi sui fossili che egli era andato accumulando per anni.

E lo stesso Stoppani, sempre ne Il Bel Paese, a narrarci come fosse sorta in lui la passione per lo studio della natura, che egli sempre osservò sotto la luce della propria fede:

“Voi non mi comprendete: non potete comprendermi. Anch'io non compresi che assai tardi quello che ora vorrei far intendere a tutto il mondo. Ero da piccino un grande incettatore di sassolini, un grande osservatore di formiche, di mosche, di ragni. In seguito, divenuto studioso di montagne e raccoglitore di fossili, cominciai a farmi un museo di conchiglie, di minerali, di petrefatti, senza quasi sapere che cosa mi facessi, ignorando che vi fossero delle scienze le quali si chiamano zoologia, mineralogia, geologia, paleontologia. A' miei tempi, vedete, l'insegnamento della storia naturale era quasi affatto sconosciuto. Avveniva soltanto così per caso se si poteva leggere nella 'Miscellanea dei fanciulli' od in qualche libretto la pesca della balena e del pesce-spada, o la descrizione del cammello e dell'elefante. Se mi diedi in appresso a coltivare la storia naturale, fu, lo confesso, per semplice diletto, senza dare io stesso nessuna importanza a' miei studi. Anzi ne sentivo quasi rimorso, sembrandomi che questi studi mi rubassero il tempo per studi più seri. [...] Ma a poco a poco mi accorsi ch'io avevo torto; che la storia naturale occupa uno dei primi posti nell'ordine delle scienze, non soltanto per il diletto che vi si attinge, o per l'utile materiale che se ne può ricavare, ma per vantaggi d'ordine molto superiore, come _e quello nientemeno del nostro perfezionamento intellettuale, morale e religioso. Perché avrebbe Iddio creato questo universo? Perché avrebbe riempito di  tante meraviglie i tempi e gli spazi? [...] A che pro tutto questo, se tutto non fosse ordinato da Dio al fine supremo dell'uomo: a quella felicità ch'egli non prova che levandosi fino a Lui? E non avevo io letto che 'i cieli narrano la gloria di Dio' e tanti altri passi delle Sacre Scritture, che possono dirsi riassunti in quel gran detto 'Io sono l'alfa e l'omega, il principio e la fine', ed in quei versi di Dante: 'La gloria di Colui che tutto move / per l'universo penetra e risplende'? E il Verbo di Dio sdegnò forse il verbo della natura? “

La natura nella visione di Stoppani è un tutto armonico e perfettamente ordinato. Le leggi di natura sono per lui la dimostrazione della sapienza e potenza divina; il perfetto coordinamento di tutti gli esseri somma espressione dell'unità di Dio, la cui sapienza le scienze moderne hanno il grande merito di disvelare. Non poteva esserci contrasto tra la fede e le scienze, perché lo studio della natura necessariamente doveva condurre a Dio ed alla comprensione della sua opera:

“A questo lume novello, che può dirsi acceso da pochi anni soltanto, l'universo si allarga e si sprofonda in tutti i sensi e già appare estremamente limitato e angusto ciò che prima sembrava infinito. A poco a poco noi ci andiamo accorgendo che, mentre credevamo d'aver letto il libro, non avevamo guardato che il frontespizio; e l'ideale di Dio infinito si accresce nella mente in un cumulo di infiniti. Così ripensando, mi riconciliavo colla scienza, purtroppo talvolta compromessa da tali che del vero scienziato avranno l'intelligenza ma non il cuore; mi riconciliavo con me stesso, sembrandomi che avrei potuto anch'io far qualche cosa di buono, e mi sentivo diventar migliore. E via di speculazione in speculazione, mi pareva che l'unità di Dio fosse così bene espressa nel coordinamento perfetto di tutti gli esseri creati nel tempo e nello spazio, e di tutte le forze che li muovono in un armoniosissimo tutto; che gli attributi delle Persone suonassero chiari in quella triplice nota di potenza, di sapienza e d'amore, che è la favella dell'universo, mi pareva insomma che al mondo non ci fosse più bisogno d'altro libro, che del libro della natura.”

Stoppani non si occupò mai specificamente dell'evoluzione, ma la sua attività di paleontologo lo condusse a confrontarsi con questa teoria, sulla quale in tutta la sua vita intervenne con un solo scritto scientifico: recante il titolo Sulla comparsa e sullo sviluppo dei tipi organici nelle diverse regioni del globo; si tratta un'appendice di sole 23 pagine che egli aggiunse alle sue Note ad un corso annuale di geologia (1867).

Su questo tema di notevole interesse è la sua Cosmogonia mosaica (1887), un'opera dedicata alla spiegazione della creazione narrata nella Genesi alla luce delle moderne conoscenze scientifiche. Qui scrive:

“La Creazione - Tutte le cose cavate dal nulla per volere di Dio e Dio creatore di tutte le cose per un atto eterno della sua volontà. Ecco ciò che costituisce, pel primo capitolo della Genesi, il vero e principale obietto del divino insegnamento. È questa la verità semplicissima. [...] Siate eterogenisti, siate darwinisti, appigliatevi a qualunque delle teorie naturali o positive, ed inventatene quante ne volete per descriver fondo a tutto l'universo; osate tutto, pretendete tutto nel vostro campo, e siate inesorabili nello scrutare, nel tormentar la natura per strapparle fino all'ultimo segreto. Ma arrestatevi, di buon grado volenti, davanti al problema dell'Essere, dove vi tocca per forza d'arrestarvi anche non volenti.”

Nell'Exemeron, un'altra opera dedicata allo stesso tema, ma pubblicata postuma nel 1893, a proposito dell'evoluzione delle specie scrisse:

“Dio [...] non creò da principio l'uomo, ma ciò che doveva costituirlo: come non creò nel tempo gli uomini, ma l'uomo [...] che doveva generarli [...]. Dio non creò i leoni, i cavalli che noi vediamo, anzi nemmeno si può dire un primo leone, un primo cavallo; ma forse soltanto i principi per cui doveva prodursi il primo leone, il primo cavallo [...]. Ma si dirà: non ci voleva un atto creativo a parte perché cominciassero le piante e gli animali? No: nel primo atto creativo c'era quello di cui è capace un atto divino, che non ha limitazioni né di tempo, né di spazio. [...] Lo svolgimento nel tempo e nello spazio dell'universo è conseguenza del primo atto creativo, che fu completo, senza bisogno di successive addizioni, concetto inconcepibile ad assurdo, Dio essendo nel suo volere eterno ed infinito. Ma la Genesi dice che fece le piante, gli animali, l'uomo. Sì, riferendo a ciascun essere o classe di essere quell'atto creativo che in principio diè la ragione, fu causa prima di tutti gli esseri. Creavit coelum et terram con tutte le proprietà, con tutte le leggi che governano il cielo e la terra, colla fecondità di cui gode il cielo e la terra, dunque creò gli esseri che si trovano in cielo e in terra, e che anzi costituiscono il cielo e la terra.”

Intensa fu l’attività dello Stoppani nel promuovere e divulgare gli studi scientifici. Egli si muoveva in un contesto culturale per molti aspetti simile a quello attuale: allora come oggi c'era chi vedeva gli sviluppi scientifici come una miniera di obiezioni da opporre alla fede religiosa; si dichiarava la religione cattolica superata, i suoi dogmi insensati, ed inutile la fede in un Dio creatore e provvidente. Lo Stoppani affrontò direttamente tali questioni nella sua opera Il Dogma e le Scienze Positive (1884), destinata ai cattolici in generale ed al clero in particolare e concepita come una sorta di manuale per illustrare l'utilità degli studi scientifici nell'affrontare il moderno conflitto tra la ragione e la fede, e nella quale si fornivano una serie di regole o massime da seguirsi per un corretto approccio a tali questioni. All'inizio dell'opera egli paragonava la situazione moderna all'antico conflitto tra la ragione e la fede che sorse nel XIII secolo con la diffusione, nell'occidente cristiano, della filosofia aristotelica. Come allora ci fu chi sostenne che le verità di fede fossero irreconciliabili con la grande costruzione razionale del Filosofo, così nell'epoca contemporanea le scienze positive, da alcuni elevate ad unica degna espressione della ragione, avrebbero dovuto segnare la fine del Cristianesimo. Ma secondo lo Stoppani, come a suo tempo grandi ingegni e su tutti quello di Tommaso d'Aquino riuscirono a mostrare il perfetto accordo tra le verità di fede e di ragione, così nel presente i cattolici avrebbero dovuto applicarsi con dedizione agli studi scientifici al fine di poter mostrare agli increduli come i loro stessi argomenti, le loro stesse conoscenze, non conducessero affatto a contraddire la vera religione.

Per tutta la sua vita lo Stoppani insistette sulla necessità dell'unità del sapere, ed oltre agli studi scientifici che erano il suo campo, si preoccupò sempre anche di propugnare un rinnovamento complessivo della filosofia cattolica. Ne Il Dogma e le Scienze Positive scriveva:

“L'avere intelletto d'amore: il potere col suo spirito trascendere anche quaggiù i tempi e gli spazi, per immergersi nell'infinito: la Religione infine, in cui si attua, si completa, si assomma tutto il complesso delle umane facoltà. Ecco ciò che distingue l'uomo dai bruti.”

Anche se alcuni studi scientifici possono risultare datati, l’opera di Antonio Stoppani rimane un esempio attraente di confronto aperto e sincero tra la fede cristiana e il mondo scientifico, un confronto che ha ancora tanto da dire anche agli scienziati contemporanei.

  

Bibliografia

F. Santoni, versione originale estesa dell'articolo (PDF)

A.M. Cornelio, Vita di Antonio Stoppani, UTET, Torino 1898

G.L. Daccò  (a cura di), Antonio Stoppani tra scienza e letteratura, Atti del Convegno nazionale di studi, Lecco 29-30 novembre 1991
 

Testi di Antonio Stoppani relativi a tematiche interdisciplinari

Il Dogma e le Scienze Positive, ossia la missione apologetica del clero nel moderno conflitto tra la ragione e la fede, Milano, 1884

Sulla Cosmogonia Mosaica - triplice saggio di una esegesi della storia della creazione secondo la ragione e la fede, Milano, 1887

L'Exemeron - nuovo saggio di una esegesi della storia della creazione secondo la ragione e la fede, Torino, 1893

Il Bel Paese. Conversazioni sulle bellezze naturali la geologia e la geografia fisica d'Italia, Milano, 1876 (Questo testo ha superato il centinaio di edizioni nei primi quattro decenni dalla prima pubblicazione, e viene ancora oggi ristampato)

Lo studio della natura come elemento educativo, in Gli studi in Italia I (1878), pp. 752-792 (Testo di una conferenza pronunciata a Firenze)

L'unità dello scibile, in Gli studi in Italia I (1878), pp. 597-623 (Discorso per l'inaugurazione degli Studi del R. Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento in Firenze, letto il 17 novembre 1877)