Tu sei qui

John D. Barrow

Nascita: 
1952, Londra
Morte: 
2020, Cambridge

John David Barrow è stato un importante astrofisico inglese, noto in particolar modo per i suoi studi nel campo della ricerca cosmologica e per il suo contributo alla teorizzazione del principio antropico. Fu anche divulgatore scientifico i cui interessi spaziavano oltre il campo delle sue ricerche, comprendendo anche temi filosofici e artistici. Di fede cristiana, Barrow aderiva alla confessione Anglicana come membro della Unione delle Chiese riformate (URC, United Reformed Church), una aggregazione di protestanti che riunisce nel Regno Unito circa 50.000 fedeli.

Nato nel 1952, ottenne il suo dottorato in astrofisica preso l’Università di Oxford e, dopo aver iniziato la sua carriera accademica in università prestigiose americane e britanniche, approdò infine presso l’Università di Cambridge nel 1999, dove rimase come professore di matematica e fisica fino alla sua morte, nel 2020. Apparteneva alla grande scuola di cosmologia di Dennis Sciama, che formò alcuni dei più importanti astrofisici del secolo scorso. 

John Barrow si occupò ampiamente degli aspetti matematici e filosofici della cosiddetta Teoria del tutto, ed uno dei suoi più importanti traguardi professionali, a cui rimane legato il suo nome, è la formulazione più ampia e completa del principio antropico, nell’opera, scritta assieme a Frank Tipler, The Anthropic Cosmological Principle del 1986. [1]

Il principio antropico afferma, in ambito fisico e cosmologico, che le osservazioni scientifiche sono soggette ai vincoli dovuti alla nostra esistenza di osservatori, cercando di spiegare, sulla base di tale concetto, le attuali caratteristiche dell'Universo. In particolare Barrow e Tipler riformularono le tesi enunciate originariamente da Brandon Carter nel 1973, proponendo tre differenti versioni del principio antropico:
a) Un principio antropico debole: "I valori osservati di tutte le quantità fisiche e cosmologiche non sono equamente probabili ma sono limitati dal requisito che esistono luoghi dove può evolversi la vita basata sul carbonio e dal requisito che l'universo sia abbastanza vecchio da averlo già permesso." [2]
b) Un principio antropico forte: "L'universo deve avere proprietà che ad un certo punto della sua storia permettono alla vita di svilupparsi al suo interno." [3]
c) Un principio antropico ultimo: "Deve necessariamente svilupparsi una elaborazione intelligente dell'informazione nell'universo, e una volta apparsa, questa non si estinguerà mai." [4]
Alla terza formulazione lavorò soprattutto Frank Tipler, che negli anni successivi sostenne posizioni piuttosto eclettiche nel rapporto fra scienze e religione, dalle quali Barrow si distaccò, non proseguendo la collaborazione con il fisico statunitense.

Oltre alla formulazione teorica del “Principio”, i due autori illustrarono in quel volume un lungo elenco delle delicate condizioni fisiche e chimiche ritenute "antropiche", che rappresenta ancora oggi l’insieme di dati scientifici più completo per lo studio delle implicazioni del principio antropico debole. Da questi dati emerge che anche una leggera variazione delle costanti di natura avrebbe condotto ad un universo drasticamente differente dal nostro, nella sua struttura come nelle leggi naturali, nel quale non si sarebbe potuta dispiegare la complessa sequenza di fenomeni che ha portato dal Big Bang allo sviluppo delle caratteristiche fisico-chimiche necessarie alla vita.

Oltre agli studi di cosmologia e di astrofisica, John Barrow si dedicò ampiamente anche alla divulgazione scientifica su questi temi, con opere come Il mondo dentro il mondo [5]Teorie del Tutto. La ricerca della spiegazione ultima [6], Perché il mondo è matematico? [7], saggio sulle origini della matematica, tratto da una serie di lezioni tenute all’Università degli Studi di Milano, in cui lo studioso analizza il modo in cui la matematica è capace di descrivere il mondo naturale.

La sua opera riflette l’ampiezza dei suoi interessi e si contraddistingue in particolar modo per il suo approccio filosofico alle questioni poste dalla fisica cosmologica, come il destino e la struttura dell’universo, che rendono il suo lavoro fruibile e di interesse anche per non esperti del settore, anche grazie ad un certo umorismo di fondo che caratterizzava il suo stile comunicativo. Ad esempio, è rimasto famoso un paradosso, che Barrow introdusse parafrasando una celebre battuta di Groucho Marx («non voglio essere socio di un club che ammetta me come socio»): «Un universo abbastanza semplice da essere capito è troppo semplice per produrre una mente capace di capirlo» [8].

Un altro suo grande interesse era il mondo del teatro, e nel 2002 si cimentò nella scrittura di un’opera teatrale, Infinities, che è andato in scena per la prima volta al Teatro Piccolo di Milano, vincendo il Premio Ubu 2002 come spettacolo dell'anno. Nell’opera cercò di trasformare le teorie scientifiche in visioni poetiche, incentrate attorno alle diverse accezioni che può prendere nazione di infinito. Rispondendo alle domande dei giornalisti per la promozione dello spettacolo, affermò che «Esistono modi e tipologie diversi di infinito. C'è l'infinito matematico, cioè l'infinito del calcolo o dell'impossibilità del calcolo. L'infinito fisico, con un'infinità di temperature e densità che stanno all'origine dell'universo. Infine, un infinito che ha un'accezione più religiosa, l'infinito trascendentale» [9].

La concezione di questo spettacolo è anche particolarmente esemplificativa del modo in cui Barrow concepiva il legame fra il suo lavoro di scienziato e la sua fede personale, due aspetti chiave della sua identità, che considerava in continuità e costante dialogo l’uno con l’altro, come esplicitato in numerose interviste: «Molti dei recenti sviluppi nella scienza hanno avuto un forte impatto culturale e suscitato un grande interesse da parte di teologi e filosofi. Questo è particolarmente vero nel campo della cosmologia, perché in un certo senso si occupa di un progetto sovraumano. […] Esiste una lunga tradizione di ispirazione reciproca tra il pensiero religioso e la ricerca astronomica. Quando la scienza arriva a porsi domande fondamentali, come la nascita dell’universo, si crea una profonda risonanza con il pensiero religioso. […] Penso che un approccio maturo permetta di riconoscere che entrambi gli aspetti sono importanti» [10].

Nel 2006 Barrow fu insignito del Premio Templeton, «per i suoi scritti sulla relazione tra la vita e l’universo», e nel discorso di accettazione del premio parlò del della bellezza dell’Universo, che paragonò a quello di una Basilica cristiana, mostrando ancora una volta come nel suo pensiero concetti poetici, filosofici e religiosi convivessero con la sua idea del cosmo. Diceva Barrow in quell’occasione: «Molte delle questioni più profonde e più sconvolgenti che noi tuttora affrontiamo a proposito della natura dell'Universo hanno origine dalla nostra puramente religiosa ricerca di significato. Il concetto di un universo regolato da leggi con un ordine che può essere compreso e su cui si può fare affidamento è emerso in larga parte da convinzioni religiose riguardo la natura di Dio. […] Religione e scienza possono fornire mutua illuminazione e apprezzamento delle meraviglie del nostro Universo ed ispirarci a scovare e comprendere la verità in modi nuovi – una verità sempre inaspettata e speso assai diversa da come essa prima ci appariva».

Nel febbraio 2020 era stato nominato da Papa Francesco membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze. È morto a Cambridge ne settembre dello stesso anno all’età di 67 anni.

 

Bibliografia

J. D. Barrow, Il mondo dentro il mondo, Adelphi, Milano 1991
J. D. Barrow, Teorie del Tutto. La ricerca della spiegazione ultima, Adelphi, Milano 1992
J. D. Barrow, Perché il mondo è matematico?, Laterza, Bari 1992
J. D. Barrow, F. J. Tipler, Il principio antropico, Adelphi, Milano 2002



[1] J. D. Barrow, F. J. Tipler, Il principio antropico, Adelphi, Milano 2002.
[2] Ibidem, p. 16.
[3] Ibidem, p. 21.
[4] Ibidem, p. 23.
[5] J. D. Barrow, Il mondo dentro il mondo, Adelphi, Milano 1991
[6] J. D. Barrow, Teorie del Tutto. La ricerca della spiegazione ultima, Adelphi, Milano 1992.
[7] J. D. Barrow, Perché il mondo è matematico?, Laterza, Bari 1992.
[8] J. D. Barrow, Il mondo dentro il mondo, cit., pp. 342–343.
[9] J. D. Barrow, L. Ronconi, et al.Infinities; programma di sala, Edizioni Piccolo Teatro di Milano, Milano 2002.
[10] L’Universo dal Big Bang a Dio, «Newton», Ottobre 2006.

   

profilo redatto da Giulia Capasso
2021