Il grande racconto dell’evoluzione umana

Con questo libro, il paleoantropologo Giorgio Manzi – direttore del Museo di Antropologia “G. Sergi” di Roma – in effetti, racconta una grande storia, lunga almeno 4 milioni di anni; vale a dire, la storia della comparsa e della diffusione di H. sapiens, la nostra specie biologica, sul pianeta terra. È la storia dell’evoluzione umana, lungo la quale a partire da primati superiori vissuti tra i 6 e i 4 milioni di anni fa emergerà la nostra specie, quella che – come lo stesso A. ricorda (p. 92) – Linneo classifica come l’unica in grado di “conoscere se stesso” (Nosce Te Ipsum). I capitoli centrali del libro presentano, in maniera accessibile e accattivante, i vari passaggi evolutivi che hanno caratterizzato questa lunga storia evolutiva. Il tema dell’evoluzione umana è assai complesso, e esistono nel panorama internazionale molti “racconti” di questa storia, resi possibili dal fatto che i dati – come spesso accade in scienza – non sono mai completi ed esaustivi. L’A. ne presenta una in particolare, quella che evidentemente ritiene più plausibile. Tuttavia, non manca di segnalare dove le divergenze tra specialisti possano nascere e perché. E non manca neppure di indicare, in maniera mai noiosa, lo sviluppo storico della paleoantropologia stessa. Dai primi passi di questo grande racconto, che vedono protagoniste le prime scimmie antropomorfe, si passa alle vicende che hanno caratterizzato la storia naturale delle Australopitecine, e quindi all’acquisizione della stazione eretta. Viene descritto il “bivio adattativo” che ha portato alcune di queste Australopitecine ad assumere uno stile di vita innovativo per dei primati: quello della savana e della competizione con altri grandi predatori per una nuova fonte alimentare: la carne. Le conseguenze di questo nuovo stile di vita a livello fisiologico (per esempio, la possibilità di sostenere i costi energetici di cervelli sempre più grandi e “dispendiosi)” e comportamentale (per esempio, l’uso di strumenti in pietra via via sempre più raffinati) vengono discusse con il giusto livello di dettaglio (ma senza scadere nel tecnicismo inaccessibile). Un capitolo è dedicato alla “diffusione globale” di alcuni rappresentanti del genere Homo, grazie alla quale, uscendo in diversi momenti dal continente africano (i cosiddetti “Out of Africa”), questi “colonizzano” il Medio Oriente prima, l’Asia e l’Europa poi. L’ultimo capitolo racconta i passaggi che hanno portato, probabilmente circa 200.000 anni fa, alla comparsa di Homo sapiens – sempre in Africa, ma poi “rapidamente” ben oltre la “culla dell’umanità”. Qui la nozione chiave è quella di “rivoluzione ontogenetica”, secondo la quale con la nostra specie si assiste ad un sostanziale rimodellamento di alcune caratteristiche anatomiche (in particolare, la forma del cranio, che diventa “globulare”) e il conseguente allungamento del periodo di sviluppo (la “neotenia”) del neonato che sono considerati dall’autore come i cambiamenti fondamentali alla base della cultura simbolica che caratterizza la nostra specie. È qui che l’evoluzione biologica viene affiancata – e quasi rimpiazzata – dall’evoluzione culturale. Degni di nota sono anche i capitoli iniziali del libro che – prima di entrare nel vivo del “grande racconto” – discutono alcune nozioni essenziali di biologia evolutiva (e di talune novità che caratterizzano gli sviluppi più recenti in questa disciplina), nonché alcuni snodi storici chiave per l’affermazione della paleoantropologia come disciplina scientifica. Infine, il ricchissimo apparato illustrativo non soltanto rende il libro assai godibile tanto per un lettore informato quanto per il neofita, ma ne fa anche un utile strumento didattico.

     

Autore scheda bibliografica tematica
Ivan Colagè
2020